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ASCOLTARE IL DOLORE

In una sera fredda, dove la pioggia è mista alla neve.

Esco per portare la spazzatura, domani è il giorno di ritiro della indifferenziata e della plastica.

Esco veloce, appoggio i contenitori fuori sulla strada, mi stringo nel cappotto, è freddo, la pioggerellina mista a neve bagna gli occhiali e tenta di insinuarsi sotto al piumino.

Sto per aprire il portone quando mi sento chiamare.

Lì è cambiata tutta la prospettiva, non mi interessava più della pioggia, della neve, del freddo, del buio.

Era una amica che chiamava da dentro la sua auto, era in attesa della figlia e del nipote, chiamva, chiedeva ascolto in quel preciso istante.

Ed io ho ascoltato il suo dolore, non sapendo come consolarla, non essendoci maniera di lenire il suo dolore, non c’era maniera di comprendere perchè il destino, il fato o chi per lui, si fosse accanito in maniera così crudele nel giro di 5 anni con questa amica.

Mi sono sentita impotente, non potevo fare altro che ascoltarla, stringerle le mani, seduta di fianco a lei, in quella sera fredda che stava diventando sempre più fredda e sempre più buia.

Non ho potuto fare altro, le ho solamente asciugato le lacrime, non ho potuto fare altro che ascoltare il suo dolore.

AD ANNA, PER ANNA

Ricordo ancora bene quel 20 novembre di 5 anni fa.

Erano circa le 14,30 quando ricevetti la telefonata di OrsaLè, che piangendo, mi diceva che Anna era morta, che Anna non c’era più, che Obi aveva pubblicato un post sul blog.

Rimasi impietrita, ero in una pasticceria con un’amica, in quel momento non capii più nulla.

Tutto si fermò, uscii dalla pasticceria piangendo, l’amica che era con me non capiva e cominciò a preoccuparsi.

Quando tornai in me, volevo rimanere, cotinuare a fare quello per il quale eravamo lì, secondo me rimanendo lì, poteva essere che non fosse vero niente, che tutto sarebbe rimasto come 5 minuti prima, con Anna ancora fra di noi, magari non molto in sè , ma sempre fra di noi, era una sicurezza, era un appiglio, era un rifiutare quello che, sotto sotto, tutte stavamo aspettando da un momento all’altro, ma non volevo arrendermi, non volevo crederci, volevo rimanere lì, in quella pasticceria.

Ma lei capì, si fece portare a casa, dicendomi che quella pasticceria non sarebbe scappata, come non sarebbe scappato quello che dovevamo fare, ma dovevamo farlo a mente serena, non con il mio dolore presente e latente, così mi lasciò con molto tatto, a smaltire, l’incredulità, il dolore.

Quel dolore e quel momento che si sono incisi dentro.

Due amiche, due care persone, due ragazze giovani in due anni, perse per un cancro, erano troppo per il mio equilibrio. tutto cambiò colore, tutto era permeato di dolore, di rabbia, tutto era fermo lì, nell’inredulità.

5 anni sono passati dalla perdita di Anna, cinque anni sono pochi? Sono molti? Non lo so, rimane il dolore, ma anche il ricordo di tante risate fatte, via mail, via sms, via telefono, non ci fermava nulla

Ma il filo che ci unisce, come dice Obi/Angelo è resistente e ci tiene a galla tutti quanti.

Per Anna, con Anna

 

IL GIOCO DI POLLYANNA

Alcuni giorni fa un’amica su Facebook ha lanciato l’idea del gioco di Pollyanna, che 4 anni fa girava su Facebook con il nome di “Settimana della gratitudine”.

Letto il post, ho cominciato a riflettere e mi sono resa conto che io, in prima persona, ero, sono, perennemente arrabbiata, non mi andava , e non mi va tuttora, bene quasi niente, sempre pronta a fare il pelo e contropelo a tutto e tutti.

E l’idea di trovare 3 cose buone durante la giornata, mi ha solleticata, perchè non provare?

Basta solamente cambiare il punto di vista, basta solamente cambiare angolazione, basta solamente aprire gli occhi e le orecchie e, soprattutto, guardarsi dentro onestamente.

Mi sembrava quasi impossibile che nell’arco di una giornata potessero esserci 3, dico 3, motivi per essere felice, a memoria, potevo ricordarne uno, massimo due, a settimana negli ultimi tempi.

Ultimi tempi che per me sono stati pesanti, stremata dal caldo e dall’umidità, perennemente depressa, non riuscivo a trovare nulla di buono nelle giornate, tranne il pensiero che, prima o poi, le temperature si sarebbero abbassate.

Mi sono imposta di trovare queste tre cose, ogni giorno e ci sto riuscendo, mi sveglio al  mattino con già l’idea di trovare qualcosa di buono, di guardarmi ben bene attorno, di sondare le mie emozioni per trovare qualcosa di buono durante la giornata.

Siamo già al quarto giorno e ho tenuto fede all’impegno che mi sono presa per 7 giorni, trovare ogni giorno 3 cose che mi hanno resa felice, leggera o lieta.

Non ho mai letto i libri di Pollyanna.

 

 

RIAVVOLGIAMO, RICOMINCIAMO

Riavvolgiamo il nastro, andiamo indietro di 47 anni.

Ricominciamo con il ritrovarci ed il capirci come allora.

Ricominciamo da quei favolosi 14 anni che avevamo e da lì riandiamo avanti.

Ci capivamo allora, ci  capiamo ora, che siamo adulte e “sagge”.

Teniamo buoni tutti i ricordi belli che abbiamo (e sono tanti, tantissimi), ci buttiamo alle spalle i litigi, le incomprensioni ed i brutti momenti, lasciamo andare gli anni della lontananza.

Ricominciamo tenendoci per mano, a braccetto, raccontandoci il nostro essere madri di fglie già adulte, il nostro mondo di nonne, il bello ed il brutto del vivere in coppia (tu hai sofferto un po’ più di me e la cosa mi fa male).

Siamo due persone adulte che sono andate oltre reincontrandoci e abbracciandoci con calore e tanto affetto.

Quell’affetto che ci ha tenute vicine, poi la lontananza per decisioni che oguna di noi ha preso, ma che alla fine ci ha fatte ritrovare.

Come sentirsi completa con al fianco una amica di adolescenza, con la quale si sono mossi i primi passi nel mondo degli adulti.

RIANNODARE I FILI

Abbiamo riannodato i fili.

Abbiamo ripreso tanti discorsi non finiti, tante parole non dette.

Ci siamo ritrovate come se non ci fossimo lasciate, come se non fossero passati 20 senza vederci di persona, ma sempre in sintonia.

Gi anni passati agli opposti della provincia, ma quello che ci univa allora, ci unisce anche adesso.

Le vicissitudini personali che abbiamo vissuto tenendoci aggiornate tramite i social.

Non si è perso nulla in questi 47 anni di conoscenza, di supporto, di ascolto.

Le idee sono ancora quelle, le parole sono ancora quelle, gli occhi che ci brillano sono ancora quelli.

Anche i silenzi sono ancora quelli, intensi, pieni di comprensione, pieni di tanto e di tutto.

AMICA MIA

Sono passati 10 anni da quella mattina all’alba.

E stamattina il tuo ricordo ha colpito violentemente.

Ci manci, la malinconia per la tua perdita fa ancora capolino.

Gli anni sono passati, ma il vuoto che hai lasciato si fa ancora sentire.

Il tuo Ste e le tue ragazze sono molto bravi, sono andati avanti, le ragazze si sono sposate, Ste si è rialzato da solo, ma il tuo ricordo e la tua presenza continua ad accompagnarli.

Pensa che la tua Sara si è sposata il giorno del tuo compleanno.

Secondo te, cosa può voler dire? Che sei ncora una presenza molto importante nella loro vita, che sarai sempre nei loro ricordi, e niente e nessuno riuscirà a lenire la sofferenza per la tua mancanza.

Amica cara, mi manchi e non so più come scriverlo

GLI ANGOLI

Sono la mia passione, sono le zone che preferisco nei luoghi pubblici ed in casa.

Negli angoli mi “nascondo” per poter leggere in pace, senza il rischio di essere interrotta.

Negli angoli in casa mi rintano per uncinettare e leggere in queste giornate grigie e piovose.

Gli angoli mi proteggono, mi accolgono e mi scaldano.

Sono riuscita a crearmi l’angolo dell’uncinetto anche sul divano di casa, nonostante sia un divano angolare da 11 posti a sedere, io mi sono ritagiata l’angolo nella parte più corta, delimitandolo con i gomitoli ed il lavoro, quello è il mio angolo, è la mia zona ben delimitata, che nessuno deve invadere, quello è il mio angolo dove mi rintano quando debbo pensare, riflettere e smaltire l’ansia.

E domani una cara amica sarà sotto i ferri del chirurgo che considero mio da 14 anni a questa parte, stiamo tranqulli è in buone mani.

È SEMPRE DIFFICILE

È diffiile uscire dalla melma di tristezza che ti porti dentro durante questi giorni, i giorni dei ricordi.

Ma a volte devi fare uno sforzo ed uscirne.

Una persona a me cara ha chiesto aiuto, ha chiesto parole di rassicurazione, ha chiesto una mano a cui aggrapparsi.

E allora si fa questo sforzo, si mette da parte la tristezza, la voglia di piangere e ci si gira indietro.

Tanto i ricordi e la tristezza non me li porta via nessuno, avrò tempo più avanti per consolarmi, per riandare con la mente ai ricordi di te, ai ricordi ed ai momenti passati con un padre che manca ogni giorno di più.

Adesso c’è qui una persona viva, che ha bisogno di parole, di incoraggiamento, di una spalla a cui appoggiarsi.

Ed ancora una volta siamo qui a pensare, a cercare una soluzione la più soft possibile.

ancora una volta si sono trovate la parole giuste?

NUVOLA

indexPiccola “bimba” pelosa, che hai rallegrato, sostenuto e amato la compagna di merende.

Tutta bianca e ricciolina, candida piccolina poi vecchietta.

La pelosetta di casa, tranquilla e anche un po’ sclerotica, ma tanto dolce e affettuosa.

Da ieri non ci sei più, e la mia compagna di merende, la tua “mamma”,è molto triste, le hai lasciato un vuoto immenso e tanti tanti scrupoli.

La mia compagna di merende si sente in colpa perchè in quel momento stava dormendo, dopo una notte tribolata, la tua “mamma” si rimprovera di essersi accorta che l’avevi lasciata quando ormai eri già nel paradiso degli amici pelosetti.

Ma la tua “mamma” deve farsi forza ed andare avanti, tenendoti sempre nel cuore, ma adesso è ora di ricominciare, con un cagnolino che possa scaldarsi alle sue infinite carezze,  carezze calde e cosolatorie, come tutte quelle che ti ha fatto.

E adesso riposa, gioca e scorazza la fianco di Camilla, ciao Nuvola, “bimba” pelosa.

SABATO IERI E OGGI

Sabato è stata una giornata piena, fatta di ospedale per Tac controllo del Ferrari, pranzo con amici e la serata passata con Silvia.

Abbiamo passato la serata con lei e la sua amica dolce e simpatica, fra un aperitivo ed una cena vegetariana, ridendo e scherzando, parlando di quando si era piccoli, facendo le differenze fra la loro infanzia e la nostra di quasi sessantenni, parlando di Sanità italiana e francese, continuando a sviscerare, dopo tanti anni, come ci si sente quando ti viene diagnsticato un cancro. Ridendo e scherzando, continuando a parlare io e il Ferrari abbiamo fatto venire le due di notte, ma sono state le chiacchiere più belle e piene degli ultimi tempi.

Ieri mi sono dedicata me stessa, ho assolto a tutti i miei doveri di nonna, ascoltandola mentre faceva colazione, accompagnandola a scuola, cercando di tenere un’atmosfera lieta, serena e leggera per farle affrontare la giornata scolastica al meglio, visto anche la sua imminente interrogazione in Storia dell’Arte, e la Tata riesce sempre a stupirmi, con i suoi undici anni, credendo di essere già la ragazzina scafata, per poi rifugiarsi sul divano con la nonna per un abbraccio ed un “covino” pre scuola.

Mi sono concessa una seduta dall’estetista per rimettere in forma i miei poveri piedi, provati da tanti chilometri macinati in tutti questi giorni, un tè con Valeria, la compagna di merende, peccato mancasse l’altra appendice del trio, ma ci rifaremo domattina, ma il meglio è venuto nel pomeriggio quando ho deciso di fare un rapido passaggio dal parrucchiere…e volià…nuova capigliatura, ormai aveo un cespuglio ingovernabile in testa, ormai i miei capelli non stavano più da nessuna parte, vivevano di vita propria, erano arrivati all’anarchia, quindi…via…un bel taglio.

E stamattina mi sento un’altra, più leggera, anche se pensieri pesanti e un po’ di ansia rimane in sottofondo.

Mi sono fatta un regalo, brioche e tè caldo… ascoltando Vienna