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WORDS

Words o parole, quelle che servono ogni giorno.

Le parole che occorrono a tutti e a noi in prima persona.

Parole per incoraggiare ed incoraggiarci.

Parole per andare avanti al meglio, parole per tenere dritta la via, parole per mantenere un equlibrio psico-fisico che a volte vacilla.

Parole che a volte muoiono in gola e non trovano la maniera di uscire.

Parole che, a volte, di fronte a determiate situazioni diventano inutili.

Parole che a volte mancano, perchè non sai più quali dire.

PASQUA A DISTANZA DI UN ANNO

Anche Pasqua è passata, in quarantena, un po’ sotto tono, ma è passata.

Pasqua tornerà anche il prossimo anno,  la potremo festeggiare degnamente, come siamo sempre stati abituati a festeggiarla, magari con un occhio di riguardo in più alle persone con le quali pensiamo di festeggiarla.

Magari faendo più attenzione ai contatti, magari circondandoci di persone alle quali teniamo veramente, magari circondandoci di persone che ci possano ancora donare qualcosa, coccolare lo spirito, la mente e l’anima, insomma persone che ci facciano stare bene.

Dicevo così anche lo scorso anno “Pasqua tornerà anche il prossimo anno e sarà una Pasqua più serena”…

Sono state due festività completamente diverse, quella dello scorso anno con la bufera cancro che si era riabbattuta, con la paura sfociata dopo la lettura di quel famoso esito, di quella famosa tac eseguita il 20 aprile, il sabato santo.

Una Pasqua offuscata da pensieri, da paure che avevamo provato ad accantonare per un po’ assieme agli Storici del Cadore, con LaMiaSorella e la sua famiglia passando una giornata a Cervia.

Cervia, presso la quale andiamo sempre quando ho bisogno di respirare e di raccogliere i pensieri.

Pasqua 2020, doveva essere la Pasqua del riscatto, la Pasqua delle grasse risate che avrebbero dovuto far dolere muscoli che nemmeno sapevamo di avere, invece…

Pasqua 2020 è stata la pasqua della quarantena, la Pasqua che negli anni a venire verrà ricordata per il silenzio immobile e attonito che ci circondava, la pasqua delle famiglie separate, ma vicine vicine con i pensieri.

Forse la Pasqua che farà da spartiacque fra il prima e il dopo, la Pasqua che ci ha fatto capire che è ora di rallentare, di cambiare marcia, di comincire a rispettare i ritmi ed i tempi di questo pianeta che ci ospita.

Pasqua 2020 ci ha fatto aprire gli occhi sulla fragilità di noi esseri umani, sulla fragilità del sistema che abbiamo creato, un gigante con i piedi di argilla.

Pasqua 2019 e Pasqua 2020, non sa quale delle due possa essere stata la più diversa, non sa quale delle due scegliere per fare il gioco della torre.

IL TEMPO SOSPESO

Quello che stiamo vivendo da ieri sera è un tempo sospeso.

Un tempo che nessuno di noi poteva immaginare, nessuno di noi ha mai provato, pensavamo di riuscire a non risentirne, d’altronde, ci dicevamo, abbiamo superato Chernobyl nel 1986, il terremoto del 2012, invece…

Invece niente, questo è un tempo diverso.

Chernobyl ci impose delle limitazioni alimentari, ma non ci impediva di spostarci da una parte all’altra, la vita sociale, ed allora che eravamo giovani ne avevamo parecchia, non ci era preclusa, potevamo incontrare amici, parenti, conoscenti, scambiare due chiacchiere, uscire a cena.

Il terremoto del 2012 ci lasciò sgomenti, ci fece paura  perchè di notte tutto è più brutto e nero, ma una volta che ci accertammo che amici, parenti e conscenti stavano tutti bene, ricominciammo a vederci, a fare due chiacchiere davanti ad un caffè, ad uscire a cena, anche solo per una pizza, per esorcizzare la  paura.

Ma questo è un tempo sospeso diverso dai precedenti, questo tempo ci limita, ci obbliga a rimanere soli, ci obbliga a pensare, ad affrontare una situazione di ansia, di paura, di incetezza da soli, non possiamo  incontrarci personalmente, finite le pause caffè al bar, finite le colazioni con le compagne di merende, finite le ore accademiche sul divano, finiti i ritrovi in centro con l’Amica delle superiori.

Questo tempo che ci toglie la possibilità di muoverci a nostro piacimento, magari da soli, a piedi o in bici per rimettere assieme i pensieri e le paure, questo è il tempo per noi solitari, che soffriamo la voglia d socializzare che, improvvisamente, ha attanagliato tutti gli sconosciuti paesani che incontri, dove in ogni luogo, in fila, trovi sempre quello che ti deve raccontare le sue esperienze e tu non ne vuoi sapere, perchè è già abbastanza straniante il dover far la fila, a distanza, per entrare in farmacia, è già straniante il dover girare con autocertificazione per raggiungere il panettiere o il fruttivendolo.

Questo tempo sospeso che mi sta defraudando dei pranzi con la Tata e dei nostri venerdì sera passati a giocare a carte e ad ascoltare le sue ultime hit su youtube.

Ma questo tempo sospeso ha anche alcuni pregi: non devi uscire per forza, hai la scusa buona per leggere fino allo sfinimento, uncinettare non è più visto come una ribellione alla vita sociale che ti aspetta fuori dalle mura di casa.

Ma poi passerà, e ci ritroveremo di nuovo tutti assieme a ridere, di quelle risate sane che riparano lo spirito, le risate grasse che se non stai attento ti fai la pipì addosso.

Quelle risate grasse e sane che ti fanno male venire male a muscoli che nemmeno sapevi di avere.

CI SONO ARRIVATA

Sono quasi arrivata alla normalità precedente al terremoto dell’ultimo anno.

Più di metà del 2019 è stato in salita, è stato un barcamenarsi fra normaità, paure, assestamenti vari di giorno in giorno.

Il 2020 era cominciato in leggerezza, peccato sia durata poco.

L’ultimo mese è stato vissuto dentro ad una centrifuga, che aumentava di ora in ora la pressione ed i giri.

L’ultimo mese è stato vissuto sul filo del rasoio, con i nervi sempre a fior di pelle, con la voglia di passare tanto tempo assieme a LaMiaMetà, ma con la voglia, contraddittoria, di vivere come se niente fosse.

L’ultimo mese me lo debbo lasciare a spalle, faccio fatica, ma piano piano ci sto quasi riuscendo.

Ben tornata quasi normalità.

LA FATICA DI PARLARE

E’ tanta la fatica di parlare.

Per pudore, per non far preoccupare, per non annoiarmi a ripetere le stesse cose, per non riprovare stizza alle solite domande che mi vengono poste dalle stesse persone, alle quali ho già spiegato in tutte le maniere, manca solo che faccia un disegnino, ma a quanto pare è molto difficile capire che i cancri non sono tutti uguali e si dico la parola “raro”, ci sarà un motivo, non ci vuole molto a far scattare nella mente un barlume.

La fatica di parlare al vento, tanto so benissimo che al prossimo incontro saranno le stesse cose che mi diranno, nell’ordine:

– Bisgona essere ottimisti ( davvero?, sai fino ad ora ci siamo tirati smartellate sulle dita)

– Dovete essere fiduciosi nella medicina e nella ricerca (certamente, perchè tu sei un/una di quelli/e che tutti gli anni versa fior di quattrini all’AIRC, tanto per citare un ente di ricerca)

– Vedrete che andrà tutto bene e dopo non ci penserete più (noi finora siamo stati delle oche giulive)

– e l’immunoterapia? e i farmaci biologici? Li avete provati? (Come no, li trovi alla coop, spesso in offerta 3X2, cretina io che non li ho mai acquistati)

– e ma dai, non può essere così brutta come ve l’hanno detta (sei scema e non hai capito cosa hanno detto, la fai più tragica di quello che è, sei ipocondriaca)

– vedrai che dopo troveranno il tipo di chemio adatta da fare (che il tuo dio ti strafulimini, ti ho ripetuto fino allo sfinimento, conoscendoti bene, che non risponde nè a chemio e nè radio):

– ehhh, guarda la cugina del cognato del padrino del mio battesimo aveva uno di quei mali lì (si chiama “cancro”, uno di quei mali lì, per me, può essere anche un’unhia incarnita) ed è lì che si  ripresa benissimo e ha riprso ad andare a lavorare nei campi e a badare ai nipotini).

Debbo continuare?

E AVANTI

E’ un bagaglio che ti spezza la schiena, piegherebbe chiunque.

Ci vogliono spalle robuste, il pelo sullo stomaco, a volte anche dentro lo stomaco.

Per sopravvivere, occorrerebbe una piccola dose di cinismo, di menefreghismo e tanta tanta ignoranza, che è quel valore aggiunto che permette di andare avanti senza guardarsi attorno, facendosi scivolare adosso   tutte le brutture che la vita ti mette davanti.

Sono i giorni della merla, ma non è freddo, almeno fuori.

DOCCIA SHAMPOO E CREME

E’ il miglior antidoto che io conosca per superare i gavi momenti di crisi.

E’ una tattica che cominciai  ad adottare ai tempi della chemioterapia.

Arrivavo a casa dopo le sedute, mi buttavo sotto alla doccia e lasciavo che l’acqua calda portasse via tutto il dolore, l’affaticamento, la paura, l’incertezza.

Mi insaponavo, mi facevo anche lo shamoo. nonostante fossi calva, ma la sequenza era questa: doccia schiuma senza nessun profumo per evitare nausee, conati di vomito, shampoo sulla testa pelata, poi alla fine tanti minuti sotto l’acqua calda in attesa che tutta la tensione scivolasse via assieme all’acqua, giù per lo scarico

Terapia poco convenzionale, ma almeno alla fine non mi sentivo più addosso l’odore dell’ospedale, del veleno che mi era stato iniettato lentamente in vena, avevo dei momenti di tranquillità dovuti al potere dell’acqua calda.

Ed è una pratica che mi è rimasta, è una terapia che adotto in  tutti i momenti difficili, quando sono stressata, tesa, impaurita, sotto pressione.

Prendo il tablet, lo accendo e cerco la mia stazione radio preferita, apro i rubinetti della doccia, lascio che il vapore ed il calore riempiano il bagno, poi vado sotto ed assaporo il potere rilassante dell’acqua calda su muscoli che si sciolgono, le spalle che si rilassano e mi lascio avvolgere dal calore, dal profumo del docciaschiuma e poi dello shampoo.

Alla fine dell’operazione doccia/shampoo, viene il meglio: la crema.

Operazione crema corpo, spalmata lentamente, con gesti lenti, dalla punta dei piedi fino alla radice dei capelli.

Rituali collaudati che mi rimettono in pace con il mondo, almeno per un po’.

DOVREI

Mettre via i referti della visita di oggi.

Dovrei scrivere sull’agenda l’appuntamento per il controllo de LAMiaMmma fra un mese.

Dovrei farmi l’appunto per gli esami da eseguire fra 3 mesi e  fra 6 mesi, almeno 15 giorni prima della visita di controllo.

Dovrei, ma non ce la faccio, la mia mente si è addormentata, il mio fisica ha detto STOP.

Intanto LaMiaMamma è stata dimessa e, fnalmente, i medici si sono espressi, hanno parlato chiaramente, finalmente ci hanno spiegato tutto il loro operato, sono riusciti a farci capire e a metterci tranquille.

Non ci voleva molto, ma intanto ieri eravamo tutti molto arrabbiati.

Io non sono abituata in questo modo, nell’ospedale che da tanto tempo segue me e LaMiaMetà, loro, i medici, spiegano tutto quello che fanno o non fanno, dando chiarimenti e spiegazioni chiare e tempestive, hanno un dialogo aperto con i pazienti e con i parenti, perchè tutti abbiamo bisogno di essere presi per mano e guidati, compresi e sostenuti.

Non ci voleva molto, ma quel poco di empatia in certe strutture manca.

 

 

SENZA GLORIA

E’ quello che sto provando in questo momento.

Impotenza e il mio non avere fiducia in un ospedale della zona, si sta rivelando esatto.

Il mio sentire, in questo momento, è rabbia, verso la faciloneria, il pressapochismo che ho sempre riscontrato in quella struttura.

E la cosa mi fa rabbia, perchè avrei dovuto seguire il mio istinto, in quell’isante, in cui la vocina mi sussurrava “NO”.

Ma d’altronde in quel momento, la priorità era il benessere de LaMiaMamma.

In questo momento sto schiumando dalla rabbia, mi sento impotente, arrabbiata, presa in giro, delusa, per l’ennesima volta, da questa struttura, ce, fra l’altro, viene spacciata per una eccellenza, forse in altri campi, ma qui hanno proprio toppato.

Sono questi esempi che mettono in cattiva luce la sanità in Emilia-Romagna, per colpa di qualche mela bacata, ci vanno a rimettere tanti ospedali e medici attenti e precisi con la salute dei loro pazienti.

Sono molto molto arrabbiata.

MI STAVO ASPETTANDO

Mi conosco, mi stavo aspettando al varco.

E al varco ci sono arrivata.

Le spalle stanno cominciando a cedere, la corda si sta sfilacciando, sono poche le cose che mi consolano e che mi aiutano a non sprofondare.

Ma le cose importanti per le quali continuare a stringere i denti ci sono. come ci sono le persone, quelle ancora più importanti.

Ma negli utimi giorni ho accusato il colpo di una estate calda, troppo calda, un’estate piena di contrattempi ed ostacoli superati, di tante energie spese ed uste e poche occasioni per ricaricsre le batterie.

Ma a volte basta poco, una chiacchierata con la persona giusta, che ha sempre il potere, le parole giuste per riequilibrare le situazioni, per dare quel colpo al cerchio che serve per raddrizzare le cose, per aiutare il morale.

Grazie Cecilia