BASTA POCO

Un articolo del TG regionale ieri sera mi ha fatta piangere, mi sono commossa, ho rivissuto tutte le ore passata dentro a quegli ambulatori, a contatto con tutte quelle persone, personale infermiristico, medici e pazienti.

Tanti pazienti, tutti lì per recuperare una vita sociale normale, come se niente fosse accaduto, perchè c’è sempre qualcosa oltre le disgrazie, gli incidenti, la vita ci regala altre possiblità.

E la forte emozione vissuta ha portato ad una notte tribolata, una notte fatta di sogni sconclusionati che si inseguivano l’uno con l’altro.

E la notte sconclusionata si è trasformata in un risveglio ed una mattinata faticosa, fatta di tristezza, depressione e nausea.

Quando qualcosa mi colpisce nel profondo la nausea mi assale e se ne sta lì, buona buona, a ricordarmi tutto quello che in quel momento mi intristisce, mi scombussola.

Ma poi, basta poco, per tornare ad un livello minimo di normalità: il gesto gentile di una commessa Coop, una colazione da Jazzè, con la musica giusta in sottofondo, nessuno che urla, dove si può fare una buona colazione con calma e con calma leggere in santa pace.

Basta poco, una serie di messaggi con le amiche, e con alcune tirare fuori il malessere che mi sto trascinando dalla sera precedente, e tutto riprende la giusta luce.

Basta la telefonata della Tata, all’uscita da scuola alle 13,30, che mi chiede se deve venire a mangiare da me o s deve andare a casa…amore devi venire dalla nonna, non ricordi che stamattina ti ho anche detto che avrei cucinato la frittata?

Basta poco, come preparare il sacchettimo e il biglietto di auguri per un’amica che oggi compie gli anni.

Basta poco, basta volerlo

 

E POI SUCCEDE

Che un granello di sabbia, un imprevisto si intrufoli ad inceppare una meccanismo rodato.

quel meccanismo che ti tiene in equilibrio, che non ti fa vacillare, che ti fa sentire sicura.

E quel granello di sabbia, chiamato imprevisto, ti scombina una giornata, ti scombussola e tu somatizzi.

E succede che oggi ho mal di schiena, che sono un po’ in ansia, che sto sempre sul chi vive, apsettandomi che, da un momento all’altro, qualche altro granello di sabbia si intrufoli nel meccanismo della mia vita piatta, normale, banale e a volte un po’ noiosa.

Ma io questa vita piatta, normale, banale e noiosa la amo, è il mio mondo, è quella che mi tiene ancorata qui.

E poi succede che ti guardi attorno e vedi chi sta peggio, sarà una magra consolazione, ma a volte serve, succede che ti confronti con una persona che ti racconta quello che le è capitato proprio nelle stesse ore in cui si inceppava il meccanismo.

E poi succede che capisci che ragioni troppo, che ti poni troppe domande, che a volte non trovi le risposte, succede che scherzando con qualche amica decidi di cominciare un corso di “ignorantitudine”, per cercare di stare meglio.

E poi succede che il giorno successivo è tornato tutto calmo e piatto, e tutto ricomincia a scorrere come un meccanismo ben oliato.

Tutto a posto.

10 SU 10

E’ così,se 10 dita abbiamo è perchè 10 dita servono.
E’ inutile che ci diciamo, inutile consolarci pensando che era peggio se a staccarsi era il pollice.
Anche il mignolo ha il suo perchè e la sua funzione.
La presa, l’aiuto che d per alzarsi, per l’appoggio.
E’ utile, e necessario, pure lui.
Deve convivere con questa mancanza, deve abituarsi alla sua assenza, ma è fatica, in tutti i sensi.
E’ fatica fisica e mentale, è faticosa l’accettazione e il guardarsi.
E’ inutile, se 10 debbono essere, 10 debbono rimanere

SOGNI

Tanti negli ultimi tempi, sconclusionati.
Sogni che riportano a persone che mancano, che mancano tanto.
E piango, mi sveglio piangendo e con l’umore in subbuglio.
sogni che lasciano strascichi di tristezza, malinconia e lacrime mute.
Il malumore che impera non aiuta di certo a superare la situazione attuale, di adattamento a nuove condizioni fisiche.
Sogni sconclusionati, fatti di guerra,di navi che espolodono,di un padre che manca, un padre al quale chiedo conforto, e i cui conforto mi manca tanto.
In questo periodo avrei tanto bisogno della sua spalla, anche del suo modo, a volte brusco, per avere un aiuto, una soluzione a quello che mi tormenta e che non ho ancora capito cosa sia, che mi tormenta e che mi lascia frastornata, ancora più introversa, che mi arrovella e non trovo soluzione.

MARTEDÌ

13/10/2015 ore 23,30 Pronto soccorso-

Una voce chiama il suo cognome:

Rispondo “Sì, sono qui”.

“Scusi se non sono venuta, ma credevo fosse lei”

No, è LaMiaMamma.

E la vedo entrare, barellata, assieme al medico.

Mi risiedo in attesa.

Lei è LaMiaMamma, lei è forte, lei è serena, lei mi dona coraggio (lei a me!).

E di coraggio me ne serve tanto.

Mi si sono inumiditi gli occhi.

Un pensiero, un fulmine attraversa la mia mente.

Ma viene ricacciato indietro con fastidio.

Lei è LaMiaMamma.

E quando finalmente a notte fonda ci rimandano a casa, la sorreggo, mi faccio sorreggere e un profondo sospiro di sollievo mi esce dai polmoni.

Finalmente posso ricominciare a respirare e dormire un pochino, fra poche ore suona la sveglia, la Tata mi aspetta.

 

 

 

 

UNA MATTINA DI SETTEMBRE

Il senso di insoddisfazione che ti porta a girovagare a cercare qualcosa che riempia dei vuoti, il non essere soddisfatto di niente  E il vento caldo che non aiuta, scompiglia i capelli e i pensieri, crea ancora più confusione e ti rigiri in cerca di qualcosa che possa mettere pace nella mente e nell’anima.

E forse la scelta di questo McCafe’ non è casuale, anonimo, dove nessuno mi conosce, dove ognuno si fa i fatti suoi senza interessarsi al vicino, qui puoi rimuginare, tentare di capire cosa non va,pensare,vuotare la mente, che forse è la cosa migliore. Svuotare, non pensare a nulla e alla fine capire cosa ti infastidisce :le troppe cose che hai programmato per oggi,quando il tuo corpo ti dice di rallentare , che non ti puoi caricare sulle spalle tutte le incombenze da sbrigare tutte in un giorno. Calma, ci vuole della calma, un respiro profondo e passare oltre, prendendo quello che  viene,facendo un elenco senza dare nessuna priorità  tutto è importante, tutto è insignificante.

QUANDO. ….

Ti svegli la mattina di malumore, dopo una  serie di notti agitate e calde, quando al caldo dell’estate si somma al caldo delle vampate, allora sai che sarà una giornata pesante, per te e per gli altri.

A metà mattina, in preda al malumore, inforchi la bicicletta e cominci a pedalare, la giornata è bella , soleggiata e c’è pure quell’aria pulita che smorza il calore del sole.

Ma il malumore non passa, anzi diventa rabbia, e una telefonata a vuoto, una telefonata arrivata quando ero già a casa ,peggiorano le cose ,la situazione si fa sempre più nera e stizzosa.

Poi arriva il pomeriggio, riprendi la bicicletta, hai un impegno inderogabile, non puoi andare a piedi, il piede con il dito fratturato ti castra ,ti impedisce di muoverti come vuoi.

Il caldo, le notti insonni ,il dito rotto, il sentire il sudore accumularsi e……..

..e all’improvviso giri la bicicletta verso casa, entri in casa decisa a buttarti sotto alla doccia, lavare via il sudore, la polvere, la stanchezza e il malumore.

E con i capelli bagnati e il corpo lavato, tutto si ridimensiona.