Archivio dell'autore: ziacris1

STELLA GRANDE

Piccola grande donnina che stai crescendo.

Stella grande e luminosa per tutti noi.

Stella grande che hai portato una ventata di felicità a tutti noi.

Stella grande che hai sparso la tua magia di gioia a piene mani come se fosse neve.

Stella grande che oggi compi 13 anni, non più bambina, ma non ancora donna.

Stella grande che stai muovendo i primi passi nell’adolescenza, con tutte le sue e le tue contraddizioni.

Stella grande oggi anche il meteo ha voluto farti un piccolo regalo, una spolverata di neve.

Tata bella auguri

 

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SI È ALZATO IL VENTO

Si è alzato un vento freddo, ma non quel vento freddo che penetra nelle ossa e raffredda l’anima.

Un vento freddo bello, pulito.

Un vento freddo su cielo azzurro che si sta, forse, rannuvolando.

Un vento freddo he sposta le foglie, le fa volare tutte attorno, un vento freddo che mi costringe a spingere sui pedali della bicicletta, ma l’esercizio fisico fa bene alla mente, alleggerisce i pensieri e rimette in ordine le priorità.

Sto leggendo un libro ambientato a Firenze, un bel libro, in silenzio, in pace, si sente solo il vento che sistema le situazioni.

Mentre sto leggendo il libro ambientato a Firenze, un libro che parla della diversità di due sorelle, in sottofondo, passa una canzone di Ivan Graziani

MA PERCHÈ

Io debbo percorrere strade, per raggiungere una meta, dove so che regna l’inciviltà, dove regna la legge del chi arriva prima, dove le precedenze non vengono rispettate e dove vige la legge del più furbo.

Dove furbizia è la parola più brutta che si possa affibbiare ad un essere umano, una parola che sa di grettezza e meschinità.

Ma perchè io debbo percorrere queste strade quando, volendo, ho le alternative?

Ma perchè, che dopo mi ingastrisco e mi indispongo verso l’intero genere umano?

Poi…arrivo a destinazione, mi fermo con la freccia per parcheggiare, la posizione non è delle più felici, ma tant’è, si deve parcheggiare, e l’automibilista che ho dietro, si ferma a rispettosa distanza per darmi la possibilità di parcheggiare con tutta calma e al meglio.

Allora lì capisci che, alla fine, il buon senso riesce sempre a prendere il sopravvento sull’imbecillità e la furbizia più becera e riesco a far pace con il genere umano e il mondo che mi circonda.

E dallo specchietto saluto e ringrazio l’automobilista e il suo buon senso, faccio un sorriso, lo lascio passare prima di aprire lo sportello, lascio defluire le macchine che si erano fermate dietro a questo angelo e, finalmente, scendo sorridendo.

Debbo avere più fiducia nel genere umano, forse, non tutto è perduto.

 

AD ANNA, PER ANNA

Ricordo ancora bene quel 20 novembre di 5 anni fa.

Erano circa le 14,30 quando ricevetti la telefonata di OrsaLè, che piangendo, mi diceva che Anna era morta, che Anna non c’era più, che Obi aveva pubblicato un post sul blog.

Rimasi impietrita, ero in una pasticceria con un’amica, in quel momento non capii più nulla.

Tutto si fermò, uscii dalla pasticceria piangendo, l’amica che era con me non capiva e cominciò a preoccuparsi.

Quando tornai in me, volevo rimanere, cotinuare a fare quello per il quale eravamo lì, secondo me rimanendo lì, poteva essere che non fosse vero niente, che tutto sarebbe rimasto come 5 minuti prima, con Anna ancora fra di noi, magari non molto in sè , ma sempre fra di noi, era una sicurezza, era un appiglio, era un rifiutare quello che, sotto sotto, tutte stavamo aspettando da un momento all’altro, ma non volevo arrendermi, non volevo crederci, volevo rimanere lì, in quella pasticceria.

Ma lei capì, si fece portare a casa, dicendomi che quella pasticceria non sarebbe scappata, come non sarebbe scappato quello che dovevamo fare, ma dovevamo farlo a mente serena, non con il mio dolore presente e latente, così mi lasciò con molto tatto, a smaltire, l’incredulità, il dolore.

Quel dolore e quel momento che si sono incisi dentro.

Due amiche, due care persone, due ragazze giovani in due anni, perse per un cancro, erano troppo per il mio equilibrio. tutto cambiò colore, tutto era permeato di dolore, di rabbia, tutto era fermo lì, nell’inredulità.

5 anni sono passati dalla perdita di Anna, cinque anni sono pochi? Sono molti? Non lo so, rimane il dolore, ma anche il ricordo di tante risate fatte, via mail, via sms, via telefono, non ci fermava nulla

Ma il filo che ci unisce, come dice Obi/Angelo è resistente e ci tiene a galla tutti quanti.

Per Anna, con Anna

 

SENZA MAI ARRIVARE IN CIMA

Dopo tanta attesa è arrivato.

Ed è arrivato al momento giusto, a circa metà del follow-up annuale, in quel momento in cui debbo affrontare, forse, l’esame che mi crea più ansia.

Ma è arrivato lui, Paolo Cognetti, la mia àncora di salvezza nei momenti bui, pesanti.

E così in questi ultimi tre giorni mi sono immersa con la mente nel suo ultimo libro “Senza mai arrivare in cima”, mi sono persa nelle sue descrizioni, nelle sue montagne, ma questa volta montagne più impegnative, l’ Himalaya, più precisamente il Dolpo, il suo viaggio attraverso questa catena, il suo viaggio in Nepal, in Tibet, un piede avanti all’altro, sulle creste più imponenti, senza paura di avanzare, di andare avanti e di guardarsi dentro.

Grazie

LE DUE BRIOCHES

Le due brioches sono quelle che si alternano durante le colazioni mattutine con le amiche ogni tanto

Ma soprattutto sono  quelle che si alternano durante le soste mattutine per rimettermi assieme, quando ho bisogno di quell’attimo, quel momento solo mio, quel momento in cui chiudo fuori tutto e tutti per leggere e bere un tè.

C’è la brioche della leggerezza, della serenità, di quei giorni che scorrono lisci, è il rotolino di crema con sopra le scagliette di mandorle, una bontà, una dolcezza che rassicura, che ti fa capire che il mondo gira come deve girare, che la giornata non subirà nessun scossone, che tutto filerà al meglio.

Poi c’è la treccina con gocce di cioccolato fondente, quella è la brioche dei giorni che hanno bisogno di essere raddrizzati, il cioccolato fondente per il nichel è quasi un veleno, ma quando ci sono quei giorni che girano storti, che niente va come deve andare, che tutto si capovolge, che tutto quello che hai in mano ti cade per terra, ecco quello è il classico giorno della treccina con le gocce di cioccolato fondente, mi rimette in pace, la mangio con il sogghigno di chi se ne frega, di chi sa che domani pagherà scotto per la disgressione, ma oggi va bene così, perchè quell’oggi lì ha bisogno di essere strigliato, per fargli capire che non può sempre andare tutto storto e il cioccolato è un ottimo toccasana, riesce a rimettere tutto in riga e, se non dovesse riuscirci, con una scrollat di spalle tutto passa.

Le due brioches, le ancore di salvezza.

 

DI EUTANASIA E ALTRO IN ITALIA

DJ Fabo e Marco Cappato. Consulta chiede legge su fine vita.
Ragioniamo:
perchè non si riesce ad avere una legge che ci permetta di morire con dignità? Scegliendo noi, come quando e perchè? I nostri politici catto/demo/comunisti cos’hanno paura che ci sarà la corsa all’eutanasia?
Abbiamo una legge sul divorzio e sull’aborto, non si è mai vista una corsa al divorzio o all’aborto come IVG. Si è dato, solamente, la possibilità a chi vuole divorziare o abortire di non finire in galera, o in mano alle mammane o di dover andare all’estero.
Ma i nostri politici e i detrattori all’ eutanasia, si sono mai informati su come funziona? Qualcuno si è mai preso un po’ di tempo per visitare il sito della “Dignitas” o il sito dell’associazione Luca Coscioni?
Fatelo prima di parlare.
Informatevi prima di sentenziare.
Pregate il vostro dio, qualunque esso sia, di non averne mai bisogno, ma date la possibilità a chi ne necessita, di poterlo fare “serenamente”, anche se “serenamente” è una parola inappropriata, perchè nessuno di noi sceglie “serenamente” il suicidio assistito per grave malattia.
P.S: non venite a dire, non nascondetevi dietro, alla frase”In Italia abbiamo il Vaticano”!