FACCIO COSE

Faccio cose, faccio piccoli passi avanti.

Riscoprire cose, gesti, situazioni che fino ad un anno fa, per me erano la norma, la quotidianità, poi….

Poi, improvvisamente, mi sono ritrovata a non essere più capace di farle, mi assaliva l’ansia, la paura, e mi paralizzavo.

Adesso queste piccole cose, questi gesti quotidiani, stanno riemergendo, dandomi una piccola spinta in avanti, facendomi sentire orgogliosa del lavoro che sto facendo su di me, aiutata da chi mi tiene per mano, una brava psicologa, giovane, ma in gamba, che piano piano, con garbo e pazienza, mi ha portata fin qua e che dovrà portami anche oltre, dovrà portarmi a quella che ero un anno fa.

Faccio cose nomali, nessuno qui è un supereroe, anche se nel mondo attuale tutti debbono dimostrare di riuscire in tutto e bene, i Robin vengono allontanati, messi da parte, ma ogni tanto ci capita di inciampare e cadere e, quando si cade da quelle altezze di onnipotenza, ci si fa male, allora meglio lavorare su di noi, una volta rialzati, per fare cose normali, piccine, piccoli passi, ma gratificanti, le imprese iperboliche, lasciamole a chi ne ha la forza

Faccio cose da sola, con sicurezza, piccole cose, ma importanti per il recupero

VOGLIO SCENDERE

Fermate tutto, voglio scendere da questa giostra che gira ad un ritmo troppo sostenuto per me.

E tutto gira nel senso sbagliato e l’insofferenza aumenta, lo spirito di sopportazione è andato a farsi benedire.

E sono sempre più stanca, alcuni giorni la fatica fisica è nettamente superiore alla fatica mentale, e altri giorni la fatica mentale stende una cappa pesante su tutto, toglie le forze ed annulla qualsiasi volontà.

In questi giorni debbo ringrazare chi mi tiene per mano da alcuni mesi a questa parte, sono al punto in cui mi dico che se oggi è un giorno NO, domani è un altro giorno ed andrà sicuramente meglio, debbo crederci, per non finire sotto, per continuare a reggere tutto.

Ci sono giorni in cui mi sento come un giocoliere del circo, con tanti birilli che giranoo sopra la testa, ed io che tento di non farne cadere neppure uno a terra. E quando questo goco mi riesce, mi complimento con me stessa.

Voglio scendere, però, vorrei riposare un po’.

IL FONDO

Ma c’è un fondo?

Esiste il fondo del barile? Il fondo del tunnel? O sono solamente leggende metropolitane inventate per abbindolare noi allocchi?

C’è un fondo sul qule posarsi per poi risalire?

Esiste la maniera di arrivare a questo fondo, dirsi “ecco l’ho toccato adesso può solamente migliorare”?

Da qualche parte deve esserci, come il vaso di Pandora, dove l’ultima cosa, quella che rimane sul fondo, era la speranza, anche qui si va avanti con la Speranza di cominciare a risalire, prima o poi.

Intanto questo fondo al momento non si vede, anzi tutti i giorni che passano, si allontana sempre di più.

Ma io so che il fondo prima o poi lo toccherò. lo toccheremo e ricominceremo una lenta, ma inesorabile risalta.

Intanto grattiamo, ci aggrappiamo a quello che in quel momento ci passa accanto e vediamo di tenere fuori la testa per respirare, anche se tutti i giorni una nuova onda tenta di sommergerci.

L’ultima cosa ad uscire dal vaso di Pandora fu la Speranza e noi a quella ci ancoriamo.

RIPARTIRE

Ci siamo aggappati a tutte le parole, cercando il lato poitivo, cercando solo quelle che ci piacevano.

Ci sono state dette parole di incoraggiamento, ci sono state dette delle parole crude ma con tanto affetto.

Ci sono state dette le parole che non avremmo mai più voluto sentire, ma ci sono state dette da chi in tutti questi anni ci ha sempre sostenuto, tifato per noi e ha sempre trovato il modo, il medicinale per sconfiggere il cancro, dalle persone giuste e dette nella maniera giusta, fanno meno paura

Ci sono state dette parole che ci hanno sprofondato in un baratro, ma sappiamo che ci sono mani tese e tante braccia pronte a sostenerci.

Ci habno detto che dobbiamo ricominciare, ma loro saranno sempre al nostro fianco, tirando sempre fuori il coniglio dal ciindro, perchè loro sanno che noi abbiamo bisogno di loro.

Ricominciamo, ci hanno detto di rimboccarci le maniche e noi ce le siamo rimboccate.

FEDEZ SINISA VIALLI

Tre uomini che dalla vita hanno avuto tanto, tre uomni che quel tanto che hanno avuto se lo sono guadagnato.

Tre uomini insospettabili, felici, sempre sotto le luci della ribalta con le loro vite sfavillanti.

Tre uomini che all’improvvso si sono scontrati con il brutto della vita, con la situazione che ti fa ribaltare tutte le tue priorità: il cancro.

Tre uomini che non hanno avuto paura di mettere in piazza la loro malattia, le loro paure, il loro voler condividere il percorso che hanno intrapreso e che dovranno affrontare.

Noi questo lungo percorso fatto di paura, l’abbiamo affrontato più di dieci anni fa,noi allora sulla piattaforma di Splinder, mettemmo in piazza tutte le nostra angosce, le nostre paure, i nostri percorsi personali, aiutandoci l’una con l’attra, supportandoci e sopportandoci, e da allora è ancora così.

Noi allora, facemmo quello dhe ora, questi tre uomini hanno fatto davanti a tutti coloro che li seguono sui social o nei programmi sportivi.

Noi, allora, eravamo delle pioniere, orgoglise che questo nostro percorso, possa avere ispirato questi tre uomini, e tante altre persone, a parlare, a condividere il bene ed il male della vita,sapendo che dall’altra parte, ci sarà semre qualcuno pronto a sostenere.

Avanti con forza, il cancro si può battere, crederci sempre

RICOMINCIARE

Rcominciare a lottare, a stringere i denti, rimboccarsi di nuovo le maniche.

Ricominciare a sentire il respiro corto, la paura, l’affanno del dover fare tutto e subito, la fretta che passi in fretta il weekend per essere di nuovo guidati da chi due anni fa ci ha sorretto.

Ma ricominciare dopo due anni è dura, si fatica a reggere il colpo, le paure, le pene di allora sono ancora ricordi freschi e spaventano, eccome che spaventano, non si è mai pronti e preparati alla parola “recidiva”, stavamo cominciando a guardare avanti con più leggerezza, stavamo ricominciando a respire, a mettere alla spalle un periodo pesante e duro…

Ricominciare di nuovo a muso duro come da 14 anni a questa parte, fra alti e bassi, fra paure e sorrisi, con la speranza che vada tutto bene, anche se ci sarà da lottare, da sostenerci, anche se ci saranno momenti bui, ma dobbiamo ricominciare con fiducia.

Fiducia, positività e avanti..

BALLARE

Da tanto tempo non ti sognavo,il pensiero quasi ogni giorno arrivava a te, per chiedere consiglio, per immaginare come avresti reagito, come ti saresti comportato, ma era tanto tempo che non ti sognavo così vivamente.

Giovedì ho fatto una messa a punto del percorso intrapreso, è stata u a lunga chiacchierata, è stato un momento in cui mi sono ritrovata.

Ti ho sognato, ho fatto un bel sogno, un sogno che al risveglio mi ha lasciato il sorriso sulle labbra, una bella sensazione di benessere dentro.

Ho sognato che ballavamo assieme, ma tu avevi già vuto l’ictus che, allora, ci cambiò completamente la vita.

Ma noi ballavamo lo stesso, ballavamo un valzer,in una bella giornata di sole, appena cominciavi a guidarmi per volteggiare, cadevi a terra, ma noi ridevamo, eravamo felici, ti aiutavo a rialzarti e ricominciavamo a ballare, assieme, nel sole ed eravamo felici, sentivo le tue mani che mi tenevano e mi guidavano, mi facevi ridere, eravamo felice, ero felice, è stato l’unico sogno, in tutti questi anni in cui manchi, dove non mi hai mai salutato per andartene, sei sempre rimasto con me, fino alla fine del sogno.

Non so come sia finito quel sogno, ma mi sono svegliata serena e con il sorriso sulle labbra e con la voglia di ballare, con la sensazione di leggerezza, di un valzer ballato assieme, di averti ancora a fianco, tenendomi per mano e guidandomi.

Bellissimo ballare con te papà.

SOFFIA IL VENTO

Soffiano venti di guerra, soffiano da est, sono venti gelidi, che gelano i pensieri.

Soffia il vento fuori dalle finestre, ed è un vento che viene dall’est, un vento freddo, che penetra nelle ossa e annichilisce.

Soffiano venti di guerra, perchè noi uomini non abbiamo imparato nulla dalla storia.

Soffiano venti di guerra,come se due anni di pandemia, non ancora completamente risolti, non fossero bastati per metterci alla prova, per provare la nostra forza, la resilienza dell’essere umano.

Soffino venti di guerra che si stanno allargando, senza nessun freno o argine.

Smettiamola di dirci che andrà tutto bene.

ACCOGLIERE

Accogliere la Tata, aspettarla è sempre un bel momento.

Lei porta allegria e aria fresca.

Come tutte le adolescenti parla a macchinetta, ogni tanto viene la tentazione di cercare il tasto per spegnerla, ma lei è spensieratezza per noi.

Lei, nonstante l’età, nonostante i momenti difficili, nonostante le sue difficoltà, quando arriva riesce sempre a farci sorridere, ad alleggerire i pensieri.

Lei, nonostante i suoi problemi e pensieri, riesce a spianare i sorrisi.

Passare del tempo al suo fianco è una iniezione di ottimismo, di vitalità. sono preziosi i momenti passati al suo fianco, ad ascoltarla mentre parla della scuola, della sua classe, dei suoi compagni, delle nuove esperienze fatte per avere i crediti formativi per la scuola, lei che, nonostante tutto, ci vuole bene e dimostra tutto l’affetto di cui è capace.

Lei è la Tata

PAROLE E AFFETTO

Ieri era il mio compleanno, un numero importante, un numero che segna uno scavallamento, un numero che porta verso il cambio di decina nei prossimi anni.

Come da tradizione degli ultimi anni, l’ho festeggiato in maniera diversa.

Nel 2020, appena un po’ prima dello scoppio della pandemia di covid, ero all’ospedale con LaMiaMetà per un suo intervento abbastanza importante, ma anche lì fui sostenuta da un nutrito gruppo di Amici, da LaMiaMamma, LaMiaSorella, LaFiglia e la sua famiglia.

Nel 2021, avevamo intenzione di festeggiare e recuperare il compleanno dell’anno precedente, mai progetto fu più cassato di quello: chiusi in casa causa lockdown seconda ondata di covid, fu un compleanno duro e, per quanto gli Amici, LaMiaMamma, LaMiaSorella, LaFiglia e tutti quanti ci misero impegno, l’ho vissuto male, tanto più che alcuni amici erano ricoverati in gravi condizioni ed alcuni di loro non ce la fecero.

Quest’anno doveva essere l’anno del riscatto…troppo semplice, abbiamo pensato bene di ricoverare LaMiaMetà in day hospital per un piccolo intervento banale, ma intanto i pensieri erano altri.

Ma quest’anno gli Amici, LaMiaSorella, LaMiaMamma, LaMiaMetà, le zie, i cugini, le cugine le cugine in seconda e tutti coloro che mi stanno attorno, si sono prodigati per circondarmi di parole calde, parole di conforto, tantissimi auguri, abbracci reali e virtuali pieni di affetto e calore, che hanno reso la giornata memorabile.

Chi via sms, chi tramite facebook, chi via whatsapp, chi telefonando, chi presentandosi di persona alla porta con biglietti e regali, tutti si sono prodigati per rendermi felice, e ci sono riusciti in pieno, centrando il loro obiettivo, ieri sera, mangiando una fetta di torta, con gli occhi che si chiudevano dalla stanchezza, una torta buonissimissima relagatami da LaFiglia, la Tata e Compagno, ero felice, ero a casa, a tavola con LaMiametà che mi sorrideva e finalmente mi faceva gli auguri…ben tornata normalità.

Buon compleanno a me.