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L’INCERTEZZA

L’incertezza che attanaglia, il non sapere, il non avere la minima idea di quando tutto potrebbe cominciare a svoltare verso una parvenza di normalità.

Questo lento stillicidio che prosegue di 15 giorni in 15 giorni è una lenta agonia.

Il non avere una certezza, il non vedere uno spiraglio erode anche la volontà di reagire, di organizzare la giornata in modo tale da non avere tempi morti, in cui riflettere, pensare.

Questo silenzio, l’immobilità al di fuori delle finestre, la mancanza di rumori che erano diventati sottofondo normale di una vita normale, banale e a volte noiosa, ma vita viva, no sospesa.

Oggi va così, ma poi passa.

TENIAMO DURO

Teniamo duro, non facciamoci abbruttire da questa reclusione forzata.

Questo momento è pesante, lascia sempre senza fiato quando ci ricordiamo che non possimo uscire, che non possiamo uscire per il nostro bene ed il bene degli altri.

Non lasciamoci abbruttire dalla sensazione di colpo di stato, di coprifuoco, prima o poi, se stiamo alle regole, passerà.

Non facciamcio abbruttire dal clima di tensione, di paura.

E allora oggi mi sono fatta l’ennesima doccia, vestita e truccata per rimanere in casa.

Teniamo duro e non lasciamoci sopraffare dalla quarantena.

NON E’ TEMPO

Non è tempo, non è giornata.

La recusione forzata debilita la mente.

Amdrà tutto bene, ma in tanto siamo alla ricerca di un minimo di serentà.

Andrà tutto bene, ma non è tempo, oggi non è giornata.

Andrà tutto bene, ne usciremo, non si sa ancora quando, ma sappiamo che ne usciremo.

Ce l’hanno fatta i nostri genitori che avevano davnti una guerra, e quella sì non sapevi quando finiva, almeno in questa pandemia abbiamo la certezza che prima o poi i piedi ce li tireremo furi.

E continuo a ripetermi che andrà tutto bene, guardo LaMiaMetà sul divano e mi dico che, finchè siamo assieme, andrà tutto bene.

 

C’E’ TELEFONATA E TELEFONATA.

C’è telefonata e telefonata.

Quella di oggi è stata la telefonata che tutti dovrebbero ricevere nella vita.

Quella telefonata che ti alleggerisce, quella telefonata che allarga il sorriso e che allegerisce i pensieri.

Tutti nella vita meritiamo una telefonata del genere, una telefonata che può essere di un’amica, di un parente, della persona che non sentivi da tanto tempo e che chiama per riallacciare un discorso lasciato in sospeso.

LMiaMetà ha ricevuto la telefonata dell’Oncologa Guida, della perona che ci ha supportato in tutti questi anni, la persona che mi ha abbracciata un mese fa e ha asciugato le mie lacrime il medico che tutti dovremmo avere al fianco, l’angelo custode che ognuno di noi si meriterebbe.

La telefonata che ha allargato il sorriso sul volto de LaMiaMetà, è arivato istologico, tutte le sofferenze di quasi un anno hanno dato dei buoni frutti, il farmaco killer ha fatto il suo sporco lavoro, è riuscito a fermare il cancro ad un livello che ora ci permette di sorridere e di guardare avanti con gli occhi più sereni.

Adesso ripartiamo con i controlli, aspettiamo che questa emergenza finisca per poter tornare ai nostri programmi fatti di giri ne dntorni, weekend con la Tata e gli Storici del Cadore, di sogni ad occhi aperti per eventuali viaggi a lunga distanza, a progetti che possano andare oltre gli anni,tutte situazioi che fino a poco tempo fa non erano scontate, progammi che possiamo fare, prchè le 4 pastiglie ce lo permettono, o almeno ci danno la prosettiva che stiano lavorando per il verso giusto.

E noi si respira liberamente, le spalle sembrano più leggere.

TEMPO SOSPESO

“Apprensione, incertezza, attesa, aspettative, paura delle novità,fanno a un paziente più male di ogni fatica” (F. Nightingale).

Ed in questo tempo sospeso, in questo tempo di mezzo, che è fatto di attese, ci stiamo apprestando a fare venire domani mattina.

Certo, sappiamo il perchè, il per come, il decorso e cosa ci aspetta dopo, ma è sempre un attesa, oltretutto sudata e vorticosa, essendo cambiata diVerse volte nel giro di 12 ore.

Ma la nostra pazienza ci verrà in aiuto, il nostro sapere che dobbiamo affrontare uno scalino alla volta, le persone che ci circondano e che sono tutte lì, pronte, a sostenerci, ad aiutarci, fanno un sacco di bene all’anima.

Rimaniano con i piedi per terra, per concentrati sull’oggi, il domani ed il futuro.

Ci cerchiamo, ci stringiamo l’uno all’altra, puntellandoci e andando sempre avanti, sapendo che la soluzione salterà fuori, come per magia, dell’ennesimo cilindro del “mago” di turno, un mago che sa benissimo di cosa stiamo parlando e che sa dove mettere le mani.

Ed io rimango incantata dalla parlata toscana del medico che in questo momento ci ha presi pr mano.

La macchina si è messa in moto.

 

 

CAMMINARE NEL VENTO

Camminare nel vento ti lascia il tempo di riflettere.

Oggi si è alzato un vento forte, quasi sgarbato, anche se alla fine è un vento che si adatta allo stato d’animo, al marasma di emozioni che turbinano dentro la testa, come foglie impazzite, smosse dal vento.

Camminare nel vento attraverso parchi e giardini, dove l’unico rumore sono i tuoi passi quando calpestano le foglie secche agitate dal vento, dove l’unico rumore è proprio il fruscio delle foglie scompigliate dal vento freddo che sta soffiando.

Camminare nel vento che scompiglia capelli, pensieri, emozioni e paure.

Paure e dubbi che dovranno trovare risposte, ma che arriveranno man mano che andranno affrontate le situazioni.

Intanto, passo dopo passo, abbiamo una data per l’intervento che dovrebbe, almeno a detta dei medici, farci tornare ad una normalità che avevamo raggiunto con fatica e costanza, la normalità delle 4 pastiglie.

E avanti con il vento che, come scompiglia, rimette anche a posto.

 

IL TEMPO DELL’ATTESA

L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote.
(Michelangelo)

E’ cominciato il tempo dell’attesa, l’attesa di una chiamata, l’attesa per una soluzione.

E questo tempo dell’attesa si dilata, si allunga, le giornate sembrano senza fine.

E, quando l’attesa sarà finita, il tempo ti sembrarerà troppo breve, non avremo ancora dissipato i dubbi, tutti i dubbi che la decisione presa possa essere quella giusta.

Ma  l’attesa che passi una settimana, che passino dieci giorni circa, non sarà un futuro che si presenterà a mani vuote.

Sarà l’attesa di un futuro migliore, sarà un futuro lungo una vita, con una qualità di vita migliore di quella attuale.

Aspettare, attendere, rimanere sempre in bilico fra la serenità ed i dubbi, per un domani migliore e più vivibile

Un futuro dove non si legga più la sofferenza su chi ti sta accanto e deve sopportare il peso maggiore di questa attesa.

Intanto il Maestrone  mi tiene compagnia e mi supporta, ritrovando canzoni di tanto tempo fa, in fondo alla memoria, per uno strano gioco, si riaffacciano e sembrano tagliate per questi momenti di attesa.

Venite pure avanti….

VIGILIA

Un primo step l’abbiamo raggiunto.

Intanto domani è finita la lunga attesa per la PET di valutazione.

Dopo dovremo solamente aspettare la visita ed il referto e le decisioni dei medici, degli oncologi, del chirurgo.

Armiamoci di tanta e santa pazienza.

Si fa finta di nulla, si vive come sempre, si va avanti, ma la fatica, specialmente per LaMiaMetà, è tanta.

Vorrei riavvolgere il nastro, vorrei tornare indietro, non chiedo di molto, ma a quel periodo in cui tutto ruzzolava nel tran tran, senza scossoni, quando ormai quelle quattro pasticche giornaliere erano diventate routine ed eravamo convinti che tutto sarebbe filato liscio, con quelle 4 pasticche, fino alla fine dei nostri giorni.

4 pasticche.

 

RALLENTARE

“La speranza ha bisogno di tempo, così come la prospettiva ha bisogno di orizzonte. “ (Strategie per contrastare l’odio)

Rallentare, è quello che dobbiamo fare adesso.

Prendere tempo e respirare lentamente.

La speranza non manca, l’ottimiso arriverà con il tempo,

L’orizzonte è gennaio.

Da qui ad allora abbiamo tutto il tempo per capire, ragionare e comprendere che siamo in buone mani, che ci guideranno al meglio come fatto finora.

Intanto facciamo rallentare i pensieri.

IL MANTRA

“Ma poi passa”.

E’ il mio mantra e ultimamente lo uso troppo spesso ed a cadenze troppo ravvicinate.

Chissà per quanto tempo ancora potrò raccontarmela?

Chissà per quanto tempo ancora potrà funzionare?

La fatica fisica non mi spaventa, so come affrontarla e come curarla.

La fatica mentale, invece, in questo momento mi spaventa, non so dove andare a cercare risorse per trovarla.

I pensieri, le situazioni sempre sul filo di lana, tutti gli imprevisti giornalieri, mi stanno logorando.

Ma poi passa.