FEDEZ SINISA VIALLI

Tre uomini che dalla vita hanno avuto tanto, tre uomni che quel tanto che hanno avuto se lo sono guadagnato.

Tre uomini insospettabili, felici, sempre sotto le luci della ribalta con le loro vite sfavillanti.

Tre uomini che all’improvvso si sono scontrati con il brutto della vita, con la situazione che ti fa ribaltare tutte le tue priorità: il cancro.

Tre uomini che non hanno avuto paura di mettere in piazza la loro malattia, le loro paure, il loro voler condividere il percorso che hanno intrapreso e che dovranno affrontare.

Noi questo lungo percorso fatto di paura, l’abbiamo affrontato più di dieci anni fa,noi allora sulla piattaforma di Splinder, mettemmo in piazza tutte le nostra angosce, le nostre paure, i nostri percorsi personali, aiutandoci l’una con l’attra, supportandoci e sopportandoci, e da allora è ancora così.

Noi allora, facemmo quello dhe ora, questi tre uomini hanno fatto davanti a tutti coloro che li seguono sui social o nei programmi sportivi.

Noi, allora, eravamo delle pioniere, orgoglise che questo nostro percorso, possa avere ispirato questi tre uomini, e tante altre persone, a parlare, a condividere il bene ed il male della vita,sapendo che dall’altra parte, ci sarà semre qualcuno pronto a sostenere.

Avanti con forza, il cancro si può battere, crederci sempre

4 pensieri su “FEDEZ SINISA VIALLI

  1. Vero, io nel 2013 ho trovato la forza di affrontare quello che mi stava accadendo dalle mie bimbe che allora avevano solo 3 anni e dal vostro gruppo (te, Annalisa, Anna, Mia, Rosie; Romina) e, anche se non vi ho mai conosciute di persona, vi considero da allora parte della mia famiglia. Un abbraccio colmo d’affetto

  2. Buongiorno Cris! sono anni che leggo il tuo blog, dal di fuori e in silenzio…
    Questa mattina quando ho letto le “esternazioni” di Selvaggia Lucarelli “contro il mettere in piazza i suoi problemi di salute” di Fedez ho pensato a queste tue parole, così diverse, e mi ha sconcertato rendermi conto che ci sono ancora persone incapaci di capire perché si possa sentire la necessità di esplicitare le proprie fragilità. Mi è sembrato come se improvvisamente si sia tornati indietro di decenni, quando la malattia era vissuta come vergogna, da nascondere, come se tutto il vostro lavoro fosse stato cancellato con un colpo di spugna.
    E mi chiedo come sia possibile che sia successo questo, come sia possibile non capire che è giusto che una persona decida di fare quello che in quel momento lo fa stare meglio, e che ciascuno di noi ha un sentire e una sensibilità differente che va rispettata…
    un abbraccio!
    Chiara

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