E VIA DI NUOVO

Con la moto, sotto ad un sole e ad un caldo soffocnte.

Ma a noi piace così.

Quando il mese di agosto ci porta verso l’Ospedale, ci piace farlo in moto.

In silenzio, noi due soli, con il vento caldo che scompiglia e rimette assieme e con il caldo patito dentro al casco, se ne vanno anche i cattivi pensieri.

E a noi il mese di agosto piace passarlo in moto, al sole, al caldo.

Così oggi, come 14 anni fa, facendo la spola casa-Ospedale-casa.

E sotto questo sole che sembra dover ribaltare tutto, ci guardiamo negli occhi, ci sorridiamo e ci ripetiamo che andrà tutto bene.

GELATO

il rito della sera, il gelato sul divano.

Il rito della sera, televisione magari con un bel film, altrimenti mi consolo sapendo che passerò un paio di ore al fianco del Ferrari in silenzio.

il rito della sera, uncinetto guardando o ascoltando la televisione.

Il rito della sera ieri sera, e da un paio di giorni a questa parte, è gelato, televisione e uncinetto, per soffocare il marasma dentro di me.

Marasma fatto di energie che vanno e vengono lasciandomi senza respiro, di pensieri, marasma che a sera mi lascia senza forze.

Ed è una settimana forse nemmeno tanto impegnativa, ma è una settimana che mi lascia con quel piccolo senso di insoddisfazione, che  serpeggia e mette di malumore, togliendo altre energie.

e allora aspettiamo il rito della sera, quando finalmente tutto è silenzio, silenzio interrotto solamente dalla televisione e dalle parole scambiate fra me e il Ferrari.

Il rito della sera: gelato, televisione, uncinetto e chiacchiere pacate

 

TU NON HAI IDEA

tu non hai idea di cosa significhi per me la colazione al bar a metà mattiona.

devi sapere che quella mezz’ora passata da sola, in silenzio, senza nessuno che chiami o che chieda qualcosa, è miracolosa, mi rimette in pace con la vita e con il mondo.

è il premio che mi concedo ogni mattina, quando posso, è il regalo che mi faccio, che ognuno di noi ha il diritto di aver una volta al giorno, un regalo, un momento per stare da solo, lasciando fuori tutto e tutti.

tu non hai idea di come mi senta in pace con il mondo e di come riesca a sopportare tutto e tutti dopo una mezz’ora passata davanti ad una tazza di tè e con un libro iin mano.

è il regalo che mi faccio e che ti faccio tutti i giorni

ANNO DOPO ANNO

E così via, ne sono passati 40.

forse nessuno avrebbe scommesso sulla durata, ma io ci credevo e ci credo ancora oggi.

Nessun rimpianto, nessuna recriminazione, abbiamo lottato e riso assieme, siamo cresciuti assieme, plasmandoci l’uno all’altra.

abbiamo scollinato crisi di tutti i tipi, abbiamo scollinato momenti belli, momenti stupendi, momenti irripetibili e momenti burtti, ma siamo ancora qui, assieme a sorreggerci, a supportarci e a sopportarci.

eravamo giovani e incoscienti, ma avevamo tanta forza, appunto, la forza della giovinezza e dell’incoscienza.

e avanti coi carri, ancora avanti.

COSA VEDO

Qui vedi la passione degli operatori, dei fisioterapisti.
Qui ti guardi attorno e capisci che camminare, salire e scendere le scale, grattarsi il naso o stringere una mano, non è così scontato.
Qui vedi il bene fra le persone, giovani, anziani, bambini che si aiutano e si sorreggono a vicenda, qui gli affetti vengono rinsaldati.
Qui capisci il vero significato della parola “AMORE”, che non è solo quello passionale dei 20/30 anni, ma è quello solido e cemntato dagli ostacoli che la vita a due ha messo davanti.
Qui capisci il valore di un sorriso e anche di una sonora risata, che per te è normalità, ma per chi è qui è vita e gioia.
Qui abbiamo tutti da imparare qualcosa

UN SORRISO

Stanca, svuotata di ogni energia, ma sempre avanti con un sorriso sulle labbra.
Non so se arriva anche agli occhi, ma il sorriso ci deve essere, è il talismano contro la rabbia e lo scoramento.
Un altro fardello si è aggiunto agli altri, un fardello rappresentato da una parola tremenda, pure questa: amputazione.
Si potrebbe dire che è una parte piccola, è il mignolo della mano destra, dito che non si sa quanto sia importante, lo impareremo strada facendo, ma sempre di una menomazione fisica si parla.
Questa volta fatico ad usare il termine giusto, debbo prima digerirlo e metabolizzarlo, poi, prima o poi comincerò ad usarla.
Per il momento ci limitiamo ad usare il termine, o meglio la frase:”….mi sono strappato via il dito durante il lavoro”, e, anche se è un girare attorno alla parola, fa sempre un po’ impressione, è sempre faticoso guardare negli occhi gli amici, i parenti e precisare “…sì, si è staccato completamente, non sono riusciti a riattaccarlo e non ho più un dito”
Faremo l’abitudine anche a questa nuova situazione.
Resta il fatto che da martedì 1 dicembre abbiamo svoltato, facendo un’altra esperienza. venendo a contatto con l’ennesima eccellenza ospedaliera italiana la Clinica della Mano di Modena.
Ma il fardello più gravoso è sulle spalle del Ferrari, del mio amore grande, bello e tanto forte.

PASSEGGIANDO

Assieme e in silenzio, sotto ai portici in una calda mattina d’estate.

Io e il Ferrari ci siamo presi una giornata di vacanza, assieme in centro a Bologna, girovagando per negozi lentamente e allegramente.

Caldo, tanto caldo, ma rimanendo all’ombra dei palazzi medioevali delle piazze e delle stradine del Quadrilatero, si sta bene, a volte si alza anche una leggera brezza che asciuga il sudore che, immancabilmente, questa mattina d’agosto in città muove.

E poi il rientro, leggeri e sereni per preparare le valigie, domattina si parte, Cervia ci aspetta