IL PASSATO

13 anni sono passati da quel giugno in cui fui operata, 13 anni.. sono passati dal mio incontro con il pianeta cancro.

in 13 anni è successo di tutto, la vita si è ribaltata, il mio carattere si è modificato, sono scesa a compromessi, ma ho anche lottato per non accettarne altri.

ho imparato a capire per cosa vale la pena lottare, amareggiarsi e ridere.

ho, soprattutto, imparato a ridere, a scrollare le spalle perchè tutto è relativo, niente è veramente così importante da rovinarmi la vita, i valori sono altri.

ho imparato il valore delle cose semplici, delle belle persone e , di queste, ne ho incontrate parecchie, alcune sono passate, hanno dato un senso alla mia vita, ma poi ne sono uscite, ma il loro bel ricordo rimane, altre invece si sono radicate, hanno preso spazio nella mente e nel cuore.

ho imparato a prendere e a dare energia, ho imparato che non si deve dare nulla per scontato, che oggi ci siamo e domani chissà.

ho imparato ad amare e ad apprezzare i momenti semplici, perchè sono quelli che alla fine donano gioia ed energia.

ho imparato ad amarmi.

ALLACCIATE LE CINTURE 2

Non so se ho voglia di continuare a guardare “Allacciate le cinture”.

Dopo la giornata di ieri passata in due ospedali diversi, oggi la stanchezza mi annebbia la mente.

Sarebbe un ripercorrere un passato doloroso, che sto sempre più relegando in fondo alla mente.

Però è un bel film, e questa volta lo voglio guardare come uno splendido film d’amore, perchè alla fine è anche un film d’amore.

Lo voglio guardare convincendomi che la protagonista, nonostante la visione che ha del futuro senza di lei, ce la possa fare a superare la malattia e, visto che il finale è aperto, non vi è nessuna certezza, io voglio immaginare che avrà un bel finale, che questa volta nessuno morirà di cancro, che la protagonista avrà ancora tanta vita davanti per vedere crescere i figli e continuare a litigare con il marito un po’ omofobo e un filino fascista.

Sì, voglio continuare a guardare con l’illusione che la protagonista sopravviverà.

UN SORRISO BEOTA

E’ quello che mi si è stampato sul viso stamattina sul viso all’uscita dall’ambulatorio della Dottoressa Dagli Occhi Buoni.
Io non so cosa possano avere pensato tutti i pazienti in attesa nella sala d’aspetto dell’Oncologia Medica, ma per me è stato l’avverarsi di un sogno.
Sentire quelle parole, sentirsi dire che le metastasi sono scomparse, che il fisico ha retto, che ce l’abbiamo fatta, è stata musica per le mie orecchie, è stato un lenitiio per la mia anima.
Certo, la guardia non va abbassata, il bastardo è solamente sopito dal chemioterapico orale che viene assunto regolarmente tutti i giorni dal Ferrari, certo questo non viene sospeso, anzi dovrà essere continuato a vita per non correre rischi, ma sapere che le due macchie che preoccupavano i medici, sapere che la forma visibile del bastardo non c’è più, è un sospiro di sollievo, ora quando metterò sul tavolo quelle 4 pastiglie giornaliere, le guarderò con più affetto.
Un raggio di sole in mezzo a tutte le storture degli ultimi mesi.

È FATICA

Tutti i giorni è fatica.
Alzarsi al mattino, mettersi in moto, pensare positivo e arrivare a sera.
E’ fatica fisica em mentale.
Poi ci sono le giornate come quella di oggi, dove è tutto più faticoso.
Faticoso per le grandi camminate fatte oggi, fra casa Figlia, casa nostra, gommista e ricerca pane in paese, oggi nessuno aveva pane, l’unico era il piazzista del mercato,dall’altro capo del paese rispetto a casa.
Ma sono riuscita a ritagliarmi anche un mezz’ora davanti ad una tazza di te, dovevo finire un libro.
Un libro che mi ha presa, mi ha appassionato.
Cosa sognano i pesci rossi, mi ha preso tanto, ho tifato fino in fondo per Pierluigi Tunesi, credendoci fino in fondo, come sempre, che ce l’avrebbe fatta a sconfiggere la “bestiaccia”, come lo chiamava Anna Lisa, per poi rimanere con gli occhi lucidi e il magone in gola per l’epilogo che era scontatto fin dall’inizio.
Finale che è arrivato all’annuncio della morte di David Bowie, stroncato dal cancro dopo 18 mesi di lotta.
E un altro tributo è stato pagato, e la giornata si è fatta più pesante

DA QUESTE PARTI

Noi da queste parti si riflette.

E’ morta una persona di cancro allo stomaco, una giornalista RAI di 55 anni è morta probabilmente di cancro.

Non nascondiamo la testa sotto la sabbia,si nasce, si vive e si muore.

E’ il ciclo della vita,anche se non ci piace, è così, alla fine si muore.

Certo, più tardi arriva  meglio è, tutti speriamo in una morte rapida e indolore.

Ma non è di questo che da queste parti si riflette.

Si riflette sull’ipocrisia che circonda la morte, specialmente quella per cancro.

E’ una malattia, ed ha un nome, anche se non piace, si chiama “cancro”, questa malattia non si chiama “brutta malattia” oppure “lunga malattia”, e non è che non nominarla ci preservi dall’ammalarci di cancro,no, siate consapevoli del fatto che non è evitando la parola si sia immuni, purtroppo non è così.

Rassegnatevi, non è cambiando nome ad una malattia,che sia cancro o influenza, che la si evita.

RISVEGLIO

Stamattina, appena sveglia, il pensiero è volato al di là dell’oceano.

Un pensiero, un augurio che tutta vada al meglio e che tutto si fermi al solo intervento di asportazione.

Un pensiero ed un sorriso a chi deve affrontare una prova dura, un pensiero ed un sorriso a chi sta accanto a chi deve affrontare la prova e la paura.

Good luck

FINE ASCOLTATRICE

All’uscita daall’ambulatorio oncologico vengo presentata dalla dottoressa ad una coppia, una coppia un po’ più giovane di me, vengo presentata come quella che ha avuto la stessa “avventura” e che può aiutare, oltre al medico e ai medicinali, io posso essere d’aiuto.
Questo non mi era stato detto quando ci siamo incontrate per la mia visita, mi aveva solamente chiesto come andavano i nostri progetti di Oltreilcancro, e alla fine mi era stato chiesto se avessi voglia di parlare un po’ della mia esperienza a questa coppia, che era molto spaventata.
Alla fine ci siamo seduti vicino alla macchinetta,sempre in ambito ospedaliero, e ho ascoltato le loro paure, il loro dire”Ci hanno rassicurato,ci hanno detto che ce la faremo”, ma tutte le volte che cercavo di intervenire mi bloccavano, parlavano, sorridevano, si sorridevano, lui diceva a lei di guardarmi quanto ero serena, tranquilla e che bel sorriso avessi. Lei continuava a ripetermi, a raccontarmi tutti i malessseri post chemio, la paura alla prima chemio, appena passata,e quando accennavo qualcosa, un ennesimo fiume di parole rassicuranti, dette da loro, mi investivano.
Alla fine ci siamo alzati,mi hanno salutata con affetto,abbracciandomi stretta stetta, se ne sono andati con il mio numero di cellulare, in caso di bisogno.
Alla fine, ho aspettato la dottoressa, l’ho salutata e lei mi ha ringraziata per l’ascolto che ho dato a quella coppia spaventata, che aveva solamente bisogno di essere ascoltata da orecchie umane , non mediche.
E anche in quel momento ho svolto il mio “lavoro” di cancer blogger sopravvissuta, persona che è andata OLTRE.