MALUMORE

Imperante e strisciante.

Quel malumore che scava una profonda ruga in mezzo agli occhi e fa assumere al viso un’aria arcigna.

Culminato, in questi ultimi giorni, in sogni ricorrenti che mi fanno partire al mattino con il piede sbagliato.

E’ cominciato utto sabato sera, quando ho realizzato che lunedì prossimo dovrò fare la Tac polmonare di controllo. Niente di preoccupante, tutto nella norma, ma c’è un unico neo: la struttura presso la quale dovrò eseguire l’esame.

Non mi piace, mi fa paura, è vecchia, è obsoleta, ambulatori vecchi in una vecchia struttura che mette ansia e angoscia solo a vederla.

Quelle strutture da film di terza categoria, quelle strutture dove un medico pazzo può dare sfogo a tutti i suoi malsani desideri, una struttura alla Dario Argento.

E la cosa mi spaventa, la cosa sta cominciando a tormentare anche i miei sogni, che tormentano il mio sonno, facendomi alzare al mattino più stanca della sera precednete, che influiscono sul mio umore rendendolo nero, triste e noioso.

Ed è da domenica che sono di cattivo umore, che mi sta sopraffacendo, che mi rende apatica e ancora più asociale di quello che normalmente sono.

E dovrò far passare ancora tutta questa settimana e dovrò cominciare a tenere a bada la paura che sta cominciando a serpeggiare, anche se so che è una paura dettata solamente da mie impressioni, impressioni solamente soggettive.

Io in ansia.

 

 

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GIORNATE SURREALI

E’ cominciato l’ennesimo giro di giostra dei controlli.

va tutto bene, sono sempre più fiduciosa, non ci penso nemmeno più di tanto, non mi interessa, li faccio, li debbo fare, debbo rassegnarmi che tutti gli anni dovrò perdere tempo dentro agli ospedali per esami, visite e contolli.

Ma tutto questo tempo e i digiuni che faccio chi me li restituisce.

Il tempo che sottraggo alle letture, alle chiacchiere e alle olazioni in solitaria chi me li restituisce, chi mi restituisce quell’anno perso 13 anni fa? Perso fra paure, interventi chirurgici , chemioterapia e radio terapia?

Io ho un forte rimpianto di tutto quel tempo sospeso, che ogni tanto prepotentemente si affaccia con i suoi ricordi bui, pesanti e tristi.

Oggi ho nostalgia di Boston

AVEVO SCRITTO

Avevo scritto un post, frustrante, ingastrito e arrabbiato.
ma poi rileggendolo l’ho cancellato, mi è quasi sparita tutta la rabbia.
No, non è sparita, ma il malumore rimane, forse un po’ stemperato, ma rimane sotto, in sordina.
Ci sono alcuni punti nella Sanità italiana che mi sfuggono, o meglio, li ho ben presenti e li chiamo sprechi.
E questi sprechi mi fanno ingastrire, perchè alla fine, siamo noi utenti che ne paghiamo le conseguenze.
Il chè significa perdita di tempo e di denaro pubblico, per eseguire esami inutili, che potresti benissimo risparmiare, decidendo di passare subito alla soluzione, cioè all’intervento di asportazione, senza passare dell’isteroscopia e dall’istologico, tanto sai che quel polipo è da togliere, cosa ti cambia analizzarlo prima? Tanto lo analizzi subito dopo l’asportazione, quindi..almeno per dare una parvenza di risparmio, il punto 2 saltiamolo e passiamo al punto 3. magari con un’anestesia un po’ più seria, per non far star male più di tanto il paziente!

LE FRAGILITA’

Stamattina mi sento fragile,con le lacrime in tasca.
Stamattina tutto quello che esula da me, dal mio ombelico mi irrita, tutto quello che non gravita attorno al mio mondo mi disturba.
Sono pronta ad azzannare alla giugulare chiunque si metta di traverso.
L’esame dell’altra mattina mi ha destabilizzata. Ho provqto tanto dolore, ho pianto, ho pianto di dolore, di rabbia e di paura.
E l’infermiera che mi era a fianco ha capito la mia paura, l’ha sentita e si è attivata, nel suo piccolo credeva di dire una banalità, ma accompagnarmi in quel salottino di fortuna ricavato in un angolo dello studio, farmi sedere davanti ad una sedia che fungeva da tavolino, con un thermos di teà caldo, fette biscottate, miele, marmellata e biscottini. mi ha risollevato il morale, mi sono sentita accarezzata, mi sono sentita meno depressa.
Ci vuole poco e, questo poco, le donne sanno trovarlo.

A VOLTE

Vorrei non pensare, a volte vorrei vivere nell’ignoranza. Si vive bne nell’ignoranza, non si sa, non si chiede, non si conosce e si lascia che tutto scivoli via, nell’indifferenza più totale.

A volte non vorrei mai cominciare i controlli, sono uno stress, una perdita di tempo…chi mi “rimborsa” tutto il tempo che perdo nelle sale d’aspetto degli ospedali in attesa di una chiamata.

Due giorni fa mi dicevo che, il prossimo anno, inverto i mesi e la sequenza degli esami, chissà che qualcosa non possa migliorare.

Ieri mi dicevo che sono stufa, che lascio perdere, che questo è l’ultimo anno di controlli così serrati, che lascio andare le cose come debbono andare e me ne sto alla finestra a guardare, che venga quel che venga.

Niente di grave e di irrimediabile, ma sempre con quel qualcosina in più, sempre quella riga in più, sempre quel qualcosa che si va ad aggiungere, sempre quel qualcosina in più che rovina l’umore.

UNA RICARICA DI ENERGIA

Una pedalata, una metà da raggiungere.

In silenzio, da sola e al sole.

Attraverso parchi e giardini, su piste ciclabili e vialetti ricoperti di foglie gialle,rosse e marroni.

Niente e nessuno che rompe questo equilibrio, fra me, la mia bicicletta, la pedalata sciolta e il paesaggio che mi circonda.

Silenzio e natura a pochi chilometri dalla città.

Silenzio, rotto solamente dal vento che ogni tanto si alza, dal rumore lontano di una strada e dalle foglie smosse dal vento.

Una ricarica di energia per i giorni a venire che saranno importanti e passati fra un esame e l’altro.

Magia di un mese di novembre colorato di giallo, rosso e marrone.

LE DIFFERENZE

Trova le differenze fra una sala d’aspetto di un qualsiasi ambulatorio ospedaliero e la sala d’aspetto di un ambulatorio si senologia.

Qui c’è silenzio, rispetto e serenità.

Ognuna di noi è in attesa di una chiamata, ma nessuna borbotta,nessuna si lamenta di un eventuale ritardo.

Qui non c’è nessun uomo che accompagna di mala voglia, qui gli uomini accompagnatori sono silenziosi e di vero supporto.

Qui siamo tutte donne consapevoli che il tempo passato qui  dentro è un tempo prezioso, un tempo che può fare la differenza fra la vita e la morte.

Un tempo, che a volte, è pieno di ansia e paura, ma sai di essere in buone mani, un tempo in un luogo dove ti prenderanno per mano e ti guideranno in un percorso a volte difficile e in salita, ma non sempre è così. Spesso ti salutano cn un “arrivederci al prossimo anno”.

E il tempo dell’attesa si fa leggero ed un luccichio di contentezza attraversa gli occhi di ogni donna presente in sala.

Mi accingo a far passare  il tempo in attesa di essere presa per mano.