BASTA POCO

Basta poco per far girare male una giornata, basta un inghippo all’automobile.

Basta una notte semi in bianco, causa digestione complessa e pensiero sul come risolvere il problema automobile.

Ma poi basta poco per svoltare la giornata , da giornata nefasta in giornata normale e luccicosa.

Basta una telefonata ad un Amico, chiedendo aiuto, e questo amico accorre, anzi arriva in bicicletta, controlla, va a prendere la sua auto e mi accompagna dove troverò la maniera di risolvere il problema, ma ancora di più, mi risolve il problema, mi legge negli occhi l’angoscia, l’ansia per il piccolo granello che ha inceppato l’ingranaggio della mia normalità.

Si rimbocca le maniche e nel giro di mezz’ora è tutto risolto, lui ha fatto il miracolo.

Amico storico di Calderara, grazie.

 

 

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CI SONO GIORNATE

Giornate nate storte, giornate che minano fortemente un equilibrio sempre un po’ precario.

Giornate che cominciano presto e ti senti felice, perchè sai che questo tempo presto ti permetterà di assaporare meglio i momenti di relax , ma poi….

…tutto comincia a girare storto: referti da ritirare che non sono pronti, ricette che non si sa bene che strada abbiano preso, e già lì la frustrazione comincia a spingere.

Infine incontri una persona legata alla tua adolescenza, una persona con la quale è sempre piacevole fermarsi e fare due chiacchiere.

Peccato però che questa persona oggi porti la notizia della morte di un altra persona, legata all’adolescenza, che ci ha lasciato per colpa del cancro.

E pensare che per lui avevo tanto tifato 30 anni fa quando si ammalò di cancro, ma poi l’aveva spuntata e tutto si era appianato, la vita aveva ricominciato a scorrere sui binari della normalità, della prevedibilità, finchè….alcune maledette metastasi al fegato, prese sotto gamba e mal diagnosticate, hanno avuto la meglio e se lo sono portato via.

E le lacrime, di rabbia, di frustrazione, di dolore continuano a spingere.

E le parole di un’amica “Piangi…fa bene…bisogna scaricare… E poi respirare…tanto!” rincuorano

QUESTI GIORNI

Sono stati giorni lunghi, sono stati giorni di nervosismo, di post scritti e archiviati.

ho capito che alcune cose debbono rimanere mie.

Sono stati giorni annebbiati dal malessere fisico e anche da un po’ di dolore, da situazioni passate che ciclicamente si ripresentano, giorni in cui mi sono ripromessa che in un futuro sarò meno coinvolta e che non so se tornerò a sottopormi ad un intervento ambulatoriale.

Sono stati giorni in cui ho avuto tempo per rimuginare e non va bene, vengono fuori istinti di vendetta e questo non è buono.

Ma di bello c’è che poi passa e dimeticherò questi momenti di sconforto dovuti a determinati atteggiamenti.

 

 

DI CANZONI, DI RICORDI E NUOVI ORIZZONTI

Gli Stadio hanno vinto Sanremo.
Grande gioia per me, io fan sfegata da 30 anni circa.
Qualcuno, a notte fonda quando ono stati annunciati i vincitori, hap ensato a me ed alla mia gioia.
Io quella notte dormivo, ma la contentezza e la gioia sono state grandi.
Con gli Stadio ho festeggiato la fine della chemio e della radio nel lontano 2004, mi regalai i biglietti per un loro concerto che tennero qui a Bologna al teatro Manzoni. Ci andai con LaMiaMamma e con LaMiaSorella, la fine di quel lungo e tormentato periodo andava festeggiato con loro e degnamente.
Quando ascolto le loro canzoni mi commuovo sempre, spesso gli occhi si inumidiscono, pensando a loro, a quel concerto.
Intanto nuovi orizzonti si stanno aprendo, non si sa dove andrò a parare, mi basta solamente incontrare qualche medico che mi lenisca un po’ il dolore alle ossa che mi tormentata da diversi mesi a questa parte.
Sono stati due giorni faticosi, avanti e indietro per esami, radiografie, ecografie e lunghi tempi d’attesa nelle sale d’aspetto. Ma sempre con tanta fiducia nelle persone che ho incontrato, tutte gentili, disponibili e pronte alla battuta per alleggerire lo snervo delle attese e dell’ascolto delle chiacchiere inutili.
Un ultimo passo, ma con una diversa branca della medicina, mi aspetta lunedì, poi dovrei aver chiuso il cerchio di questi controlli, se ne riparlerà, forse, dopo le vacanze, che stiamo già imbastendo, con l’aiuto della Tata, sempre pronta a dare suggerimenti.
E da stamattina il Ferrari ha ricominciato le terapie a Vigorso, da domani mattina lo accompagnerò anche io, così faremo due chiacchiere durante gli spostamenti, assieme, e io tornerò in quel bar a leggere, ma il libro che to leggendo ora non è quello precedente, questo è un thriller, insomma con questo non si farà teatro, questo rispecchia un po’ il mio umore.

Ma intanto gli Stadio hanno vinto Sanremo

 

UN COLPO DI CODA

Un colpo di coda, debbo dare un colpo di coda, scrollarmi da addosso questa apatia, questa depressione.
debbo fare programmi, distogliere la mente dal pensiero della stanchezza, dell’apatia.
debbo distogliere la mente dal pensiero del dormire come soluzione a tutto.
distogliere la mente dal pensiero di andare a letto, dormire e non pensare.
non servirebbe a nulla, al risveglio sarebbe tutto come prima.
Mi debbo scrollare, non debbo continuare a scivolare lungo questa apatia.
debbo dare un colpo di reni, un colpo di coda e ripartire.

SPARSAMENTE

“Nonna, facciamo l’albero di Natale?”
“No Tata non ne ho voglia. non ho voglia di andare giù in cantina e prendere sù tutti gli ammenicoli”
Dopo un paio di giorni:
“Tata, la nonna ti prende sù tutto, ma l’albero lo addobbi tu e quando è da disfare ci pensi tu”
“Va bene nonna”

“Quando sarò vecchia, rincolgionita e in preda all’Alzheimer, quando non saprò nemmeno più come sarò girata, l’unica cosa che sarò in grado di fare, sarà venire qui da voi medici del Sant’Orsola”
“Per lei è casa?”
“Sì, negli ultimi tempi passo più tempo qui da voi, nei vostri ambulatori che a casa mia”

E sono stanca, tanto stanca, fisicamente, gli occhi si chiudono quando meno me lo aspetto, ho sempre e solamente voglia di silenzio e di lettone caldo, ho il raffreddore che non mi abbandona, mi sento anche un po’ tutta pesta, ma debbo reggere perchè anche la prossima settimana sarà tirata al fulmicotone, e poi, la settimana prima di Natale, ciliegina sulla torta, ritiro un’istologico.

E così abbiamo fatto il botto!

Ecco, questo post sta a dimostrare quanto poco io mi sopporti oggi.

PENSARE E PARLARE

dovrebbe essere una regola. ho usato il condizionale, perchè adesso funziona così, prima si parla poi non si pensa.
e allora io sono stanca di dover spiegare le mie parole, i miei pensieri quando mi viene chiesto di rendere conto di determinati comportamenti, di personaggi esterni alla famiglia.
io dico una cosa, riferita me, a me personalmente, io parlo e metto a nudo un mio stato d’animo, una mia idea, un mio stress, chi sta dall’altra parte, legge o ascolta, poi, senza chiedere nulla, senza doamndare nessun chiarimento, elabora una sua teoria, una sua idea, una sua situazione e la riporta ad un’altra qualsiasi persona, o amico che abbiamo in comune, questa persona si preoccupa e appena vede uno di noi due chiede spiegazioni, preoccupato delle parole che gli sono state riferite.
quello che dei due è stato interpellato cade dalle nuvole, non ne sa nulla di questa situazione, e si impensierisce.
e da lì scatta il mio dovermi giustificare, dicendo chiaramente che io la prima persona, che ha fantasticato con la sua mente contorta e senza chiedere nulla, non la vedo e non la sento da capodanno, e non so esattamente come e da dove abbia tratto deteriminate conclusioni.
ergo, questa persona ha rimaneggiato le mie parole con quello che le diceva la sua testa in quel momento, e la sua testa in quel momento non era connessa, la spina del cervello in quel momento, o forse sempre, non era attaccata, o forse il suo pessimismo le ha fatto elaborare tutto e solo verso disgrazie e malanni, anche la cosa più banale.
io non ho nè tempo e nè energia da sprecare in giustificazioni che non sono dovute, in quanto chi le ha tratte ha difficoltà a sviluppare e a mettere a punto le parole che legge o che sente.