QUELLE GIORNATE

Capitano quelle giornate un po’ così.

Sono quelle giornate in cui vedi tutto grigio, guardi fuori dalla finestra e un senso di smarrimento ti sale dallo stomaco, ti invade e pervade.

un senso di smarrimento che non riesci a controllare, dove la giornata che ti si para davanti sembra pesante e difficile da mandare avanti.

quel senso di vuoto che ti fa vedere tutto nero, tutto diventa pesante e senza senso.

E allora in una giornata così, in bilico fra le lacrime e l’ansia, decidi di buttarti a capofitto in quel luogo della tua mente dove alberga l’ignorantitudine e non fai assolutamente nulla di intelligente per uscire dal pantano, ti metti lì e aspetti, sperando che la tua mente, a lungo andare, si stanchi dell’ignorantitudine in cui, consciamente, ti sei immersa e che hai cercato.

quando questo avviene, e avviene, ti senti sollevata, il senso di smarrimento è ancora lì, latente, in sordina, ma tutto il resto comincia a girare per il verso giusto, hai ritrovato la spinta per andare avanti con il sorriso sulle labbra e nel cuore.

a volte frequentare persone che non sai se ci sono, se ci fanno o se ci marciano fa bene, perchè ti fanno capire che il loro mondo non potrà mai essere il tuo, che anche se a volte ti dici “beati gli ignoranti” , tu non vorresti mai essere come loro.

Meglio un senso di vuoto, un filino di ansia, che il buio perenne all’orizzonte.

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QUANDO

Hai la rabbia che ribolle dentro, quando le lacrime di frustrazione  stanno per prendere il sopravvento, allora è il momento di chiamare un’amica.

E con lei buttare fuori tutto, la rabbia, il nervoso e la frustrazione.

E lei ascolta, lei ha capito bene la situazione, lei non ti contraddice anche se sa benissimo che, quello che stai dicendo, fra due ore te lo rimangerai, ma intanto non fa commenti, non giudica, ascolta solamente la tua rabbia che sta lentamente sbollendo.

Una frase, solamente una frase in questi giorni mi ha fatto veramente arrabbiare: “….ma tu allora eri a casa dal lavoro, avevi tempo”.

Io non mi sono mai fatta forza del mio passato di malata di cancro, ma in quel momento mi è venuto naturale rispondere “Sì, ma io allora ero ammalata e non di influenza”.

E questo, sommato ad altre situazioni a me incomprensibili, hanno scatenato la rabbia e la frustrazione.

Fra poco vado a prendere LaMiaMamma per una colazione assieme, aspettando che esca il sole

SENZA TITOLO

Sezna titolo, non saprei che titolo dare, è un fermento, una ridda di emozioni, di scoramenti che si abbattono su di me.
Non se potrò reggere ancora molto.
Sto cedendo, oggi proprio sento tutto il peso della situazione, tutte le più buone e belle intenzioni oggi sono rollate.
Sotto il peso di un’ennesima visita al Centro Protesico di Vigorso, sotto il peso di un ennesimo racconto di tutta la storia clinica ad un altro medico.
Sotto il peso dell’incontro con il tecnico protesista per la prova della protezione al moncone del dito che non c’è più.
E le sue parole, di incoraggiamento, le sue parole per spiegare la situazione:
“La tua testa ora comanda la mano dicendole di proteggere quel membro della famiglia-mano che non c’è, la tua testa ti fa muovere la famiglia-mano in maniera che tu quel membro che è in sofferenza tu non lo debba usare, ma con questa protezione, noi proviamo ad ingannarla, dicendole che sì il membro della famiglia sta soffrendo, che la famiglia deve imparare a supplire alla sua menomazione , noi le stiamo dicendo che lo proteggiamo dagli urti,dalle aggressioni e che lui può contribuire al lavoro della mano con le se ridotte possibilità”
E’ un discorso di buon senso, è un discorso pratico e intelligente, ma a lungo andare ci si stanca di questi bei discorsi, si vorrebbe sempre e solo sentire parlare di calcio, degli amori di Belen e di altre “nefandezze” del genere.
Oggi sono molto stanca

MESSAGE IN A BOTTLE

Ma siete proprio sicuri di voler passare alcuni giorni di vacanza con me?
Voi lo sapete, vero, che io posso essere ingombrante.
Voi lo sapete, vero, che sono lunatica,
Voi lo sapete, vero, che io posso essere invandente e snervante.
E voi dopo tutto questo volete passare alcuni giorni di vacanza con me?
Voi lo sapete, vero, che rischio di rovinare tutto, sia a voi che a noi.
E voi dopo tutto questo rimanete convinti della vostra decisione?
Voi lo sapete, vero, che quando sono stanca divento insopportabile.
Voi lo sapete, vero, che quando ho fame divento ignorante come un capra.
E voi, nonostante sappiate tutto questo, avete deciso di intraprendere alcuni giorni di vacanza in giro, senza una meta precisa, con me?
Io non sarò a posto, ma anche voi!

CI VUOLE PAZIENZA

Con me ce ne vuole tanta.
Sono lunatica, metereopatica.
Vado a letto la sera con il sorriso, mi sveglio al mattino con un muso che mi arriva ai garretti.
sono tranquilla, serena, ma poi di punto in bianco basta che qualcuno cambi canale alla televisione*, che divento una iena, capace di assilire il mal (o la mal) capitato/a a male parole, con uno sguardo feroce che non lascia presagire nulla di buono.
Ho degli sbalzi d’umore tremendi, un momento rido, l’attimo successivo sono triste, e le lacrime a portata di mano.
Ci vuole tanta pazienza, anche da parte degli amici di Facebook, che vengono presi di mira dal mio insano ascoltare perennemente Radio San Marino Classic, postando sulle loro bacheche delle canzoni improponibili e brutte già allora, figuriamoci ora.
Con me ce ne vuole tanta, io con me stessa ne ho poca, non mi sopporto molto.
Con me ci vuole tanta pazienza, ma io ne ho poi tanta con gli altri.

* mi arrabbaio perchè io uso la tele come radio e, se non sono in stanza, ma vago per casa mi fa compagnia, ascolto musica e il tempo passa, ma guai entrare in casa e cambiare canale, per guardare un qualche canale becero….

L’ATTIMO FUGGENTE

E per fortuna che è fuggente.
E’ un attimo che si insinua nei pensieri, nei momenti meno indicati.
E’ quell’attimo che non dura un attimo, ma questo sta durando da una settimana.
Una settimana in cui avrei litigato anche con i muri ( Romina Docet), un attimo in cui non mi andava bene niente e nessuno.
un attimo che mi ha portato a scatti di rabbia, a volte anche appaganti.
è quell’attimo in cui non vorresti vedere niente e nessuno, dove tutto infastidisce.
è un attimo in cui trovi tutto superfluo e niente interessante, tranne quello che stai facendo e che sembra non abbia mai fine.
Ma poi passa, per ora non ho ancora fatti danni, ma speriamo passi in fretta, prima che io ne possa fare.

FALSO BUONISMO E FALSA TOLLERANZA

se tu parli male di una persona che non è presente e non ha la possibilità di rbattere alle tue accuse, non sei buono.
se tu , quando ti faccio notare che sarebbe meglio parlare a questa persona ed elencare tutte le cose che ti disturbano, mi ribatti dicendo che non lo fai perchè sei tollerante, non è vero niente, tu non sei tollerante.
se tu, quando io ti ribatto che la tua non è nè bontà e nè tolleranza, ti inalberi e mi rispondi cattivo che lo aspetti al varco, tanto prima o poi verrà che tu farai qualcosa che lui non tollererà e ti verrà a redarguire, io ti rispondo ancora che non sei nè buono e nè tollerante.
e ti spiego anche perchè, abbassandomi al tuo stesso livello: se tu fossi buono e tollerante, ripeto, non staresti qui in questa assemblea a sparlare di una persona che non è presente e non può ribattere, se tu fossi tollerante non saresti qui in questa assemblea a decantare il disturbo che ti creano le azioni di questa persona, se tu fossi tollerante e buono, diresti a questa persona quello che non è giusto che lui faccia per ledere il tuo privato e la tua libetrtà.
quindi non offenderti se io, da oggi in poi, farò di tutto per evitare di incrociarti, se, da oggi in poi, quando ti guarderò ,avrò sempre un po’ l’aria schifata di una persona che ne guarda un’altra falsa.