UNA TELEFONATA

In un giorno un po’ così, una telefonata può fare la differenza.

Una notizia ascoltata al tg, magari ascoltata anche non proprio attentamente, può destabilizzare

Dopo poco, questa notizia, comincia a scavare dentro, si insinua in testa ed i pensieri comiciano a farsi vorticosi.

Dopo poco, ci si cala nei panni dei protagonisti di questa notizia, protagonisti in carne ed ossa, altri protagnonisti che non sono più vicini ai protagonisti in carne ed ossa, e la malinconia sale.

Dopo poco, questa notizia, comincia a farti riflettere, il seme dei pensieri, dell’empatia, si è insinuati e non riesci più a staccare la mente, dalle emozini che potrebbero provare i protagonisti in carne ed ossa.

E mentre sei lì che cerchi di districarti fra pensieri, emozioni, ansia e tutto quello che ci va dietro, squilla il cellulare ed  è un’Amica Storica che sta chiamando,  ed  è un sospio di sollievo, perchè pensi che due chiacchiere leggere, ma al tempo stesso intelligenti, possono solamente farti bene.

La conversazione va avanti chiedendoci a vicenda come stiamo, come stanno LeNostreMetà, finchè lei per prima, tira fuori un pensiero, una riflessione sua sulla notizia sulla quale ti stavi arrovellando.

E lì capisci che la telefonata ti sta salvando, perchè questa Amica Storica sta dando voce ai tuoi pensieri, al tuo sentire, anche lei sta provando le tue stesse emozioni.

Questa condivisione, questo non sentirti sola o troppo emotiva di fronte a determinate situazioni, ti solleva, ti aiuta a capire che non tutto è perduto, che le brave persone esistono ancora, su di lei non avevo nessun dubbio, ma ieri pomeriggio avevo bisogno di una conferma.

Grazie Amica Storica per la mano che m hai teso.

QUELLE CHE…. -5-

…nonostante i pensieri si godono la vita, chi a Favignana, chi in giro per mostre e arte,  chi in Umbria, chi in Cadore e chi accogliendo nuovi felini;

…sanno che per qualsiasi aiuto da qualche parte qualcuna risponde;

…non si arrendono mai, nonostante le stangate che questo 2020 sta assestando a tutte, perchè i pensieri e le angustie di una, sono i pensieri e le angustie di tutte, ma condividendo i pensieri e le angustie, tutto sembra più leggero;

…sanno sempre di essere nel cuore delle altre;

…nonostante le tante perdite di questi anni, non hanno mai smesso di tenersi per mano;

… portano sempre nel cuore Anna Lisa, Alessio, Gabriele, Sara e Anna-Wide;

… hanno pensato a Oltreilcancro.

10 anni di Oltreilcancro e le sue ragazze.

RIVIGNANO

Nella mia mente era un paese, era un indirizzo presso il quale spedire regali per un compleanno o per far sentire la mia vicinanza.

Rivignano è il paese dove abitava Sara.

E sabato Rivignano ha preso forma, in mezzo ad una campagna svettava il campanile della chiesa principale nella quale ci siamo ritrovati per salutare questa amica che, troppo presto e troppo in fretta, ci aveva lasciati, stupiti, attoniti senza nemmeno darci il tempo di preparci, anche se nessuna di noi è mai pronta alla perdita di un’amica, una persona importante.

Rivignano mi incuteva paura, soggezione ed un filino di ansia, ma sapevo di avere al fianco spalle robuste che avrebbero assorbito la mia angoscia, sapevo di avere al fianco persone alle quali potermi appogiare: il Ferrari, la mia stampella, Mia, la persona che riesce sempre a farmi ragionare lucidamente e Renato, il suo compagno, che riesce sempre a farmi ridere, nel cuore e nella mente tutte le parole che avevano scritto per ragazze di Oltreilcancro per essere lì con noi, almeno col pensiero.

Rivignano è stato anche l’incontro con Il marito di Sara, persona che non poteva che essere così, perchè lui è il marito di Sara.

E siamo stati tutti molto bravi, ci siamo commossi, le lacrime immancabilmente sono scese, ma quando ci simo ritrovati fuori, dopo la funzione religiosa, siamo riusciti tutti a trovare le parole giuste per incoraggiarci, per far comprendere a Marco che il nostro affetto sarà sempre con lui, Il Power è riuscito a strapparmi una risata, così grande , così ben piazzato nei suoi 16 anni, così impegnato a non farsi travolgere dalla mancanza di Sara.

Ed infine la mamma di Sara, una mamma piegata dal dolore, ma con una immensa forza d’animo, che è riuscita a strapparci un sorriso caldo e consolatorio, un genitore non dovrebbe ami sopravvivere ad  un figlio, non è naturale.

Rivignano l’ho guardato con gli occhi di Sara.

IL POZZO DI SAN PATRIZIO

E’ quel luogo segreto, che non si sa bene dove sia, che ognuno di noi ha all’interno del proprio io, della propria anima, dal quale attingere tutte le energie che servono quotidianamente.

Energie per ascoltare, per consolare, per ribattere all’ignoranza,  alla fatica di rimanere a galla in un mondo tutti i giorni sempre più prepotente.

Energie per trovare sempre le parole giuste, energie per valutare sempre le parole che si andranno a dire, erchè le arole hanno il loro significato ed il loro peso, energie per mantenere un equilibrio.

Energie che a volte finiscono e lasciano il vuoto dentro, lo sconforto per non aver detto o fatto quel qualcosa di più, anche minimo, per  alleviare un disagio o una sofferenza dell’interlocutore di turno.

Energie che, quando proprio le cerchi e non le trovi, ti lascino affranta e abbattuta, ma fortunatamente hai attorno una rete di amicizie, di conoscenze, di affetti cari ai quali sai di poterti appoggiare per ripartire.

E stamattina, svuotata di ogni senso, in preda allo sconforto più totale, ho interpellato un’Amica, una carissima persona conosciuta da poco, e a questa persona mi sono rivolta in cerca di conforto, e questa persona ha fatto il  miracolo, con poche ed equilibrate parole, è riuscita a farmi ripartire.

Grazie  Stefania.

LETTERA A ME STESSA

Cara amica, lo so che oggi è e sarà una giornata pesante, lo vedo, lo capisco da tutti i mille lavori che hai cominciato e, al momento, finiti veramente pochi.

Lo so fai così, quando hai bisogno di tenere la mente occupata, quando tieni occupate le mani per non far andare la mente sempre al pensiero di Sara.

Già da ieri cominciavi a dare i primi segnali, di insofferenza, di mainconia e tristezza.

Ieri era cominciato in mala maniera, ti sei svegliata piangedo e stranita, reduce da una notte tormentata da incubi, probabilmente scatenati dal momento di stress e dal forte vento della notte, lo so ti sei ritrovata  alle 01,47 sul terrazzo a guardare gi alberi piegati dal vento, cercando di calmare i fantasmi che ti avevno svegliata in malo modo.

Ieri era proseguito con sempre quella cappa di tristezza e le lacrime sempre in bilico.

Stamattina non è che sia cominciato in maniera diversa, il pensiero è sempre lì, a Sara, al marito ed al figlio che debbono elaborare una perdita tanto grande, non si aspettavano un tracollo così veloce, non se lo aspettava nessuno, siete stati tutti colti all’mprovviso e l’incredulità è tanta.

Cara amica, ti capisco, ogni tanto anche e corazze più dure e più spesse si incrinano.

Cara amica lo sai, ci vorrà tempo, ma devi elaborare, là fuori ci sono ancora tante persone che ti vorrebbero vedere di nuovo senz quella brutta ruga in mezzo agli occhi e, il loro, non è egoismo, è amore nei tuoi confronti, anche loro soffrono nel vederti così silenziosa ed assente, persa dentro a pensieri cupi.

Cara amica, elabora, prenditi tutto il tempo che ti occorre, ma torna ad essere quella che tutti noi conosciamo, sempre pronta a tendere una mano e a scherzare.

Una bracciatona.

 

DI NUOVO

Non eravamo pronte, nessuno è mai pronto a certe notizie, e non lo saremo mai.

Nel 2011 abbiamo perso Anna Lisa, fu un colpo basso e duro, Oltreilcancro era nato da poco, eravamo, e lo siamo ancora, molto legate, sempre pronte a sostenerci, fu un colpo al cuore.

Non doveva succedere, ma a fatica e stringendoci tutte assieme abbiamo superato, o almeno, abbiamo sublimato quel dolore.

Due anni dopo toccò ad Anna, sapevamo, ma in cuor nostro speravamo e non l’avevamo persa quella speranza.

Gli anni sono passati, fra alti e bassi, paure e patemi, non ultimi lo scorso anno per Mia e Julia, ma ci siamo sempre sostenute e  incoraggiate l’una con l’altra.

Mai avremmo pensato di essere di nuovo colpite dal dolore in questo 2020 così travagliato, mai avremmo pensato che il cancro ci avrebbe teso un agguato coì improvviso e crudele.

La speranza non ci ha mai abbanonate, il nostro pensiero era che ce l’avrebbe fatta, che sarebbe rimasta fra di noi ancora per molto, per ridere, chiacchierare, consolarci e a riempire sempre di più il bagaglio delle esperienze che ci tenevano legate.

Ieri il cancro si è portato via Sara.

Sara che rimarrà sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori accanto ad AnnastaccatoLisa e AnnaWidepeak.

MI STAVO ASPETTANDO

Mi conosco, mi stavo aspettando al varco.

E al varco ci sono arrivata.

Le spalle stanno cominciando a cedere, la corda si sta sfilacciando, sono poche le cose che mi consolano e che mi aiutano a non sprofondare.

Ma le cose importanti per le quali continuare a stringere i denti ci sono. come ci sono le persone, quelle ancora più importanti.

Ma negli utimi giorni ho accusato il colpo di una estate calda, troppo calda, un’estate piena di contrattempi ed ostacoli superati, di tante energie spese ed uste e poche occasioni per ricaricsre le batterie.

Ma a volte basta poco, una chiacchierata con la persona giusta, che ha sempre il potere, le parole giuste per riequilibrare le situazioni, per dare quel colpo al cerchio che serve per raddrizzare le cose, per aiutare il morale.

Grazie Cecilia

LA BRACCIATONA

E l’abbraccio, ma nella nostra zona c’è un  abbraccio ancora più profondo e più caldo.

La bracciatona si fa di solito quando si ha bisogno di conforto, di calore e di consolazione.

La bracciatona si fa con la mamma, con la nonna, con la zia o con l’amica che comprende che in quel momento hai bisogno di conforto.

La bracciatona ha un rituale tutto suo.

Si fa sul divano o sopra ad una sedia o nel lettone, ci si avvicina alla persona che in quel momento è più vicina, ci si rannicchia fra le sue braccia, ci si si fa cullare, accarezzare la testa con gesti lenti, mentre, chi ti sta strigendo, parla sottovoce, sussurando parole che arrivino dolcemente all’orecchio, parole di conforto.

Non c’è limite di tempo, l’obiettivo da raggiungere è la calma e la serenità di chi in quel momento ha bisogno di conforto.

La bracciatona è il calore di cui tutti abbiamo bisogno.

AMICHE CHE TI PENSANO

E più ci si sente inadeguati.

In questo mondo dove tutti urlano, dove vince l’arroganza e la maleducazione, è sempre più difficoltoso passare una paio d’ore a chiaccierare serenamente con persone affini, le posso contare sulla punta delle dita di una mano.

E non conta nemmeno ripetersi, come un mantra, debbo smettere di leggere, debbo smettere di pormi delle domande, debbo smettere di ascoltare.

Non serve a nulla

FRECCIAROSSA9548

Un treno, la tristezza della goirnata piovosa, la stanchezza che comincia a farsi sentire, la malinconia del sapere che fra un paio di ore gli storici del Cadore torneranno fra le loro montgne e noi ci sentiremo un po’ più soli.

Già ci mancano, già i pensieri ricominciano a farsi pesanti e tetri.

Tutto quello che il venerdì avevo lasciato a casa, mi si rimette sulle spalle.

Con lo sguardo perso fisso il finestrino ed intanto il treno si muove lentamente in direzione Bologna.

Accendo il tablet e mi appresto a leggere, cercando di distrarmi dai tristi pensieri che mi stanno assalendo,sto cercando di alleviare la tristezza pensando che per due ore e 5 minuti potrò leggere e sarò capita.

Ogni tanto lo sguardo si alza, quando percepisco qualche movimento attorno a me, la prima volta alzo lo suardo al passaggio di una persona, guardo les palle e la schiena di questa persona, cercando di capire se anche lei, perchè si tratta di una donna, prova la stessa mia tristezza, cercando di capire se il suo è un viaggio di andata o di ritorno.

La guardo finchè non sparisce dalla mia visuale, poi ricomincio a leggere.

Dopo un po’ di tempo, avverto di nuovo un mvimento, alzo gli occhi e rivedo la stessa persona che sta tornando indietro, per un attimo i miei occhi la vedono…un lampo, un fulmine, un sorriso, la conosco, eccome che la conosco.

Guardo il Ferrari che ho a fianco, la Tata si accorge del mio cambiamento e mi guarda con occhi incuriositi, intanto io sporgo la testa dal sedile e fisso di nuovo le spalle e la schiena di questa donna, ed ho la conferma, la conosco, eccome che la conosco, la conosco molto bene.

Guardo di nuovo il Ferrari e la Tata, li guardo e sandisco “E’ la Cecilia”

Non finisco la frase, che mi alzo in piedi di scatto, con un sorriso che va da orecchio a orecchio e mi metto all’inseguimento, ad un certo punto non la vedo più davanti a me, capisco che da qualche parte si è seduta e comincio a scrutare le persone sedute, tutte occupate, chi a leggere, chi a guardare il paesaggio piovoso fuori dai finestrini, chi a chiacchierare con le persone vicine, finchè la vedo, è lei, mi illumino, mi fermo, la guardo e le chiedo cosa ci sta facendo sullo stesso treno che mi sta riporando a casa.

E’ un attimo, la gioia mi sopraffà, mi abbasso e la abbraccio, la stringo, sento il calore del suo abbraccio sciogliere il nodo di tristezza infinita che mi stava attanagliando.

Un abbraccio, due chiacchiere e, come solito, mi rassicura, mi scalda, le sue parole mi confortano, mi abbraccia ancora ed io mi sento meglio.

Ci salutiamo ,io torno ai miei compgni di viaggio, lei torna alle chiacchiere con le sue amiche.

Io mi sento confortata e il rientro mi sembra meno triste.

Un abbraccio è il luogo più rassicurante in cui rifugiarsi.