ALL’ALBA

Immersa nei miei pensieri, fuggita di casa come una ladra, non volevo vedere nessuno, volevo solamente starmene un po’ da sola per recuperarmi.

All’alba senza cercare Venere davanti al Sole, la mia mente è rivolta ad altro, i miei passi vanno verso altre frontiere.

All’alba da sola in un bar a far colazione, tentando di leggere, provando a seguire la trama del libro, ma la mia mente è rivolta ad altro, i miei pensieri sono altri.

Mattina presto in un cimitero deserto, deserto perchè chiuso al grande afflusso di pubblico quotidiano, veniamo quasi scortate nell’ala dove verrà messo a dimora perenne papà.

E tutto si conclude in mezz’ora, dopo averti finalmente potuto riabbracciare, anche se dentro ad un contenitore di zinco, dopo aver potuto finalmente dare sfogo a tutto il dolore che avevo dentro e che stava spingendo per uscire.

Sono giorni pesanti, fatti di paura, di terremoto, di tristezza e della tua mancanza che si fa sempre più acuta.

E di tante lacrime che finalmente sono uscite a lavare tutto il dolore, tutta la rabbia e tutta la paura.

Finalmente ho di nuovo un posto, un punto fermo in cui venire nei momenti bui.

 

 

IL NIENTE

Non c’è più.

Non c’è più nulla.

Solamente una spianata.

E il niente.

Nulla. Niente. Nè un fiore, nè una foto.

Rimane solo il grande dolore.

Il dolore, la sensazione di averti perso e la paura di non ritrovarti.

Passerà. Si sistemerà tutto, tutto tornerà al suo posto, la tua foto sarà di nuovo in vista, in un altro luogo, ma ci sarà e tu sarai di nuovo con noi.

Io abbattuta

FRATELLO E SORELLA

Lo zio Oscar e la nonna Laura.

Fratello e sorella.

Lui zio di mio padre e lei la mamma di mio padre, mia nonna paterna.

Di lui ho un ricordo vivo,  faceva parte di quegli zii paterni che io allora consideravo “nobili”, li vedevo poco, le poche volte che li vedevo erano distanti dal modo di vivere a cui ero abituata. Erano gli zii che volevano mettere i bastoni fra le ruote a papà e mamma quando decisero di sposarsi. Secondo loro la Mamma non era abbastanza “in” per lui, per i programmi che avevano loro per lui. Lui che si era ritrovato orfano a soli 17 anni, lui che aveva perso il padre sotto ad un bombardamento di Bologna nel 1944 e la mamma 2 anni dopo per un infarto o un qualcosa di simile. Loro che seguendo il funerale della nonna si chiedevano a voce alta cosa fare di quel bambino, sensa porsi il problema che lui sentisse o meno.

Lei la nonna che non ho mai conosciuto, che morì 11 anni prima della mia nascita, nonna della quale ho sempre sentito parlare, come di una donna dura, tutta di un pezzo, che portava avanti la famiglia con cipiglio teutonico, mio padre raccontava che lui sapeva che giorno era della settimana a secondo di quello che mangiava. Il lunedì, che il nonno aveva il negozio di barbiere chiuso, si mangiavano le tagliatelle, il giovedì la gramigna, il venerdì pasta e fagioli.

Tutti e due legati dalla data di morte.

Lei il 17 febbraio 1946 e lui 17 febbraio 1967.

Strana la vita.