IERI

Una telefonata che  mi ha destabilizzata, che mi ha sprofondata in una tristezza infinita.

Ieri una telefonata mi ha portato via un pezzetto di serenità.

La mia oncologa di riferimento, la mia àncora di salvezza, a fine anno va in pensione, lascia il dipartimento oncologico che da 16 annni a questa parte mi segue, ed io mi sento sola, in balia, non so chi troverò al prossimo controllo, un filo di ansia mi sale.

E’ il secondo oncologo di riferimento che cambio in 16 anni e questa volta mi sento proprio persa, con questa dottoressa si era instaurato un buonissimo rapporto di fiducia, mi ascoltava, la ascoltavo, tutte le volte ci scambiavamo energie e alla fine della visita un caldo e rassicurante abbraccio.

Ieri ho pianto.

MI STAVO ASPETTANDO

Mi conosco, mi stavo aspettando al varco.

E al varco ci sono arrivata.

Le spalle stanno cominciando a cedere, la corda si sta sfilacciando, sono poche le cose che mi consolano e che mi aiutano a non sprofondare.

Ma le cose importanti per le quali continuare a stringere i denti ci sono. come ci sono le persone, quelle ancora più importanti.

Ma negli utimi giorni ho accusato il colpo di una estate calda, troppo calda, un’estate piena di contrattempi ed ostacoli superati, di tante energie spese ed uste e poche occasioni per ricaricsre le batterie.

Ma a volte basta poco, una chiacchierata con la persona giusta, che ha sempre il potere, le parole giuste per riequilibrare le situazioni, per dare quel colpo al cerchio che serve per raddrizzare le cose, per aiutare il morale.

Grazie Cecilia

LA BRACCIATONA

E l’abbraccio, ma nella nostra zona c’è un  abbraccio ancora più profondo e più caldo.

La bracciatona si fa di solito quando si ha bisogno di conforto, di calore e di consolazione.

La bracciatona si fa con la mamma, con la nonna, con la zia o con l’amica che comprende che in quel momento hai bisogno di conforto.

La bracciatona ha un rituale tutto suo.

Si fa sul divano o sopra ad una sedia o nel lettone, ci si avvicina alla persona che in quel momento è più vicina, ci si rannicchia fra le sue braccia, ci si si fa cullare, accarezzare la testa con gesti lenti, mentre, chi ti sta strigendo, parla sottovoce, sussurando parole che arrivino dolcemente all’orecchio, parole di conforto.

Non c’è limite di tempo, l’obiettivo da raggiungere è la calma e la serenità di chi in quel momento ha bisogno di conforto.

La bracciatona è il calore di cui tutti abbiamo bisogno.

UNA SENSAZIONE

Una bella sensazione che mi accompagna da stamattina al risveglio.

Una sensazione di calore e di serenità.

Stanotte ho sognato mio padre.

Ho sognato che parlavamo e ad un certo punto mi ha abbracciata, un abbraccio caldo, stretto e affettuoso, come solo lui sapeva fare, come  solamente i padri affettuosi sanno fare.

Ho provato la sensazione fisica di questo abbraccio, del calore che mi stava trasmettendo.

Mi sono svegliata felice del regalo ricevuto in questo periodo un po’ bastardo, dove tutto rema contro.

Mi sono svegliata felice.

E il suo calore me lo sento ancora vicino

IL MANTRA

“Ma poi passa”.

E’ il mio mantra e ultimamente lo uso troppo spesso ed a cadenze troppo ravvicinate.

Chissà per quanto tempo ancora potrò raccontarmela?

Chissà per quanto tempo ancora potrà funzionare?

La fatica fisica non mi spaventa, so come affrontarla e come curarla.

La fatica mentale, invece, in questo momento mi spaventa, non so dove andare a cercare risorse per trovarla.

I pensieri, le situazioni sempre sul filo di lana, tutti gli imprevisti giornalieri, mi stanno logorando.

Ma poi passa.

IN CARENZA

Di ossigeno, Di quello buono che ti alleggerisce i pensieri e ti fa respirare bene e sorridere.

Di tranquillità. Quella tranquillità che ti fa dormire bene e riposare, Quella tranquillità che dal 20 aprile sembra aver perso la strada per entrare in casa. Quella tranquillità che deriva dal non avere sempre sulla testa una spada di Damocle che non sai mai se e quando ti colpirà, perchè le spade di Damocle sono cattive, infide e perfide, ti colpiscono sempre quando meno te lo aspetti e a tradimento, quando dopo tante difficoltà hai raggiunto un minimo di equilibrio, loro si staccano, colpiscono e lasciano storditi.

Di serenità. Quella serenità che deriva dalla vita che fila liscia e banale nella sua  normalità e noiosità.

Di leggerezza, di voglia di ridere.

FUGA

Via verso il Cadore, dove Marina e Alberto, con la loro amicizia, con il loro calore e i loro abbracci, riescono sempre a lenire i dolori e le angustie.

La settimana appena passata è stata pesante, io una settimana così non la voglio più passare, specialmente il martedì e il giovedì, mi hanno tagliato le gambe.

Già lunedì sera cominciavo a pensare a Mia, poi martedì mattina alcuni messaggi con Renato, ma sempre in attesa e con il fiato sospeso.

Dopo il primo messaggio di Renato, è arrivata la mazzata, il messaggio di una Compagna di Merende, che ci diceva che era morto di un ragazzino, compagno di classe della Tata, un ragazzino di 13 anni non può e non deve fare scherzi del genere a noi adulti.

Ansia e angoscia che si sono sommate, hanno creato un mix micidiale di dolore, per poi culminare giovedì al funerale.

Ma non era ancora finita, la ciliegina sulla torta, telefonata dell’oncologia del Ferrari con TAC fissata per sabato mattina.

Il vaso è tracimato.

Il telefono, il numero di cellulare di Marina fatto in maniera compulsiva “Sabato Fabio deve fare tac di controllo, siamo in ansia, questa settimana è successo di tutto, ma noi sabato mattina, dpo la  tac, partiamo e arriviamo”

“Vi aspettiamo ho visto e ti ho seguita su Facebook in questi giorni, non ti ho chiesto nulla, perchè sapendo che sareste arrivati, preferivo domandare  cos’era successo alla Tata, guardandoti negli occhi”.

E sabato alle 11 siamo partiti, con i nervi tesi e sembrava che tutto remasse contro, un piccolo ritardo nella chiamata dell’operatore, una messa a punto dei macchinari, l’esame che è stato un po’ più approfondito, tutti i semafori rossi per raggiungere l’entrata dell’autostrada, ma alla fine quando, dopo la galleria di Conegliano, ho cominciato a vedere le Dolomti, ho ricominciato a respirare, la mente si è alleggerita e il peso sulle spalle si è allentato.

Casa, mi sono sentita a casa, fra le loro calde braccia, ascoltando le loro parole, mentre mangiavamo pane e salame, visto l’orario, ma è stato il pane salame più buono che ho mangiato negli ultimi tempi.

E la passeggiate con loro, sotto un  cielo plumbeo, ma il parlare, ascoltare le loro parole, ha messo tutto in secondo piano, ero a casa, ero fra amici e il loro calore ha sciolto un po’ il  nodo.

Io sono già anziana, ho già una certa età e una giornata come martedì e una come giovedì non le voglio più passare.

La prossima volta non  so come ne potrei uscire.