STRANI MOMENTI

Chissà cosa scatta nella mente delle persone quando la paura raggiunge lo zenith?

Domenica 20 maggio mattina, all’alba, un’ alba di terremoto, di paura e di gesti inconsulti.

Primo: ho abbracciato un muro..non lo volevo lasciare, ero sotto alla porta della camera da letto, guai a chi mi toccava quel muro, era la mia ancòra.

Secondo: mi sono attaccata al telefono per sapere come stavano amici, parenti e conoscenti, volevo preoccuparmi di qualcun altroche non fossi io, cercavo conforto nel tentare di darlo.

Terzo: credo fossero circa le 5,30/6, ho sollevato la tapparella della camera da letto, ho spalancato la finestra buttato tutto sul davanzale e mi sono messa a rifare il letto.

Quarto: dopo mi sono precipitata in bagno, doccia veloce, vestizione, trucco e parrucco, di tutto punto dal fondotinta (per mascherare il colorino bianco-grigiastro tendente al verde-giallolimone) al rossetto.

Quinto: colazione alla Rotonda, vestita, pettina e truccata come se poi dovessi andare ad una festa da ballo (penso di essere stata l’unica conciata in quella maniera, c’era gente in cappotto, pigiama e infradito).

Ma il 29 maggio la reazione è stata diversa, la paura lì è stata tanta.

il 29 maggio mi sono fiondata sotto al tavolo, ho aspettato che finisse poi mi sono precipitata fuori con in mano….il sacchetto delle medicine!

E poi è ricominciata la sequenza di telefonate, ma lì c’è stato l’intoppo….le reti telefoniche non funzionavano, la paura è stata tanta.

E da martedì vivo come sospesa, impaurita e con le lacrime lì che spingono, ma non sono ancora uscite…forse se uscissero starei meglio.

Ho paura, abbiamo tutti paura, ma ci si fa forza per  superarla, bisogna, si deve, per ricominciare a vivere.

 

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PENSARE,ELABORARE

Nel silenzio si pensa, si cerca una soluzione, la soluzione per tornare alla normalità.

Si elabora, la paura, le risposte da dare.

Eh sì,bisogna cercare delle risposte che possano tranquillizzare coloro, in questi momenti, sono i più deboli: i bambini.

 

I bambini ascoltano i nostri discorsi, i bambini “sentono” le nostre paure, pensano, pensano ancora cercano di capire, pensano e ripensano, pongono domande difficili, domande alle quali anche noi adulti cerchiamo una risposta.

Sono alla ricerca di una tranquillità e di una normalità, e la cercano in noi, nelle nostre parole, nei nostri gesti, nelle nostre azioni.

I bambini ci danno consigli sul come affrontare le scosse di terremoto, sul cosa fare e non fare, per loro a volte è un gioco, ma poi, ci pensiamo noi adulti a trasformare questo loro gioco in paura.

Abbiamo paura, quando avvertiamo una scossa, quando questa passa, quando ci rendiamo conto che siamo ancora interi e la casa ha retto, comincia la ricerca d chi quotidianamente vive con te, si parte alla ricerca dei bambini, del marito, dei figli e si pensa, alla mamma. alla sorella, a tutti coloro a cui tieni tanto e che, in quei momenti, capisci quanto sono importanti.

Basta poco e niente per ricominciare a respirare liberamente, basta un po’ e niente per ripiombare nell’angoscia.

E allora ci rifugiamo negli angoli nostri, in luoghi veri o virtuali nel quale provare a mettere ordine ai pensieri, alle paure, alla ricerca di una normalità che sembra ancora lontana.

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DIVAGAZIONI E TERREMOTI

Stamattina io e l’amica di colazioni abbiamo provato ad andare al mercato nel paese a fianco.

Ingenue…noi non immaginavamo che questo paese potesse essere quasi tutto transennato perchè a rischio di crollo.

Ma tant’è. Ci siamo consolate facendo colazione dalla mitica Dora.

All’uscita ci siamo imbattute in un bellissimissimo cuccioloto, lì, buono e fermo che aspettava la sua padrona, non c’è parso vero. Ci siamo fermate e, in mezzo a tutte le brutture di questi giorni, ci siamo messe a coccolarlo.

Nel frattempo passa un bell’imbusto che non trova meglio che dire: “Eh sì, vediamo quando cresce se rimane così bellino”.

Caro, hai sbagliato persona: “Anche tu eri bellino quando eri piccolino, poi sei cresciuto….”.

I nostri amici di Ferrara ieri, alla scossa delle 13, presi dallo sconforto si sono rifugiati sotto all’architrave della porta d’entrata e si sono abbracciati stretti stretti e hanno aspettato che finisse.

E in tutto questo rimane la grande e grossa paura di ieri

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E DAI

Ci stavamo riprendendo.

Stavamo quasi tornando normali.

Ci pensavamo il giusto.

Si sentiva quasi niente.

L’ultima scossa forte domenica ad orario di cena.

Stamattina ore 9….. panico, paura allo stato puro.

La terra ha ricominciato a tremare.

E trema costantemente e fortemente.

i telefoni non funzionano, o se funzionano vanno a singhizzo.

Brutta la sensazione di essere isolati con la paura addosso.

Valigie pronte con generi di primo conforto.

Stamattina sono caduti i libri e i cd.

Brutto segno per noi che abitiamo al primo piano.

Paura, tanta paura.

 

 

 

 

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REINSERIMENTO

Ho ricominciato a portare la Tata a scuola la mattina.

E questo mi mancava tanto, mi mancava il suo sorriso e il suo essere bambina dolce e riposata al mattino.

Mi costa fatica fermarmi a parlare con le altre mamme, il dover sorridere e il dovermi interessare ai loro discorsi.

Il reinserimento in società è difficoltoso, ho apprezzato il mio muovermi da sola degli ultimi 15 giorni, senza orari senza obblighi nei confronti di nessuno, tranne che me stessa.

Io mi faccio compagnia anche da sola.

Giusto per non parlare sempre e solo del terremoto.

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PAROLE DI BAMBINA

“Nonna, adesso che non hai più il gesso, mi puoi portare in quel posto dove c’è il nonnone, perchè è tanto che non gli porto un fiore”

“Tata, dal nonnone ci andiamo quando hai finito la scuola, perchè adesso non è più in quel posto dove è sempre stato, lo debbono mettere da un’altra parte. Sai, lo mettono vicino al suo zio e alla sua zia, che sono come il suo papà e la sua mamma”.

“Nonna, ma lo potrò rivedere anche io il nonnone? Potrò portargli ancora un fiorino? Io non voglio che il mio nonnone vada via e io non possa più dare un bacino alla sua foto!”

“Certo Tata, stai tranquilla, tornerà tutto come prima, anche la tua nonna ha fretta, perchè tutto torni come prima e possa ritrovare un suo equilibrio. Anche la tua nonna ha fretta di riavere un punto fermo nel quale sapere il suo papà”

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IL NIENTE

Non c’è più.

Non c’è più nulla.

Solamente una spianata.

E il niente.

Nulla. Niente. Nè un fiore, nè una foto.

Rimane solo il grande dolore.

Il dolore, la sensazione di averti perso e la paura di non ritrovarti.

Passerà. Si sistemerà tutto, tutto tornerà al suo posto, la tua foto sarà di nuovo in vista, in un altro luogo, ma ci sarà e tu sarai di nuovo con noi.

Io abbattuta

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