SPARSAMENTE

“Nonna, facciamo l’albero di Natale?”
“No Tata non ne ho voglia. non ho voglia di andare giù in cantina e prendere sù tutti gli ammenicoli”
Dopo un paio di giorni:
“Tata, la nonna ti prende sù tutto, ma l’albero lo addobbi tu e quando è da disfare ci pensi tu”
“Va bene nonna”

“Quando sarò vecchia, rincolgionita e in preda all’Alzheimer, quando non saprò nemmeno più come sarò girata, l’unica cosa che sarò in grado di fare, sarà venire qui da voi medici del Sant’Orsola”
“Per lei è casa?”
“Sì, negli ultimi tempi passo più tempo qui da voi, nei vostri ambulatori che a casa mia”

E sono stanca, tanto stanca, fisicamente, gli occhi si chiudono quando meno me lo aspetto, ho sempre e solamente voglia di silenzio e di lettone caldo, ho il raffreddore che non mi abbandona, mi sento anche un po’ tutta pesta, ma debbo reggere perchè anche la prossima settimana sarà tirata al fulmicotone, e poi, la settimana prima di Natale, ciliegina sulla torta, ritiro un’istologico.

E così abbiamo fatto il botto!

Ecco, questo post sta a dimostrare quanto poco io mi sopporti oggi.

PENSARE E PARLARE

dovrebbe essere una regola. ho usato il condizionale, perchè adesso funziona così, prima si parla poi non si pensa.
e allora io sono stanca di dover spiegare le mie parole, i miei pensieri quando mi viene chiesto di rendere conto di determinati comportamenti, di personaggi esterni alla famiglia.
io dico una cosa, riferita me, a me personalmente, io parlo e metto a nudo un mio stato d’animo, una mia idea, un mio stress, chi sta dall’altra parte, legge o ascolta, poi, senza chiedere nulla, senza doamndare nessun chiarimento, elabora una sua teoria, una sua idea, una sua situazione e la riporta ad un’altra qualsiasi persona, o amico che abbiamo in comune, questa persona si preoccupa e appena vede uno di noi due chiede spiegazioni, preoccupato delle parole che gli sono state riferite.
quello che dei due è stato interpellato cade dalle nuvole, non ne sa nulla di questa situazione, e si impensierisce.
e da lì scatta il mio dovermi giustificare, dicendo chiaramente che io la prima persona, che ha fantasticato con la sua mente contorta e senza chiedere nulla, non la vedo e non la sento da capodanno, e non so esattamente come e da dove abbia tratto deteriminate conclusioni.
ergo, questa persona ha rimaneggiato le mie parole con quello che le diceva la sua testa in quel momento, e la sua testa in quel momento non era connessa, la spina del cervello in quel momento, o forse sempre, non era attaccata, o forse il suo pessimismo le ha fatto elaborare tutto e solo verso disgrazie e malanni, anche la cosa più banale.
io non ho nè tempo e nè energia da sprecare in giustificazioni che non sono dovute, in quanto chi le ha tratte ha difficoltà a sviluppare e a mettere a punto le parole che legge o che sente.

PAROLE , CONFORTO.

Ieri è stata una giornata campale, i miei poveri nervi hanno preso una strapazzata infame.
Ieri avevo proprio bisogno di una persona che mi accompagnasse di nuovo in ospedale, avevo bisogno di qualcuno che parlasse per me, che facesse vedere ai medici la mia fragilità di fronte ad un ostacolo imprevisto: una TAC con il mezzo di contrasto.
E questo significava perdere altro tempo, spiegando, facendo vedere documenti, referti e diagnosi, spiegare e sperare di trovare il medico che capisse al volo e risolvesse.
Per fortuna è stato così, medici giovani, con un’immensa pazienza, mi hanno presa per mano, hanno domandato, hanno capito, mi hanno messa in un ambulatorio silenzioso e lontano da tutti, dicendomi di aspettare con pazienza che loro avrebbero contattato tutti coloro che potevano venire coinvolti in questa ennesima mia “magagna” e che l’avrebbero risolta.
Ci sono volute ore, ore lunghe ed eterne, ore passate a leggere e ogni tanto a giocare, ma alla fine hanno risolto tutto e con un grande sorriso mi hanno salutata e dicendo che mi aspettano per l’intervento , augurandosi che tutti i pazienti potessero essere come me, pazienti in tutti i sensi e ben forniti di documentazione riguardante la loro salute.
La mia anima, il mio spirito ringraziano

CON E SENZA SCOSSONI

si va avanti.
Sto ancora cercando di rendermi conto cosa significhi “guarita”, non ho ancora ben capito in quale posizione mettermi, non ho ancora ben capito come procederà da ora in poi, non riesco ancora a capire come potrà essere da ora in poi senza quella spada di damocle sulla testa.
non ho amcora ben capito come sarà il mio umore all’approssimarsi dei controlli che farò da qui a…..da qui a quasi un anno.
sto ancora rimuginando sui miei primi pensieri di guarita.
onestamente non l’avevo presa molto bene, nel senso che era da poco morta Anna, e non mi sembrava giusto che io avessi avuto tanto e lei niente, mi sono dettta subito che non era giusto, che se avessimo avuto il 50% e il 50% lei, saremmo state tutte due bene.
ma poi si sa, la mente umana “digerisce” tutto.
poi all’improvviso una telefonata, la chirurgia plastica che si fa viva e mi annuncia il mio ricovero per il 13 gennaio.
e allora tutto comincia a vorticare, l’arrivo del fax con tutte le istruzioni, con tutti gli esami pre-operatori da fare, l’appuntamento già preso con l’anestesista, il dovermi organizzare con la Tata, sì perchè alla fin fine, la mia preoccupazione più grande è lei, il dover delegare ad altri le mie mansioni, tutto il resto e tutti gli altri sono già abbastanza grandi da potersi arrangiare.
e da quel momento lì, facendo due conti, in dieci giorni lavorativi, ben 6 li passo in ospedale, fra tac e visita del Ferrari, prenotazioni ed esami miei, nel frattempo si avvicina pure il Natale, con tutti i compleanni che si porta dietro.
TOMBOLA!!!!!!!!! La frenesia e l’ansia sono servite.

PIANO, MA ARRIVO

Ci impiego un po’ di tempo,mi occorre quasi una mezza giornata di malessere, ma poi arrivo.
Ho cancella, scritto e riscritto, per poi cancellare di nuovo, per arrivare alla conclusione che non ne vale la pena.
andiamo avanti, sono arrivata dove dovevo e volevo arrivare e questo mi basta.
non ho mancato di rispetto a nessuno, non ho commesso nessun azione infamante o lesiva all’orgoglio mio e altrui.
ci ho impeigato mezza giornata di malessere fisico, ho impiegato tutte le mie energie per tenrmi a galla, per non sprofondare nella depressione, ma poi ci sono arrivata, e l’ignoranza (intesa nel suo senso più largo) paga.

COMINCIAMO E FINIAMO

Era cominciata bene.
in totale armonia, con calma, tutto in fila, ordinatamente, tutti gli impegni si sono dipanati senza nessun scossone, con calma e in silenzio.
poi qualcosa non è andato proprio liscio, e si è avvertito un leggero fremito, un filino di ansia si è insinuato in questa quasi perfezione.
e tutto stava cominciando a precipitare nel baratro, lo stress e gli occhi schizzati cominciavano a tentare di prevalere.
e allora….un bel respiro profondo, la consapevolezza che, anche se tutto sembrava precipitare, bastava rimettere tutto in fila, un bel respiro profondo, una doccia calda in un bagno piacevolmente caldo, un lento mettersi la crema, e pensare e riallineare il tutto, mettendo tutto di nuovo in fila e non facendo prevalere niente, aspettare e vedere cone si evolve la situazione.

MA PER PIACERE!

smettetela di corrermi dietro per raccontarmi i vostri malammi.
smettetela di guardarmi come se avessimo sempre mangiato pasta e fagioli assieme….ci siamo visti per la prima volta oggi in ascensore.
smettetela di guardarmi in cagnesco perchè non partecipo alle vsotre conversazioni, alle vostre lagnanze per il ritardo, non fanno per me, so che quando si entra in ospedale, si conosce l’orario di entrata ma mai di uscita…e poi, ditemi, cosa avete da fare di così importante là fuori, oltre a girovagare come se il mondo dovesse fermarsi se voi non andate all’alba a far spesa o ad occuparte i tavoli di un bar, consumando un solo caffè e stazionando lì tutta mattina, monopolizzando i quotidiani?
se me ne sto in disparte, se accenno solo a un “buongiorno”, detto epr educazione, se non mi piazzo davanti alla porta dell’ambulatorio in attesa di assalire il medico che ne uscirà, se me ne sto seduta, sprofondata nella lettura, ci sarà un perchè, e allora…chiedetevi il perchè.
Ma per piacere non ammorbatemi l’aria con le vostre chiacchiere, non r ivolgetemi domande alla quali non ho voglia di rispondere, sono dentro ad un ospedale e non ad un happy-hour.
Io asrociale

CHIEDERE?

Se me l’avesse chesto, se mi avesse parlato in sede di TAC, glielo avrei detto anche io.

Se a suo tempo mi avesse parlato, non mi sarei spaventata.

Credo che, ad un ex malata di tumore, chiedere e dire qualcosa durante una tac non sia un grosso pericolo, non credo che, dopo la mazzata di 10 anni fa, un dubbio mi avesse fatta crollare.

Se mi avesse parlato, se avesse ascoltato quando io ho detto che avevo con me tutti i vecchi referti, se si fosse impegnato un po’ ad andare a cercare nei loro archivi, visto che tutti gli esami li ho fatti lì, in quell’ospedale, mi avrebbe risparmiato una settimana di dubbi e ansie.

E non sarei costata e pesata sul Servizio Nazionale Sanitario, visto le precarie condizioni di quest’ultimo, con un eco praticamente inutile.

FORSE PERCHE’

…..quando leggi un bel libro, e ne cominci subito un altro, difficilmente quello che segue è bello come il precedente;

……. la mente deve rimanere appigliata a qualcosa di diverso che non sia la sofferenza di un reparto oncologico e allora la lettura diventa compulsiva;

….. appunto ti trovi in un reparto oncologico, in attesa che l’amato bene finisca una PET dalla quale dipenderanno tante cose;

…….le parole “..accontentiamoci di questo primo risultato ottenuto in un mese” per te sono musica, anche se le dottoresse dal Sorriso Caldo, lo ammettono, si aspettavano di più;

….noi siamo arrivati al punto di accontentarci di poco per avere un minimo di tranquillità;

……abbiamo davanti tre mesi per respirare;

……morale: negli ultimi giorni ho letto dei libri veramente orrendi, forse perchè erano preceduti da due bellissimi libri.

NON MI RESTA ALTRO…

…che leggere.

Leggere, senza pensare a dove sto andando sul quel mezzo pubblico, che mi porta avanti e indietro da casa a qualche studio medico.

Leggere per il piacere di leggere, in momenti in cui non si vede niente di piacevole e i pensieri si fanno grigi.

Leggere per annegare nelle parole e nelle trame i sussulti che mi assalgono all’improvviso quando un penserio attraversa veloce la mente.

Leggere per non ascoltare il brusio e le parole inutili che mi circondano, per non soccombere ai moti di rabbia di fronte a disocrsi tanto insulsi.

Leggere e fortunatamente, negli ultimi tempi, ho letto tanti buoni libri, che mi hanno aiutata a sollevare la testa, a non farmi sopraffare dallo sconforto, a trovare sempre parole per chi cerca in me parole e sostegno.