NIENTE E’ SCONTATO

Abbimo fortune che non  sappiamo di avere, perchè per noi è normale così, per noi è sempre stato così, ma non diamo per scontato che sia sempre così.

Le parole di un’amica ieri mi hanno fatto riflettere su questa cosa.

Oggi un’altra amica si è offerta di darmi un vecchio servizio di piatti per aiutarmi a sfogarmi.

Sempre oggi un’altra amica ha trovato le parole per farmi vedere l’altra faccia della medaglia.

Stamttina un’amica molto affine a me, mi ha incoraggiata dicendo che il mio muovermi, in determinate situazioni, come un ariete è giusto, di continuare su questa strada.

Tutti aiuti che in quedto momento servono.

Mi ero ripromessa di non parlarne, ma  il peso che ho cominciato a sentire da sabato sera, mi stava schiacciando, mi stava togliendo la lucidità di ragionamento e di azione, non volevo angustiare mia sorella che ho visto domenica in occasione della cena a Cervia con gli storici del Cadore, non volevo angustiare LaMiaMamma, ma poi il peso mi stava schiacciando, mi stava soffocando, avevo necessità di sapere che qualcuno da qualche parte condivideva con me ansia, paura, lacrime ed angoscia  su di un  futuro che  non so cosa possa riservarmi, sapendo che le armi che abbiamo in mano non sono molte.

E andiamo avanti con queto calvario, sperando sempre e affidndoci alle dottoresse che ci hanno tenuto per manp fin qua.

Perchè io so, io ho fiducia, debbo credere che tireranno fuori il coniglio dal cappello anche questa volta.

Di nuovo in giostra.

STA CRESCENDO

…ed io non sono pronta.

La vedo crescere di giorno in giorno, nei gesti che compie, gesti che fino a ieri non erano nelle sue abitudini, tipo, per esempio, prendere al volo le chiavi di casa quando usciamo al mattino.

La sento crescere nei discorsi e nelle parole che pronuncia, nei progetti che fa, tipo, per esempio, come gestire il venerdì sera fra di noi da settembre in poi, quando comincerà la scuola superiorie:

“Sai nonna, ho pensato, che io verrò da te il venerdì sera a cena e rimarrò a farti compagnia fino verso le 22, poi, o tu mi riaccompagni a casa o chiedo alla mamma o papà se mi vengono a prendere”.

“Ma Tata, il bus che ti porterà a scuola ferma anche vicino a casa della nonna!!!”

Cercavo una soluzione, le sue parole mi avevano spalancato davanti agli occhi la sua crescita.

Io non sono pronta.

UNA TAZZA DI TE’

Sul divano, tirando un sospiro, benedicendo la morbidezza dei cuscini, dopo tante sedie scomode,come sanno essere scomode le sedie delle sale d’aspetto degli ospedali.

Un momento in cui la mente cerca un po’ di evasione,accendendo la radio e ascoltando qualcosa di leggero e calmo.

Aprendo le finestre per fare entrare aria fresca, per pulire le narici dall’odore che solo gli ospedali possono avere e che si insinua in ogno dove: nel naso, nel cuore e nel cervello e scatna i penieri più pesanti.

Pensieri pesanti perchè riguardano la nostra Tata e la sindrome che le ho passato pesantemente, che non è nulla di grave e irrimediabile, almeno da quedto lato le genetiste sono state rassicuranti, dobbiamo solamente andare avanti per prevenire al meglio tutto quello che la osteogenesi imperfetta e la mutazione del collagene possono porare andando avanti con gli anni.

Di certo c’è che non si muore, fortunatamente non è una di quelle malattie rare devastanti, ma limita alquanto e condiziona la vita, anche se è solamente questione di tempo e di far diventare normale alcune rinunce e la concetrazione tutte le volte che si muove un passo o si fa qualsiasi cosa possa causare una distorsione o una  frattura.

Tè e divano, scacciando i pensieri pesanti e bui, fortunatamente il viaggio di ritorno in treno è stato vivavcizzato dalla Tata felice per l’acquisto in libreria.

Se non ci fosse bisognerebbe inventarla.

SCOSSA

Scossa,scombussolata, turbata.

Frastornata da uno spettacolo e da una situazione che coinvolge la nostra Tata.

La Tata ha dimostrato, in una situazione, alla fine di un progetto contro il bullismo e il cyberbullismo, di aver sviluppato una empatia, di aver recepito tutto il lavoro fatto dagli organizzatori del progetto, progetto durato tre anni, percorso iniziato in  prima media ed evoluto fino alla fine, con uno spettacolo organizzato da Mi fido di te?.

La Tata ha scosso e turbato la nonna, la nonna sta pensando a cosa potrà riservare il futuro a questa ragazza, così sensibile e che, sembra, abbia capito bene il messaggio lanciato d tutte queste persone coinvolte.

Una scorza ruvida che racchiude un cuore morbido.

 

LA MALEDIZIONE DELLE ULTIME 100 PAGINE

E’ quella che mi perseguita quando sono quasi alla fine di un libro qualsiasi.

Arrivo lì di corsa, di volata, leggendo come se non ci fosse un domani, perchè mi piace, mi appasiona.

Arrivo alle ultime 100 pagine con la voglia di finirlo, con la voglia di sapere come finirà la storia, con la voglia di finire perchè in mente ho già un altro libro da cominciare.

Ma le ultime 100 pagine sono maledette, non si riescono a finire n tempi ragionevoli, c’è sempre un qualcosa o un qualcuno che si mette di traverso, l’ingranaggio si inceppa e le ultime 100 pagine diventano una agonia.

Per finire le ultime 100 pagine impiego lo stesso tempo che ho impiegato ad arrivare fino a lì.

Le utime 100 pagine sono una calamità.

DUE ORE

120 minuti.

Due ore di leggerezza, due ore in cui la mia mente non ha pensato a nulla, due ore in cui ho tirato il fiato.

Due ore con la cognata preferita a fare ciacchiere leggere ed  intelligenti.

Quelle due ore che sono riuscite a svoltare la giornata, che mi sono servite per ricaricare un po’ le batterie e riposare la mente.

Due ore di tranquillità e serenità.

UNA SVOLTA

Oggi è lunedì e forse è  un lunedì più lunedì di tanti altri.

Ho dormito male,sognato, forse, non ricordo, ricordo solamente un leggero senso di nausea e di insoddisfazione appena sveglia.

Quindi si prospettava una giornata malmostosa e e di cattivo umore.

Sono andata al solito bar a prendere un tè e per vedere di analizzare il perchè e il percome.

Entro è chiedo un tè, non mangio nulla, sono ancora piena di catarro e non ho mai fame.

Prendo il vassoio con tutti gli ammenicoli, mi siedo in un tavolo d’angolo, prendo fuori dalla borsa il tablet per leggere ed il telefono, non  si sa mai.

Dopo due secondi mi passa di fianco il proprietario e mi chiede “Sei molto arrabbiata stamattina?”, lo guardo senza rispondegli, ma lui deve aver sentito il mio ringhio. Intanto metto in infusione la bustina e comincio a leggere. passano alcuni minuti e, con aria indifferente, mi viene vicina la socia e, con las cusa di sistemare il tavolo al mio fianco, mi sussurra “Si vede lontano un miglio che sei arrabbiata, hai gli occhi che fulminano e i capelli….”-

Non rispondo per educazione e perchè, anche lei, non  ha nessuna colpa del mio malumore.

Finisco di bere il tè e di leggere due capitoli, mi alzo, prendo il vassoio e il portafoglio per andare a pagare.

Alla cassa c’è la solita signora con la quale scherzo sempre, mi guarda e mi dice: “Stamattina fai paura, hai lo sguardo duro che fulmina e la mascella serrata e contratta”

Ho solamente confermato, a denti stretti, che ero molto arrabbiata, senza saperne esattamente la ragione.

Sono uscita e son tornata a a casa.

Ho raccontato l’episodio ad una amica, e dopo la giornata si è rasserenata.

Ora è pomeriggio inoltrato, ma non ho ancora capito a cosa fosse dovuto tutto il mio malumore stamattina