SAPORE E PROFUMO

Di famiglia. In una calda, ventosa e variabile domenica di metà marzo.

Una colazione, un giro in moto, un pensiero rivolto ad una persona, fermarsi per avere notizie e ritrovarsi a tavola assieme, magiando e parlando sorridendo.

Parole leggere ,programmi leggeri, poi seduti sul divano in attesa, decidere di uscire per fare una passeggiata e il vento, che si è alzato, muove nuvole grigie e bianche, porta via i pensieri e, mentre un sole rosso sta tramontando, la passeggiata è finita, i pensieri si sono nascosti, la serenità torna in noi e, di nuovo tutti assieme, andiamo a cena, con la voglia di ridere ancora, con la voglia di finire bene una giornata cominciata in sordina, ma che ha riportato alla mente sapori e profumi di famiglia.

ALBERO GENEALOGICO

Da fare, per la riesumazione di mio padre. Eh sì, c’è da fare anche questa.

Era lì, in sospeso, che giocava a nascondino con noi, che ci eravamo illuse che questo momento non sarebbe mai venuto.

E quando è arrivato si è rinnovato il dolore, il senso di perdita, la certezza che questa volta il cerchio si stia chiudendo definitivamente.

E , quello che per noi era una soluzione semplice, si sta ingarbugliando, con la ricerca dei pochi eredi rimasti, sparsi fra Bologna e Milano.

La ricerca di persone che hai conosciuto poco, alle quali doversi presentare come se ci fossimo lasciati ieri, dopo un caffè bevuto serenamente, invece….

Invece erano decenni che non li sentivamo più, le diverse vicissitudini di famiglia avevano diviso le strade, i diversi ambienti sociali aveno fatto il resto.

E anche questa è  andata…l’albero genealico per la sitemazione di papà è completo e, prima finiamo, meglio sto, prima tutto torna a dormire in fondo all’angolo della mente nella quale è rinchiuso il dolore per la perdita di papà, meglio sto.

 

FRATELLO E SORELLA

Lo zio Oscar e la nonna Laura.

Fratello e sorella.

Lui zio di mio padre e lei la mamma di mio padre, mia nonna paterna.

Di lui ho un ricordo vivo,  faceva parte di quegli zii paterni che io allora consideravo “nobili”, li vedevo poco, le poche volte che li vedevo erano distanti dal modo di vivere a cui ero abituata. Erano gli zii che volevano mettere i bastoni fra le ruote a papà e mamma quando decisero di sposarsi. Secondo loro la Mamma non era abbastanza “in” per lui, per i programmi che avevano loro per lui. Lui che si era ritrovato orfano a soli 17 anni, lui che aveva perso il padre sotto ad un bombardamento di Bologna nel 1944 e la mamma 2 anni dopo per un infarto o un qualcosa di simile. Loro che seguendo il funerale della nonna si chiedevano a voce alta cosa fare di quel bambino, sensa porsi il problema che lui sentisse o meno.

Lei la nonna che non ho mai conosciuto, che morì 11 anni prima della mia nascita, nonna della quale ho sempre sentito parlare, come di una donna dura, tutta di un pezzo, che portava avanti la famiglia con cipiglio teutonico, mio padre raccontava che lui sapeva che giorno era della settimana a secondo di quello che mangiava. Il lunedì, che il nonno aveva il negozio di barbiere chiuso, si mangiavano le tagliatelle, il giovedì la gramigna, il venerdì pasta e fagioli.

Tutti e due legati dalla data di morte.

Lei il 17 febbraio 1946 e lui 17 febbraio 1967.

Strana la vita.