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AD ANNA, PER ANNA

Ricordo ancora bene quel 20 novembre di 5 anni fa.

Erano circa le 14,30 quando ricevetti la telefonata di OrsaLè, che piangendo, mi diceva che Anna era morta, che Anna non c’era più, che Obi aveva pubblicato un post sul blog.

Rimasi impietrita, ero in una pasticceria con un’amica, in quel momento non capii più nulla.

Tutto si fermò, uscii dalla pasticceria piangendo, l’amica che era con me non capiva e cominciò a preoccuparsi.

Quando tornai in me, volevo rimanere, cotinuare a fare quello per il quale eravamo lì, secondo me rimanendo lì, poteva essere che non fosse vero niente, che tutto sarebbe rimasto come 5 minuti prima, con Anna ancora fra di noi, magari non molto in sè , ma sempre fra di noi, era una sicurezza, era un appiglio, era un rifiutare quello che, sotto sotto, tutte stavamo aspettando da un momento all’altro, ma non volevo arrendermi, non volevo crederci, volevo rimanere lì, in quella pasticceria.

Ma lei capì, si fece portare a casa, dicendomi che quella pasticceria non sarebbe scappata, come non sarebbe scappato quello che dovevamo fare, ma dovevamo farlo a mente serena, non con il mio dolore presente e latente, così mi lasciò con molto tatto, a smaltire, l’incredulità, il dolore.

Quel dolore e quel momento che si sono incisi dentro.

Due amiche, due care persone, due ragazze giovani in due anni, perse per un cancro, erano troppo per il mio equilibrio. tutto cambiò colore, tutto era permeato di dolore, di rabbia, tutto era fermo lì, nell’inredulità.

5 anni sono passati dalla perdita di Anna, cinque anni sono pochi? Sono molti? Non lo so, rimane il dolore, ma anche il ricordo di tante risate fatte, via mail, via sms, via telefono, non ci fermava nulla

Ma il filo che ci unisce, come dice Obi/Angelo è resistente e ci tiene a galla tutti quanti.

Per Anna, con Anna

 

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IL GIOCO DI POLLYANNA

Alcuni giorni fa un’amica su Facebook ha lanciato l’idea del gioco di Pollyanna, che 4 anni fa girava su Facebook con il nome di “Settimana della gratitudine”.

Letto il post, ho cominciato a riflettere e mi sono resa conto che io, in prima persona, ero, sono, perennemente arrabbiata, non mi andava , e non mi va tuttora, bene quasi niente, sempre pronta a fare il pelo e contropelo a tutto e tutti.

E l’idea di trovare 3 cose buone durante la giornata, mi ha solleticata, perchè non provare?

Basta solamente cambiare il punto di vista, basta solamente cambiare angolazione, basta solamente aprire gli occhi e le orecchie e, soprattutto, guardarsi dentro onestamente.

Mi sembrava quasi impossibile che nell’arco di una giornata potessero esserci 3, dico 3, motivi per essere felice, a memoria, potevo ricordarne uno, massimo due, a settimana negli ultimi tempi.

Ultimi tempi che per me sono stati pesanti, stremata dal caldo e dall’umidità, perennemente depressa, non riuscivo a trovare nulla di buono nelle giornate, tranne il pensiero che, prima o poi, le temperature si sarebbero abbassate.

Mi sono imposta di trovare queste tre cose, ogni giorno e ci sto riuscendo, mi sveglio al  mattino con già l’idea di trovare qualcosa di buono, di guardarmi ben bene attorno, di sondare le mie emozioni per trovare qualcosa di buono durante la giornata.

Siamo già al quarto giorno e ho tenuto fede all’impegno che mi sono presa per 7 giorni, trovare ogni giorno 3 cose che mi hanno resa felice, leggera o lieta.

Non ho mai letto i libri di Pollyanna.

 

 

RIANNODARE I FILI

Abbiamo riannodato i fili.

Abbiamo ripreso tanti discorsi non finiti, tante parole non dette.

Ci siamo ritrovate come se non ci fossimo lasciate, come se non fossero passati 20 senza vederci di persona, ma sempre in sintonia.

Gi anni passati agli opposti della provincia, ma quello che ci univa allora, ci unisce anche adesso.

Le vicissitudini personali che abbiamo vissuto tenendoci aggiornate tramite i social.

Non si è perso nulla in questi 47 anni di conoscenza, di supporto, di ascolto.

Le idee sono ancora quelle, le parole sono ancora quelle, gli occhi che ci brillano sono ancora quelli.

Anche i silenzi sono ancora quelli, intensi, pieni di comprensione, pieni di tanto e di tutto.

VIA CASTIGLIONE 29

Ieri pomeriggio eravamo fuori, stavamo passeggiando, avevamo preso una strada che difficilmente rientra nelle nostre peregrinazioni, ma dovevamo raggiungere una pasticceria, una nuova pasticceria da provare.

Dovevamo smaltire i pensieri, avevamo bisogno di stare assieme senza parlare.

Di colpo un ricordo, quella strada l’avevo percorsa anche con Anna.

Improvvisamente ho alzato gli occhi ed ero proprio davanti a Via Castiglione 29, proprio lì l’avevo accompagnata una delle ultime volte che ci siamo viste, l’avevo accompagnata per raggiungere il suo Obi.

E la forza di Anna, il ricordo di quel giorno di sole e di allegria ha rischiarato la mente.

AMICA MIA

Sono passati 10 anni da quella mattina all’alba.

E stamattina il tuo ricordo ha colpito violentemente.

Ci manci, la malinconia per la tua perdita fa ancora capolino.

Gli anni sono passati, ma il vuoto che hai lasciato si fa ancora sentire.

Il tuo Ste e le tue ragazze sono molto bravi, sono andati avanti, le ragazze si sono sposate, Ste si è rialzato da solo, ma il tuo ricordo e la tua presenza continua ad accompagnarli.

Pensa che la tua Sara si è sposata il giorno del tuo compleanno.

Secondo te, cosa può voler dire? Che sei ncora una presenza molto importante nella loro vita, che sarai sempre nei loro ricordi, e niente e nessuno riuscirà a lenire la sofferenza per la tua mancanza.

Amica cara, mi manchi e non so più come scriverlo

ALL’USCITA

Siamo uscite dall’Ospedale Speciale che segue la Tata, con ancora tanti dubbi e tante incertezze.

Ci siamo guardate, nei nostri occhi abbiamo letto gli interrogativi sul futuro suo, su come fare e muoverci.

Ci aspettano altri 6 mesi di indagini, di esami per lei ed incertezze per noi.

Decido di rientrare da sola, ho bisogno di camminare per schiarirmi le idee, per combatter quel senso di oppressione che mi sento addosso da un po’ di tempo, esattamente da quando hanno chiamato per incontrarci, per questo primo step fatto.

Scendo dal bus, le saluto, sorrido, anche se tutto mi pesa, mi incammino verso il centro, con un unico obiettivo, entrare da Feltrinelli per distrarmi, per vedere di rimettere un po’ di ordine nelle idee, nei pensieri .

Giro fra gli scaffali, niente riesce a colpirmi, tutto mi scivola addosso, capisco che non è giornata, che anche Feltrinelli non riesce a fare il miracolo.

Mi ributto fra le strade, ricomincio a camminare, sentendo i pensieri che macinano dentro la testa, che si adeguano al ritnmo dei passi, le vetrine sfilano sotto agli occhi senza catturare la mia attenzione.

I miei pensieri sono tutti rivolti alla Tata, al suo futuro, a cosa fare domani.

Mi ripeto che non è nulla di grave, che si troverà la soluzione, che di questa sindrome non si muore, ma n0n avere ancora un responso definitivo fa vacillare le sicurezze.

Un beep-beep dal cellulare, temporeggio, non ho voglia di niente, non ho voglia di leggere, di sapere chi dall’altra parte può avere inviato un messaggio scherzoso, ma poi mi faccio mille scrupoli e leggo.

Un’amica ha bisogno, un’amica chiede ascolto per uno sfogo.

Un’amica va ascoltata, accantono tutto e comincio a pensare a cosa dire, a cosa rispndere, il ritmo dei passi mette assieme pensieri che si traducono in parole, sperando di conforto.

Un’amica e la Tata sono nei miei pensieri.