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IRREALE

E’ irreale, è tutto diverso.

Il silenzio, l’immobilità di quelllo che c’è fuori dalle finestre.

E’ tutto diverso da quello che era e, probabilmnte, anche dopo sarà diverso ancora per parecchio tempo, che, tutt’ora, non sappiamo ancora quantificare.

Il rumore del silenzio, in certi momenti della giornta, è assordante.

Ci sono momenti della giornata in cui non si sente nulla e il nulla ci circonda, nessuna voce, nessuna foglia smossa dal vento, nessun uccello che canti o voli fra i rami.

Il niente, il niente più assoluto, nel silenzio e nell’immobilità più totale.

E’ surreale, non  siamo abituati a tutto il “frastuono” del silenzio, a volte gira perfino la testa per il senso di smarrimento, di irreale.

Ma basta poco, per riprendere in mano la situazione, e apprezzare questo tempo dilatato, questo silenzio che ci obbliga, quasi, a riflettere, a rivedere il nostro modo di vivere e di approcciarci agli altri, alle situazioni he fino a ieri erano scontate.

Questo silenzio rumoroso può essre l’opportunità per ognuo di noi, per pensare, guardarsi dentro, apprezzare le piccole cose, i momenti belli, brevi e fragili che tutti i giorni ci sfiorano e nemmeno ci accorgiamo del loro passaggio.

Il silenzio di questi momenti, ci può aiutare a mettere pace ai nostri pensieri, aiuta a rimettere in fila le priorità.

Facciamo tesoro di questi momenti di silenzio

LA MIA BICICLETTA

La ia bicicletta fedele e silenziosa compagna di pedalate e non solo.

Negli ultimi giorni  la preferisco all’auto.

Mi sposto per il paese con lei.

Mi serve per arrivare a prendere il pane, la frutta, la verdura e il latte, non ho nessuna esigenza di fare vita sociale, mi tengo alla larga, non ho voglia di incontrare persone, a parte alcune che si contano sulla punta delle dita, tutto il resto a tempi migliori.

Ma la mia bicicletta ha un potere curativo.

In sella alla bicicletta pedalo, pedalo come una forsennata per smaltire la rabbia ed il nervoso che mi assale quando vedo le file dei carrelli, delle persone tutte ammassate davanti alla Coop per fare spesa, non è stata dichiarata nessuna guerra, probabilmente l’asteroide che ci sfiorerà, manco si accorgerà di noi, non siete morti di fame durante l’ultima guerra, quando il cibo era razionato con le tessere annonarie, non morirete di fame neppure adesso, gli scaffali vengono sempre e prontamente riforniti, non ve ne fate nulla di 15 buste di insalata già pronta, fra due giorni sarà da buttare, di 48 bottiglie di acqua non ho idea di cosa ve ne possiate fare, ma poi, ultima domanda: ma che frigoriferi avete in casa? Dove la stipate tutta la mercanzia che avete comprato?

E io pedalo, fortuna che il paese è pieno di piste ciclabili, che non vengono utilizzate, quindi pedalo in solitaria, pedalo fino allo sfinimento, pedalo sicura che non farò incontri, tanto sono tutti alla coop a fare spesa o impegnati a portare a casa, a piedi, con mille e mille sacchetti pieni, fermandosi ogni 5 passi per riprendere fiato.

E io pedalo maledicendo la stupidità umana che impedisce alle persone di seguire poche e semplici regole, per poter uscire da questo periodo il più in fretta possibile, maledicendo la stupidità che li spinge a far finta di niente ed a guardare solo al loro orticello, senza pensare a chi potrebbe avere problemi grossi da questa emergenza, specialmente se, con il loro comportamento insensato, si prolungherà più del necessario.

Intanto io pedalo da sola e, se non fosse che non bevo alcolici, sarebbe il momento adatto per bere sangria nel parco.

SVUOTATA

Quando ti senti svuotata, perchè gli inciampi della giornata e del giorno precedente ti hanno prosciugato tutte le emergie, non resta altro che sedersi, aprire un libro, leggere e ascoltare un po’ di musica.

Oggi è così, oggi i muscoli non rispondono, oggi tutto è pesante, oggi anche la pazienza sembra stia latitando.

Quando la voglia di cucinare ti abbandona, è il segnale che la corda è toppo tirata e la forza che ti spinge ad andare avanti, si sta lentamente esaurendo.

Occorre fermarsi, rilassare le spalle, buttare fuori tutta la rabbia, scrivere, leggere, non ascoltare il rumore che ti circonda, fermare i pensieri e guardare solo quello che succederà da qui al  inuto successivo, senza far galoppare la mente, non serve a nulla.

Tè, libro e copertina

EQUILIBRIO INFRANTO

Era tutto troppo bello.

La Tata che si stava divertendo a Londra, le foto che invia erano il ritratto di ragazzini che si stavano divertendo facendo una esperienza fantastica, per lei il secondo anno, quindi affrontata con più consapevolezza, più leggerezza, ma anche più impegno per conoscere persone nuove, persone di nazionalità diverse che la stavano arricchendo.

E noi qui tutti felici, ormai rodati nel nostro tran tran quotidiano, con un impegno che aspettavo e che mi mancava: verso le 16 andare alla stazione del paese a prendere LaFiglia di ritorno dal lavoro.

10 minuti tutti nostri, a chiacchierare, a raccontarci i fatti della giornata, ad informarci l’una dell’altra, sostenendoci a vicenda.

tutto troppo bello, troppo perfetto.

Sabato mattins ore 9: “Ciao mamma,  buongiorno, mettiti seduta che ti debbo dire una cosa”

Il tono era normale, ma il sangue nelle vene mi si è ghiacciato lo stesso.

“Mamma, ieri sera ero fuori con la Cocca (la cana), sono caduta e mi sono rotta il malleolo”.

Si è fermto tutto, lo sconforto mi ha preso lo stomaco, la testa si è vuotata, quando mi sono ripresa ho tirato giù 10 calendari di santi.

Non riusciamo a trovare pace, non riusciamo a rialzare un attimo la testa, non ne va dritta una.

Equilibrio precario ed instabile, con qualcosa in agguato sempre pronto a mettere i bastoni fra le ruote

BASTA POCO

Basta poco per far girare male una giornata, basta un inghippo all’automobile.

Basta una notte semi in bianco, causa digestione complessa e pensiero sul come risolvere il problema automobile.

Ma poi basta poco per svoltare la giornata , da giornata nefasta in giornata normale e luccicosa.

Basta una telefonata ad un Amico, chiedendo aiuto, e questo amico accorre, anzi arriva in bicicletta, controlla, va a prendere la sua auto e mi accompagna dove troverò la maniera di risolvere il problema, ma ancora di più, mi risolve il problema, mi legge negli occhi l’angoscia, l’ansia per il piccolo granello che ha inceppato l’ingranaggio della mia normalità.

Si rimbocca le maniche e nel giro di mezz’ora è tutto risolto, lui ha fatto il miracolo.

Amico storico di Calderara, grazie.

 

 

CI SONO GIORNATE

Giornate nate storte, giornate che minano fortemente un equilibrio sempre un po’ precario.

Giornate che cominciano presto e ti senti felice, perchè sai che questo tempo presto ti permetterà di assaporare meglio i momenti di relax , ma poi….

…tutto comincia a girare storto: referti da ritirare che non sono pronti, ricette che non si sa bene che strada abbiano preso, e già lì la frustrazione comincia a spingere.

Infine incontri una persona legata alla tua adolescenza, una persona con la quale è sempre piacevole fermarsi e fare due chiacchiere.

Peccato però che questa persona oggi porti la notizia della morte di un altra persona, legata all’adolescenza, che ci ha lasciato per colpa del cancro.

E pensare che per lui avevo tanto tifato 30 anni fa quando si ammalò di cancro, ma poi l’aveva spuntata e tutto si era appianato, la vita aveva ricominciato a scorrere sui binari della normalità, della prevedibilità, finchè….alcune maledette metastasi al fegato, prese sotto gamba e mal diagnosticate, hanno avuto la meglio e se lo sono portato via.

E le lacrime, di rabbia, di frustrazione, di dolore continuano a spingere.

E le parole di un’amica “Piangi…fa bene…bisogna scaricare… E poi respirare…tanto!” rincuorano

QUESTI GIORNI

Sono stati giorni lunghi, sono stati giorni di nervosismo, di post scritti e archiviati.

ho capito che alcune cose debbono rimanere mie.

Sono stati giorni annebbiati dal malessere fisico e anche da un po’ di dolore, da situazioni passate che ciclicamente si ripresentano, giorni in cui mi sono ripromessa che in un futuro sarò meno coinvolta e che non so se tornerò a sottopormi ad un intervento ambulatoriale.

Sono stati giorni in cui ho avuto tempo per rimuginare e non va bene, vengono fuori istinti di vendetta e questo non è buono.

Ma di bello c’è che poi passa e dimeticherò questi momenti di sconforto dovuti a determinati atteggiamenti.

 

 

DI CANZONI, DI RICORDI E NUOVI ORIZZONTI

Gli Stadio hanno vinto Sanremo.
Grande gioia per me, io fan sfegata da 30 anni circa.
Qualcuno, a notte fonda quando ono stati annunciati i vincitori, hap ensato a me ed alla mia gioia.
Io quella notte dormivo, ma la contentezza e la gioia sono state grandi.
Con gli Stadio ho festeggiato la fine della chemio e della radio nel lontano 2004, mi regalai i biglietti per un loro concerto che tennero qui a Bologna al teatro Manzoni. Ci andai con LaMiaMamma e con LaMiaSorella, la fine di quel lungo e tormentato periodo andava festeggiato con loro e degnamente.
Quando ascolto le loro canzoni mi commuovo sempre, spesso gli occhi si inumidiscono, pensando a loro, a quel concerto.
Intanto nuovi orizzonti si stanno aprendo, non si sa dove andrò a parare, mi basta solamente incontrare qualche medico che mi lenisca un po’ il dolore alle ossa che mi tormentata da diversi mesi a questa parte.
Sono stati due giorni faticosi, avanti e indietro per esami, radiografie, ecografie e lunghi tempi d’attesa nelle sale d’aspetto. Ma sempre con tanta fiducia nelle persone che ho incontrato, tutte gentili, disponibili e pronte alla battuta per alleggerire lo snervo delle attese e dell’ascolto delle chiacchiere inutili.
Un ultimo passo, ma con una diversa branca della medicina, mi aspetta lunedì, poi dovrei aver chiuso il cerchio di questi controlli, se ne riparlerà, forse, dopo le vacanze, che stiamo già imbastendo, con l’aiuto della Tata, sempre pronta a dare suggerimenti.
E da stamattina il Ferrari ha ricominciato le terapie a Vigorso, da domani mattina lo accompagnerò anche io, così faremo due chiacchiere durante gli spostamenti, assieme, e io tornerò in quel bar a leggere, ma il libro che to leggendo ora non è quello precedente, questo è un thriller, insomma con questo non si farà teatro, questo rispecchia un po’ il mio umore.

Ma intanto gli Stadio hanno vinto Sanremo

 

UN COLPO DI CODA

Un colpo di coda, debbo dare un colpo di coda, scrollarmi da addosso questa apatia, questa depressione.
debbo fare programmi, distogliere la mente dal pensiero della stanchezza, dell’apatia.
debbo distogliere la mente dal pensiero del dormire come soluzione a tutto.
distogliere la mente dal pensiero di andare a letto, dormire e non pensare.
non servirebbe a nulla, al risveglio sarebbe tutto come prima.
Mi debbo scrollare, non debbo continuare a scivolare lungo questa apatia.
debbo dare un colpo di reni, un colpo di coda e ripartire.

SPARSAMENTE

“Nonna, facciamo l’albero di Natale?”
“No Tata non ne ho voglia. non ho voglia di andare giù in cantina e prendere sù tutti gli ammenicoli”
Dopo un paio di giorni:
“Tata, la nonna ti prende sù tutto, ma l’albero lo addobbi tu e quando è da disfare ci pensi tu”
“Va bene nonna”

“Quando sarò vecchia, rincolgionita e in preda all’Alzheimer, quando non saprò nemmeno più come sarò girata, l’unica cosa che sarò in grado di fare, sarà venire qui da voi medici del Sant’Orsola”
“Per lei è casa?”
“Sì, negli ultimi tempi passo più tempo qui da voi, nei vostri ambulatori che a casa mia”

E sono stanca, tanto stanca, fisicamente, gli occhi si chiudono quando meno me lo aspetto, ho sempre e solamente voglia di silenzio e di lettone caldo, ho il raffreddore che non mi abbandona, mi sento anche un po’ tutta pesta, ma debbo reggere perchè anche la prossima settimana sarà tirata al fulmicotone, e poi, la settimana prima di Natale, ciliegina sulla torta, ritiro un’istologico.

E così abbiamo fatto il botto!

Ecco, questo post sta a dimostrare quanto poco io mi sopporti oggi.