GLI AFFETTI

Gli affetti al tempo del coronavirus diventano importanti, aiutano a sentirsi meno soli, specialmente quando le limitazioni ti impediscono di spostarti per andare a vedere la mamma.

Gli spostamenti sono ridotti al minimo e poi solamente nell’area del comune di residenza, fuori comune non si può.

Ed io non vado, ma fuori comune ho LaMiaMamma, LaMiaSorella  e la limitazione del non poterle andare a trovare, spcialmente LaMiaMamma, mi pesa, mi fa salire la tristezza.

Ci telefoniamo, ci sentiamo quotidianamente, ma ero abituata che , quando ne avevo voglia, prendevo l’auto e via che andavo, in 5 minuti ero lì, da LaMiaMamma, un abbraccio, due sonori baci sulle guance, due chiacchiere e via, passava tutto e spesso tornavo a casa con il sorriso sulle labbra.

Gli amici fuori comune, fuori provincia, fuori regione, irragiungibili, proprio in questo momento che, a parte il virus, avrei più voglia di vederli, di ridere con loro, ma non si può.

Supplisco alla mancanza fisica di questi affetti con il telefono, le chat via whatsapp, lo scambio di foto, due chiacchiere leggere, ma non passa, non è più come prima.

La socialità che ci viene tolta dal virus, e mi pesa.

ELABORARE E RIFLETTERE

Sentire la mancanza delle ore accademiche, sentire la mancanza delle energie che mi permettevano di invitare qualche amica per un caffè, scusa banale per scambiare due chiacciere.

Elaborare il fatto che nel quasi ultimo anno, ho preferito la solitudine di un tè da sola, per non dover ripetere e per non farmi travolgere da altri pensieri.

Riflettere sul fatto che, però, se qualcuna chiama o chiede, ci sono e vado.

Elaborare e riflettere sul fatto che le energie finiscono in fretta e debbo averne sempre una  riserva da parte per qualsiasi evenienza.

Elaborare il fatto che entro nei locali pubblici del paese e cerco sempre l’angolo più nascosto per ritagliarmi, appunto, quella mezz’ora di calma, quel tempo che mi occorre per respirare liberamente, l’angolo più nascosto per non rischiare incontri.

Riflettere sul fatto che preferisco l’isolamento e, quando per caso, entrando noto persone che conosco, saluto, mi infilo in un angolo, prendo fuori il tablet e mi immergo nella lettura, ergendo una barriera con l’esterno, trincerandomi dietro la concentrazione, per smorzare qualsiasi velleità di scambiare due chiacchiere.

Quando sarò pronta ne riemergerò, ma, per favore, rispettate i miei tempi.

TOMMASO D’AQUINO

Tommaso d’Aquino, quando la sua mente collassò, smise di scrivere e persino di parlare. Si rinchiuse in una cella  in cui concluse la sua vita in silenzio”.

Questa è la visione semplificata di quello che mi occorre in questo momento, silenzio, nessuno a cui dover parlare.

O almeno nessuno a cui dover parlare inutilmente, sprecando fiato ed energie, a spiegare, a raccontare, quando si vede benissimo che non interessa nulla di quello che sto dicendo, perchè c’è parecchia differenze fra “sentire” ed “ascoltare”.

E spesso alcuni individui, questa differenza non la conoscono.

Quindi tanto vale, che io risparmi fiato ed energie per chi conosce questa sostanziale diversità. fra due verbi che passano dallo stesso organo, l’orecchio, ma uno dei due non arriva al cervello.

Il calore del silenzio capito.

LA BRACCIATONA

E l’abbraccio, ma nella nostra zona c’è un  abbraccio ancora più profondo e più caldo.

La bracciatona si fa di solito quando si ha bisogno di conforto, di calore e di consolazione.

La bracciatona si fa con la mamma, con la nonna, con la zia o con l’amica che comprende che in quel momento hai bisogno di conforto.

La bracciatona ha un rituale tutto suo.

Si fa sul divano o sopra ad una sedia o nel lettone, ci si avvicina alla persona che in quel momento è più vicina, ci si rannicchia fra le sue braccia, ci si si fa cullare, accarezzare la testa con gesti lenti, mentre, chi ti sta strigendo, parla sottovoce, sussurando parole che arrivino dolcemente all’orecchio, parole di conforto.

Non c’è limite di tempo, l’obiettivo da raggiungere è la calma e la serenità di chi in quel momento ha bisogno di conforto.

La bracciatona è il calore di cui tutti abbiamo bisogno.

IL GIORNO DELLA MEMORIA

27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2019

Oggi è il giorno della memoria, vorrei scrivere qualcosa di intelligente per poi ritrovarmelo negli anni futuri fra i ricordi . Vorrei ma di fronte a tutti gli orrori del XX e del XXI secolo non conosco abbastanza parole. Ricordiamoci del genocidio degli ebrei, degli zingari,degli omosessuali degli armeni, delle foibe, dei tutu, dei siriani, e di tutte le altre minoranze (?) che ogni giorno subiscono vessazioni da parte di noi maggioranza

SUCCEDE

Succede che ti svegli una mattina e ti rendi conto che la tua età anagrafica coincida con l’età mentale.

Da lì capisci che in mano non hai nulla, nulla attorno, il vuoto e la solitudine la fanno da padrona.

L’ansia sale e la paura comicia  a serpeggiare, perchè la solitudine ad una certa età fa paura.

Ti rendi conto che non puoi resettare quello che hai fatto negli anni addietro, quando avresti potuto costruire qualcosa per gli anni che sarebbero arrivati, gli anni in cui la solitudine fa paura.

Ma qualcosa puoi ancora fare, buttare il passato alle spalle, lasciarlo andare, tanto ormai quello che è fatto è fatto, e da lì ricominciare a lavorare su di te. accettando  la situazione e trovare il buono anche in questa condizione.

Il  buono c’è in tutti i contesti, basta volerlo cercare e guardare,senza paura, dentro di sè, perchè quello che avevi sempre cercato fuori, l’avevi a portata di mano dentro di te.

Ce la puoi fare caro amico, ma è dura capire che la vita non è sempre e solo Carnevale di Rio.

Stringi i denti e tirati su, avanti a testa alta e muso duro

VUOTO A PERDERE

Non saprei come spiegare nel titolo il malumore, la malinconia, il malesssere che ho addosso.

Due chiacchiere veloci hanno scatenato tutto questo.

Non ci può essere tanta cattiveria tutta concentrata in una unica persona.

Non può essere che io continui a meravigliarmi.

Quello che mi infastidisce è che, avevo sempre avuto una vocina dentro che mi metteva in guardia, e non l’ho mai ascoltata.

Quello che mi infastidisce è l’aver sbagliato su tutto il fronte.

Che tristezza, che pochezza.

 

FACCIAMO DUE CHIACCHIERE

Io posso capire le tue paure, la tua depressione, ti comprendo, perchè in fondo sono una ansiosa e drepressa pure io.

Ci sono passata, ho provato il malessere fisico e mentale della depressione, mi sono abbruttita in un maniera che, pensandoci ora, mi fa rabbrividire, ma mi sono dovuta muovere, mi sono dovuta guardare dentro e chiedere aiuto, senza vergogna.

mi sono rivolta a medici e psicoterapeuti, a persone che sapevano di cosa stessi parlando e che sapevano cosa fare, cosa dire, quali strumenti darmi che gestire le mie ansie e le mie paure.

Naturalemente a fianco avevo anche persone normali, quali mio marito, mia madre, mia sorella, alcune valide amiche e la Figlia, che mi hanno sopportata e supportata, spronata ma il lavoro grosso l’hanno fatto i medici.

adesso tu, che sei nella stessa situazione mia di undici anni fa, non mi puoi venire ad urlare contro “…che non guarirai mai dalla tua depressione finchè io ti tratto così, finchè io ti rispondo male o non ti ascolto”.

Facciamo chiarezza…io ti ascolto, posso provare a dirti come vedo io le cose, posso provare a fare l’avvocato del diavolo, ma io non sono un medico, io non ho le spalle tanto robuste da sorreggere anche il tuo peso, io non voglio essere investita di un ruolo che non mi appartiene, che non è il mio, che io NON VOGLIO.

Io ti posso sorreggere, sopportare supportare, ma il lavoro grosso lo devi fare tu, ti devi affidare a medici competenti, medici che sappiano cosa dire, cosa fare, eventualmente quali medicinali farti assumere per darti l’aiuto chimico che, un domani superata la fase più critica, puoi sempre abbandonare, ma prima di tutto devi cominciare ad acquisire gli strumenti che servono per fronteggiare tutti gli ostacoli che ti si parano davanti, che creano ansia e che ti portano  ad una depressione.

Io sono una amica, non un medico, io non ho le capacità che tu mi chiedi

UN NUOVO ANNO

Fra poco meno di 4 giorni la Tata riprenderà la scuola.

Quest’anno è l’ultimo anno di medie, sarà il primo vero anno che la porterà verso l’adolescenza, verso strade a lei sconosciute, strade che a noi, o almeno a me, fanno paura, ma si sa, i bambini crescono, diventano ragazzi e prima  o poi il distacco avviene,

Sono giorni intensi, fatti di momenti allegri e momenti di arrabbiatura.

Sono giorni alle prese con un compito che mi è stato affidato, che sul momento mi ha tolto il fiato e messo un po’ ansia, ma poi, come tutte le cose, se mi impegno, se comincio a ragionare ed a mettere in fila le idee e le parole,  qualcosa di bello, spero, di riuscire a tirare fuori.

Lo debbo fare, debbo riuscirci e con l’aiuto delle persone giuste, ce la posso fare.

Anche solo per ricordare in un futuro vicino e poi lontano, una persona garbata e gentile che, a modo nostro, tutti stiamo salutando.

IL TEMPO

E’ una cosa preziosa.

Il tempo va rispettato.

Di tempo non sappiamo quanto ne abbiamo ancora davanti e allora non sprechiamolo.

Investiamo tutto il tempo che possiamo in cose belle, arte, lettura, musica, belle persone e belle sperienze.

Il tempo è ricco di emozioni che dobbiamo conservare, delle quali siamo tenuti a fare scorta, per poterle utilizzare nei momenti di stanca e di magra.

Perchè non sempre il tempo ci può regalare momenti buoni, il tempo è fatto anche di cose brutte, di situazioni pesanti, di momenti di sconforto e attimi in cui si vorrebbe gettare la spugna.

E allora ben vengano i giorni di festa da passare con gli amici, a chiacchierare, ridere, ricordare.

Portiamo nella mente e nel cuore i momenti passati assieme, saranno il carburante dei giorni bui e grigi.

Il tempo è prezioso.