TIRIAMO LE SOMME

Ho bisogno di mettere i fila i pensieri, i ricordi, le emozioni, le paure.

E’ passato un anno da quel 20 aprile 2019 ore 23,30 che ci ha ribaltato la vita, che ci ha fatto ripiombare nell’incubo cancro.

E’ passato un anno fatto di paure, di dolore e di fatica, specialmente da parte de LaMiaMetà che ha combattuto con tutte le sue forze ed energie la bestia che stava tentando di rialzare la testa, la bestia che stava tentando di rovinarci, di nuovo, la vita.

E’ passato un anno da quel giorno, lui ci ha messo tutto il suo impegno, si è fatto quasi un anno con il farmaco di seconda linea che tutti i giorni, picchiava sempre più duro, faceva il suo sporco lavoro, ma ad un  prezzo veramente molto alto per lui.

E’ passato un anno, durante il quale i medici ci hanno tenuti per mano, sorreggendoci nei momenti di paura e sconforto, trovando sempre le parole per spronarlo ad andare avanti.

E’ passato un anno durnte il quale tutte le persone a noi vicine, amici e parenti, hanno fatto tutti la loro parte, sostenendoci, aiutandoci, prendendoci sotto braccio  e conducendoci verso luoghi e momenti di leggerezza e serenità, ognuno di loro, alla loro maniera, hanno messo tutti in campo le loro energie per passarne un po’  a noi.

Quando, finalmente, fu presa la decisione di intervenire chirurgicamente, abbiamo stretto i denti, ci siamo lasciati consigliare, fidandoci ciecamente dei medici che fino ad allora, e tutt’ora, si stanno occupando non solo de LaMiaMetà, ma, indirettamente, anche di me.

Onestamente speravo, mi auguravo che, dopo un anno così travagliato, avessimo il diritto di tirare il fiato, di sgombrare la mente e di pensare solamente ad andare in giro , in auto, in moto, di riprendere in mano i fili da dove si erano spezzati, e ripartire, lasciandoci tutto alle spalle.

Invece, questo tempo di leggerezza non è ancora arrivato, ci ha pensato il covid-19 a metterci in attesa, la moto è ancora giù in garage senza assicurazione, l’auto si muove il minimo sindacale per andare da casa all’officina e basta, i sabati e le domeniche le passiamo in casa, come tutti, cercando di non farci abbruttire dalla quarantena.

Ma siamo fiduciosi che, prima o poi, tornerà il sereno, la Tata potrà tornare da noi (ci manca tanto), io potrò riabbracciare stretta stretta LaFiglia, potrò rivedere IlCompagno della figlia e farmi due risate con lui, potrò rivedere LaMiaMamma, farmi abbracciare e baciare da lei come nostro solito, potremo rivedere tutti gli amici, riprendere la nostre abitudini, tornare ad andare in centro per un giro, una piadina a Cervia e tutto quello che abbiamo sempre fatto per stare bene e assieme prima del covid-19.

Non ci ha fermato il cancro, non possiamo di certo farci fermare da un virus.

ADESSO SILENZIO

Adesso silenzio, è quello di cui abbiamo bisogno, è quello di cui ho bisogno.

Quel silenzio buono, caldo e che culla, quel silenzio che mette tranquillià.

Adesso silenzio, lasciamo lavorare i farmaci e spegniamo i pensieri, cominciamo, debbo cominciare, ad essere più sereni, rispettare i tempi che ci sono tati dati.

Adesso silenzio, che proviamo a ricominciare a vivere normalmnte e piattamente.

Quel silenzio che cura tutte le ferite, quel silenzio che aiuta a dimenticare i momenti brutti passati.

Quel silenzio che serve per tornare all’anonimato di una vita tranquilla di due persone di oltre 60 anni, che vogliono assaporare il presente e tanto futuro assieme.

Silenzio che ogni attimo è prezioso.

 

ASSIEME

Assieme, quasi inseparabili.

Assieme a riposare, a recuperare energie, a trovare momenti di allegria e ironia, quella che mi mancava tanto negli ultimi tempi, la tua ironia, il tuo modo di scherzare.

Assieme a passeggio nel primo pomeriggio, durante le ore più calde della giornata, assieme per respirare la stessa aria.

Assieme mettendo in fila visite, esami controlli, ricordadoci a vicenda tutti gli impegni, come segno di affetto e di bene.

Assieme, vicino a me, quano ogni tanto il respiro mi si mozza, quando ti guardo dormire sul divano e vedo la stanchezza sul tuo volto.

Assieme passeremo anche questo passaggio stretto, assieme rimetteremo in moto la macchina delle cure e del futuro.

“Dobbiamo sostenerci l’un l’altro, sostenerci l’un l’altro. Un tutt’uno, un tutt’uno” (One- U2)

RIENTRO LENTO

Siamo a casa da un paio di giorni.

Io sono ancora parecchio affaticata fisicamente, ma tutto il resto è a posto.

Già l’averlo qui a casa, senza dovermi scapicollare da una parte all’altra della città, è un notevole vantaggio.

Già non avere più lo stress del parcheggio, dove parcheggio la macchina? Troverò da parcheggiare? ha risolto il mal di stomaco e di testa.

Al mattino presto il problema non sussisteva, ma dalle 9 in poi, era una impresa, visto che il parcheggio sotterraneo del policlinico che è caro arrabbiato ed io, dei reni, ne ho solamente due.

Eravamo stanchi tutti due, lui di rimanere confinato dentro a quelle quattro mura, dove il tempo si dilata e la  notte sembra senza fine, io ero stanca di vedere solo camici bianchi e divise infermieristiche.

Ci mancavano le  nostre abitudini, i nostri tè serali, i silenzi reciproci, le parole scambiate a commento di una  notizia o di un programma che stavamo guardando.

Questa parentesi, per ora, è chiusa, ricomnciamo con le 4 pastiglie e andiamo avanti sorreggendoci l’uno con l’altra.

CASA

Finalmente la meta è stata raggiunta, finalmente a casa.

Il vaso era già pieno, la sopportazione de LaMiaMetà era già al limite.

I miei nervi cominciavano a vacillare.

LaMiaMetà era troppo insofferente, comiciavo a temere che non avrebbe retto ancora per molto.

Le mie energie si stavano esaurendo più rapidamente di quanto pensassi.

Ma adesso, buttiamoci tutto alle spalle, approfittiamo di questa settimana di tregua prima di ricominciare a frequentare ospedali, medici, visite, controlli.

Fingiamo di essere in vacanza, anche se la mente fatica a staccare dall’ambiente ospedaliero, forse siamo ancora increduli.

Ma finalmente casa.

CI SIAMO

Ci siamo, anche questo momento è agli sgoccioli.

Finalmente oggi pomeriggio la DottoressadiFerro ha detto sì, domani si torna a casa.

E anche questa volta siamo stati presi per mano, LaMiaMetà è stato più forte di quello he potevo pensare.

LaMiaMetà che ha sofferto, che ha avuto paura, che si è emozionato, che si è lasciato prendere per mano, LaMiaMetà che ho tenuto per mano per fargi sentire la vicinanza, la trepidazione, il mio volere che lui stesse bene, il mio non volerlo mai lasciare solo, perchè quando il gioco si fa duro, si gioca utti asieme e si fa squadra.

Io che ho  tremato, io he ho pianto, io che ho fatto la dura, io che ho fatto la roccia, io che mi sono sentita sulle spalle tutto il suo dolore, tutto il suo malessere, io che mi sono sentita impotente davanti a tanta sofferenza patita.

LaMiaMetà che ha sopportato, LaMiaMetà che non si è mai lamentato, LaMiaMetà che mi susurrava tutto il suo dolore, tutto il uo malesse fisico, LaMiaMetà con lo sguardo annebbiato dagli antidolorifici, LaMiaMetà prostrato dal malessere e dai pensieri neri e pesanti che affollano la mente di chiunque nei momenti di debolezza.

Io e LaMiaMetà che ci siamo sostenuti a vicenda in questi lunghissimi 10 giorni, LaMiaMetà che ha fatto tutto il lavoro grosso per venirne fuori, LaMiaMetà che non voleva pesarmi, LaMiaMetà che si illuminava quando mi vedeva, quando vedeva LaFiglia ma, soprattutto, che rinasceva quando vedeva la Tata.

Io e LaMiaMetà che siamo stati abbracciati, ed io no solo metaforicamente, dai medici che ci hanno sempre sostenuti e accuditi.

LaMiaMetà che finalmente domani torna a casa ed io domani sera, finalmente, non  sarò costretta ad andare a letto con la felpa per non sentire freddo.

LaMiaMetà che ha voglia di respirare aria di casa.

Io che ho voglia di ricominciare a mangiare ad orari decenti e cibo decente, fosse solo anche una pasta in bianco, a casa mia, circondata dal silenzio.

Io e LaMiaMetà che abbiamo già voglia di normalità, banalità e noia assieme.

 

UN FILO DI RESPIRO

Un filo d’aria si intrufola nei pensieri.

Un filo di aria fresca che schiarisce.

Un filo di respiro che si libera.

Visita ad un mese dall’aggiustamento della terpia, fatta.

E adesso respiriamo un po’ meno contratti.

Non abbiamo ancora scollinato il tutto, ma quando un filo di aria fresca, quando un minimo di buone notizie si intrufolano, si respira in maniera più leggera.

Dai che stringendo i denti, sopportando effetti collaterali nuovi e sconosciuti, ce la fai, i tuoi sacrifici, le tue fatiche, in qualche maniera vengono ricompensate.

Hai ancora tanto da lavorare, avrai ancora tanti momenti di crisi, ma tu appoggiati a me, appoggiati alle tue DottoresseCheSempreAscoltano ed in qualche maniera ti aiuteremo con tutte le energie che abbiamo a disposizione.

E adesso salutiamoci, tu verso i tuoi impegni, io a sistemre per l’ennesima volta fogli con resoconti visite, tac, esami, pet.

Ma il “Ciao” che ci siamo scambiati oggi era più allegro.

E VIA DI NUOVO

Con la moto, sotto ad un sole e ad un caldo soffocnte.

Ma a noi piace così.

Quando il mese di agosto ci porta verso l’Ospedale, ci piace farlo in moto.

In silenzio, noi due soli, con il vento caldo che scompiglia e rimette assieme e con il caldo patito dentro al casco, se ne vanno anche i cattivi pensieri.

E a noi il mese di agosto piace passarlo in moto, al sole, al caldo.

Così oggi, come 14 anni fa, facendo la spola casa-Ospedale-casa.

E sotto questo sole che sembra dover ribaltare tutto, ci guardiamo negli occhi, ci sorridiamo e ci ripetiamo che andrà tutto bene.

GELATO

il rito della sera, il gelato sul divano.

Il rito della sera, televisione magari con un bel film, altrimenti mi consolo sapendo che passerò un paio di ore al fianco del Ferrari in silenzio.

il rito della sera, uncinetto guardando o ascoltando la televisione.

Il rito della sera ieri sera, e da un paio di giorni a questa parte, è gelato, televisione e uncinetto, per soffocare il marasma dentro di me.

Marasma fatto di energie che vanno e vengono lasciandomi senza respiro, di pensieri, marasma che a sera mi lascia senza forze.

Ed è una settimana forse nemmeno tanto impegnativa, ma è una settimana che mi lascia con quel piccolo senso di insoddisfazione, che  serpeggia e mette di malumore, togliendo altre energie.

e allora aspettiamo il rito della sera, quando finalmente tutto è silenzio, silenzio interrotto solamente dalla televisione e dalle parole scambiate fra me e il Ferrari.

Il rito della sera: gelato, televisione, uncinetto e chiacchiere pacate

 

TU NON HAI IDEA

tu non hai idea di cosa significhi per me la colazione al bar a metà mattiona.

devi sapere che quella mezz’ora passata da sola, in silenzio, senza nessuno che chiami o che chieda qualcosa, è miracolosa, mi rimette in pace con la vita e con il mondo.

è il premio che mi concedo ogni mattina, quando posso, è il regalo che mi faccio, che ognuno di noi ha il diritto di aver una volta al giorno, un regalo, un momento per stare da solo, lasciando fuori tutto e tutti.

tu non hai idea di come mi senta in pace con il mondo e di come riesca a sopportare tutto e tutti dopo una mezz’ora passata davanti ad una tazza di tè e con un libro iin mano.

è il regalo che mi faccio e che ti faccio tutti i giorni