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UN FILO DI RESPIRO

Un filo d’aria si intrufola nei pensieri.

Un filo di aria fresca che schiarisce.

Un filo di respiro che si libera.

Visita ad un mese dall’aggiustamento della terpia, fatta.

E adesso respiriamo un po’ meno contratti.

Non abbiamo ancora scollinato il tutto, ma quando un filo di aria fresca, quando un minimo di buone notizie si intrufolano, si respira in maniera più leggera.

Dai che stringendo i denti, sopportando effetti collaterali nuovi e sconosciuti, ce la fai, i tuoi sacrifici, le tue fatiche, in qualche maniera vengono ricompensate.

Hai ancora tanto da lavorare, avrai ancora tanti momenti di crisi, ma tu appoggiati a me, appoggiati alle tue DottoresseCheSempreAscoltano ed in qualche maniera ti aiuteremo con tutte le energie che abbiamo a disposizione.

E adesso salutiamoci, tu verso i tuoi impegni, io a sistemre per l’ennesima volta fogli con resoconti visite, tac, esami, pet.

Ma il “Ciao” che ci siamo scambiati oggi era più allegro.

FINO A QUANTO….

…si può tirare una corda prima che si spezzi?

Fino a quando si può continuare ad accumulare pesi sulle spalle?

Tutto diventa faticoso e difficile se ti appoggi completmente alle spalle di chi ti sta a fianco in questa lotta quotidiana.

Ma diventa difficile e faticoso per tutti e due-

Per il malato che è in prima linea è difficile vedere al  là del momento, è difficile fare e prevedere a lungo termine.

Per chi gli sta a fianco in questa lotta, battaglia, percorso diventa difficile quando si scontra con la ritrosia, con le domande che poni, domande alle quali il malato fatica a rispondere.

Ma io non  sono una indovina, una che legge nel pensiero, io ho bisogno di parole chiare e semplici che poi dovrò riportare.

Non puoi pensare che io tutti i giorni mi carichi sulle spalle le tue pene, i tuoi dubbi e i tuoi dolori…un momento… lo faccio e lo faccio volentieri, ma tu devi collaborare un minimo, io 6 mesi fa, prima che scoppiasse tutto di nuovo ti avevo accompagnato dal medico e avevo anche insistito per una visita ortopedica, ma tu hai fatto spallucce, mi hai bonariamente mandata a spendere, mentre oggi mi sono dovuta mettere lì, perchè oltre agli effetti collaterali del nuovo farmaco, è rispuntanto un vecchio problema ortopedico che tu hai bellamente ignorato,perchè…perchè….a  vai a sapere il perchè.

Ho bisogno che tu mi aiuti ad aiutarti

OGGI C’e’ IL SOLE

Ma io vorrei averer la mente sgombra da nuvole.

Di bello c’è che tutta la pesantezza della giornata non si riflette nei sogni notturni.

Sogno neutro, sogno situazioni che non hanno nulla a che vedere con quello che stiamo vivendo a passando ora.

Ed è un bene, almeno durante quelle ore la mente stacca, si concede un po’ di  buon sano relax, tanto il giorno dopo, appena apro gl occhi, qualcosa di nuovo è sempre in agguato.

E’ cominciata la nuova terapia orale, ben più pesante rispetto alla precedente.

E’ cominciata l’attesa dei primi esami del angue da effettuare, è cominciata l’attesa della prima visita di contollo fra circa 20 giorni, è cominciata l’attesa dell’appuntamento per la  pet di controllo.

Insomma è cominciato quel periodo di stress da attese che logora, consuma, rende gli occhi spiritati ed i nervi a fior di pelle.

Intanto si naviga a vista

DUE ORE

120 minuti.

Due ore di leggerezza, due ore in cui la mia mente non ha pensato a nulla, due ore in cui ho tirato il fiato.

Due ore con la cognata preferita a fare ciacchiere leggere ed  intelligenti.

Quelle due ore che sono riuscite a svoltare la giornata, che mi sono servite per ricaricare un po’ le batterie e riposare la mente.

Due ore di tranquillità e serenità.

TACABANDA

L’avevo accantonato, avevo messo la genetista, i test genetici, le visite genetiche, le ricerche genetiche in fondo ad un cassetto, nascoste ben bene in un angolo del cervello, il pensiero ogni tanto mi sfiorava, ma lo rimuovevo in fretta, non avevo voglia di pensarci, lo allontanavo, mi disturbava, facevo lo struzzo.

Ma ci hanno pensato loro a contattarci, a cercarci, loro non hanno mollato ed in tutto questo tempo che io ho nascosto, accantonato, loro hanno continuato per la loro strada, nella loro ricerca.

Loro hanno fatto il loro dovere per aiutare in futuro la Tata, loro, i ricercatori, hanno lavorato per lei, io invece mi rifugiavo nell’illusione che nulla era successo.

Ed ora si ricomincia con visite, esami, controlli, e questa volta arriveremo alla diagnosi finale.

Tranquilli, nulla di mortale, almeno finchè rimane sopita, finche dorme, ma almeno sapremo come muoverci, sia in senso lato che in sensoo metaforico.

Tata questa volta la nonna non ti ha fatto un bel regalo.

NON MOLLARE MAI

A volte le forze ci lasciano, le energie si volatilizzano.

Ma non bisogna mollare mai.

E ci sono le volte in cui un banale raffreddore fa traboccre il vaso.

Ma non mollare mai.

A volte la fatica è tanta, la montagna sembra sempre più ripida.

A volte la strada da percorrere sembra senza fine.

Ma non mollare mai.

Poi bisogna fermarsi, soffiare il naso, il raffreddore non molla, la tosse la fa da padrona e ti viene la tentazione di rannicchiarti su te stessa e aspettare che tutto passi.

Che tutto passi, che scivoli via, che anche il raffreddore sembri una montagna inscalabile, quando di inscalabile non c’è assolutamente nulla.

Non mollare mai.

Occorre soltanto lasciare decantare le parole, allontanare dalla mente le parole lasciate cadere con saccenteria da una persona sgradevole, mettere in fila tutto e ritrovare l’equilibrio che sembrava perduto.

Mollare mai.

P:S = il raffreddore questa volta si è preso delle colpe che non ha.