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LE PAROLE E I RICORDI

Una telefonata, un’altra telefonata, un riallacciare i fili, una ricerca di tranquillità e finalmente riesco a tovre le parole, la frase per farle capire che è tutto come prima, come trenta e passa anni fa:

“Adesso tu hai solamente bisogno di serenità e di leggerezza”.

Ed ancora una volta, cara amica, sono riuscita ad aiutarti, ma tu non sai che la tua presenza aiuta anche me.

E’ un toccasana confrontarsi a parole e sentimenti con una persona che si conosce da trenta e passa anni, una persona con la quale si è dovuto condividere lo sradicamento dalla zona dove fino ad allora eravamo vissuti, e ci siamo dovuti tutti rimboccare la maniche per integrarci in un territorio, in un paese nuovo.

E, finalmente, stamattina dvanti ad un tè caldo, ad un tavolino illuminato e scaldato da questo sole che negli ultimi giorni ci sta regalando giornate da favola, abbiamo ripercorso la strada fatta assieme, abbiamo rispolverato i tanti ricordi che tu e Matteo avete lasciato dentro di noi, ho ascoltato di nuovo il tuo dolore, molto diverso da quello di 5 anni fa, e sono riuscita a rassicurarti sul tuo operato, sul tuo sentire, sul tuo risollevare le spalle e vivere di leggerezza e serenità.

Avanti così amica cara, 16 anni fa eri tu a sostenermi, ora provo io a sostenere te in questa lunga e lenta ricerca di serenità.

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METTERE IN FILA I PENSIERI

Ne debbo parlare, debbo riuscire a metter nero su bianco.

Mi serve per elaborare tutto quello che ne consegue.

La protagonista mi vorrà perdonare, ma a suo tempo ho fatto la stessa cosa con Anna Lisa e Anna Wide, ho parlato qui del dolore provato per loro all’ennesima notizia della ripresa del tumore.

E anche stavolta, avanti un’ altra, un altro giro per una cancer blogger.

E lei, con le sue parole lucide e fredde, spalanca lo stesso un abisso di paura e di rabbia per l’ennesima prova a cui si deve sottoporre, l’ennesima sindrome non-finisce-mai.

E l’ennesimo respiro interrotto dalla rabbia e dall’angoscia vissuta anni fa, non molti solo 3 anni fa, con il Ferrari.

E l’ansia, l’angoscia, l’incertezza e la paura riemergono com prepotenza, ma con una scrollata di spalle e a testa alta, sfidando tutto, si imbocca l’ennesima strada fatta di controlli serrati e lastricata di speranza.

Avanti tutta Mia, sappi che ad ogni controllo saremo lì con te a sbeffeggiare chiunque si frapponga fra te, Renato, i tuoi gatti e tutti noi.

ABBRACCI E PAROLE

Il calore di un abbraccio.
il calore di due braccia forti e salde che trasmettono felicità e sicurezza.
Il calore di un abbraccio e di parole sussurrate ricacciando indietro il magone.
la certezza che da ora in poi si “fa un NOI” assieme e sarò sempre protetta.
Le parole per ricordare Anna e tutto quello che ha dato a noi due.
Abbracci caldi, parole calde e sorrisi caldi.
Io felice

UN ABBRACCIO, UN SORRISO

Mi hai abbracciata stretta stretta, ci siamo parlate l’una nei capelli dell’altra.
Ci siamo capite.
Hai continuato a tenermi stretta, ho continuato ad abbracciarti forte forte, ascoltando i tuoi sinhiozzi.
E alla fine dai sussurri sono scaturiti i ricordi belli e su tutti uno dei primi, la prima pedalata tutti assieme, quando tu, non vendo mai inparato ad andare in bici, ti sei lanciata in quella lunga pedalata nelle strade di campagna, con noi tutti a tifare per te, ma poi all’imrpovviso sparisti…eri finita nel fosso.
E ancora così’ strette strette, abbracciate, abbiamo cominciato a sorridere, poi è esplosa una risata fra le lacrime.

BANALITA’

Poi all’improvviso…un minuto di follia che riemerge dal tempo che fu, la follia di un tempo che a volte è un rimpianto per quei momenti di folle follia.

Per poi dire che mai e poi mai vorresti tornare a quei momenti, momenti, attimi, persone e situazioni che hanno scandito il percorso di una vita la vita a.c.

Banalità di una domanda alla quale non si riesce a dare risposta, come saresti oggi se anni fa non avessi incontrato sulla tua strada il cancro?

La banalità di una partenza annunciata da tempo, poi….poi quando hai visto il camion, sei tornata indietro di 50 e passa anni al tuo primo trasferimento, a quando lasciavi la casa che conoscevi per trovati catapultata in mezzo a persone che non conoscevi, ad una lingua che non capivi, che non comprendevi e sentivi l’ostilità di chi là era nato.

E pensi che questa amica ti mancherà, che il bambino da poter prendere benevolmente in giro ti mancherà e ti macheranno anche le battutedel marito, cin quella sua aria sorniona.

Banalità di una giornata senza pioggia e con due costole incrinate che continuno a far male.

NIENTE

Non ho bisogno di niente, di nulla.

Tranne forse un po’ di silenzio, di tranquillità.

Non chiamo se non ho bisogno, chiamo se la giornata fatica ad ingranare.

Mi basta sapere che c’è sempre qualcuno, da qualche parte, pronto ad ascoltarmi in un momento di sbandamento.

Che può essere chiunque, da LaMiasorella ad un’amica, vicina o lontana.

So che posso contare su un ampio giro di persone che capiranno sempre qualsiasi parola o concetto io esprima, persone sparse ai quattro angoli d’Italia, ma persone che saranno sempre pronte.

Ma alla fine fra una telefonata parlando di bimbe, una telefonata con l’amica che ne sa, una con l’amica che mi ha sempre ascoltata, due chiacchiere con l’amica che ha esperienza, il commento dell’amica-gemella separata in culla, un sms dell’amica dolce e dell’amico di Roma e tutti i commenti degli amici virtuali, la giornata è più serena.

E così passa il tempo, sospeso fra alti e bassi, in attesa e in ascolto.

IL BICCHIERE

……mezzo vuoto? mezzo pieno?

Pieno per 1/4, con dentro alcune gocce di speranza.

Hanno dato dei numeri, non hanno risposto a domande, hanno chiarito, hanno ribadito che se lo aspettavano, hanno programmato tutto ancora prima del nostro arrivo, hanno parlato, hanno detto parole già sentite, non hanno nascosto nulla, hanno chiesto fino a che punto volesse sapere, si sono fermati, ci hanno guardati, ci hanno sorriso, ci hanno incoraggiati, non ci hanno nascosto nulla.

Hanno lanciato un salvagente, un’ancòra alla quale attaccarci per galleggiare in questo mare d paura e di incertezza, hanno messo in pratica tutta la teoria che hanno imparato all’università in casi del genre, in casi in cui c’è da dire ad una persona che non si sa nulla di preciso, hanno dettoche tutto per ora è appeso allaterapia, che fra un mese riusciremo ad avere un quadro meno nebuloso, l’importante che da qui ad un mese, male che vada, che i valori rimangano fermi a questo stadio.

 

A distanza di ventiquattro ore si vola alti, si precipita al suolo facendoci tanto male.

A distanza di ventiquattro ore tentiamo di riprendere in mano la normalità, anche se è una normalità diversa da quella di 10 giorni fa.

E il bicchiere si vuota e si riempie a fasi alterne.