IL MATTINO DOPO

E’ il mattino che segue una giornata tranquilla ed in pace.

E’ il mattino di una giornata che si preannuncia in salita.

Nessuna nube all’orizzonte, ma qualcosa ti dice che sarà in salita, anche se le prima incombenze filano liscie, ma quel senso di salita non passa.

Finalmente arriva sera, la salita non c’è stata, ma quel nervosismo che ti perseuita dalla mattina non è ancora passato.

Quel senso di salita da affrontare senza sapere cosa ti aspetta è sempre lì in agguato, e non riesci nemmeno a parlarne tanto la situazione è confusa.

Poi pensi ad una chiacchierata e qualcosa comincia a farsi strada, il tuo istinto di madre, il tuo fiuto anche questa volta aveva sentito che qualcosa stava bollendo e la salita è lì che ti guarda, sai che la devi affrontare e rimanere ben salda, speri che le tue parole vengano ascoltate e che possano aiutare chi le ha ascoltate.

Intanto domani è sabato 3, anche quella è una salita da “il mattino dopo”

NUVOLE E PAROLE

Passeggiando in un caldo pomeriggio di primavera, guardando in alto.

Il cielo è azzurro come solo in un quadro potrebbe essere, il sole scalda piacevolmente ed i passi sono leggeri,ci sentiamo bene in questa breve passeggiata che ci stiamo concedendo in zona rossa.

Non c’è nessuno in  giro, attorno a noi solo campagna:

“Se continuasse questo tempo si potrebbe…sì, ma poi dove si andrebbe, solo a lavorare…non conviene”

“Intendi dire riattaccare l’assicuurazione della moto?”

“Certo, ma poi…non ci possiamo allontanare dal comune, la moto è fatta per andare oltre il comune”

“Avrei tanta voglia di andare al mare in moto, di alzarmi una domenica mattina, guardarci e partire dicendoci che andiamo al mare a mangiare i passatelli con il pesce, partire un pomeriggio un po’ indolente ed arrivare a Cervia per mangiare una piadina, arrivare a Dozza Imolese per guardare per l’ennesima volta i murales, avrei voglia—”

E ci guardiamo, abbiamo tutti due gli stessi desideri, basterebbe riattaccare l’assicurazione della moto.

Basterebbe un click, per riattaccare l’assicurazione e fare sparire la zona rossa.

Torneranno quei momenti.

 

TANTI GOMITOLI

Tanti gomitoli, una coperta che non piaceva in fondo ad un armadio, tanta lana sprecata, zona rossa, bisogna trovare qualcosa, la mente deve trovare qualcosa da fare per sopperire ai momenti di noia e di scoramento che possono arrivare in questo momento di ennesima zona rossa. La coperta inutilizzata va disfatta,ed un nuovo progetto prende forma nella mente. La zona rossa serve a questo, a trovare la maniera di far passare il tempo piacevolmente, a non farsi prendere dalla noia, Tanti gomitoli colorati da alternare a piacevoli letture ed alla cucina. Tanti gomitoli colorati come la primavera a di là delle finestre.

Tanti gomitoli colorati fanno la differenza

GIORNO NOVE, GIORNI INTENSI

I giorn passano, niente cambia.

Il virus imperversa, noi ogni tanto abbiamo degli attimi di sbandamento, ma poi ci riprendiamo.

Giorno sei, sette, otto e nove. Gorni intensi, in cui tentiamo sempre, tutti i momenti di trovare un equilibrio, ma basta poco, basta un niente per far crollare tutto il castello di carte che abbiamo tirato su.

Giorno nove, sempre più in rosso, quest’anno non abbiamo la scusante che non sappiamo, quest’anno stiamo rivivendo pari pari la primavera 2020, stessi giorni, stessa tempertura, stesso clima.

Non sembra passato un anno, perchè siamo di nuovo punto e a capo al 12 marzo 2020, ma oggi è il 12 marzo 2021.

Giorno nove, dobbiamo farne passare altri…chissà quanti, nove giorni fa la meta era il 21 marzo, ora non si sa.

Giorno nove e il virus finora era un numero freddo dietro lo schermo di un computer o di una televisione, adesso è una presenza che sta toccando pesantemente persone che conosci, persone amiche per la quali sei in ansia.

Forza

 

GIORNO CINQUE

Tutto nella norma, un normale lunedì passato in zona rossa.

Giorno cinque un normale lunedì come tanti lunedì di un anno fa in zona rossa.

Giorno cinque, silenzio, nessuno in giro, la paura comincia a serpeggiare, in paee, o meglio sul territorio comunale, i contagi sono tanti e alllora si adottano le attenzioni.

Giorno cinque con il sole ed il cielo azzuro, forse rende il tutto meno opprimente e pesante.

Giorno cinque, per fortuna abbiamo un bel giardio condominiale, ricco di alberi e tanto verde, alcune panchine mi possono permettere di scendere nelle ore più calde e leggere, perchè leggere all’aria aperta è una gran bella cosa.

Giorno cinque una lunga telefonata con Mia, ha fatto bene allo spirito, al morale ed, effettivamente, ridere fa bene.

Dobbiamo arrivare al ventuno marzo.

Poi speriamo.

GIORNO QUATTRO

Giornata all’insegna della lentezza, facciamo con calma.

Giorno quattro, è domenica, facciamo come in tempi non sospetti, in epoca pre.covid, con calma e lentezza…tanto del tempo davanti ne abbiamo, dobbiamo fare venire sera nel miglior modo possibile.

Giorno quattro, la giornata è bella, classica giornata di primavera, proprio come un anno fa, quando ancora eravamo “ignoranti” su quello che sarebbe stato, quando ancora credavamo che 15 giorni avrebbero sistemato tutto.

Giorno quattro, sole, cielo azzuro, una cartolina, i fiori gialli della siepe improvvisamente sono tutti esplosi e allora usciamo, facciamo quei famosi 500 metri attorno a casa, prendiamo una boccata d’aria, in silenzio, ognuno di noi alle prese con le proprie emozioni,si fa un giretto praticamente attorno a casa, nei campi limitrofi, poi si rientra, ma intanto un po’ di sole l’abbimo preso.

Giorno quattro, domenica

GIORNO TRE

Quel posto vuoto a tavola fa rumore, il silenzio fa rumore.

Giorno tre, cena del venerdì sera senza la Tata, mancano le sue chiacchiere di adolescente, le sue risate, i suoi racconti, le  nostre prese in giro.

Giorno tre manca la sua competitività nel giocare a scala quaranta dopo cena, con i suoi occhi luccicanti quando riesce a chiudere, lasciandoci di stucco.

Giorno tre, la tua assnza è quella che pesa di più in questo momento.

Giorno tre di qundici.

Sarà lunga.

GIORNO DUE

Lievito di birra o per dolci ne abbiamo?

No, questa volta non vi siete fatti travolgere dalla panificazioneo dallo sfornare dolci a ripetizione, saccheggiando banci di supermercati e neozi da oni tipo di lieviti e farine.

Giorno due, i Duri e Puri sono ancora impegnati a controllare chi esce, perchè, per come e quante volte.

Giorno due, siamo in zona rossa, utilizziamo questo tempo fatto di numeri e di attesa per ascoltarci e capire chi siamo, lavorando su noi stessi per non uscirne peggio di quanto stiamo dimostrando, stiamo facendo i cecchini alle finestre, per controllare i vicini,pensiamo, piuttosto, a controllare noi stessi e a fare noi, nel nostro piccolo, la nostra parte, per uscirne in fretta ed al meglio.

Giorno due proviano a mettere i pratica quei pochi gesti che possono fare la differenza: igienizzare le mani, distanziamento (gran brutta parola), lo so non siamo abtuati a stare lontani, a noi piace abbracciarci, gli abbracci ci mancano, mi mancano, ma proviamo a dimostrare che non siamo i soliti italiani cialtroni.

Giorno due, utilizzerò il tempo per leggere, per fare solamente cose piacevoli, che mi permettano di mantenere un equilibrio e serenità.

Giorno 2 di 15.

Speriamo.

GIORNO UNO

Giorno uno e si ricomincia.

Come un anno fa, come se un anno non fosse passato.

Giorno uno stesse modalità, zona rossa, lockdown, durerà solo 15 giorni, tranquilli, lo scorso anno questi 15 giorni si sono trasformati in due mesi, dove tutto si è fermato, come se niente fosse.

Giorno uno, in un anno non abbiamo imparato nulla, come se in Italia non fossero morte 98.000 e rotti persone, non numeri, persone, una bella città, come se Arezzo, in un anno, fosse sparita, siamo tutti contro tutti.

L’anno scorso i Duri e Puri si scagliavano contro chi faceva la fila al supermercato o davanti ai negozi per fare la spesa accusandoli di fare la spesa come scusa per uscire.

Alla seconda ondata i Duri e Puri si scagliarono contro chi andava a bere il caffè al bar (non apro nessuna parentesi contro chi aveva fatto un po’ di vacanza ad agosto).

A questa terza ondata i Duri e Puri si stanno scagliando contro i proprietari dei cani, accusandoli di usare i cani come scusa per uscire.

Nessuno a metterci un minimo di impegno a fare la sua parte, che sarebbe già tanta roba.

E siamo solo al giorno uno di quindici.

Forse.

DOMANDE

Non è banale chiederlo.

Non è stupido rispondere sinceramente.

Sono qui.

E sono pronta ad ascoltare, anche i tuoi silenzi”

E’ quasi una domanda d’obbligo in questi tempi, lunghi, sospesi ed incerti.

Ed è sempre più difficile rispondere, per non generare anie in chi decide di porti la domanda.

Ed è sempre più difficile interpretare le risposte.

Anche se di solito viene da rispodere, o ci si sente rispondere, “Bene, sto bene”.

La più grande bugia della storia dell’umanità.