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QUALCOSA SI SENTE

Qualcosa si sente ,in mezzo a tutto qesto silenzio, qualcosa comincia a sentirsi.

Forse, il sentire, è dovuto aibtanti giorni di silenzio immobile che ha allenato le nostre orrechie, il nostro senso dell’udito a percepire anche il più piccolo sospiro o il fruscio più insignificante.

A volte si sentono le tortore tubare e, mai come quest’anno, il loro suono sgraziato è gradito, almeno spezza il silenzio, il silenzio immobile che a volte attanaglia.

Il silenzio immobile di questi ultimi 15-20-25 giorni, abbiamo perso il conto, era un brutto silenzio, era il silenzio dell’angoscia, della paura dell’ignoto non era il silenzio tante volte invocato nei giorni passati, quanti giorni o mesi fa?, il silenzio che si invocava era quello buono, quello che ti permetteva di pensare e riflettere con calma, senza che il fiato venisse a mancare.

Il silenzio che allora invocavamo, era quello che portava a formulare domande e a cercare risposte.

Il silenzio di adesso è quel silenzio  opprimente, rotto solamente dall’auto della Protezione Civile che passa a ricordarci di stare in casa, perchè stiamo vivendo una emergenza sanitaria, dalla quale non si sa quando ne potremmo uscire, o almeno, se ci comportiamo seguendo le regole, che ci piacciano o meno, ne usciremo in fretta, ne usciremo a piccoli passi, ma questi piccoli passi dobbiamo cominciare a farli, altrimenti ci perderemo in questa immoblità, perderemo altro tempo, che nessuno più potrà ridarci.

Questo tempo e questo silenzio dobbiamo imparare a gestirlo, dobbiamo rifare pace con noi stessi e con il mondo che ci circonda, che ci sta lanciando un messaggio: rallentiamo altrimenti ne va della nostra salute fisica e mentale.

Qualcosa si sente, qualcosa che porta ad alleggerire l’animo

LA SOCIALITA’

Mi manca la socialità, ma non quella caciarona degli aperitivi, delle bevute fino a tarda notte o delle serate fra sole donne.

Mi manca la socialità da signora di 60 e passa anni che è abituata a stare sola, ad apprezzare il silenzio, a leggere e riflettere.

Mi manca la socialità di un giro in bicicletta in solitaria, per rimettere assieme i pensieri.

Mi manca la socialità fatta con LaMiaMetà facendo una passeggiata in centro da soli.

Mi manca a socialità del vi-a-vis con le poche persone con cui parlo volentieri.

Mi manca lo scambio di idee parlando e guardando negli occhi la persona con cui sto parlando e, magari, anche ridendo.

Mi manca la socialità fisica, di contatto.

COSA MANCA

Cosa mi manca, cosa non mi manca.

Non manca nulla di materiale e di fisico, manca l’empatia, manca il poter vedere le prrsone che fino a ieri l’altro vedevo, manca la quotidianità fatta di alcuni punti fermi, di ripetitività giornaliera e quotidina, uguale  tutte le mattine.

Una ripetitività calmante e rassicurante.

Mi mancano gli abbracci, mi manca la Tata.

Mi mancano gli abbracci de LaMiaMamma, certo potrei andare da lei, basta l’autocertificazione, esco dal mio comune, entro nel suo dicendo che è anziana e le sto portando la spesa, ma poi? Quando arrivo non posso abbracciarla, non posso farmi abbracciare da lei, quegll abbracci che facevano tanto bene al morale di tutte due.

E se non posso abbracciare LaMiaMamma, tanto vale non vada, sarebbe troppo grande il magone che mi porterei dentro e che terrei dentro di me, da sola a casa.

Mi mancano gli abbracci.

 

ALLA FINESTRA

Stiamo alla finestra, in tutti i sensi.

Aspettiamo l’evoluzione di questa quarantena, aspettiamo.

Ma, soprattutto, stiamo alla finestra, riscopriamo il gusto, perso tantissimo tempo fa, di guardare fuori dalle finestre di casa, ma senza la morbosità di allora.

Guardiamo quello che ci circonda, che fino a 20 giorni fa non sapevamo nemmeno che piante avessimo nei giardini.

Guardiamo fuori dalla finestra la campagna silenziosa e in piena fioritura.

Riscopriamo la bellezza che ci circonda, ammantata di un silenzio che, sul momento, è surreale e fa quasi male, ma poi si scoprono le bellezze del silenzio, della lentezza, della solitudine, delle strade sgombre.

fino a 20 giorni fa niente e nessuno si rendeva conto della bellezza che ci circondava, ma stando alle finestra mentre ci diamo un po’ di crema idrante alle mani, guardando con occhi nuovi il paesaggio che ci circonda, si può fare scorta di tranquillità e serenità.

Guardando fuori dalla finestra, vedendo che il mondo va avanti, nonostante la quarantena, che anche noi possiamo benissimo andare avanti, anche senza uscire tutti i giorni per socializzare, sappiamo che prima o poi finirà e tutto tornerà come prima.

tutto tornerà come prima? Ci vorrà tempo e forse, come prima, non ci sarà più nulla, avremmo riveduto tutte le nostre priorità ed esigenze.

Guardiamo fuori dalla finestra, riscopriamo un rito antico, il saluto con il dirimpettaio.

LA BAIA DEI 12 APOSTOLI

Una chat con un’amica la scorsa settimana.

Si parla, scherzando, di come vorremmo il nostro funerale.

Io, intanto, ho esordito dicendo che al mio funerale vorrei della musica, la musica che mi deve accompagnare è il Canon in D major di Pachelbel.

Lei mi ha chiesto quali sono i miei desideri per quando non ci sarò più, come voglio esser lasciata andare.

“Cara, molto semplice, Io mi farò cremare, e il mio più grande desiderio, anzi, il mio ordine è che le mie ceneri vengano sparse davanti alla Baia dei 12 Apostoli in Australia”.

C’è stato un momento di silenzio, non riusciva a capire il perchè di questo mio desiderio, anzi ordine.

Spiegato il mistero: il mio più grande desiderio è sempre stato quello di visitare l’Australia, visto che a questo punto, rimarrà sempre e solo un sogno o un desiderio, il Ferrari, quando io non ci sarò più, sarà costretto a caricarmi in aereo, dentro ad un’urma, e ad andare in Australia a spargere le mie ceneri.

In questa maniera avrò trovato la maniera di andare in Australia.

ARIA DI CASA

E’ l’aria che respiro quando arrivo in Cadore.

Abbiamo passato un altro fine settimana in Cadore, dagli amici storici.

La scusa, questa volta, era il compleanno di Marina.

E quando il Cadore chiama, noi corriamo, io scalpito per ritornare in mezzo a quelle che sono veramente montagne, quelle che accarezzano e abbracciano man mano che ci avviciniamo.

Il Cadore, con i suoi caldi colori autunnali, anche questa volta ci ha regalato due giorni fantastici, fatti di chiacchiere, di calore e di amicizia, quella bella e sana che scalda il cuore.

In montagna, dove riesco sempre a rimettermi in pace con il mondo, dove riesco a rilassarmi, dove lascio sempre un pezzetto di cuore tutte le volte che ripartiamo per tornare a casa.

Il Cadore, la montagna dove sogno sempre di poter tornare per isolarmi quando il mondo della pianura comincia a starmi stretto, dove nessuno mi conosce e posso essere sempre me stessa, senza che nessuno si intrometta perchè sono scontrosa o poco socievole, perchè la gente di montagna è poco socievole, ma lo è con onestà e sincerità, lo è facendoti capire che, in caso di bisogno, loro sono lì pronti ad aiutarti concretamente.

Il  Cadore, l’Alto Adige dove sogno di tornare.

MI PIACEREBBE………

….saper guidare la moto, ma il peso mi spavanta.

…..possedere una casa con un grande spazio interno e uno esterno dove poter riunire gli amici e le persone che amo, come nelle vecchie case da contadino dove la grande cucina riuniva, una volta a settimana, tutta la famiglia per pranzare assieme, magari lasciando fuori dalla porta tutte le beghe e le invidie di allora.

……. che il tempo, quando faccio qualcosa di piacevole, scorresse più lentamente, mentre quando sono presa da faccende fastidiose e moleste, scorresse via velocemente, come un fulmine.

…… che questa temperatura gradevole e tiepida si mantenesse per tutto l’anno, starei meglio fisicamente, il mio umore ci guadagnerebbe e sarei meno lagnosa, stufando meno chi mi sta attorno.

….. che fossero già arrivate le vacanze di Pasqua per poter avere la Tata a casa da scuola, poter andare a zonzo con lei per il centro, facendo tutte quelle cose belline e carine che ci piace tanto fare assieme.

…….. che la Tata, per le vacanze di Pasqua, avesse pochi compiti, per avere il tempo (vedi sopra).

……. andare via da sola una settimana in montagna o al mare, anzi meglio al mare, per poter avere il tempo di fare veramente sempre e solo quello che mi va, per poi cominciare a lamentarmi dopo 2 giorni perchè mi manca casa.

….. che la torta che ho appena infornato, presa dal blog di Cecilia, venisse incredibilmente buona

……. fare tante cose, ma mi accontento di quello che riesco e che ho, 9 anni fa non credevo più di  aver ancora tanto tempo davanti, di arrivare a questo punto e non riuscivo più a fare programmi così a  lunga scadenza.