BASTA POCO

Basta poco per far girare male una giornata, basta un inghippo all’automobile.

Basta una notte semi in bianco, causa digestione complessa e pensiero sul come risolvere il problema automobile.

Ma poi basta poco per svoltare la giornata , da giornata nefasta in giornata normale e luccicosa.

Basta una telefonata ad un Amico, chiedendo aiuto, e questo amico accorre, anzi arriva in bicicletta, controlla, va a prendere la sua auto e mi accompagna dove troverò la maniera di risolvere il problema, ma ancora di più, mi risolve il problema, mi legge negli occhi l’angoscia, l’ansia per il piccolo granello che ha inceppato l’ingranaggio della mia normalità.

Si rimbocca le maniche e nel giro di mezz’ora è tutto risolto, lui ha fatto il miracolo.

Amico storico di Calderara, grazie.

 

 

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RIFACCIAMO

Un passo indietro e rimaniamo in attesa.

Torniamo ognuno al proprio posto, in attesa.

Senza forzare la mano, senza pretendere nulla, in attesa.

Intanto facciamo tutti un passo indietro.

Niente e nessuno potrà cancellare i bei momenti, ma al momento è opportuno che  ognuno torni al proprio al proprio mondo.

Le mie energie attualmente debbono prendere un’altra direzione, al mio fianco ci sono persone che hanno bisogno di tutta la mia grinta e le mie forze.

Ed io ho bisogno di ricaricare le batterie, sono senza energie

UNA TELEFONATA

una telefonata alla cognata preferita può svoltare una giornata.

una chiacchierata telefonica che rimette a posto l’umore e il mondo.

la voglia di sentirla era tanta, e il compleanno della nipotina piccola, quasi coetanea della Tata, è stata l’occasione buona per risentire la sua voce, per fare due chiacchiere intelligenti per poi, alla fine, ridere come due sceme.

Io a questa cognata debbo sempre dire grazie e togliermi tanto di cappello, ha sempre avuto il potere di rasserenarmi, di tranquillizzarmi e di rimettermi a posto.

questa cognata che ho sempre ammirato, che si è sempre rivelata molto forte nei momenti critici, che si è fatta aiutare quando quasi 8 anni fa morì il marito, fratello del Ferrari.

questa cognata che sento tanto affine a me e che mi fa guardare avanti con serenità e allegria.

Grazie cognata preferita, grazie per tutto e di tutto.

EMOZIONE

E’ quella che sento, che provo quando sento la Tata leggere i miti epici.

Ascoltare quelle favole, che riportano alla memoria miti già letti, miti che hanno emozionato, miti antichi letti a scuola, che hanno portato alla voglia di leggerne altri, al di fuori di quelli “imposti” dai professori.

L’emzione di ricordi che si risevgliano, collegamenti che vengono fatti fra le varie culture e religioni.

L’emozione di ascolare la sua voce che legge una favola, un  mito e si emoziona.

Emozionarsi per i ricordi, sperando che un giorno anche lei possa vivere le stesse sensazioni.

CHI MI CHIAMA?

Centro di Bologna, ferma in estasi davanti all’ennesima vetrina di una libreria.

Mi sento chiamare, ma non per nome, ma con il nomignolo affettuoso che solo i parenti più stretti conoscono e usano per rivolgersi a me.

Nomignolo che mi porto dietro da 55  anni a questa parte, mi fu affibbiato da mia sorella visto la complessità di consonanti di cui è composto il mio nome doppio.

Rimango un po’ stupita, ma se chi mi chiama usa quel nomignolo, significa che è una persona cara e amica.

E non mi sono sbagliata.

Ci siamo abbracciate e baciate con le lacrime agli occhi, come se fosse un secolo che non ci si vedesse, erano passati solo un paio di anni dall’ultima volta, ma quel nomignolo ha sempre suggellato la nostra atavica amicizia.

Cara M., amica delle elementari, che ti puoi fregiare di essere una delle poche persone che mi può chiamare con quel nomignolo tanto intimo, dolce e privato, è stato un piacere sentirmi abbracciare da te, da tutto il tuo immenso calore e affetto, è stata una carezza per la mia anima un po’ a brandelli sentire le tue mani sul mio viso, sono state chiacchiere dolci e lievi che hanno tamponato un po’ l’immensa tristezza di questo periodo.

E alla fine ci siamo riabbracciate strette strette, come quando andavamo a scuola assieme e giocavamo assieme, senza pensieri, con ancora l’innocenza di quegli anni, senza sapere quello che la vita ci avrebbe riservato (e  per fortuna dico io).

E quel nomignolo rimarrà sempre lì a suggellare un rapporto dolce, sereno e sincera amicizia

LETTERA APERTA ALLE AMICHE

Carissime ragazze, io a volte mi sento un po’ la vostra mamma, forse per via dell’età.

quando voi siete nate io ero giò alle superiori, di conseguenza ora vi guardo sempre con occho benevolo.

Ma voi, carissime ragazze, non dovete farmi preoccupare, perchè io, come mamma, sto molto in ansia per voi, il pensiero dei vostri problemi, a volte, si fa pesante.

E a Mia in questi giorni il pensiero corre abbastanza spesso, anche se lei è una roccia, o fa la roccia, io come mamma virtuale mi preoccupo e tento sempre di pensare positivo, per sostenerla ed incoraggiarla. Lei la sento molto affine a me, senza tanti fronzoli, diretta e senza tanti giri di parole.

Ma penso anche a Romina che sta attraversando un periodo duro e difficoltoso, penso a lei e a quell’abbraccio che ci siamo scambiate domenica scorsa a Termini, mentre ci salutavamo, e quel parlare fitto fitto per sostenerla, per farle capire che qui ci sarà sempre un orecchio e una spalla pronte.

E sabato una compagna di merende si è sentita male, ha passato tutta la giornata in un pronto soccorso, facendo esami su esami e io qui a casa a pensare, a tentare di essere serena, ma poi, nel tardo pomeriggio di rientro dalla spesa, chiedere al Ferrai se mi accompagnava all’ospedale per vederla, perchè volevo essere io a vedere come stava, volevo controllare io con i miei occhi, per poi continuare a subissarla di messaggi per spronarla a rimettersi in sesto, a volersi bene, a dirle che deve mangiare, che si deve tirare fuori dal pantano nel quale è caduta.

Ma oggi pomeriggio una cara amica, compagna fedele di letture, mi ha dato una bella notizia, una notizia nella quale non speravo più, una notizia sulla quale non avevo insistito, perchè per aprire un blog, bisogna essere pronti, bisogna essere convinti, e quindi oggi pomeriggio finalmente ce l’ha fatta.

Alla fine di tutto questo lungo discorso, forse un po’ sconclusionato, volevo dire alle care ragazze, di non farmi preoccupare, di avere un po’ di rspetto per la mia età, di fare le bravine, perchè tanto la mamma è sempre la mamma e per me, voi, sarete sempre le mie bimbe anche quando avrete 90 e passa anni.

ALLA STAZIONE

Alla stazione a prendere La Figlia di rientro dal lavoro.
Con il sole, il cielo azzurro e tanto tanto freddo.
E’ la stazione del paese, distante da casa alcuni chilometri.
E mentre io arrivo e parcheggio lei spunta dal binario assieme agli altri passeggeri.
Ma io vedo solo lei, i miei occhi si riempiono di questa donna che è mia figlia, che, con passo sicuro, mi sta raggiungendo.
E mi commuovo, le sorrido, perchè lei si merita ogni sorriso che le posso regalare, lei si merita solo sorrisi.