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LE DUE BRIOCHES

Le due brioches sono quelle che si alternano durante le colazioni mattutine con le amiche ogni tanto

Ma soprattutto sono  quelle che si alternano durante le soste mattutine per rimettermi assieme, quando ho bisogno di quell’attimo, quel momento solo mio, quel momento in cui chiudo fuori tutto e tutti per leggere e bere un tè.

C’è la brioche della leggerezza, della serenità, di quei giorni che scorrono lisci, è il rotolino di crema con sopra le scagliette di mandorle, una bontà, una dolcezza che rassicura, che ti fa capire che il mondo gira come deve girare, che la giornata non subirà nessun scossone, che tutto filerà al meglio.

Poi c’è la treccina con gocce di cioccolato fondente, quella è la brioche dei giorni che hanno bisogno di essere raddrizzati, il cioccolato fondente per il nichel è quasi un veleno, ma quando ci sono quei giorni che girano storti, che niente va come deve andare, che tutto si capovolge, che tutto quello che hai in mano ti cade per terra, ecco quello è il classico giorno della treccina con le gocce di cioccolato fondente, mi rimette in pace, la mangio con il sogghigno di chi se ne frega, di chi sa che domani pagherà scotto per la disgressione, ma oggi va bene così, perchè quell’oggi lì ha bisogno di essere strigliato, per fargli capire che non può sempre andare tutto storto e il cioccolato è un ottimo toccasana, riesce a rimettere tutto in riga e, se non dovesse riuscirci, con una scrollat di spalle tutto passa.

Le due brioches, le ancore di salvezza.

 

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ETERNA INDECISA

Quando debbo decidere anche per gli altri.

Divento indecisa, perdo tutta la mia sicurezza, ho timore di non rispettare gli spazi altrui, temo di non rispettare le esigenze altrui.

Divento indecisa e mi sale l’ansia.

La sento salire dallo stomaco, che si stringe, si attorciglia, si arrovella e perdo tutto l’appetito.

La sento arrivare, cambio umore, divento buia e scontrosa, una profonda ruga mi taglia metà la fronte.

La sento arrivare e comincio a sospirare, a tirare profondi respiri, cercando di tranquillizzarmi, ma aumenta ancora di più il senso di disagio dovuto a questa ansia che sale.

Ma poi passa.

 

 

È TUTTO…..

….di corsa, incastrato, con il fiato corto.

Guai se un granello di sabbia si insinua, salta tutto e tutto cade.

Ed io mi sento come il criceto che corre sulla ruota, forse dovrei lasciare andare qualcosa, forse dovrei delegare, forse dovrei pensare e fare quello che mi fa stare bene, senza preoccuparni di quello che mi sta attorno.

Forse dovrei veramente trovare la casetta solitaria sul cocuzzolo della montagna e trasferirmi là per un po’, in mezzo al silenzio.

Ma poi penso, penso a quelli che rimarrebbero qui, con i loro bisogni che, in altri momenti, non mi pesano, anzi….

Forse non dovrei raccontarmela così, forse dovrei essere onesta e dirmi che, nonostante siano passati 14 anni, l’inizio dei controlli mi fanno tremare i polsi e mi mettono ansia.

Sarebbe molto più onesto, senza incolpare nessun altro, tranne la mia sottile paura che qualcosa vada un po’ storto.

OGGI HO BISOGNO

Di calma. Di silenzio.  Di tranquillità.

Niente cani, niente  bambini, niente compiti delle  vacanze.

Niente  di tutto questo.

Durante  la pubblicità di un integratore sono sbottata dicendo che me lo sarei dovuto fare in vena.

Fuori  c’è vento che dovrebbe rinfrescare, ma scompiglia ancora di più.

Oggi  avrei bisogno che fosse  già venerdì

 

 

BASTA POCO

Un articolo del TG regionale ieri sera mi ha fatta piangere, mi sono commossa, ho rivissuto tutte le ore passata dentro a quegli ambulatori, a contatto con tutte quelle persone, personale infermiristico, medici e pazienti.

Tanti pazienti, tutti lì per recuperare una vita sociale normale, come se niente fosse accaduto, perchè c’è sempre qualcosa oltre le disgrazie, gli incidenti, la vita ci regala altre possiblità.

E la forte emozione vissuta ha portato ad una notte tribolata, una notte fatta di sogni sconclusionati che si inseguivano l’uno con l’altro.

E la notte sconclusionata si è trasformata in un risveglio ed una mattinata faticosa, fatta di tristezza, depressione e nausea.

Quando qualcosa mi colpisce nel profondo la nausea mi assale e se ne sta lì, buona buona, a ricordarmi tutto quello che in quel momento mi intristisce, mi scombussola.

Ma poi, basta poco, per tornare ad un livello minimo di normalità: il gesto gentile di una commessa Coop, una colazione da Jazzè, con la musica giusta in sottofondo, nessuno che urla, dove si può fare una buona colazione con calma e con calma leggere in santa pace.

Basta poco, una serie di messaggi con le amiche, e con alcune tirare fuori il malessere che mi sto trascinando dalla sera precedente, e tutto riprende la giusta luce.

Basta la telefonata della Tata, all’uscita da scuola alle 13,30, che mi chiede se deve venire a mangiare da me o s deve andare a casa…amore devi venire dalla nonna, non ricordi che stamattina ti ho anche detto che avrei cucinato la frittata?

Basta poco, come preparare il sacchettimo e il biglietto di auguri per un’amica che oggi compie gli anni.

Basta poco, basta volerlo

 

E POI SUCCEDE

Che un granello di sabbia, un imprevisto si intrufoli ad inceppare una meccanismo rodato.

quel meccanismo che ti tiene in equilibrio, che non ti fa vacillare, che ti fa sentire sicura.

E quel granello di sabbia, chiamato imprevisto, ti scombina una giornata, ti scombussola e tu somatizzi.

E succede che oggi ho mal di schiena, che sono un po’ in ansia, che sto sempre sul chi vive, apsettandomi che, da un momento all’altro, qualche altro granello di sabbia si intrufoli nel meccanismo della mia vita piatta, normale, banale e a volte un po’ noiosa.

Ma io questa vita piatta, normale, banale e noiosa la amo, è il mio mondo, è quella che mi tiene ancorata qui.

E poi succede che ti guardi attorno e vedi chi sta peggio, sarà una magra consolazione, ma a volte serve, succede che ti confronti con una persona che ti racconta quello che le è capitato proprio nelle stesse ore in cui si inceppava il meccanismo.

E poi succede che capisci che ragioni troppo, che ti poni troppe domande, che a volte non trovi le risposte, succede che scherzando con qualche amica decidi di cominciare un corso di “ignorantitudine”, per cercare di stare meglio.

E poi succede che il giorno successivo è tornato tutto calmo e piatto, e tutto ricomincia a scorrere come un meccanismo ben oliato.

Tutto a posto.

10 SU 10

E’ così,se 10 dita abbiamo è perchè 10 dita servono.
E’ inutile che ci diciamo, inutile consolarci pensando che era peggio se a staccarsi era il pollice.
Anche il mignolo ha il suo perchè e la sua funzione.
La presa, l’aiuto che d per alzarsi, per l’appoggio.
E’ utile, e necessario, pure lui.
Deve convivere con questa mancanza, deve abituarsi alla sua assenza, ma è fatica, in tutti i sensi.
E’ fatica fisica e mentale, è faticosa l’accettazione e il guardarsi.
E’ inutile, se 10 debbono essere, 10 debbono rimanere