SENZA SCOSSONI

Normalmente, banalmente, anche se gli scossoni ci sono stati, ed alcuni anche belli forti.

Un pronto soccorso de LaMiaMamma, con tutta l’ansia e la paura del caso, alcune telefonate e un giro dal suo medico di famiglia.

Alcuni miei referti che lasciano perplessi, ma poi si mette tutto in un angolo e si aspettano i 3/4 mesi canonici, andando avanti, facendo finta di nente.

Alcune amiche che si cerca di aiutare al meglio, nonostante la lontananza.

Ogni tanto il Ferrari che mi fa perdere la pazienza, poi adotto la politica del far finta di nente, del tacere, del rifugiarmi nella mia bolla fatta di libri, tè e uncinetto.

Però ci sono anche le tante risate con la Tata e anche con il Ferrari, le lunghe passeggiae assieme, a volte in religioso silenzio, ognuno immerso nei propri pensieri, a volte chiacchierando e ridendo come due scemi, o meglio come due adolescenti scemi.

Le merende a base di pane e mortadella, postando tutto su Facebook…ridendo assieme. godendo della compagnia reciproca.

Belle novità in arrivo dall’altra parte dell’oceano, forse ci si riesce a vedere per un giorno durante un passaggio della cugina a Firenze.

Così, avanti, normalmente, senza scossoni

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TROPPO RUMORE

Troppo,tanto rumore, il centro commerciale è chiassoso, come le persone che lo frequentano.

Il rumore che attutisce e annebbia tutto: la solitudine,  la tristezza, la noia di chi si aggira dentro a questi centri, dove tutto è concentrato e omologato ma dove tutto è tutti sono uguali.

La noia che si combatte in questi centri a suon di musica a tutto volume, la noia che i frequentatori rivelano negli sguardi persi e vuoti, ciondolando alla ricerca di un qualche riempitivo, senza trovarlo e, se anche lo trovassero,  durerebbe poco, sostituito da un altro desiderio che,secondo loro, metterà fine per sempre alla loro noia.

La ricerca di un riempitivo che manca a loro, perché quello che cercano affannosamente ce l’hanno dentro, ma non lo sanno.

Non puoi delegare ad altri una ricerca che deve partire da te stesso,  da solo, gli altri, i creatori dei centri commerciali, non riusciranno mai nell’intento di riempire i tuoi vuoti e le tue noie.

UN NOME

Un nome che mi risuona nelle orecchie e nella mente.

Un nome che porto dentro, un nome che  scalda il cuore o che fa spuntare le lacrime.

Un nome del quale non conosco l’origine, un nome che non so da dove arrivare.

Un nome: Sergio.

Il nome di mio padre, che mi emoziona sempre.

Il nome di una delle persone al mondo che ho amato di più.

 

 

STELLA GRANDE

Piccola grande donnina che stai crescendo.

Stella grande e luminosa per tutti noi.

Stella grande che hai portato una ventata di felicità a tutti noi.

Stella grande che hai sparso la tua magia di gioia a piene mani come se fosse neve.

Stella grande che oggi compi 13 anni, non più bambina, ma non ancora donna.

Stella grande che stai muovendo i primi passi nell’adolescenza, con tutte le sue e le tue contraddizioni.

Stella grande oggi anche il meteo ha voluto farti un piccolo regalo, una spolverata di neve.

Tata bella auguri

 

SI È ALZATO IL VENTO

Si è alzato un vento freddo, ma non quel vento freddo che penetra nelle ossa e raffredda l’anima.

Un vento freddo bello, pulito.

Un vento freddo su cielo azzurro che si sta, forse, rannuvolando.

Un vento freddo he sposta le foglie, le fa volare tutte attorno, un vento freddo che mi costringe a spingere sui pedali della bicicletta, ma l’esercizio fisico fa bene alla mente, alleggerisce i pensieri e rimette in ordine le priorità.

Sto leggendo un libro ambientato a Firenze, un bel libro, in silenzio, in pace, si sente solo il vento che sistema le situazioni.

Mentre sto leggendo il libro ambientato a Firenze, un libro che parla della diversità di due sorelle, in sottofondo, passa una canzone di Ivan Graziani

MA PERCHÈ

Io debbo percorrere strade, per raggiungere una meta, dove so che regna l’inciviltà, dove regna la legge del chi arriva prima, dove le precedenze non vengono rispettate e dove vige la legge del più furbo.

Dove furbizia è la parola più brutta che si possa affibbiare ad un essere umano, una parola che sa di grettezza e meschinità.

Ma perchè io debbo percorrere queste strade quando, volendo, ho le alternative?

Ma perchè, che dopo mi ingastrisco e mi indispongo verso l’intero genere umano?

Poi…arrivo a destinazione, mi fermo con la freccia per parcheggiare, la posizione non è delle più felici, ma tant’è, si deve parcheggiare, e l’automibilista che ho dietro, si ferma a rispettosa distanza per darmi la possibilità di parcheggiare con tutta calma e al meglio.

Allora lì capisci che, alla fine, il buon senso riesce sempre a prendere il sopravvento sull’imbecillità e la furbizia più becera e riesco a far pace con il genere umano e il mondo che mi circonda.

E dallo specchietto saluto e ringrazio l’automobilista e il suo buon senso, faccio un sorriso, lo lascio passare prima di aprire lo sportello, lascio defluire le macchine che si erano fermate dietro a questo angelo e, finalmente, scendo sorridendo.

Debbo avere più fiducia nel genere umano, forse, non tutto è perduto.