DA DOVE ARRIVA – RISPOSTA

Quattro giorni fa scrivevo questo post

Una cara amica di merende mi rispondeva dicendo che capiva bene il mio discorso sull’isolamento, perchè il di lei marito è della zona.

Ora vorrei rispondere a questa amica.

Noi abitavamo a Fortezza (Franzensfeter) per i locali, e guai ad italanizzare il nome del paese, che poi paese non era.

Abitare a Fortezza voleva dire morte civile. Allora non c’era nulla, tranne la stazione, la chiesa, la scuola materna, la scuola elementare, il cimitero ed uno svariato numero di osterie, dico osterie, nemmeno bar, ma osterie.

Ricordo il negozio del macellaio dentro al quale  regnava incontrastato l’odore di affumicato dello speck, quello buono, quello tenero e non salato, e l’odore dei wurstel, quelli buoni, quelli grossi, da mangiare con una senape che  quella a cui siamo abituati non pulisce nemmeno i garretti.

Ricordo il negozio del frutta e verdura, dove entravi e ti salutavano in tedesco “guten morgen” e guai a rispondere in italiano, ti guardavano male.

Non c’era il medico e nemmeno la farmacia e per mia madre era un problema grosso, visto la cagionevolezza della saluta di mia sorella, tutte le volte che si aveva bisogno del pediatra bisognava arrivare a Bressanone, ricordo una volta che la mamma ci porto ad un controllo a quello che allora era il servizio di base medico, e ho un nitido ricordo di questa stanza enorme, piena di fasciatoi, sui quali le mamme spogliavano i bambini, non ho nessun ricordo di sala d’aspetto di pediatri, di come siamo abituati a vederli ora.

Però…ricordo anche le magnifiche estati passate fuori, a correre, a giocare a nascondino, dei posti dove nasconderci ce ne erano a bizzeffe, ricordo le estati quando le zie arrivavano a turni in vacanza sù da noi, ricordo un anno che arrivo sù tutta la famiglia della zia di mia mamma..che estate favolosa.

Ricordo gli anni della scuola materna, dove una maestra di nome Ada, insisteva per farmi mangiare il cavolfiore lessato, ma ricordo anche i tanti compagni italiani e tedeschi con i quali giocare.

Ricordo il primo anno di elementari dove, quando entravi, dovevi togliere le scarpe e mettere le babucce, perchè per terra c’era il parquet, dove le aule erano ampie, spaziose e luminose, dove allora facevo già il tempo pieno, cosa che qui nella Bassa padana non era nemmeno pensabile.

La prima volta che ho parlato della parentesi alto- atesina fu in questo post, ma tutt’ora ho in serbo tanti ricordi di quel periodo, che alla fin fine, non fu poi così malvagio.

11 pensieri su “DA DOVE ARRIVA – RISPOSTA

  1. Mia cara Cris, i ricordi son belli per certi aspetti e meno per altri, è sempre così.
    Ho letto il post della parentesi alto-atesina, scrivi ancora Cris, mi piace leggerti. Nel mio immaginario ti vedo accettare tante situazioni, dalle corse, al giocare a nascondino in quelle bellisiime estati, al cavolfiore lessato, alle babbucce perchè c’era il parquet, e il tedesco, io questa lingua, è più forte di me, mi da un senso di inquietudine.
    La mia maestra in quarta o era in terza elementare, mi faceva marciare al passo, dovevamo slanciare la gamba e via così, insomma alla tedesca, calzettoni obbligatoriamente bianchi o blue e valeva la stessa cosa per fiocchi o fasce nei capelli, se no erano ceffoni.
    Era una vecchia zittella, magra, ossuta con un camice nero lucido, dalle mani velocissime, ne ho prese parecchie, lasciamo perdere và che è meglio.
    Ci teneva alla disciplina, ma proprio tanto.
    Cris ti abbraccio
    4p

  2. Sono stata in Trentino a settembre dello scorso anno, un week end regalato da una nostra amica a mio marito per il suo compleanno, in un hotel con spa (…una vergogna io, ma che figata!!),in Val di Non. Pur essendo in Italia, di italiano c’è veramente…niente! Però siamo stati benissimo, ho visto paesaggi da togliere il fiato e Merano è stupenda (carissima, anche!). A parte questa breve digressione, i Tuoi racconti sono sempre coinvolgenti, sembra quasi di “vedere” queste situazioni che magistralmente descrivi …
    P.S.: ma è buono il cavolfiore lessato, ma forse a quattro anni o giù di lì, ancora non lo si sa!

    • Passare qualche giorno in Trentino, e ripeto, il Trentino è un’altra cosa rispetto all’Alto-Adige, è una cosa stupenda, è un’emozione irripetibile, ma viverci. e viverci allora, è stata dura, anche se a volte rimpiango quel periodo, forse perchè essendo bambina piccola non avevo ancora quel retaggio di affetti così vincolante come ho ora

  3. Il mio bisnonno era trentino, ed è un posto che sento di conoscere troppo poco. Per questo mi piacciono in modo particolare questi tuoi racconti.Mi fanno molto casa.

  4. Posso immaginare come non sia stato facile, negli anni sessanta, specialmente per un adulto, lavorare e vivere in Alto Adige, per di più in un micro-centro come poteva essere Fortezza, essendo gli unici ‘italiani’ (era un ferroviere, il tuo papà?).
    A Bolzano, Merano, Bressanone sarebbe stato più facile, perché la comunità ‘italiana’ era più consistente. Però, come hai già scritto, i bambini sono bambini dappertutto e, fortunatamente, riescono a superare (quasi sempre) le barriere linguistiche e/o di incomprensione fra gruppi etnici rigidamente separati.
    Gli anni sessanta, poi, erano troppo vicini al periodo fascista che non era stato tanto ‘tenero’ con gli altoatesini, italiani di passaporto, ma non certo per cultura, lingua, tradizioni, abitanti di un territorio ‘regalato’ allo stato italiano da quegli orridi trattati di pace alla fine della prima guerra mondiale che tanti danni causarono negli anni a seguire.
    E, riguardo a Rita, immagino che l’hotel con Spa, in valle di Non, si trovi nell’alta valle, proprio ai confini con la provincia di Bolzano, una zona più legata culturalmente ai vicini tedescofoni che ai trentini veri e propri.
    Per Povna, infine, che si sta ‘rivelando’ multietnica: di dov’era originario il tuo bisnonno trentino? Mi piacerebbe saperlo…

    Ciao, Cris e scusa la risposta, quasi un post …

    • bellissima la tua risposta, le loro orgini tedesche e del perchè non si sentivano italiani, ci veniva ricordato ad ogni piè sospinto, ma debbo poi dire, ad onor del vero, che passati i primi tempi, dopo si sono rivelate delle persone fantastiche, persone che hanno sempre fatto di tutto, in seguito, per rendere il nostro soggiorno più confortevole, almeno a livello sociale.
      sì mio papà era ferroviere, e a Fortezza solo di loro o finanzieri trovavi, pensa che abitavamo di fronte alla caserma della guardia di finanza, con il terrore degli attentati, e in quegli anni se ne sono susseguiti parecchi.

  5. Pingback: SGUARDI | le nebbie di avalon 2.0

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