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VORREI PARLARE……

….della Tata.

E’ da tanto tempo che non ne parlo, ma lei è cresciuta, lei rimane sempre la mia Tata.

Adesso ha 12 anni abbondanti, frequenta le seconda media, è cambiata molto dallo scorso anno.

L’anno scorso mi volevo dimettere da nonna, perchè non ce la facevo, mi sentivo schiacciata da questo suo crescere, non la riconoscevo, come lei non riconosceva sè stessa.

Adesso non vedo l’ora di passare del tempo con lei.

E’ cresciuta, è spassosa, intelligente, si riescono a fare tanti discorsi fra di noi, ci divertiamo assieme, anche se lei, a volte, dice che sono imbarazzante.

Tutti i giorni quando torna d scuola le chiedo com’è andata la sua giornata scolastica.

E lei tutti i giorni mi risponde che è andata normale, come solito, per poi cominciare a raccontare delle sue compagne, dei maschi della classe, dei professori, così intanto non perdiamo il contatto con lei e con la sua realtà, ci mettiamo d’impegno per essere presenti senza dare nell’occhio.

Un mese fa circa mi ha chiesto se i maschi cresendo migliorano. Mi ha spiazzata, non potevo dirle la cruda verità, un minimo di illusione a queste ragazze, future donne, dobbiamo lasciarla.

Con calma, ho raccolto le idee e le ho risposto prendendola alla larga:

“Beh, insomma voi femmine a questa età siete sciocche, i maschi sono immaturi, sono un po’ pi indietro rispetto a voi”

“Sì nonna, ho capito, qesto lo so e me ne sono già resa onto, ma io volevo sapere se migliorano”

Dentro tutta l’aria, fuori tutta l’aria, Cri rifletti in fretta e bene.

“Tu il nonno come lo vedi?”

“Lui è bravo, lui non è tamarro come i miei compagni di classe”

“Ecco, allora, vedi Tata ,la risposta te la sei data da sola, con il passare del tempo, chi più, chi meno, diventano come il nonno”

In attesa della prossima domanda

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ALL’USCITA

Siamo uscite dall’Ospedale Speciale che segue la Tata, con ancora tanti dubbi e tante incertezze.

Ci siamo guardate, nei nostri occhi abbiamo letto gli interrogativi sul futuro suo, su come fare e muoverci.

Ci aspettano altri 6 mesi di indagini, di esami per lei ed incertezze per noi.

Decido di rientrare da sola, ho bisogno di camminare per schiarirmi le idee, per combatter quel senso di oppressione che mi sento addosso da un po’ di tempo, esattamente da quando hanno chiamato per incontrarci, per questo primo step fatto.

Scendo dal bus, le saluto, sorrido, anche se tutto mi pesa, mi incammino verso il centro, con un unico obiettivo, entrare da Feltrinelli per distrarmi, per vedere di rimettere un po’ di ordine nelle idee, nei pensieri .

Giro fra gli scaffali, niente riesce a colpirmi, tutto mi scivola addosso, capisco che non è giornata, che anche Feltrinelli non riesce a fare il miracolo.

Mi ributto fra le strade, ricomincio a camminare, sentendo i pensieri che macinano dentro la testa, che si adeguano al ritnmo dei passi, le vetrine sfilano sotto agli occhi senza catturare la mia attenzione.

I miei pensieri sono tutti rivolti alla Tata, al suo futuro, a cosa fare domani.

Mi ripeto che non è nulla di grave, che si troverà la soluzione, che di questa sindrome non si muore, ma n0n avere ancora un responso definitivo fa vacillare le sicurezze.

Un beep-beep dal cellulare, temporeggio, non ho voglia di niente, non ho voglia di leggere, di sapere chi dall’altra parte può avere inviato un messaggio scherzoso, ma poi mi faccio mille scrupoli e leggo.

Un’amica ha bisogno, un’amica chiede ascolto per uno sfogo.

Un’amica va ascoltata, accantono tutto e comincio a pensare a cosa dire, a cosa rispndere, il ritmo dei passi mette assieme pensieri che si traducono in parole, sperando di conforto.

Un’amica e la Tata sono nei miei pensieri.

 

 

ANCHE A QUESTO SERVONO I NONNI

Ad ascoltare.

Ad ascoltare una bambina al telefono, che piange e singhiozza e tu non riesci a capire il perchè. E tutti i panorami più brutti ti passano davanti agli occhi, ma cerchi di mantenere la calma per lei.

A consolare.

A consolare una bambina, che finalmente calma, ti racconta di aver perso il cellulare e, se tu nonna, provi a chiamarla e lei non risponde, è per quella ragione. E tu nonna la devi rassicurare che è un problema piccolo, cge i risolve, che un qualche cellulare usato nei cassetti lo troviamo, e che i numeri delle amiche verranno ripristinati.

A mediare.

A mediare con una mamma ed un papà giustamente arrabbiati, tentando di far capire, di parlare e di farli sbollire.

A coccolare.

A coccolare una bambina provata dalla perdita, voi direte che non è tutta ‘sta gran cosa, ma provate a mettervi nei panni di una quasi adolescente dell’era moderna, il cellulare è il filo di congiunzione con il mondo, è l’accessorio che le permette di chiamare le amiche per un gelato assieme al parco, e ti inventi un giro in bicicletta per il giorno dopo, così, giusto pr farle sapere e capire che a tutto c’è rimedio.

Ad emozionarsi quando questa bambina dopo una lunga telfonata, quando si è calmata ti ringrazia per quello che hai fatto, per il tempo e le parole che lei hai dedicato.

Life in technicolor

2005

un anno importante per la nostra famiglia.

undici anni fa, nella notte di Santa Lucia nascesti tu, piccola grande donnina che avresti segnato la svolta per noi.

piccola grande Tata che oggi compi 11 anni.

piccola grande donnina che ogni giorni cambi, cresci, fai ammattire, ma regali anche tanti sorrisi e tanta gioia.

piccola grande donnina che si atteggia già ragazza, ma che poi, alla fine, nella cameretta apparecchia il tavolo con tazze, tazzine e contenitori di tutti i tipi, per giocare con i bambolotti ed i pupazzi alla mamma che fa merenda con i suoi bimbi.

piccola grande donnina che illumini le nostre giornate,  rendi leggere le giornate di nebbia fuori e dentro di noi.

Auguri piccola grande donnina da me, da tutti noi che ti amiamo al di sopra di tutto e di tutti.

UNA CONVIVENZA DIFFICILE

E’ quella fra me e la Tata in questo periodo.

Lei sta crescendo ed io non sono pronta.

Con l’ingresso alle scuole medie, non la riconosco più.

Ha scoperto un mondo nuovo, fatto di amiche con le quali trovarsi al pomeriggio, fatto di “segreti”, di chiacchiere che mancano fra di noi, ed io non sono preparata a questo cambiamento.

E allora ci si scontra, cisi scorna, si tengono i musi lunghi (da parte mia) e le parole dure volano (da parte sua).

Mi dovrò abituare a parlare con una persona in fa se di evoluzione, una persona che si sta incamminando a grandi passi verso l’adolescenza, mi dovrò abituare ad avere di fronte una persona che cambierà umore ogni 2×3, ma io non sono pronta.

I bimbi crescono, le mamme invecchiano e le nonne imbiancano

E’ TEMPO

…di sentir risuonare in casa tante risate.

risate di bambine/ragazzine che giocano assieme serenamente e ridono, ridono a crepapelle, portando tanta allegria.

Era passato troppo tempo dall’ultima volta in cui avevo avuto bambine/ragazzine in giro per casa.

E in questo caldo pomeriggio di giugno averle qui, strappa un sorriso e anche un po’ di repulsione per quello che mangiano e gli accostamenti che ardiscono fare.

Accostamenti che farebbero la felicità degli chef stellati: prosciutto e melone , e fin qui ci siamo, ma quando ho sentito cocomero e melone…il mio stomaco ha fatto una capriola, ma a loro è piaciuto e si sono divertite.

Beata innocenza.

 

SI CHIUDE UN CICLO

I bimbi delle due quinte del comprensorio scolastico del paese, hanno messo in piedi lo spettacolo teatrale di fine anno.

 

Hanno portato in scena “Il giornalino di Gianburrasca”.

E sono stati bravissimi, a prescindere che fossero i nostri bimbi.

Sono stati bravi a mettersi in gioco, a sfidare  le loro paure e le loro incertezze.

Ognuno di loro ha dovuto confrontarsi con gli altri, vedendo negli altri quello che loro, ai loro occhi, non sono, ma sono stati TUTTI bravi, hanno superato i loro “problemi”, c’erano fra di loro bambini dislessici ch sono riusciti ad imparare a memoria (e a ricordare) le loro battue, bambini “refrattari” alla disciplina e alle regole, ma anche questi hanno imparato a tenere a freno la loro irruenza, a cantare e ballare assieme agli altri, rispettando i tempi, c’erano bambini timidi e insicuri che hanno imparato a  superare le loro paure e a non nascondersi, c’erano bambini che li vedi tanto sicuri, ma poi durante le prove hanno messo a nudo tutto il loro impaccio e smarrimento.

Tutti assieme hanno dato vita ad uno spettacolo ben curato, piacevole, fresco e divertente.

I nostri bimbi stanno crescendo, fra poco si chiude un altro cerchio, quello della scuola elementare, cominceranno un nuovo viaggio che li porterà ancora più lontani da noi.

Bimbi buon viaggio verso le scuole medie.