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UNA GIORNATA UN PO’ COSÌ

Come quella di oggi, fra la stanchezza fisica e mentale, fra la primavera in arrivo e la neve che continua a cadere.

Una giornata come tante altre in questo periodo in cui la pioggia si alterna alla neve ed a poche giornate di sole e, forse, questa mancanza di sole, non aiuta.

Oggi è la festa del papà, ma tu manchi,fisicamente, da tanto tempo, anche se nella mente sei sempre lì.

E allora stamattina ho mangiato una raviola pensandoti.

Oggi è un anno esatto che è venuto a mancare un grande amico .

E stamattia ci siamo ritrovati tutti, o quasi, a ricordarlo, e il magone saliva, parlavamo di te, di come è stato questo anno senza di te, e ho raccontato questo sogno fatto poco tempo fa e la voce si è incrinata, l’altro tuo grande amico mi ha guardata e mi ha chiesto se mi manchi proprio così tanto.

Sì, manchi, manchi come manca una persona Amica, una persona con la quale sai di avere passato tanti bei momenti, una persona che quando la incontravo adesso, che adolescenti non siamo più, provavo piacere, il piacere che si prova nello scambiare chiacchiere, parole e pensieri, il piacere che si prova ad ascoltare le chiacchiere e le parole intelligenti di una persona profonda, una persona con la quale hai tanto in comune.

Oggi le mancanze sono tante.

 

 

 

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OGGI HO PIANTO

Oggi ho pianto, per me e per tutti.

Oggi ho pianto pensando ad Anna e Anna Lisa che non hanno avuto il tempo di invecchiare, ho pianto per Sara e Mia che si ritrovano di nuovo sospese in un tempo che non si sa.
Ho pianto di rabbia, di frustrazione, di impotenza, di paura.
Paura di non riuscire ad avere sempre le parole e lo spirito per sostenere e sostenermi.
Ho pianto lacrime che vivevano di vita propria, lacrime che si ribellavano al mio ordine di smettere di uscire, lacrime anarchiche.

Strani giochi del follow-up

 

PENDOLARI

Sono stanca, Stamattina ho tanto sonno.
Oggi sarà una giornata lunga, passata per ospedali. Come dice un’amica “…una vita da pendolari di ospedali”.
E a lungo andare la mente non riesce più ad ingannarsi, la fatica prende il sopravvento e allora, cominci a sentire la stanchezza, ti dà fatidio tutto, stenti a sopportare le persone.
quando hai solo voglia di piangere e tutto te lo impedisce, perchè dall’esterno ti dicono che non ne hai nessuna ragione, che siete stati fortunati, perchè ha perso SOLO un dito e non tutta la mano, che i tuoi e i suoi esami vanno bene, e che anche il polipo verrà rimosso e andrà tutto bene.
TUTTO.
Ma questo continuo bazzicare ospedali, centro di recupero tutti i giorni, il dover far fronte a tutto il dolore e la fatica che ti passano sotto agli occhi, diventa intollerabile, significa che tutti i giorni devi andare alla ricerca di appigli per mantenerti a galla, per non farti sopraffare dallo sconforto.
E tutto attorno a te grida che non puoi piangere, perchè il pianto è sinonimo di battaglia persa, di debolezza.
Sì, ho perso, ho perso contro la corazza che mi difende.
Questa volta si è incrinata.

L’ATTESA È FINITA

Purtroppo è finita. il Don non ce l’ha fatta.
e un altro tributo è stato pagato.
la rabbia e la frustrazione aumentano, le lacrime spingono, lacrime di delusiome, perchè tutte le volte che qualcuno si ammala di cancro, noi speriamo sempre che ce la faccia, noi abbiamo l’illusione che, nonstante la brutta china possa aver preso la malattia, quella persona ce la farà, quella persona, nonostante tutto, nonostante la rapida discesa verso la fine, sarà quella che la china la risalirà, che ce la farà a batterlo sul filo di lana, sarà quella persona che farà marameo alla morte.
invece….

LA SOLITUDINE DEI SOGNI

E’ quella che ti rimane addosso al risveglio.
quando ti svegli e ti senti l’amaro in bocca, una profonda delusione, una tristezza infinata che penetra nelle ossa.
è l’aver riprovato, in sogno, la solitudine dei giorni di chemio, di lacrime e parole non comprese.

PIANO, MA ARRIVO

Ci impiego un po’ di tempo,mi occorre quasi una mezza giornata di malessere, ma poi arrivo.
Ho cancella, scritto e riscritto, per poi cancellare di nuovo, per arrivare alla conclusione che non ne vale la pena.
andiamo avanti, sono arrivata dove dovevo e volevo arrivare e questo mi basta.
non ho mancato di rispetto a nessuno, non ho commesso nessun azione infamante o lesiva all’orgoglio mio e altrui.
ci ho impeigato mezza giornata di malessere fisico, ho impiegato tutte le mie energie per tenrmi a galla, per non sprofondare nella depressione, ma poi ci sono arrivata, e l’ignoranza (intesa nel suo senso più largo) paga.

MEMORIA

La mente torna indietro, il nastro dei ricordi comincia a snodarsi e un groppo in gola sale. 27 anni sono tanti, prendono tanto posto nella mente.
Ricordo i primi incontri, la mia soggezione nei tuoi confronti, la fatica a capire quando scherzavi o quando parlavi sul serio.
Ma per fortuna al tuo fianco c’era sempre LaTuaMeta’ che riusciva sempre a trarmp d’impaccio.
E cosi’ il tempo passava, l’amicizia si rafforzava, non avevo piu’ paura di fare gaffes e mi piaceva stare ai tuoi scherzi.
Piano piano abbiamo conosciuto la tua famiglia, tu hai conosciuto le nostre e tutto procedeva bene,l’amicizia nata cosi’ a poco a poco stava diventando un legame saldo, un legame che ha superato i cambiamenti naturali che ci sono all’interno di ognuno di noi,all’internodi qualsiasi gruppo di amici
Anche i tuoi mandati di sindaco non hanno cambiato nulla, si rideva sempre e ogni occasione era buona per condividere i momenti di allegria.
Pero’ il tuo ultimo scherzo non e’ piaciuto a nessuno di noi, ce lo dovevi fare.
Ciao Matteo rimarrai sempre nei nostri cuori