NUVOLA

indexPiccola “bimba” pelosa, che hai rallegrato, sostenuto e amato la compagna di merende.

Tutta bianca e ricciolina, candida piccolina poi vecchietta.

La pelosetta di casa, tranquilla e anche un po’ sclerotica, ma tanto dolce e affettuosa.

Da ieri non ci sei più, e la mia compagna di merende, la tua “mamma”,è molto triste, le hai lasciato un vuoto immenso e tanti tanti scrupoli.

La mia compagna di merende si sente in colpa perchè in quel momento stava dormendo, dopo una notte tribolata, la tua “mamma” si rimprovera di essersi accorta che l’avevi lasciata quando ormai eri già nel paradiso degli amici pelosetti.

Ma la tua “mamma” deve farsi forza ed andare avanti, tenendoti sempre nel cuore, ma adesso è ora di ricominciare, con un cagnolino che possa scaldarsi alle sue infinite carezze,  carezze calde e cosolatorie, come tutte quelle che ti ha fatto.

E adesso riposa, gioca e scorazza la fianco di Camilla, ciao Nuvola, “bimba” pelosa.

STIRANDO

Cme solito a quest’ora sto stirando e oggi a maggior ragione ne debbo approfittare.

Non ho la Tata, qausi undicenne, a pranzo, oggi non è andata a scuola, stamattina doveva fare la densitometria ossea per vedere di venire a capo del grosso problema di ossa e lassità che ha.

E lo stiro, in questi giorni, è terapeutico, come la blogterapia e la cucinoterapia.

Non mi debbo concentrare più di tanto, così intanto la mente può elaborare le situazioni, posso tentare di metabollizare, digerire tutto quello successo negli ultimi giorni.

Io ho fatto la tac e la mammografia, tutto bene, ma prima di quei due esami ho messo assieme una tensione che ho avuto mal di testa per una settimana, lo stress mi ha sfiancata in maniera tale che ho reagito scatenando l’allergia al nickel, costringendomi a imbottirmi di antistaminico.

L’attesa per questo esame della Tata, quasi undicenne, ha minato un altro po’ il mio precario equlibrio, quando si tratta di lei non riesco a razionalizzare, la paura è sempre talmente tanta che riamngo prostrata per giorni interi.

Sto cercando di fare del mio meglio per stare vicina a  Mia

E’ lontana da casa da troppo tempo e sta cominciando ad accusare la tensione del ricovero, di questa situazione sempre in bilico, anche se in questi giorni sembra abbia fatto alcuni passi avanti.

Sabato mattina mi sono svegliata in lacrime, avevo sognato mio padre, e ho riprovato il dolore della sua mancanza.

Insomma se mi gratto, se ho prurito per via dell’allergia la nickel una qualche ragione posso anche averla.

Ma poi passa.

CHI MI CHIAMA?

Centro di Bologna, ferma in estasi davanti all’ennesima vetrina di una libreria.

Mi sento chiamare, ma non per nome, ma con il nomignolo affettuoso che solo i parenti più stretti conoscono e usano per rivolgersi a me.

Nomignolo che mi porto dietro da 55  anni a questa parte, mi fu affibbiato da mia sorella visto la complessità di consonanti di cui è composto il mio nome doppio.

Rimango un po’ stupita, ma se chi mi chiama usa quel nomignolo, significa che è una persona cara e amica.

E non mi sono sbagliata.

Ci siamo abbracciate e baciate con le lacrime agli occhi, come se fosse un secolo che non ci si vedesse, erano passati solo un paio di anni dall’ultima volta, ma quel nomignolo ha sempre suggellato la nostra atavica amicizia.

Cara M., amica delle elementari, che ti puoi fregiare di essere una delle poche persone che mi può chiamare con quel nomignolo tanto intimo, dolce e privato, è stato un piacere sentirmi abbracciare da te, da tutto il tuo immenso calore e affetto, è stata una carezza per la mia anima un po’ a brandelli sentire le tue mani sul mio viso, sono state chiacchiere dolci e lievi che hanno tamponato un po’ l’immensa tristezza di questo periodo.

E alla fine ci siamo riabbracciate strette strette, come quando andavamo a scuola assieme e giocavamo assieme, senza pensieri, con ancora l’innocenza di quegli anni, senza sapere quello che la vita ci avrebbe riservato (e  per fortuna dico io).

E quel nomignolo rimarrà sempre lì a suggellare un rapporto dolce, sereno e sincera amicizia

LETTERA APERTA ALLE AMICHE

Carissime ragazze, io a volte mi sento un po’ la vostra mamma, forse per via dell’età.

quando voi siete nate io ero giò alle superiori, di conseguenza ora vi guardo sempre con occho benevolo.

Ma voi, carissime ragazze, non dovete farmi preoccupare, perchè io, come mamma, sto molto in ansia per voi, il pensiero dei vostri problemi, a volte, si fa pesante.

E a Mia in questi giorni il pensiero corre abbastanza spesso, anche se lei è una roccia, o fa la roccia, io come mamma virtuale mi preoccupo e tento sempre di pensare positivo, per sostenerla ed incoraggiarla. Lei la sento molto affine a me, senza tanti fronzoli, diretta e senza tanti giri di parole.

Ma penso anche a Romina che sta attraversando un periodo duro e difficoltoso, penso a lei e a quell’abbraccio che ci siamo scambiate domenica scorsa a Termini, mentre ci salutavamo, e quel parlare fitto fitto per sostenerla, per farle capire che qui ci sarà sempre un orecchio e una spalla pronte.

E sabato una compagna di merende si è sentita male, ha passato tutta la giornata in un pronto soccorso, facendo esami su esami e io qui a casa a pensare, a tentare di essere serena, ma poi, nel tardo pomeriggio di rientro dalla spesa, chiedere al Ferrai se mi accompagnava all’ospedale per vederla, perchè volevo essere io a vedere come stava, volevo controllare io con i miei occhi, per poi continuare a subissarla di messaggi per spronarla a rimettersi in sesto, a volersi bene, a dirle che deve mangiare, che si deve tirare fuori dal pantano nel quale è caduta.

Ma oggi pomeriggio una cara amica, compagna fedele di letture, mi ha dato una bella notizia, una notizia nella quale non speravo più, una notizia sulla quale non avevo insistito, perchè per aprire un blog, bisogna essere pronti, bisogna essere convinti, e quindi oggi pomeriggio finalmente ce l’ha fatta.

Alla fine di tutto questo lungo discorso, forse un po’ sconclusionato, volevo dire alle care ragazze, di non farmi preoccupare, di avere un po’ di rspetto per la mia età, di fare le bravine, perchè tanto la mamma è sempre la mamma e per me, voi, sarete sempre le mie bimbe anche quando avrete 90 e passa anni.

PILLOLE DI ROMA

Per descrivere il fine settimana passato a Roma dovrei scrivere la divina commedia.

Sono state tante le emozioni provate, come sono state tante le risate, quelle belle risate di pancia, quelle risate che a sera hanno fatto dire alla Tata “Adesso basta, perchè io ho male alle ganasse (guancie)”.

E d’altronde non poteva essere diversamente, perchè dopo tanti anni ci siamo ritrovati a fare i turisti con Marina e Alberto, gli amici storici del Cadore, naturalmente noi eravamo accompagnati anche dalla Tata, quella ormai è un’appendice nostra, senza ci sentiamo persi.

Abbiamo vissuto Roma da turisti, girando a piedi nei classici luoghi turistici, facendoci spennare come turisti nipponici nelle trattorie vicine a fontana di Trevi, ma va bene così, perchè Roma ha il suo fascino e la fontana restaurata e pulita è un vero gioiello da ammirare.

Abbiamo incontrato amici che ci hanno fatto compagnia e fatto ridere di gusto,l’amica Rosie e consorte che si sono sobbarcati dell’onere di accompagnarci a intrattenerci, che si sono sobbarcati dell’onere di trovare un posto dove cenare la sera, dal quale si riuscisse pure a seguire la partita, sia mai che i nostri uomini perdessero un colpo, l’amica Giorgia e marito ci hanno raggiunti dopo pranzo in piazza del Popolo, ma ci hanno salutato quasi subito, in quanto la loro figliola maturanda, li ha richiamati all’ordine, avevano dei compiti da eseguire, e quando i figli chiamano, i genitori rispondo.

La domenica mattina era già ora di rifare le valigie ed organizzarci per il rientro pomeridiano, ma non senza aver prima salutato Romina e consorte con la seguito la pargola, che è un vero spettacolo e che si è fatta spupazzare dalla Tata, a suo perfetto agio nei panni di sorella/cugina.

E quando finalmente, noi barbari del nord, abbiamo lasciato l’Urbe, eravamo perfettamente consapevoli della carica ricevuta da tutte queste persone incontrate sul nostro cammino, persone conosciute grazie al cancro, che a questo punto, forse, così brutto non è, se ti fa dei regali del genere.

La fatica più grande è stata quella di dover salutare Rosie, Giorgia, Romina, Marina e Alberto per lasciarli rientrare nella loro quotidianità.

ANCHE PER ME…………

…si chiude un ciclo.

questi 5 anni di elementari mi hanno portata a contatto con tante mamme, alcune nuove alcune già conosciute negli anni della materna e del nido.

E ognuna di loro mi ha lasciato qualcosa, chi l’allegria che mi ha sempre dispensato, chi la saggezza, chi le chiacchiere intelligenti e le risate finali.

e mi dispiace anche che si chiuda questo ciclo, così importante, così vasto, perchè so già che, da quando cominceranno ad andare alle medie, i vincoli si sfilacceranno un po’, per le nostre bimbe cambieranno le amiche, conosceranno nuovi compagni e nuove compagne, che si inseriranno nel loro gruppo e che lo sfrangeranno, perchè le amiche delle elementari, a parte rari casi, verranno soppiantate da quelle delle medie.

C’è poco da dire, verranno sparse nelle varie sezioni, non saranno più il gruppo compatto della materna trasferito alle elementari, verrano divise e verranno messe alla prova da nuovi compagni e da un sistema di studio completamente diverso. l’alternarsi di professori ad ogni ora.

E a me la mamma , che ha quella bella risata franca, mancherà, come mi manchera la mamma  con le sue battute e il nostro modo di salutarci, la mamma  con la quale tutte le volte ci ripromettiamo di fare colazione, poi per una cosa o per l’altra non ci riusciamo mai, anche se riusciamo sempre a regalarci libri, la mamma della bimba diafana che mi strappa le risate più ingenue, e le tante altre che incrocio al mattino di corsa e di sera di volata e con le quali si riesce sempre a scambiare una battuta, intelligente, sarcastica e un consiglio, che ti danno sempre la pacca sulle spalle quando il mondo sembra precipitare.

Si chiude un cerchio anche per me.

 

NON È MAI TROPPO TARDI

Per conoscere le persone, come non è mai troppo tardi per scoprire lati che non piacciono e che deludono.

E da lì in poi si apre un baratro di delusione, tristezza che toglie il respiro.

E intanto cerco di darmi delle spiegazioni, cerco di trovare tante attenuanti, perchè a determinate persone ci tengo, ma al tempo stesso mi dico che non ho più tutto questo tempo, che le mie priorità sono diverse, che…che… che..e niente qualcosa si è rotto, che dovrò riflettere, ascoltare la mia indole che mi dice di tendere la mano, che alla fin fine si parla di una discussione per un caffè, che è una cavolata, che non è nulla di importante, che dobbiamo andare oltre, che non si possono buttare alle ortiche così tanti anni di amicizia e complicità, anni di risate e momenti allegri.

Però…e c’è sempre quella vocina in fondo in fondo che dice di lasciar perdere, che tanto le cose non torneranno più quelle di prima, perchè si è aperto un divario profondo, che le mie priorità sono diverse (ecco che le priorità tornano fuori).

Ma poi passa, forse….