IL GIORNO DELLA MEMORIA

27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2019

Oggi è il giorno della memoria, vorrei scrivere qualcosa di intelligente per poi ritrovarmelo negli anni futuri fra i ricordi . Vorrei ma di fronte a tutti gli orrori del XX e del XXI secolo non conosco abbastanza parole. Ricordiamoci del genocidio degli ebrei, degli zingari,degli omosessuali degli armeni, delle foibe, dei tutu, dei siriani, e di tutte le altre minoranze (?) che ogni giorno subiscono vessazioni da parte di noi maggioranza

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ASCOLTARE IL DOLORE

In una sera fredda, dove la pioggia è mista alla neve.

Esco per portare la spazzatura, domani è il giorno di ritiro della indifferenziata e della plastica.

Esco veloce, appoggio i contenitori fuori sulla strada, mi stringo nel cappotto, è freddo, la pioggerellina mista a neve bagna gli occhiali e tenta di insinuarsi sotto al piumino.

Sto per aprire il portone quando mi sento chiamare.

Lì è cambiata tutta la prospettiva, non mi interessava più della pioggia, della neve, del freddo, del buio.

Era una amica che chiamava da dentro la sua auto, era in attesa della figlia e del nipote, chiamva, chiedeva ascolto in quel preciso istante.

Ed io ho ascoltato il suo dolore, non sapendo come consolarla, non essendoci maniera di lenire il suo dolore, non c’era maniera di comprendere perchè il destino, il fato o chi per lui, si fosse accanito in maniera così crudele nel giro di 5 anni con questa amica.

Mi sono sentita impotente, non potevo fare altro che ascoltarla, stringerle le mani, seduta di fianco a lei, in quella sera fredda che stava diventando sempre più fredda e sempre più buia.

Non ho potuto fare altro, le ho solamente asciugato le lacrime, non ho potuto fare altro che ascoltare il suo dolore.

SUCCEDE

Succede che ti svegli una mattina e ti rendi conto che la tua età anagrafica coincida con l’età mentale.

Da lì capisci che in mano non hai nulla, nulla attorno, il vuoto e la solitudine la fanno da padrona.

L’ansia sale e la paura comicia  a serpeggiare, perchè la solitudine ad una certa età fa paura.

Ti rendi conto che non puoi resettare quello che hai fatto negli anni addietro, quando avresti potuto costruire qualcosa per gli anni che sarebbero arrivati, gli anni in cui la solitudine fa paura.

Ma qualcosa puoi ancora fare, buttare il passato alle spalle, lasciarlo andare, tanto ormai quello che è fatto è fatto, e da lì ricominciare a lavorare su di te. accettando  la situazione e trovare il buono anche in questa condizione.

Il  buono c’è in tutti i contesti, basta volerlo cercare e guardare,senza paura, dentro di sè, perchè quello che avevi sempre cercato fuori, l’avevi a portata di mano dentro di te.

Ce la puoi fare caro amico, ma è dura capire che la vita non è sempre e solo Carnevale di Rio.

Stringi i denti e tirati su, avanti a testa alta e muso duro

SENZA SCOSSONI

Normalmente, banalmente, anche se gli scossoni ci sono stati, ed alcuni anche belli forti.

Un pronto soccorso de LaMiaMamma, con tutta l’ansia e la paura del caso, alcune telefonate e un giro dal suo medico di famiglia.

Alcuni miei referti che lasciano perplessi, ma poi si mette tutto in un angolo e si aspettano i 3/4 mesi canonici, andando avanti, facendo finta di nente.

Alcune amiche che si cerca di aiutare al meglio, nonostante la lontananza.

Ogni tanto il Ferrari che mi fa perdere la pazienza, poi adotto la politica del far finta di nente, del tacere, del rifugiarmi nella mia bolla fatta di libri, tè e uncinetto.

Però ci sono anche le tante risate con la Tata e anche con il Ferrari, le lunghe passeggiae assieme, a volte in religioso silenzio, ognuno immerso nei propri pensieri, a volte chiacchierando e ridendo come due scemi, o meglio come due adolescenti scemi.

Le merende a base di pane e mortadella, postando tutto su Facebook…ridendo assieme. godendo della compagnia reciproca.

Belle novità in arrivo dall’altra parte dell’oceano, forse ci si riesce a vedere per un giorno durante un passaggio della cugina a Firenze.

Così, avanti, normalmente, senza scossoni

TROPPO RUMORE

Troppo,tanto rumore, il centro commerciale è chiassoso, come le persone che lo frequentano.

Il rumore che attutisce e annebbia tutto: la solitudine,  la tristezza, la noia di chi si aggira dentro a questi centri, dove tutto è concentrato e omologato ma dove tutto è tutti sono uguali.

La noia che si combatte in questi centri a suon di musica a tutto volume, la noia che i frequentatori rivelano negli sguardi persi e vuoti, ciondolando alla ricerca di un qualche riempitivo, senza trovarlo e, se anche lo trovassero,  durerebbe poco, sostituito da un altro desiderio che,secondo loro, metterà fine per sempre alla loro noia.

La ricerca di un riempitivo che manca a loro, perché quello che cercano affannosamente ce l’hanno dentro, ma non lo sanno.

Non puoi delegare ad altri una ricerca che deve partire da te stesso,  da solo, gli altri, i creatori dei centri commerciali, non riusciranno mai nell’intento di riempire i tuoi vuoti e le tue noie.

UN NOME

Un nome che mi risuona nelle orecchie e nella mente.

Un nome che porto dentro, un nome che  scalda il cuore o che fa spuntare le lacrime.

Un nome del quale non conosco l’origine, un nome che non so da dove arrivare.

Un nome: Sergio.

Il nome di mio padre, che mi emoziona sempre.

Il nome di una delle persone al mondo che ho amato di più.