PENDOLARI

Sono stanca, Stamattina ho tanto sonno.
Oggi sarà una giornata lunga, passata per ospedali. Come dice un’amica “…una vita da pendolari di ospedali”.
E a lungo andare la mente non riesce più ad ingannarsi, la fatica prende il sopravvento e allora, cominci a sentire la stanchezza, ti dà fatidio tutto, stenti a sopportare le persone.
quando hai solo voglia di piangere e tutto te lo impedisce, perchè dall’esterno ti dicono che non ne hai nessuna ragione, che siete stati fortunati, perchè ha perso SOLO un dito e non tutta la mano, che i tuoi e i suoi esami vanno bene, e che anche il polipo verrà rimosso e andrà tutto bene.
TUTTO.
Ma questo continuo bazzicare ospedali, centro di recupero tutti i giorni, il dover far fronte a tutto il dolore e la fatica che ti passano sotto agli occhi, diventa intollerabile, significa che tutti i giorni devi andare alla ricerca di appigli per mantenerti a galla, per non farti sopraffare dallo sconforto.
E tutto attorno a te grida che non puoi piangere, perchè il pianto è sinonimo di battaglia persa, di debolezza.
Sì, ho perso, ho perso contro la corazza che mi difende.
Questa volta si è incrinata.

L’ATTESA È FINITA

Purtroppo è finita. il Don non ce l’ha fatta.
e un altro tributo è stato pagato.
la rabbia e la frustrazione aumentano, le lacrime spingono, lacrime di delusiome, perchè tutte le volte che qualcuno si ammala di cancro, noi speriamo sempre che ce la faccia, noi abbiamo l’illusione che, nonstante la brutta china possa aver preso la malattia, quella persona ce la farà, quella persona, nonostante tutto, nonostante la rapida discesa verso la fine, sarà quella che la china la risalirà, che ce la farà a batterlo sul filo di lana, sarà quella persona che farà marameo alla morte.
invece….

PIANO, MA ARRIVO

Ci impiego un po’ di tempo,mi occorre quasi una mezza giornata di malessere, ma poi arrivo.
Ho cancella, scritto e riscritto, per poi cancellare di nuovo, per arrivare alla conclusione che non ne vale la pena.
andiamo avanti, sono arrivata dove dovevo e volevo arrivare e questo mi basta.
non ho mancato di rispetto a nessuno, non ho commesso nessun azione infamante o lesiva all’orgoglio mio e altrui.
ci ho impeigato mezza giornata di malessere fisico, ho impiegato tutte le mie energie per tenrmi a galla, per non sprofondare nella depressione, ma poi ci sono arrivata, e l’ignoranza (intesa nel suo senso più largo) paga.

MEMORIA

La mente torna indietro, il nastro dei ricordi comincia a snodarsi e un groppo in gola sale. 27 anni sono tanti, prendono tanto posto nella mente.
Ricordo i primi incontri, la mia soggezione nei tuoi confronti, la fatica a capire quando scherzavi o quando parlavi sul serio.
Ma per fortuna al tuo fianco c’era sempre LaTuaMeta’ che riusciva sempre a trarmp d’impaccio.
E cosi’ il tempo passava, l’amicizia si rafforzava, non avevo piu’ paura di fare gaffes e mi piaceva stare ai tuoi scherzi.
Piano piano abbiamo conosciuto la tua famiglia, tu hai conosciuto le nostre e tutto procedeva bene,l’amicizia nata cosi’ a poco a poco stava diventando un legame saldo, un legame che ha superato i cambiamenti naturali che ci sono all’interno di ognuno di noi,all’internodi qualsiasi gruppo di amici
Anche i tuoi mandati di sindaco non hanno cambiato nulla, si rideva sempre e ogni occasione era buona per condividere i momenti di allegria.
Pero’ il tuo ultimo scherzo non e’ piaciuto a nessuno di noi, ce lo dovevi fare.
Ciao Matteo rimarrai sempre nei nostri cuori

LE URLA

Te le ho riversate tutte addosso.

Ho urlato, ti ho urlato contro tutta la mia rabbia, tutto il mio dolore.

Dolore che in quel momento non hai capito.

Ti sei erto a pontificare, mi hai detto cosa fare e cosa non fare, senza soffermarti sui miei desideri.

Rabbia per aver sentito chiaramente le mie paure.

Ti ho urlato contro quando hai parlato senza aver connesso il cervello.

Rabbia. Dolore. Urla.

E lacrime che non escono.

E domani non andrò.

Rabbia, rabbia per non avere il coraggio di tenere fede ai miei propositi, rabbia perchè sono combattuta fra l’andare e il non andare.

Dolore per non avere la forza di essere lì con lui in un altro momento doloroso, dolore nel pensarlo solo anche in quel momento, dolore nel sapere che la mia illusione di poterlo rivedere com’era è solo una illusione.

Urla per sfogare la miarabbia, il mio dolore grande come una cas, urla pernon sentirmi impotente, urla per vedere se mi passa la rabbia per le tue uscite infelici.

Rabbia. Dolore. Urla