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MA PERCHÈ

Io debbo percorrere strade, per raggiungere una meta, dove so che regna l’inciviltà, dove regna la legge del chi arriva prima, dove le precedenze non vengono rispettate e dove vige la legge del più furbo.

Dove furbizia è la parola più brutta che si possa affibbiare ad un essere umano, una parola che sa di grettezza e meschinità.

Ma perchè io debbo percorrere queste strade quando, volendo, ho le alternative?

Ma perchè, che dopo mi ingastrisco e mi indispongo verso l’intero genere umano?

Poi…arrivo a destinazione, mi fermo con la freccia per parcheggiare, la posizione non è delle più felici, ma tant’è, si deve parcheggiare, e l’automibilista che ho dietro, si ferma a rispettosa distanza per darmi la possibilità di parcheggiare con tutta calma e al meglio.

Allora lì capisci che, alla fine, il buon senso riesce sempre a prendere il sopravvento sull’imbecillità e la furbizia più becera e riesco a far pace con il genere umano e il mondo che mi circonda.

E dallo specchietto saluto e ringrazio l’automobilista e il suo buon senso, faccio un sorriso, lo lascio passare prima di aprire lo sportello, lascio defluire le macchine che si erano fermate dietro a questo angelo e, finalmente, scendo sorridendo.

Debbo avere più fiducia nel genere umano, forse, non tutto è perduto.

 

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DDM

Dipende Da Me.

Dipende dal mio carattere, dal mio essere un po’ asociale, di preferire il silenzio e la compagnia di pochi piuttosto che la caciara.

Non ho bisogno di troppa gente attorno, mi faccio compagnia anche da sola.

a volte, spesso, non mi sopporto, provo, tento di cambiare qualcosa, mi guardo attorno e non vedo tante situazioni così, sono sempre tutti solari, sorridenti. con la voglia di chiacchierare, di parlare, sono sempre in tanti, tutti assieme e, sembra, si divertano assieme.

Io no, ho bisogno di gruppi ristretti, di persone che mi siano affini, di persone che capiscano anche che, quando mi ammutolisco, non è per scortesia, ma perchè in quel momento ho bisogno di isolarmi.

Dipende da me, ma proprio la caciara, le risate sguaiate, tutto il cicaleccio, mi urta, mi indispone.

Dipende da me, non mi piacciono coloro che si parlano addosso, giusto per il gusto di sentire la loro voce.

Dipende da me, ma preferisco la quiete dell’autunno alla rumorosità dell’estate.

QUELLE GIORNATE

Capitano quelle giornate un po’ così.

Sono quelle giornate in cui vedi tutto grigio, guardi fuori dalla finestra e un senso di smarrimento ti sale dallo stomaco, ti invade e pervade.

un senso di smarrimento che non riesci a controllare, dove la giornata che ti si para davanti sembra pesante e difficile da mandare avanti.

quel senso di vuoto che ti fa vedere tutto nero, tutto diventa pesante e senza senso.

E allora in una giornata così, in bilico fra le lacrime e l’ansia, decidi di buttarti a capofitto in quel luogo della tua mente dove alberga l’ignorantitudine e non fai assolutamente nulla di intelligente per uscire dal pantano, ti metti lì e aspetti, sperando che la tua mente, a lungo andare, si stanchi dell’ignorantitudine in cui, consciamente, ti sei immersa e che hai cercato.

quando questo avviene, e avviene, ti senti sollevata, il senso di smarrimento è ancora lì, latente, in sordina, ma tutto il resto comincia a girare per il verso giusto, hai ritrovato la spinta per andare avanti con il sorriso sulle labbra e nel cuore.

a volte frequentare persone che non sai se ci sono, se ci fanno o se ci marciano fa bene, perchè ti fanno capire che il loro mondo non potrà mai essere il tuo, che anche se a volte ti dici “beati gli ignoranti” , tu non vorresti mai essere come loro.

Meglio un senso di vuoto, un filino di ansia, che il buio perenne all’orizzonte.

QUANDO

Hai la rabbia che ribolle dentro, quando le lacrime di frustrazione  stanno per prendere il sopravvento, allora è il momento di chiamare un’amica.

E con lei buttare fuori tutto, la rabbia, il nervoso e la frustrazione.

E lei ascolta, lei ha capito bene la situazione, lei non ti contraddice anche se sa benissimo che, quello che stai dicendo, fra due ore te lo rimangerai, ma intanto non fa commenti, non giudica, ascolta solamente la tua rabbia che sta lentamente sbollendo.

Una frase, solamente una frase in questi giorni mi ha fatto veramente arrabbiare: “….ma tu allora eri a casa dal lavoro, avevi tempo”.

Io non mi sono mai fatta forza del mio passato di malata di cancro, ma in quel momento mi è venuto naturale rispondere “Sì, ma io allora ero ammalata e non di influenza”.

E questo, sommato ad altre situazioni a me incomprensibili, hanno scatenato la rabbia e la frustrazione.

Fra poco vado a prendere LaMiaMamma per una colazione assieme, aspettando che esca il sole

SENZA TITOLO

Sezna titolo, non saprei che titolo dare, è un fermento, una ridda di emozioni, di scoramenti che si abbattono su di me.
Non se potrò reggere ancora molto.
Sto cedendo, oggi proprio sento tutto il peso della situazione, tutte le più buone e belle intenzioni oggi sono rollate.
Sotto il peso di un’ennesima visita al Centro Protesico di Vigorso, sotto il peso di un ennesimo racconto di tutta la storia clinica ad un altro medico.
Sotto il peso dell’incontro con il tecnico protesista per la prova della protezione al moncone del dito che non c’è più.
E le sue parole, di incoraggiamento, le sue parole per spiegare la situazione:
“La tua testa ora comanda la mano dicendole di proteggere quel membro della famiglia-mano che non c’è, la tua testa ti fa muovere la famiglia-mano in maniera che tu quel membro che è in sofferenza tu non lo debba usare, ma con questa protezione, noi proviamo ad ingannarla, dicendole che sì il membro della famiglia sta soffrendo, che la famiglia deve imparare a supplire alla sua menomazione , noi le stiamo dicendo che lo proteggiamo dagli urti,dalle aggressioni e che lui può contribuire al lavoro della mano con le se ridotte possibilità”
E’ un discorso di buon senso, è un discorso pratico e intelligente, ma a lungo andare ci si stanca di questi bei discorsi, si vorrebbe sempre e solo sentire parlare di calcio, degli amori di Belen e di altre “nefandezze” del genere.
Oggi sono molto stanca

MESSAGE IN A BOTTLE

Ma siete proprio sicuri di voler passare alcuni giorni di vacanza con me?
Voi lo sapete, vero, che io posso essere ingombrante.
Voi lo sapete, vero, che sono lunatica,
Voi lo sapete, vero, che io posso essere invandente e snervante.
E voi dopo tutto questo volete passare alcuni giorni di vacanza con me?
Voi lo sapete, vero, che rischio di rovinare tutto, sia a voi che a noi.
E voi dopo tutto questo rimanete convinti della vostra decisione?
Voi lo sapete, vero, che quando sono stanca divento insopportabile.
Voi lo sapete, vero, che quando ho fame divento ignorante come un capra.
E voi, nonostante sappiate tutto questo, avete deciso di intraprendere alcuni giorni di vacanza in giro, senza una meta precisa, con me?
Io non sarò a posto, ma anche voi!

CI VUOLE PAZIENZA

Con me ce ne vuole tanta.
Sono lunatica, metereopatica.
Vado a letto la sera con il sorriso, mi sveglio al mattino con un muso che mi arriva ai garretti.
sono tranquilla, serena, ma poi di punto in bianco basta che qualcuno cambi canale alla televisione*, che divento una iena, capace di assilire il mal (o la mal) capitato/a a male parole, con uno sguardo feroce che non lascia presagire nulla di buono.
Ho degli sbalzi d’umore tremendi, un momento rido, l’attimo successivo sono triste, e le lacrime a portata di mano.
Ci vuole tanta pazienza, anche da parte degli amici di Facebook, che vengono presi di mira dal mio insano ascoltare perennemente Radio San Marino Classic, postando sulle loro bacheche delle canzoni improponibili e brutte già allora, figuriamoci ora.
Con me ce ne vuole tanta, io con me stessa ne ho poca, non mi sopporto molto.
Con me ci vuole tanta pazienza, ma io ne ho poi tanta con gli altri.

* mi arrabbaio perchè io uso la tele come radio e, se non sono in stanza, ma vago per casa mi fa compagnia, ascolto musica e il tempo passa, ma guai entrare in casa e cambiare canale, per guardare un qualche canale becero….