DOMANDE

Non è banale chiederlo.

Non è stupido rispondere sinceramente.

Sono qui.

E sono pronta ad ascoltare, anche i tuoi silenzi”

E’ quasi una domanda d’obbligo in questi tempi, lunghi, sospesi ed incerti.

Ed è sempre più difficile rispondere, per non generare anie in chi decide di porti la domanda.

Ed è sempre più difficile interpretare le risposte.

Anche se di solito viene da rispodere, o ci si sente rispondere, “Bene, sto bene”.

La più grande bugia della storia dell’umanità.

RESPIRARE ARIA DI CASA

Andare via da casa un fine settimana, per respirsre aria di casa, dove casa non hai.

Abbandonare la bassa con la sua canicola per dirigersi verso il Cadore, per respirare aria fresca, aria di amicizia, quell’aria che ritempara lo spirito.

Il primo fine settimana fuori casa da 6 mesi a qesta parte, il primo fine settiana fuori, lontano dalle solite mura che tanto ci hanno protetto, per ritrovre un po’ di calma e di normalità dopo un periodo pesante e duro affrontato con ansia, paure ed incertezze.

Finalmente, dopo quasi un anno, il Cadore.

Il  Cadore dove ci sono Amici che hanno una vista laser per comprendere e capire che siamo arrivati alla canna del gas ed abbiamo bisogno di loro per recuperare, per ripartire.

Il Cadore dove Marina e Alberto ci sono sempre, con la loro semplicità, franchezza, accoglienza, il calore delle loro braccia e delle loro parole, Marina e Alberto una presenza, una àncora di salavataggio sempre e senza mai tirarsi indietro.

E quando comincio ad intravedere le prime cime, le prime montagne, mi sento leggera, il respiro si allarga, tutti i nodi dentro di me spariscono.

Il Cadore e la Carnia, le mie, le nostre seconde case, dove rifugiarsi per ritrovare equilibrio e serenità.

Il Cadore e la Carnia dove veniamo sempre accolti con sorrisi e gioia. Dove gli occhi, finalmente, si riempino di verdi e di azzuri che, noi della Bassa, non possiamo immaginare.

Il Cadore e a Carnia, dove tutto è più lento e più a misura d’uomo.

Il Cadore la Carnia, rifugi sicuri.

Buon compleanno Luca, non ti abbiamo portato nulla, ma tu hai dato tanto a noi all’interno del tuo rifugio, sfamandoci, riempiendoci lo stomaco di buon cibo e il cuore del calore che solo tu e la tua famiglia, ci sapete donare incondiziotamente.

Il Cadore e la Carnia che amiamo.

SEMBRA POCO

Sembra poco, invece è tanto, tanta roba.

Avere attorno una rete di supporto in questi momenti è tanta roba.

Sembra poco, ma avere già un pensiero dovuto all’attesa di un esame istologico è un peso, in più ci aggiungi il problema coronavirus, è un mix esplosivo.

Occorrono nervi saldi, cosa che non sempre è possible mantenere, a volte è più facile lasciarsi andare allo sconforto che combattere ragionevolmente,  a volte le energie vengono proprio a mancare nel momento in cui ce ne sarebbe più bisogno.

Sembra poco, ma la rete di supporto che ci è attorno è di grande aiuto.

Parenti, pochi, ma quei pochi veramente validi, amici, quelli che ci ono sempre stati e che ci saranno sempre, ognuno di loro fa la sua parte, supportandoci, sopportandoci, ascoltandoci, facendoci ridere, raccontandoci di loro.

Bellissimo ascoltare un amico, LaFiglia, IlCompagno, la Tata, LaMiaSorella e LaMiaMamma raccontare quello che fanno, le loro parole di incoraggiamento, i loro resoconti giornalieri, i loro pensieri.

Bellissimo scambiare con loro due chiacchiere quotidiane, bellissimo confrontare idee e pensieri.

Bellissime le chiacchiere via chat con gli amici lontani ma sempre presenti e pronti a sostenere.

Bellissimi gli scambi via messenger o via Facebook dove si cerca di scherzare e di strappare qualche risata.

Bellissima la vicinanza, le parole preziose ed il sostego degli amici più recenti, che sono stati vicini e hanno fatto la loro parte.

Bellissime le telefonate ricevute, specialmente quelle inaspettate,  le telefonate delle amiche di vecchissima data che sanno sempre arrivare al momento giusto.

Sembra poco, ma la rete di sostegno in questo momento è importante

Grazie a tutti i componenti della rete di sostegno.

SI RIPARTE

Metabolizzare. Tranquillizzarsi. Crederci.

3 parole, nulla di più, ma 3 parole impegnative.

Si riparte da zero, con fiducia, dobbiamo metterci fiducia e crederci, credere che è tutto in ordine.

Metabolizzare la batosta ricevuta quasi un anno fa, una batosta che ci ha lasciati senza fiato e con tanta paura. perchè allora ci sentivamo protetti, la terapia la stava facendo, fino ad allora le 4 pastiglie non ci avevano tradito.

Metabolizzare l’ultimo mese.

Tranquillizzarsi, perchè si riparte con le 4 pastiglie, si riparte d zero, dopo un intervento chirurgico che ha tolto tutti gi ospiti indesiderati.

Crederci, la parola più impegnativa, perchè  dobbiamo credere nelle 4 pastiglie, dobbiamo credere che questa volta non ci tradiranno.

Crederci, perchè non possiamo fare diversamente e dobbiamo solamente ricominciare a vivere serenamente, intanto la macchina si è rimessa in moto e non siamo soli.

Metabolizzare, tranquillizzarsi, crederci.

UN ATTIMO DI TREGUA

Un attino di tregua, è quella che mi sono concessa nel pomerggio.

Rivedere LaMiaMetà riprendere la sua attività in maniera soft, rivedere LaMiaMetà ricominciare a scherzare e a ridere mentre pranziamo, mi ha alleggerito il cuore e la mente.

Riprendere una parvenza di normalità, che giorno dopo giorno sta prendendo il sopravvento, mi ha aiutata a staccare un po’ la mente.

Oggi pomeriggio mi sono presa un paio d’ore per me: parrucchiera.

La mia chioma richiedeva a gran voce una sistemata, un taglio per farmi riprendere un’aria da persona normale.

Domani non potevo presentarmi alla visita con LaMiaMetà e una testa di capelli indomiti, selvaggi e anarchici.

Avere un attimo di tregua, un paio di ore di leggerezza dalla parrucchiera mi ha solamente fatto bene.

Un attimo di tregua con relativo abbiocco durante il lavaggio della testa e lo svuotamento da ogni pensiero durante il taglio dei capelli.

Anche un luogo, un ambiente che ho sempre frquentato di corsa ed in fretta, in questi momenti, può compiere  un  piccolo miracolo: rilassarmi.

Frequentare i saloni dei parruccieri non è mai stato il mio forte, il mio passatempo preferito, ho trovato una parrucchiera qui in paese che è aperta i lunedì ed è abbastanza veloce, il mio ideale.

Di solito, sono sempre andata, chiedendo  taglio e asciugatura veloce, di solito in un’ora al massimo, ho sempre fatto tutto.

Oggi pomeriggio no, mi sono sduta ed ho spiegato quello che volevo, un taglio che mi lasciasse scoperto il viso, perchè ho voglia di viso scoperto, ho voglia di viso che possa essere toccato dal vento e dal sole, ho spiegato, mi hanno passato un giornale, mi hanno ascoltata, consigliata, mi sono lasciata guidare,ho liberato la mente da tutto, finchè non  sono rimasta solo io con i miei capelli da sistemare.

Un paio d’ore dal parrucchiere, hanno compiuto un mezzo miracolo.

 

LA FATICA

La fatica di pensare sempre positivo.

La fatica di avere sempre il sorriso sulle labbra e negli occhi.

A volte è difficoltoso, è faticoso fisicamente pensare che andrà tutto bene.

Certo lo lo so benissimo anch’io che andrà tutto bene, che siamo in buone mani, che LaMiaMetà è in buonissime mani, è in mano a medici, chirurghi ed oncologi che svolgono egregiamente il loro lavoro, che lavorano, lottano, pensano a come risolvere tutte le situazioni al meglio, con meno danni possibili.

Ma a volte, è veramente difficile pensare positivo, dopo aver passato gli ultimi mesi in bilico, in attesa, assumendo un farmaco che ha svolto in pieno il suo lavoro, ma che ha picchiato duro, lasciando LaMiaMetà fisicamente provata.

Sapevamo, eravamo consapevoli che il decorso post operatorio sarebbe stato travagliato, l’avevamo già attraversato 12 anni fa, ma il tempo aveva diluito e stemperato i ricordi e di conseguenza abbiamo dovuto ripercorrere il tutto, ma con 12 anni in più sulle spalle e con il fisico provato da 6 anni di terapia antitumorale e gli utimi 9 mesi con un farmaco di seconda linea ch non gli ha risparmiato nulla.

M poi passa, deve passare, è il momento down dell’attesa istologico, è il momento dell’attsa che arrivi in fretta martedì, per poter di nuovo sorridere e sentirsi leggeri dopo una chiaccierata con L’Oncologa di ferro.

Oggi è una giornata così, per fortuna è venerdì, stasera Tata a cena e due risate sono più che garantite.

La fatica domani sarà un ricordo da mettere in soffitta, perchè domani sarà un altro giorno da aggiungere al futuro, sarà un altro giorno in cui riderò di me stessa delle parole e dei pensieri di oggi.

Domani si vedrà.

VIGILIA

Un primo step l’abbiamo raggiunto.

Intanto domani è finita la lunga attesa per la PET di valutazione.

Dopo dovremo solamente aspettare la visita ed il referto e le decisioni dei medici, degli oncologi, del chirurgo.

Armiamoci di tanta e santa pazienza.

Si fa finta di nulla, si vive come sempre, si va avanti, ma la fatica, specialmente per LaMiaMetà, è tanta.

Vorrei riavvolgere il nastro, vorrei tornare indietro, non chiedo di molto, ma a quel periodo in cui tutto ruzzolava nel tran tran, senza scossoni, quando ormai quelle quattro pasticche giornaliere erano diventate routine ed eravamo convinti che tutto sarebbe filato liscio, con quelle 4 pasticche, fino alla fine dei nostri giorni.

4 pasticche.

 

DOCCIA SHAMPOO E CREME

E’ il miglior antidoto che io conosca per superare i gavi momenti di crisi.

E’ una tattica che cominciai  ad adottare ai tempi della chemioterapia.

Arrivavo a casa dopo le sedute, mi buttavo sotto alla doccia e lasciavo che l’acqua calda portasse via tutto il dolore, l’affaticamento, la paura, l’incertezza.

Mi insaponavo, mi facevo anche lo shamoo. nonostante fossi calva, ma la sequenza era questa: doccia schiuma senza nessun profumo per evitare nausee, conati di vomito, shampoo sulla testa pelata, poi alla fine tanti minuti sotto l’acqua calda in attesa che tutta la tensione scivolasse via assieme all’acqua, giù per lo scarico

Terapia poco convenzionale, ma almeno alla fine non mi sentivo più addosso l’odore dell’ospedale, del veleno che mi era stato iniettato lentamente in vena, avevo dei momenti di tranquillità dovuti al potere dell’acqua calda.

Ed è una pratica che mi è rimasta, è una terapia che adotto in  tutti i momenti difficili, quando sono stressata, tesa, impaurita, sotto pressione.

Prendo il tablet, lo accendo e cerco la mia stazione radio preferita, apro i rubinetti della doccia, lascio che il vapore ed il calore riempiano il bagno, poi vado sotto ed assaporo il potere rilassante dell’acqua calda su muscoli che si sciolgono, le spalle che si rilassano e mi lascio avvolgere dal calore, dal profumo del docciaschiuma e poi dello shampoo.

Alla fine dell’operazione doccia/shampoo, viene il meglio: la crema.

Operazione crema corpo, spalmata lentamente, con gesti lenti, dalla punta dei piedi fino alla radice dei capelli.

Rituali collaudati che mi rimettono in pace con il mondo, almeno per un po’.

MI STAVO ASPETTANDO

Mi conosco, mi stavo aspettando al varco.

E al varco ci sono arrivata.

Le spalle stanno cominciando a cedere, la corda si sta sfilacciando, sono poche le cose che mi consolano e che mi aiutano a non sprofondare.

Ma le cose importanti per le quali continuare a stringere i denti ci sono. come ci sono le persone, quelle ancora più importanti.

Ma negli utimi giorni ho accusato il colpo di una estate calda, troppo calda, un’estate piena di contrattempi ed ostacoli superati, di tante energie spese ed uste e poche occasioni per ricaricsre le batterie.

Ma a volte basta poco, una chiacchierata con la persona giusta, che ha sempre il potere, le parole giuste per riequilibrare le situazioni, per dare quel colpo al cerchio che serve per raddrizzare le cose, per aiutare il morale.

Grazie Cecilia

FUGA

Via verso il Cadore, dove Marina e Alberto, con la loro amicizia, con il loro calore e i loro abbracci, riescono sempre a lenire i dolori e le angustie.

La settimana appena passata è stata pesante, io una settimana così non la voglio più passare, specialmente il martedì e il giovedì, mi hanno tagliato le gambe.

Già lunedì sera cominciavo a pensare a Mia, poi martedì mattina alcuni messaggi con Renato, ma sempre in attesa e con il fiato sospeso.

Dopo il primo messaggio di Renato, è arrivata la mazzata, il messaggio di una Compagna di Merende, che ci diceva che era morto di un ragazzino, compagno di classe della Tata, un ragazzino di 13 anni non può e non deve fare scherzi del genere a noi adulti.

Ansia e angoscia che si sono sommate, hanno creato un mix micidiale di dolore, per poi culminare giovedì al funerale.

Ma non era ancora finita, la ciliegina sulla torta, telefonata dell’oncologia del Ferrari con TAC fissata per sabato mattina.

Il vaso è tracimato.

Il telefono, il numero di cellulare di Marina fatto in maniera compulsiva “Sabato Fabio deve fare tac di controllo, siamo in ansia, questa settimana è successo di tutto, ma noi sabato mattina, dpo la  tac, partiamo e arriviamo”

“Vi aspettiamo ho visto e ti ho seguita su Facebook in questi giorni, non ti ho chiesto nulla, perchè sapendo che sareste arrivati, preferivo domandare  cos’era successo alla Tata, guardandoti negli occhi”.

E sabato alle 11 siamo partiti, con i nervi tesi e sembrava che tutto remasse contro, un piccolo ritardo nella chiamata dell’operatore, una messa a punto dei macchinari, l’esame che è stato un po’ più approfondito, tutti i semafori rossi per raggiungere l’entrata dell’autostrada, ma alla fine quando, dopo la galleria di Conegliano, ho cominciato a vedere le Dolomti, ho ricominciato a respirare, la mente si è alleggerita e il peso sulle spalle si è allentato.

Casa, mi sono sentita a casa, fra le loro calde braccia, ascoltando le loro parole, mentre mangiavamo pane e salame, visto l’orario, ma è stato il pane salame più buono che ho mangiato negli ultimi tempi.

E la passeggiate con loro, sotto un  cielo plumbeo, ma il parlare, ascoltare le loro parole, ha messo tutto in secondo piano, ero a casa, ero fra amici e il loro calore ha sciolto un po’ il  nodo.

Io sono già anziana, ho già una certa età e una giornata come martedì e una come giovedì non le voglio più passare.

La prossima volta non  so come ne potrei uscire.