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BENTORNATA….

…quasi normalità.

Fatta di spesa, di telefonate per prenotare visite, di voci e di parlate a voce alta degli anziani del centro dietro casa.

Quasi normalità che mi aiuta ad avere un sorrisino un po’ stiracchiato pensando  al Cadore e agli amici fuori regione che, con calma, prima o poi riusciremo a rivedere.

Intanto ieri per caso, senza programmare nulla, abbiamo rivisto gli Storici di Ferrara, ci siamo trattenuti a stento dall’abbracciarci, erano 4 mesi e mezzo che non ci vedavamo.

E’ stata una emozione molto forte, una emozione che non pensavo più di provare, invece…

Bentonate belle emozioni.

HO PERSO IL CONTO

Ormai non so più da quanti giorni siamo in casa, con le poche uscite per arrivare al negozio del fruttivendolo a comprare frutta e verdura e lo smaltimento dell’umido.

La spesa grossa è cmpito de LaFglia una volta a settimana, meno luoghi molto affollati frquento meglio è, dobbiamo pensare a proteggere LaMiaMetà

Una cosa certa la so, tutti i martedì sera esco per portare fuori il sacco della plastica e dell’indifferenziata, che verrano raccolti il giorno dopo dagli addetti.

A volte fatico a dare il nome al giorno della settimana.

Ho perso il conto dei giorni e delle ore che si snodano uno uguale all’altro, le ore che si snodano una dietro l’altra scandite dai pasti e dalla routine quotidiana.

Routine quotidiana che adesso va arriccita di altre mansioni che dovrebbero riempire le ore che, fino a oco tempo fa, passavo fuori casa, fra spesa, pedalate, passeggiate e puntatine da LaMiaMamma.

Sto riscoprendo la lentezza, il ponderare e pensare a quello che sto facendo, senza proiettare la mente sempre al dopo, tenendo d’occhio l’orologio, sempre di corsa ed in affanno, come se non avessi abbastanza tempo.

Invece…è bastato un essere invisibile, ma tanto letale, per ridimensionare tutto e riscoprire che le cose si possono fare con lentezza e senza cercare di fare sempre più in fretta per tentare di recuperare tempo, minuti o ore per cose che, alla fine della giornata, non siamo riusciti a fare, nonostante la corsa contro il tempo.

La lentezza che mi ha portato, finalmente, a fare quelle cose che prima venivano immancabilmente relegate in fondo, se avanzava tempo.

Cose come una telefonata, un pensiero rivolto ad un amico lontano, un pensiero per una persona cara persa, un capitolo in più letto , ascoltare il sienzio che è sempre una bella cosa da fare, perchè il rumore del silenzio è sempre pieno di nuove riflessioni e di nuovi pensieri.

E i giorni passano, fra una settimana sarà Pasqua, ma non importa, la Pasqua tornerà anche il prossimo anno.

Le feste tornano, è il tempo che stiamo passando in attesa che non ci verrà restituito.

FUGA

Via verso il Cadore, dove Marina e Alberto, con la loro amicizia, con il loro calore e i loro abbracci, riescono sempre a lenire i dolori e le angustie.

La settimana appena passata è stata pesante, io una settimana così non la voglio più passare, specialmente il martedì e il giovedì, mi hanno tagliato le gambe.

Già lunedì sera cominciavo a pensare a Mia, poi martedì mattina alcuni messaggi con Renato, ma sempre in attesa e con il fiato sospeso.

Dopo il primo messaggio di Renato, è arrivata la mazzata, il messaggio di una Compagna di Merende, che ci diceva che era morto di un ragazzino, compagno di classe della Tata, un ragazzino di 13 anni non può e non deve fare scherzi del genere a noi adulti.

Ansia e angoscia che si sono sommate, hanno creato un mix micidiale di dolore, per poi culminare giovedì al funerale.

Ma non era ancora finita, la ciliegina sulla torta, telefonata dell’oncologia del Ferrari con TAC fissata per sabato mattina.

Il vaso è tracimato.

Il telefono, il numero di cellulare di Marina fatto in maniera compulsiva “Sabato Fabio deve fare tac di controllo, siamo in ansia, questa settimana è successo di tutto, ma noi sabato mattina, dpo la  tac, partiamo e arriviamo”

“Vi aspettiamo ho visto e ti ho seguita su Facebook in questi giorni, non ti ho chiesto nulla, perchè sapendo che sareste arrivati, preferivo domandare  cos’era successo alla Tata, guardandoti negli occhi”.

E sabato alle 11 siamo partiti, con i nervi tesi e sembrava che tutto remasse contro, un piccolo ritardo nella chiamata dell’operatore, una messa a punto dei macchinari, l’esame che è stato un po’ più approfondito, tutti i semafori rossi per raggiungere l’entrata dell’autostrada, ma alla fine quando, dopo la galleria di Conegliano, ho cominciato a vedere le Dolomti, ho ricominciato a respirare, la mente si è alleggerita e il peso sulle spalle si è allentato.

Casa, mi sono sentita a casa, fra le loro calde braccia, ascoltando le loro parole, mentre mangiavamo pane e salame, visto l’orario, ma è stato il pane salame più buono che ho mangiato negli ultimi tempi.

E la passeggiate con loro, sotto un  cielo plumbeo, ma il parlare, ascoltare le loro parole, ha messo tutto in secondo piano, ero a casa, ero fra amici e il loro calore ha sciolto un po’ il  nodo.

Io sono già anziana, ho già una certa età e una giornata come martedì e una come giovedì non le voglio più passare.

La prossima volta non  so come ne potrei uscire.

LA SERENITÀ

“Cri oggi a pranzo, per favore, non cucinare la pasta, solo verdura, grazie”

“Stai poco bene?”

“No, sono ancora pieno da ieri e da ieri l’altro”.

Facciamo alcuni passi indietro.

Sabato sera avevamo a cena i ragazzi, con la Tata e la Cocca, sono rientrati dalle vacanze in Croazia, vuoi non prenderli a cena per farsi racocntare un po’? Vuoi non averli a cena per godersi un po’ la loro compagnia?

E allora che cena sia…..ma leggera, spaghetti al pomodoro, prosciutto e melone, bresaola con gorgonzola e frutta.

Ma poi si sa, in compagnia si mangia meglio e, sempre, un peletto in più.

Ieri  era il grande giorno, dopo un anno, avremmo rivisto Mia e Nato.

Naturalmente essendo loro persone gioviali e che non disdegnano il buon desinare, li abbiamo portati a mangiare crescentine e tigelle. E lì nessuno si è tirato indietro, abbiamo fatto onore a tutto quello che ci è stato servito in tavola, vuoi mai che poi la cuoca si offendesse, non sia mai detto.

Al rientro a casa, ci siano apprestati  far passare il pomeriggio, chiacchierando piacevolmente, ma ridendo anche tanto, lì, nel mio ambiente, si è svegliato il pagliaccio che alberga in me, raccontando le serate e nottate umarelliche a guardare la posa del ponte del People Mover.

Vuoi non raccontare le avventure umarelliche con gli anziani del Centro Anziani che abbiamo dietro casa? Vuoi non raccontare loro, con mimica allegata, il passaggio degli umarells durante i lavori  per tappare le falle del sistema idrico paesano?

Il Clou è avventuo quando, verso le 18, sono arrivati Claudia e Mauro, gli amici storici di Ferrara.

Dopo le dovute presentazioni, ho ripreso il mio spettacolo teatrale, raccontando  loro il mitico “Muoriiii predaaaa”, del quale hanno sempre sentito parlare, ma non avevano mai visto in diretta.

Credo che boato che è esplso in casa alla fine della scena, l’abbiano sentito fino al paese qui a fianco.

Naturalmente Mia e Renato ad un certo punto ci hanno salutati, con grande rammarico ho dovuto lasciarli partire, ma io li avrei tenuti qui anche a cena.

Oggi Claudia compie gli anni e noi abbiamo festeggiato in anticipo andando a mangiare una pizza, onestamente io ero ancora piena dal pranzo e dalla merenda, ma una pizzata per festeggiare non si rifiuta mai.

E anche lì tante chiacchiere e tante risate, tipo:

“Cri ma LaFiglia quanti anni ha già? Sai che io me la ricordo ancora piccolissima, appena nata?”

“Mauro, tranquillo LaFiglia ha 40 anni”

Mauro è sbiancato, ha rischiato di cadere dalla sedia , ci siamo guardati tutti in faccia e ci siamo detti:

“Come siamo già vecchi”.

Morale, oggi a pranzo solo verdura.

PERLE

Sono come le perle di una collana , i momenti che sto tenendo dentro per ritrovare un po’ di serenità.

L’attentato di Nizza e il tentato golpe in Turchia hanno minato il mio equilibrio e il morale era molto basso.

In più si è insinuata la paura in vista del viaggio oltreoceano che andremo a fare con la Tata al seguito.

Ma in mezzo a tutte queste brutture ,siamo riusciti a ritagliarci un fine settimana in Cadore da Marina e Alberto.

Siamo partiti sabato mattina con la tata e già a Venezia, quando si cominciano  a intravedere le montagne, mi sono sentita sollevata, ma il miracolo è avvenuto a Vittorio Veneto.

Da lì in poi tutto ha assunto un’altra luce, le paure si sono ridimensionate e ho cominciato a raccontare alla piccola un po’ di storia: il Piave, il Tagliamento, Longarone e la diga del Vajont, l’incrocio con la val zoldana e il suo carosello di piste da sci, Pieve di cadore città natale di Tiziano Vecelio, che ha portato i colori del Cadore nei suoi quadri.

E lei ascoltava, domandava e si guardava attorno..

Il pomeriggio del sabato l’abbiamo passato passeggiando sulle rive del lago di Auronzo, dove con lo sguardo si può arrivare ad ammirare le Tre Cime di Lavaredo, ma poi tutto attorno si vedono queste montagne imponenti e tutto questo cielo azzurro e terso che aiuta a respirare e a scacciare i brutti pensieri.

La domenica l’abbiamo trascorsa al rifugio di Luca, il figlio maggiore di Marina e Alberto, rifugio situato sulla cime del Varmost, la montagna che sovrasta Forni di Sopra e lì alla Tata abbiamo potuto raccontare tanto, di quando andavamo lì, con la sua mamma piccola, a sciare, raccontandole di tutte le avventure passate in tanti anni, anni che abbiamo frequentato il paese, che non è un paese mondano, ma è a dimensione di uomo e di famiglia, paese nel quale ho lasciato un pezzetto di cuore.

Ma poi, come ben si sa, le cose belle finiscono e, presa l’ultima corsa della seggiovia per scendere a valle, abbiamo salutato tutti gli amici cadorini e ci siamo rimessi  in macchina per tornare a Bologna, ma con negli occhi e nel cuore i bei momenti passati e la serenità che ci è stata ridata al cospetto di tanta natura ed in compagnia di Maria e alberto, che hanno sempre un posto speciale nel nostro cuore.

 

RIGENERATA

Da un lungo fine settimana in Cadore.
Dagli amici storici, gli amici conosciuti nel lontano 1982 in Calabria.
Ci voleva, uno stacco dall’atmosfera surreale, dagli ultimi inghippi, dalle ultime situazioni frustranti che si erano create.
quella appena trascorsa è stata una settimana faticosa, fatta di telefonate inmprovvise, di ribaltamenti per le vacanze di agosto a Cervia, che quest’anno hanno rischiato di saltare, e che comunque sono state rivoluzionate.
quella appena trascorsa è stata la settimana in cui ho visto la Tata piangere e singhiozzare per i suoi sogni agostani frantumati così, all’improvviso, ma poi l’ho vista risollevarsi un po’ quando ha capito che almeno una settimana con le sue amiche marine l’avrebbe trascorsa, ma tutto il marasma non ci voleva, ha sfiancato anche noi adulti, che ci siamo visti improvvisamente senza nessun riferimento per le vacanze d’agosto.
ma poi in qualche maniera abbiamo rimediato e almeno una settimana a Cervia la passiamo, non è il massimo, ma a fine giugno non puoi pretendere di trovare nulla di più.
e all’orizzonte questo lungo fine settimana con Marina e Alberto, con le chiacchiere fatte, ascoltate, i tanti momenti allegri passati assieme, sapendo che dall’altra parte ci sarebbe stata una persona che capiva i nostri pensieri, e che noi avremmo capito i loro.
E’ stato un fine settimana rinfrescante, dove tutto si è snodato lentamente e senza ansie, lasciando spazio alle loro esigenze e prendendo spazio per le nostre.
Le colazioni da Berria sono una sosta obbligata, guai a non fermarsi, a non gustare le loro brioches, i loro canestrelli ricotta e….pinoli, arancia,cocco…., sono state due inizi di giornata fantastici, una sosta da loro rimette in sesto qualsiasi momento o pensiero storto.
e chiacchierare con Marina e Alberto attorno ad un tavolo, spiluzzicando pasticcini mignon è tutto quello che si può chiedere per rifare pace con il mondo.

RIDERE RIDERE RIDERE

E’ quello che abbiamo fatto in questo lungo, ma troppo breve, fine settimana.
Venerdì sera ci siamo ritrovati a cena con LaTuaMetà, ed è stato bello, abbiamo parlato, mangiato, riso, eravamo noi dello Zoccolo Duro, e tu eri con noi,LaTuaMetà si è rivelata per l’ennesima volta ottima cuoca e padrona di casa perfetta. Ci siamo un po’ immagonati guardando dal terrazzo la tua rotonda, l’ultimo tuo progetto prima di dimetterti da Sindaco. E tu eri lì con noi, a ridere con noi, ricordando tutti gli anni passati assieme, i primi tempi in quel nuovo paese dove tutti noi cercavamo di assestarci.Ed è stato bello, bello, bello, anzi bellissimissino.
Sabato ci siamo ritrovati a pranzo con soci, mogli e nipote del Ferrari. Era brutto tempo, piovava, faceva freddo, ma in taverna l’allegria e il calore non sono mancati.
Anche lì abbiamo riso, mangiato e ricominciato a ridere, fino alle 5 di sera, quando ci siamo alzati, a malincuore, ci siamo salutati, ma ci siamo anche ripromessi di rifarlo al più presto, siamo stati tutti bene, ci siamo compensati gli uni con gli altri e abbiamo riso .
Ridere non costa niente e fa bene alla vita.

DEL TEMPO…..

…che passa ma non sembra vero.
Sono passati 32 anni da quella vacanza in Calabria, quando ci conoscemmo, ma il tempo si è fermato.
Basta poco, un niente per riannodare i fili che non si sono mai interrotti.
Non è servita la distanza, noi in Emila e voi in Veneto, questa distanza fatta di autostrade e tante montagne, non è riuscita spezzare un’amcizia, un legame che ha sopportato di tutto e di più.
I nostri figli sono cresciuti, sono diventati adulti, hanno già dei figli a loro volta, ma per noi i vostri due “diavoli” sono ancora quei bambini che erano allora, uno si nascondeva dietro la camicia di mamma con una macchinina, e l’altro chiedeva “…un soldo per andare là via…”.
e così, all’mprovviso, la malattia di una persona a noi tanto cara, ci ha riuniti a Cervia in un sabato soleggiato e con un cielo azzurro da cartolina.
e sabato ci siamo regalati un paio d’ore di chiacchiere, tutto è tornato a 32 anni fa, con la stessa voglia e lo stesso piacere dello stare assieme.
il tempo ci è scivolato fra le dita, senza che ce ne accorgessimo, ci siamo ascoltati a vicenda, ci siamo confortati a vicenda, ci siamo salutati con gli occhi lucidi, ma con il pensiero che presto ci rivedremo, e che agosto è qui che arriva e allora, avremo tanto tempo per parlare, per stare assieme, per ridere e chiacchierare di chiacchiere intelligenti per poi ridere come scemi.

LA FELICITA’ E’……

….buttarsi tutto alle spalle e sorridere;
….una serata con la Tata davanti alla televisione guardando un film visto quando la sua mamma aveva la sua stessa età;
….una sabato di sole passato gironzolando per il centro di Bologna con l’amico di Roma;
….pranzare assieme ridendo a crepapelle contenti dell’occasione per stare assieme;
….conoscere altre persone con le quali ridere;
….condividere la merenda assieme seduti e scoprire che “il momento….” del Ferrari è uguale a tanti altri uomini;
….salutarci a malincuore e tentando di tenere con noi anche i nuovi amici;
….mandare indietro le lacrime per la separazione, ma il loro treno stava partendo;
….una domenica con il sorriso stampato sulle labbra e in viso.

MAMMA MIA

che tranvata.
quasi due giorni di virus gastro intestinale mi hanno messa ko.
che brutti momenti, che pianti ho fatto sabato notte mentre vomitavo anche l’anima!
che brutti ricordi.
ma come mi diceva Claudia, c’è qualcuno che muove le biglie e le fa ruotare perchè siano tutte a posto al momento giusto.
e come mi diceva Mia, la fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede enissimo e sa dove colpire per fare più male.
che stanchezza e che fiacca.
è sparita anche la pancia, quella pancetta che mi servirà il 27, ora ho tempo due settimane per rifarmela spuntare.