ALL’USCITA

Siamo uscite dall’Ospedale Speciale che segue la Tata, con ancora tanti dubbi e tante incertezze.

Ci siamo guardate, nei nostri occhi abbiamo letto gli interrogativi sul futuro suo, su come fare e muoverci.

Ci aspettano altri 6 mesi di indagini, di esami per lei ed incertezze per noi.

Decido di rientrare da sola, ho bisogno di camminare per schiarirmi le idee, per combatter quel senso di oppressione che mi sento addosso da un po’ di tempo, esattamente da quando hanno chiamato per incontrarci, per questo primo step fatto.

Scendo dal bus, le saluto, sorrido, anche se tutto mi pesa, mi incammino verso il centro, con un unico obiettivo, entrare da Feltrinelli per distrarmi, per vedere di rimettere un po’ di ordine nelle idee, nei pensieri .

Giro fra gli scaffali, niente riesce a colpirmi, tutto mi scivola addosso, capisco che non è giornata, che anche Feltrinelli non riesce a fare il miracolo.

Mi ributto fra le strade, ricomincio a camminare, sentendo i pensieri che macinano dentro la testa, che si adeguano al ritnmo dei passi, le vetrine sfilano sotto agli occhi senza catturare la mia attenzione.

I miei pensieri sono tutti rivolti alla Tata, al suo futuro, a cosa fare domani.

Mi ripeto che non è nulla di grave, che si troverà la soluzione, che di questa sindrome non si muore, ma n0n avere ancora un responso definitivo fa vacillare le sicurezze.

Un beep-beep dal cellulare, temporeggio, non ho voglia di niente, non ho voglia di leggere, di sapere chi dall’altra parte può avere inviato un messaggio scherzoso, ma poi mi faccio mille scrupoli e leggo.

Un’amica ha bisogno, un’amica chiede ascolto per uno sfogo.

Un’amica va ascoltata, accantono tutto e comincio a pensare a cosa dire, a cosa rispndere, il ritmo dei passi mette assieme pensieri che si traducono in parole, sperando di conforto.

Un’amica e la Tata sono nei miei pensieri.

 

 

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IN ATTESA DI UN RITORNO

Di un ritorno che porterà un libro.

In attesa di un racconto di viaggio.

Paolo Cognetti è partito per un viaggio che, immancabilmente, alla fine diventerà un libro, un diario di viaggio.

Un libro che parlerà di montagna, di aria libera, di cieli e orizzonti immensi, di giornate azzurre e giornate grigie, di emozioni, di lunghi respiri, di grandi e immensi silenzi.

In attesa di poter leggere di sconfinate distese, di tranquillità e serenità, ci incontriamo, ci vediamo e parliamo di libri bevendo tè.

Senza mai arrivare in cima.

DI NUOVO

Tutte assieme, strette forte per sostenerci  ma, piuttosto, per sostenere.

Dopo anni in cui avevamo dimenticato la paura, lo sconforto e l’angoscia, noi tutte di Oltreilcancro siano di nuovo in pista per appoggiare, sorreggere e spalleggiare una donna di nuovo in lotta con il cancro, contro il cancro che si accanisce contro di lei per la seconda volta.

Mamigà sa che potrà sempre contare su di noi in  qualsiasi momento, che sia un momento di sconforto, di rabbia o di terrore, e la parola “terrore” ci sta tutta, perchè sotto ai piedi le si è aperta una nuova voragine nella quale rischia di sprofondare.

Noi ci saremo per parlare, per ascoltare o per ridere quando  qualcuna di noi, per allentare la tensione, se ne uscirà con l’ennesima castronata che, magari in quel momento non c’entra nulla, ma riesce a strappare una risata.

Adesso è il tempo delle riflessioni, dello sconforto, ma anche il tempo per cercare nuove parole, nuove energie e forze.

LA BARRICATA

Qiesta mattina ho accompagnato un’Amica ad una visita di controllo post operatorio.

L’Amica è stata operata 10 giorni fa al seno, sembra (lo dico piano) che non ci sia nulla di strano, sembra (lo dico sempre piano) che sia tutto nella norma, anche se il chirurgo ha detto espressamente che era da togliere per evitare noie grosse future.

Stamattina ci abbiamo impiegato un’ora abbondante a raggiungere l’ospedale, che poi è lo stesso dove fui operata io 14 anni fa e dove tutt’ora mi seguono. A Bologna c’è il Cersaie, quindi la città è praticamente bloccata.

Durante il tragitto, abbiamo parlato di tutto, ma senza entrare in discorsi pesanti, nessuna delle due aveva voglia di pronunciare la parola “cancro”, “chemioterapia”, “morte”, parlavamo di libri, ogni tanto inveivamo contro gli altri automibilisti, scooteristi e biciclettisti.

Ma intanto la nostra meta si avvicinava e a me saliva un attimo l’ansia.

Mi fa sempre una strana impressione trovarmi in quei corridoi, in quegli ambulatori, incrociare medici ed infermieri che mi riconoscono, che chiedono, che si informano, quelli che conosco più da vicino chiedono della Tata e della Figlia, essendo pure lei passata da lì.

Stamattina in sala d’aspetto c’erano diverse persone e le guardavo, ponendomi la solita domanda “quanti di loro, quante di queste donne sono qui in attesa di una risposta, quante di loro si sentiranno fare una diagnosi di cancro?”

Intanto i minuti passavano e quando ho sentito chiamare il cognome dell’Amica mi si è gelato il sangue, la volevo seguire, la volevo accompagnare, ma poi mi sono resa conto che era un momento suo ed era già sparita.

Ho preso fuori dalla borsa il tablet per leggere, tentando di concentrarmi, per non pensare.

Poi lei è riapparsa, la medicazione è a posto, manca ancora istologico, la prossima settimana faremo un altro viaggio, ma intanto bisogna attendere, ma il “mio” chirurgo l’ha rassicurata dicendole che al 99% è tutto a posto e non ci sarà bisogno di nient’altro, tranne un po’ più di attenzioni.

Siamo uscite e, senpre parlando di libri, siamo rientrate.

Mi sono calmata io ormai sono dall’altra parte della barricata.

 

 

GLI ANGOLI

Sono la mia passione, sono le zone che preferisco nei luoghi pubblici ed in casa.

Negli angoli mi “nascondo” per poter leggere in pace, senza il rischio di essere interrotta.

Negli angoli in casa mi rintano per uncinettare e leggere in queste giornate grigie e piovose.

Gli angoli mi proteggono, mi accolgono e mi scaldano.

Sono riuscita a crearmi l’angolo dell’uncinetto anche sul divano di casa, nonostante sia un divano angolare da 11 posti a sedere, io mi sono ritagiata l’angolo nella parte più corta, delimitandolo con i gomitoli ed il lavoro, quello è il mio angolo, è la mia zona ben delimitata, che nessuno deve invadere, quello è il mio angolo dove mi rintano quando debbo pensare, riflettere e smaltire l’ansia.

E domani una cara amica sarà sotto i ferri del chirurgo che considero mio da 14 anni a questa parte, stiamo tranqulli è in buone mani.

ILLUSIONE

Mi ero illusa, mi sentivo forte.

Ero convinta che con il passare degli anni avrei messo assieme quel distacco che mi avrebbe permesso di ripercorrere la strada di 14 anni fa, con distacco e con maggior cinismo.

Ecco, mi ero illusa.

Ma oggi mi è bastato entrare in un reparto di oncologia, rivedere piantane, flebo avvolte nella stagnola, sentir parlare di perdita di capelli, di formicolii, di astenia, di nausea e vomito, per ripiombare in un girone di ansia, sudorazione e smarrimento.

Ed ero solamente lì in visita, per sostenere la mia Compagna di Chemio del 2003.

Probabilmente finchè ne parlo dal di fuori, finchè ne parlo come esperienza mia passata, va tutto bene, il difficile viene quando debbo trovare le parole giuste da dire a chi in quel momento si appoggia a me.

E per lei è stato un salto indietro di 14 anni, tutto da capo, tutto da ricominciare, sapendo bene a quale percorso sta andando in contro ed ogni tanto cogliere lo sguardo si smarrimento nei suoi occhi, fa male, tanto male.

E tutto è fermo con il fiato sospeso.

NUVOLA

indexPiccola “bimba” pelosa, che hai rallegrato, sostenuto e amato la compagna di merende.

Tutta bianca e ricciolina, candida piccolina poi vecchietta.

La pelosetta di casa, tranquilla e anche un po’ sclerotica, ma tanto dolce e affettuosa.

Da ieri non ci sei più, e la mia compagna di merende, la tua “mamma”,è molto triste, le hai lasciato un vuoto immenso e tanti tanti scrupoli.

La mia compagna di merende si sente in colpa perchè in quel momento stava dormendo, dopo una notte tribolata, la tua “mamma” si rimprovera di essersi accorta che l’avevi lasciata quando ormai eri già nel paradiso degli amici pelosetti.

Ma la tua “mamma” deve farsi forza ed andare avanti, tenendoti sempre nel cuore, ma adesso è ora di ricominciare, con un cagnolino che possa scaldarsi alle sue infinite carezze,  carezze calde e cosolatorie, come tutte quelle che ti ha fatto.

E adesso riposa, gioca e scorazza la fianco di Camilla, ciao Nuvola, “bimba” pelosa.