FINIRA’

Questa lunga settimana di attese, di esami e di visite finirà e, dopo, finalmente potremo tirare un sospiro di sollievo, dovremo adattarci a situazioni nuove, a rodare nuovi ritmi e nuovi farmaci.

Finirà questa attesa snervante, dove non riesco a concentrarmi su  nulla, perchè tutto è importante, ma nulla è importante, solo un pensiero fisso, fra alti e bassi.

Finirà questa estate degli esami di licenza media della Tata, un momento importante per lei ,un momento che mette in luce tutta la sua fragilità e tutta la sua ansia.

Finirà e dopo potremo buttarci tutto alle spalle, finalmente un periodo difficile e pesante,più per lei che per noi, si chiuderà,  se ne aprirà un altro, con altri problemi, altri pensieri, forse anche più impegnativo, ma almeno non dovrà sopportare situazioni che in tutti questi anni l’hanno delusa.

Altre situazioni, forse anche più frustranti e deludenti le si pareranno davanti, ma almeno avrà un’altra età, avrà un altro spirito e,spero, sarà più corazzata.

E intanto noi prendiamo un  profondo respiro e aspettiamo il domani con fiducia, guardando sempre avanti.

E intanto noi proviamo a rasserenare gli animi ed i pensieri di chi ci sta attorno e che non si merita uno stillicidio del genere.

Aiutandoci e sorreggendoci a vicenda.

FINO A QUANTO….

…si può tirare una corda prima che si spezzi?

Fino a quando si può continuare ad accumulare pesi sulle spalle?

Tutto diventa faticoso e difficile se ti appoggi completmente alle spalle di chi ti sta a fianco in questa lotta quotidiana.

Ma diventa difficile e faticoso per tutti e due-

Per il malato che è in prima linea è difficile vedere al  là del momento, è difficile fare e prevedere a lungo termine.

Per chi gli sta a fianco in questa lotta, battaglia, percorso diventa difficile quando si scontra con la ritrosia, con le domande che poni, domande alle quali il malato fatica a rispondere.

Ma io non  sono una indovina, una che legge nel pensiero, io ho bisogno di parole chiare e semplici che poi dovrò riportare.

Non puoi pensare che io tutti i giorni mi carichi sulle spalle le tue pene, i tuoi dubbi e i tuoi dolori…un momento… lo faccio e lo faccio volentieri, ma tu devi collaborare un minimo, io 6 mesi fa, prima che scoppiasse tutto di nuovo ti avevo accompagnato dal medico e avevo anche insistito per una visita ortopedica, ma tu hai fatto spallucce, mi hai bonariamente mandata a spendere, mentre oggi mi sono dovuta mettere lì, perchè oltre agli effetti collaterali del nuovo farmaco, è rispuntanto un vecchio problema ortopedico che tu hai bellamente ignorato,perchè…perchè….a  vai a sapere il perchè.

Ho bisogno che tu mi aiuti ad aiutarti

SALA D’ASPETTO

Entrare nella sala d’aspetto di un ambulatorio medico non è mai una grande esperienza.

Entrare nella sala d’aspetto di oncologia lo è ancora meno.

Stamattina sono entrata con il Ferrari nella sala d’aspetto dell’oncologia medica, Padiglione 8 con la sguardo fisso, vuoto.

Sono entrata a testa alta di fianco a lui,portantdo tutto quello che c’era da portare e rispettando il suo silenzio.

Sono entrata con lo sguardo fermo ,immobile, senza guardarmi attorno, fissando un punto indefinito sul muro che avevo di fronte, un punto fermo e fisso in un orizzonte che vedevo solo io.

Io stamattina non ero pronta, non volevo vedere e sentire nulla.

Sono entrata, ci siamo trovati due posti appartati, in un angolo , e abbiamo messo subito il naso dentro ai tablet, non volevamo vedere e sentire nulla, ne avevamo abbastanza del nostro.

La stanchezza si sta facendo sentire, intanto abbiamo scollinato il primo scalino, adesso non ci resta che aspettare il 14 e vedere cosa dice la pet di controllo, continuando a sperare che il nuovo farmaco, la Bomba Atomica come sarà chiamto da ora in poi, svolga il suo lavoro al meglio.

Abbiamo reso alla DottoressaDaiCapelliRossi la scatola di vecchio medicinale che avevamo in casa, ci hanno rifornito di altre creme e soluzioni per gli effetti collaterali che stanno avanzando a grandi passi, ci hanno consegnato altre due confezioni della Bomba Atomica e con un grande e caldo sorriso, ci hanno salutati incoraggiandoci ad andare avanti sempre con fiducia.

Ma io sono stanca, vorrei solamente addormentarmi e svegliarmi quando tutto sarà finito.

FRECCIAROSSA9548

Un treno, la tristezza della goirnata piovosa, la stanchezza che comincia a farsi sentire, la malinconia del sapere che fra un paio di ore gli storici del Cadore torneranno fra le loro montgne e noi ci sentiremo un po’ più soli.

Già ci mancano, già i pensieri ricominciano a farsi pesanti e tetri.

Tutto quello che il venerdì avevo lasciato a casa, mi si rimette sulle spalle.

Con lo sguardo perso fisso il finestrino ed intanto il treno si muove lentamente in direzione Bologna.

Accendo il tablet e mi appresto a leggere, cercando di distrarmi dai tristi pensieri che mi stanno assalendo,sto cercando di alleviare la tristezza pensando che per due ore e 5 minuti potrò leggere e sarò capita.

Ogni tanto lo sguardo si alza, quando percepisco qualche movimento attorno a me, la prima volta alzo lo suardo al passaggio di una persona, guardo les palle e la schiena di questa persona, cercando di capire se anche lei, perchè si tratta di una donna, prova la stessa mia tristezza, cercando di capire se il suo è un viaggio di andata o di ritorno.

La guardo finchè non sparisce dalla mia visuale, poi ricomincio a leggere.

Dopo un po’ di tempo, avverto di nuovo un mvimento, alzo gli occhi e rivedo la stessa persona che sta tornando indietro, per un attimo i miei occhi la vedono…un lampo, un fulmine, un sorriso, la conosco, eccome che la conosco.

Guardo il Ferrari che ho a fianco, la Tata si accorge del mio cambiamento e mi guarda con occhi incuriositi, intanto io sporgo la testa dal sedile e fisso di nuovo le spalle e la schiena di questa donna, ed ho la conferma, la conosco, eccome che la conosco, la conosco molto bene.

Guardo di nuovo il Ferrari e la Tata, li guardo e sandisco “E’ la Cecilia”

Non finisco la frase, che mi alzo in piedi di scatto, con un sorriso che va da orecchio a orecchio e mi metto all’inseguimento, ad un certo punto non la vedo più davanti a me, capisco che da qualche parte si è seduta e comincio a scrutare le persone sedute, tutte occupate, chi a leggere, chi a guardare il paesaggio piovoso fuori dai finestrini, chi a chiacchierare con le persone vicine, finchè la vedo, è lei, mi illumino, mi fermo, la guardo e le chiedo cosa ci sta facendo sullo stesso treno che mi sta riporando a casa.

E’ un attimo, la gioia mi sopraffà, mi abbasso e la abbraccio, la stringo, sento il calore del suo abbraccio sciogliere il nodo di tristezza infinita che mi stava attanagliando.

Un abbraccio, due chiacchiere e, come solito, mi rassicura, mi scalda, le sue parole mi confortano, mi abbraccia ancora ed io mi sento meglio.

Ci salutiamo ,io torno ai miei compgni di viaggio, lei torna alle chiacchiere con le sue amiche.

Io mi sento confortata e il rientro mi sembra meno triste.

Un abbraccio è il luogo più rassicurante in cui rifugiarsi.

UN RESPIRO

Un respiro lungo e profondo era quello di cui avevamo bisogno.

Avevamo bisogno di staccare un po’ i pensieri, sentivamo la necessità urgente ed impellente di cambiare aria, di un respiro diverso.

Abbiamo la fortuna di avere amici preziosi per questi momenti ed al nostro appello hanno risposto Marina e Alberto.

Marina. Alberto, Zoe, io, il Ferrari, la Tata e Roma.

E’ bastata una telefonata, alcune parole chiare “Abbiamo bisogno di girare la chiave, di cambiare aria” e loro hanno risposto che andava bene, di prenotare e sarebbero partiti con noi per alleggerire i pensieri e sostenerci in questo tortuoso cammino, fatto di novità ed attese snervanti.

E alla fine Roma è stata.

Roma con le sue piazze, i suoi monumenti, Roma che ormai è casa, Roma nella quale le chiacchiere e le risate sono sempre leggere, rinfrancanti e cariche di energie.

Roma che ci ha fatto scoprire che le persone oneste esistono ancora, Roma che ci ha scaldati e rallegrati.

Roma che ha fatto scorrere velocemente, forse troppo velocemente, il tempo leggero e spensierato.

Roma magica.

 

RACCOGLIAMO LE IDEE

il tempo non passa, vorrei già delle risposte certe, vorrei essere già a metà giugno per sapere se va tutto come sperato, per sapere se la nuova terapia funziona.

Vorrei sapere se tutte le pene che sta passando in questi giorni, se tutti gli effetti collaterali che sta sopportando, sono valsi a qualcosa, vorrei sapere se, alla fine di questo tunnel, fatto di incertezze, di speranze e di paura, ci sarà una luce, anche fioca.

Vorrei tornare al noioso tran tran nel quale ci eravamo assestati fino al 20 parile.

Ormai quelle 4 pastiglie di Glivec facevano parte di noi, quasi uno di famiglia, venivano ingurgitate tutti i giorni che Dio mandava su questa terra, come normali pastiglie, ormai non le consideravamo nemmeno più una terapia antitumorale, ormai ci eravamo adagiati sul fatto che le avrebbe prese a vita, per noi erano una routine.

Una routine che….puffff… il 20 arile si è infranta.

Adesso dobbiamo ricominciare una nuova routine con altre pastiglie, sempre antitumorali, ma più potenti, io la chiamo “la bomba atomica”, i medici lo chiamano il farmaco di seconda linea, adesso dobbiamo riabituarci, ma ci sentiamo orfani del precedente e queste nuove pastiglie, le guardiamo con un po’ di sospetto, finchè non abbiamo la certezza che fanno il loro sporco lavoro, non  riusciamo ad amarle, le sentiamo intruse.

Mi sento tutta fuori fase, up and down, ma sta arrivando Roma e speriamo che queti 3 giorni riscano a farmi vedere un’altra luce, a ricaricare le batterie per ripartir al meglio.

1973, era un anno che ci conoscevamo, che uscivamo assieme e tanti altri ne sono passati.