IL SENSO DEL NOI

E’ quello che abbiamo perso nel corso degli anni e che, nell’ultimo anno abbondante, avrebbe potuto fare la differenza.

Il senso del Noi, perso lungo la strada, per lasiare spazio all’egoistico “senso dell’Io”, che ci siamo creati, la confort zone che non riusciamo più ad abbandonare, per paura, per egoismo, per indifferenza, i “favolosi” anni ’90 che non siamo riusciti ad abbandonare, gli anni in cui prevaleva L’avere piuttosto che L’Essere,gli anni in cui tutto ci era dovuto.

Il senso del Noi che dobbiamo recuperare, per proseguire nel nostro percorso di vita.

Il senso del Noi, perchè nessuno si salva da solo.

CARBURARE

E’ da un paio di giorni che fatico a mettermi in moto al mattino, fatico a carburare, fatico a non farmi sopraffare

Debbo lottare con il malumore, la malmostosità.

Sto accusando, forse, tutto quello retto negli ultimi due anni?

Probabile, ma bisogna reagire, farsi passare la malinconia, la tristezza, l’essere dispari già di prima mattina, altrimenti arrivare a sera, diventa dura.

Probabilmente anche colpa del tempo atmosferico, ma non debbo assolutmente indulgere in queste scusanti, debbo trovare la risposta, e questa risposta la conosco e la debbo accettare.

Debbo solamente mettere in pratica i consigli ricevuti un paio di mesi fa dalla MiaDottoressa, ancora di salvezza: Non sovraccaricarti di impegni e di pensieri, prenditi il tuo tempo, i tuoi ritmi, non sentirti in colpa, metti un pizzico di leggerezza nella tua giornata.

Tante situazioi nuove, tanti imprevisti tutti in una volta. mettere in fila le situazioni, non farsi schiacciare, mantenere un minimo di distacco.

Più facile a dirsi che a farsi, ma da qualche parte debbo cominciare per non affondare nella malmostosità.

A volte mi sento come un motore diesel.

LEGGEREZZA

E’ quella che so provando in questo momento.

La leggerezza per aver raggiunto un obiettivo da tanto tempo sognato: la vaccinazione.

Non voglio urtare nessuno, non mi interessano le dichiarazioni e le opinioni dei no vax, io rispeto le loro idee, ma loro sono pregati di rispettare le mie.

Conosco persone no vax, ci rispettiamo a vicenda, ci parliamo rispettandoci a vicenda, ma io questo vaccino me lo sognavo anche di notte.

E adesso che ho fatto la prima dose, mi sento più tranquilla, per me, almeno adesso non ho più paura di infettarmi pesantemente, abbiamo avuto parecchi amici e conoscenti che si sono infettti in maniera più o meno lieve, ma tutti ne parlano come di una batosta non indifferente, alcuni di loro, purtroppo, non ce l’hanno fatta e la loro perdita ha pesato parecchio nelle mie decisioni e sul morale degli ultimi mesi.

Poi, detta onestamente fuori dai denti, sono riuscita a scavallare un cancro, per il quale, purtroppo, non esiste nessun vaccino, non vedo perchè mi debba mettere di nuovo a rischio per un virus del quale, bene o male, si è trovato un rimedio.

Questo vaccino funzionerà? Modificherà il mio DNA? sarà una manipolazione? Sarà un ennesino complotto per controllare le masse?

Beh, a me va bene, farmi manipolare, perchè io su questa terra ci sto bene, con tutte le mie contraddizioni, con tutti i miei problemi, ma io qui ci sto bene, lottando tutti i giorni con il mio carattere, con le mie paturnie, ma io qui ci sto bene.

Ci sto bene, ho una cerchia familiare che adoro, per la quale sono disposta a fare sacrifici, ho LaMiaMetà, LaMiaMamma, LaMiaSorella, la Tata, la Figlia, CompagnoDellaFiglia, il Piccolo (che ormai non è più Piccolo) e il SuoPapà, tanti Amici Storici con i quali continuare a ridere e viaggiare.

Per tutte queste persone e per tutte quelle altre che adoro avere attorno, mi sono vaccinata, per poterli vedere e riabbracciare al più presto, senza paura di infettarli o, se proprio al massimo della sfortuna dovesse succedere, questa volta sarebbe da considerare poco più di una influenza, senza il rischio di finire in ospedale, senza sapere se dall’ospedale ne usciranno e come ne usciranno.

Adesso torta di mele.

PENSIERI DA ZONA ROSSA

La zona rossa prosegue fra alti e bassi.

Si segue con trepidazione chi è stato colpto dal virus, ci si dà da fare alla ricerca di risposte per la vaccinazione dei Fragili.

Tante parole, per il momento, ma pochi fatti, ma vogliamo metterci tranquilli ed aspettiamo.

Discorsi e chiacchiere via whatsapp, dubbi e pensieri che vengono condvisi e si trova anche una spalla su cui appoggiarsi.

Alle tac di controllo ed alle successive visite non ci si abitua mai, esatto Orsalè, sono passati anni dalla prima diagnosi, un anno dall’ultimo intervento, ma non ci si abitua.

Stella bella, mi ha detto una cara Amica, per chi sta vicino ad un malato è molto più difficile del malato stesso.

E allora oggi è un giorno di chiusura, di pensieri che vanno e vengono, che vagano come gli occhi su un cielo grigio chiaro, che non è nè sereno e nemmeno scuro.

Oggi si aspetta che passi.

GIORNO DUE

Lievito di birra o per dolci ne abbiamo?

No, questa volta non vi siete fatti travolgere dalla panificazioneo dallo sfornare dolci a ripetizione, saccheggiando banci di supermercati e neozi da oni tipo di lieviti e farine.

Giorno due, i Duri e Puri sono ancora impegnati a controllare chi esce, perchè, per come e quante volte.

Giorno due, siamo in zona rossa, utilizziamo questo tempo fatto di numeri e di attesa per ascoltarci e capire chi siamo, lavorando su noi stessi per non uscirne peggio di quanto stiamo dimostrando, stiamo facendo i cecchini alle finestre, per controllare i vicini,pensiamo, piuttosto, a controllare noi stessi e a fare noi, nel nostro piccolo, la nostra parte, per uscirne in fretta ed al meglio.

Giorno due proviano a mettere i pratica quei pochi gesti che possono fare la differenza: igienizzare le mani, distanziamento (gran brutta parola), lo so non siamo abtuati a stare lontani, a noi piace abbracciarci, gli abbracci ci mancano, mi mancano, ma proviamo a dimostrare che non siamo i soliti italiani cialtroni.

Giorno due, utilizzerò il tempo per leggere, per fare solamente cose piacevoli, che mi permettano di mantenere un equilibrio e serenità.

Giorno 2 di 15.

Speriamo.

QUELLO CHE CI MANCA, QUELLO CHE MI MANCA


“Le parole diventano superflue: un abbraccio mai”

Di parole in questo periodo, o per meglio dire, in questo anno ne sono state dette parecchie, cominciando dalle parole che mi sono state dette durante il periodo ospedaliero, per il mio compleanno, ma le parole non riempiono il vuoto degli abbracci mancati, gli abbracci che scaldano.

Gli abbracci a LaMiaFiglia, gli abbracci a CompagnoFiglia per sentirmi rassicurata, gli abbracci de LaMiaMamma che hanno il potere di tranquillizzarmi, gli abbracci de LaMiaSorella che sono caldi e calorosi, gli abbracci alla Tata ce sanno di conforto e allegria, gli abbracci delle amiche che in qualsiasi maniera sono sempre state presenti e rassicuranti.

Gli abbracci persi in questo lungo anno, sarebbero stati tanto consolatorii, ma sono mancati, sostituiti dalle parole,sempre calde, affettuose, piene di calore e sostegno.

Quadno tutto sarà passato, abbraccerò tutti quelli che in un anno mi hanno sostenuta e spronta a non mollare, a non cedere.

Abbraccio l’obettivo da raggiungere nel 2021.

LA NOSTALGIA

E’ quella che mi prende guardando un film.

La nostalgia, la malinconia quando vedo che si abbracciano, che stanno vicini, che si stringono gli uni ali altri per incoraggiarsi.

La nostalgia di un abbraccio a LaMiaMamma, la voglia di abbracciare e strfaugnare la Tata, la mancanza di un abbraccio a LaFilia, il magon che mi viene quando avrei bisogno di un abbraccio caloroso de LaFiglia.

La nstalgia, la malinconia di tutte quelle azioni che prima erano scontate ed ora ancano, mancano come l’aria, perchè fcevsno parte del nostro vivere, del nostro consolarci e consolare.

Quanti abbracci ci sono stati tolti?

PASQUA A DISTANZA DI UN ANNO

Anche Pasqua è passata, in quarantena, un po’ sotto tono, ma è passata.

Pasqua tornerà anche il prossimo anno,  la potremo festeggiare degnamente, come siamo sempre stati abituati a festeggiarla, magari con un occhio di riguardo in più alle persone con le quali pensiamo di festeggiarla.

Magari faendo più attenzione ai contatti, magari circondandoci di persone alle quali teniamo veramente, magari circondandoci di persone che ci possano ancora donare qualcosa, coccolare lo spirito, la mente e l’anima, insomma persone che ci facciano stare bene.

Dicevo così anche lo scorso anno “Pasqua tornerà anche il prossimo anno e sarà una Pasqua più serena”…

Sono state due festività completamente diverse, quella dello scorso anno con la bufera cancro che si era riabbattuta, con la paura sfociata dopo la lettura di quel famoso esito, di quella famosa tac eseguita il 20 aprile, il sabato santo.

Una Pasqua offuscata da pensieri, da paure che avevamo provato ad accantonare per un po’ assieme agli Storici del Cadore, con LaMiaSorella e la sua famiglia passando una giornata a Cervia.

Cervia, presso la quale andiamo sempre quando ho bisogno di respirare e di raccogliere i pensieri.

Pasqua 2020, doveva essere la Pasqua del riscatto, la Pasqua delle grasse risate che avrebbero dovuto far dolere muscoli che nemmeno sapevamo di avere, invece…

Pasqua 2020 è stata la pasqua della quarantena, la Pasqua che negli anni a venire verrà ricordata per il silenzio immobile e attonito che ci circondava, la pasqua delle famiglie separate, ma vicine vicine con i pensieri.

Forse la Pasqua che farà da spartiacque fra il prima e il dopo, la Pasqua che ci ha fatto capire che è ora di rallentare, di cambiare marcia, di comincire a rispettare i ritmi ed i tempi di questo pianeta che ci ospita.

Pasqua 2020 ci ha fatto aprire gli occhi sulla fragilità di noi esseri umani, sulla fragilità del sistema che abbiamo creato, un gigante con i piedi di argilla.

Pasqua 2019 e Pasqua 2020, non sa quale delle due possa essere stata la più diversa, non sa quale delle due scegliere per fare il gioco della torre.

COSA MANCA

Cosa mi manca, cosa non mi manca.

Non manca nulla di materiale e di fisico, manca l’empatia, manca il poter vedere le prrsone che fino a ieri l’altro vedevo, manca la quotidianità fatta di alcuni punti fermi, di ripetitività giornaliera e quotidina, uguale  tutte le mattine.

Una ripetitività calmante e rassicurante.

Mi mancano gli abbracci, mi manca la Tata.

Mi mancano gli abbracci de LaMiaMamma, certo potrei andare da lei, basta l’autocertificazione, esco dal mio comune, entro nel suo dicendo che è anziana e le sto portando la spesa, ma poi? Quando arrivo non posso abbracciarla, non posso farmi abbracciare da lei, quegll abbracci che facevano tanto bene al morale di tutte due.

E se non posso abbracciare LaMiaMamma, tanto vale non vada, sarebbe troppo grande il magone che mi porterei dentro e che terrei dentro di me, da sola a casa.

Mi mancano gli abbracci.

 

SEMBRA POCO

Sembra poco, invece è tanto, tanta roba.

Avere attorno una rete di supporto in questi momenti è tanta roba.

Sembra poco, ma avere già un pensiero dovuto all’attesa di un esame istologico è un peso, in più ci aggiungi il problema coronavirus, è un mix esplosivo.

Occorrono nervi saldi, cosa che non sempre è possible mantenere, a volte è più facile lasciarsi andare allo sconforto che combattere ragionevolmente,  a volte le energie vengono proprio a mancare nel momento in cui ce ne sarebbe più bisogno.

Sembra poco, ma la rete di supporto che ci è attorno è di grande aiuto.

Parenti, pochi, ma quei pochi veramente validi, amici, quelli che ci ono sempre stati e che ci saranno sempre, ognuno di loro fa la sua parte, supportandoci, sopportandoci, ascoltandoci, facendoci ridere, raccontandoci di loro.

Bellissimo ascoltare un amico, LaFiglia, IlCompagno, la Tata, LaMiaSorella e LaMiaMamma raccontare quello che fanno, le loro parole di incoraggiamento, i loro resoconti giornalieri, i loro pensieri.

Bellissimo scambiare con loro due chiacchiere quotidiane, bellissimo confrontare idee e pensieri.

Bellissime le chiacchiere via chat con gli amici lontani ma sempre presenti e pronti a sostenere.

Bellissimi gli scambi via messenger o via Facebook dove si cerca di scherzare e di strappare qualche risata.

Bellissima la vicinanza, le parole preziose ed il sostego degli amici più recenti, che sono stati vicini e hanno fatto la loro parte.

Bellissime le telefonate ricevute, specialmente quelle inaspettate,  le telefonate delle amiche di vecchissima data che sanno sempre arrivare al momento giusto.

Sembra poco, ma la rete di sostegno in questo momento è importante

Grazie a tutti i componenti della rete di sostegno.