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LA LEGGE DI MURPHY

E’ sempre in agguato, anche se la mia amica delle superiori, venerdì mattina, mi ha detto di non dirlo e di non pensarlo, perchè al peggio non c’è mai fine.

Giovedì è stata una giornata fantastica, con la neve per terra, ma un cielo azzurro ed un sole splendido, la giornta dei mille e mille passi, la giornata delle mille e mille chacchiere, delle mille e mille risate

Ma poi, da venerdì tutto ha preso un’altra piega, la lavatrice ha cominciato a fare le bizze, pensavo di averla sfangata, ma poi alla fine mi sono dovuta arrendere, chiamare il tecnico, che, per fortuna, è un amico ed abita in paese, è accorso subito al mio gido di dolore e tutto sembrava risolto.

Sabato mattina, sembravo il davolo della Tasmania, indiavolta di nuovo con la lavatrice…e da lì è stato tutto in discesa fino a ieri sera.

Pioggia a catinelle, l’improvviso innalzamento della temperatura che ha provocato lo scioglimento veloce della neve caduta in montagna, l’apertura dei bacini e tutta questa acqua che si è precipitata a valle, inaspettata, le casse di esondazione che hanno retto il giusto, l’alluvione, l’ansia e la paura per le conseguenze.

Il pensiero per Mia 

Il pensiero per Mamigà

Tutta una serie di messaggi e telefonate che avrebbero tagliato le gambe a chiunque.

La legge di Murphy questa volta a colpito duro.

 

 

 

 

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Il numero dei passi fatti oggi.

Il numero dei passi fatti con la vecchia amica delle superiori.

Abitiamo agli antipodi della provincia, abbiamo famiglie da seguire, nipoti da accudire, un percorso di crescita e e di vita completamente diversi, ma sono circa 47 anni che ci conosciamo, ma, nonostante il tanto tempo, quacosa da raccontarci o da dirci abbiamo sempre.

Un pao di giorni fa ci siamo organzzate, oggi era un giorno in cui nessuna delle due aveva impegni con i nipoti ed abbiamo deciso di ritagliarci una mattinata asieme.

E così è stato, abbiamo sfidato la neve ed il ghiaccio e ci siamo ritrovate in centro a Bologna, e pianino pianino, da brave vecchiette, ci siamo prese sottobraccio, abbiamo bevuto tè per scaldarci, e,fitto fitto, abbiamo cominciato ad aggiornarci sulle ultime vicssitudini, ci siamo perse in chiacchiere, non abbiamo avuto tempo di guardare vetrine, ci siamo perse in libreria, ognuna di noi guardando i libri che le interessavano, ma ben consapevoli della presenza l’una dell’altra.

E così abbiamo fatto tutti quei passi, ci siamo parlate, ci siamo rasserenate a vicenda,sostenute e riso ora, come allora

SENZA SCOSSONI

Normalmente, banalmente, anche se gli scossoni ci sono stati, ed alcuni anche belli forti.

Un pronto soccorso de LaMiaMamma, con tutta l’ansia e la paura del caso, alcune telefonate e un giro dal suo medico di famiglia.

Alcuni miei referti che lasciano perplessi, ma poi si mette tutto in un angolo e si aspettano i 3/4 mesi canonici, andando avanti, facendo finta di nente.

Alcune amiche che si cerca di aiutare al meglio, nonostante la lontananza.

Ogni tanto il Ferrari che mi fa perdere la pazienza, poi adotto la politica del far finta di nente, del tacere, del rifugiarmi nella mia bolla fatta di libri, tè e uncinetto.

Però ci sono anche le tante risate con la Tata e anche con il Ferrari, le lunghe passeggiae assieme, a volte in religioso silenzio, ognuno immerso nei propri pensieri, a volte chiacchierando e ridendo come due scemi, o meglio come due adolescenti scemi.

Le merende a base di pane e mortadella, postando tutto su Facebook…ridendo assieme. godendo della compagnia reciproca.

Belle novità in arrivo dall’altra parte dell’oceano, forse ci si riesce a vedere per un giorno durante un passaggio della cugina a Firenze.

Così, avanti, normalmente, senza scossoni

AD ANNA, PER ANNA

Ricordo ancora bene quel 20 novembre di 5 anni fa.

Erano circa le 14,30 quando ricevetti la telefonata di OrsaLè, che piangendo, mi diceva che Anna era morta, che Anna non c’era più, che Obi aveva pubblicato un post sul blog.

Rimasi impietrita, ero in una pasticceria con un’amica, in quel momento non capii più nulla.

Tutto si fermò, uscii dalla pasticceria piangendo, l’amica che era con me non capiva e cominciò a preoccuparsi.

Quando tornai in me, volevo rimanere, cotinuare a fare quello per il quale eravamo lì, secondo me rimanendo lì, poteva essere che non fosse vero niente, che tutto sarebbe rimasto come 5 minuti prima, con Anna ancora fra di noi, magari non molto in sè , ma sempre fra di noi, era una sicurezza, era un appiglio, era un rifiutare quello che, sotto sotto, tutte stavamo aspettando da un momento all’altro, ma non volevo arrendermi, non volevo crederci, volevo rimanere lì, in quella pasticceria.

Ma lei capì, si fece portare a casa, dicendomi che quella pasticceria non sarebbe scappata, come non sarebbe scappato quello che dovevamo fare, ma dovevamo farlo a mente serena, non con il mio dolore presente e latente, così mi lasciò con molto tatto, a smaltire, l’incredulità, il dolore.

Quel dolore e quel momento che si sono incisi dentro.

Due amiche, due care persone, due ragazze giovani in due anni, perse per un cancro, erano troppo per il mio equilibrio. tutto cambiò colore, tutto era permeato di dolore, di rabbia, tutto era fermo lì, nell’inredulità.

5 anni sono passati dalla perdita di Anna, cinque anni sono pochi? Sono molti? Non lo so, rimane il dolore, ma anche il ricordo di tante risate fatte, via mail, via sms, via telefono, non ci fermava nulla

Ma il filo che ci unisce, come dice Obi/Angelo è resistente e ci tiene a galla tutti quanti.

Per Anna, con Anna

 

IL GIOCO DI POLLYANNA

Alcuni giorni fa un’amica su Facebook ha lanciato l’idea del gioco di Pollyanna, che 4 anni fa girava su Facebook con il nome di “Settimana della gratitudine”.

Letto il post, ho cominciato a riflettere e mi sono resa conto che io, in prima persona, ero, sono, perennemente arrabbiata, non mi andava , e non mi va tuttora, bene quasi niente, sempre pronta a fare il pelo e contropelo a tutto e tutti.

E l’idea di trovare 3 cose buone durante la giornata, mi ha solleticata, perchè non provare?

Basta solamente cambiare il punto di vista, basta solamente cambiare angolazione, basta solamente aprire gli occhi e le orecchie e, soprattutto, guardarsi dentro onestamente.

Mi sembrava quasi impossibile che nell’arco di una giornata potessero esserci 3, dico 3, motivi per essere felice, a memoria, potevo ricordarne uno, massimo due, a settimana negli ultimi tempi.

Ultimi tempi che per me sono stati pesanti, stremata dal caldo e dall’umidità, perennemente depressa, non riuscivo a trovare nulla di buono nelle giornate, tranne il pensiero che, prima o poi, le temperature si sarebbero abbassate.

Mi sono imposta di trovare queste tre cose, ogni giorno e ci sto riuscendo, mi sveglio al  mattino con già l’idea di trovare qualcosa di buono, di guardarmi ben bene attorno, di sondare le mie emozioni per trovare qualcosa di buono durante la giornata.

Siamo già al quarto giorno e ho tenuto fede all’impegno che mi sono presa per 7 giorni, trovare ogni giorno 3 cose che mi hanno resa felice, leggera o lieta.

Non ho mai letto i libri di Pollyanna.

 

 

RIANNODARE I FILI

Abbiamo riannodato i fili.

Abbiamo ripreso tanti discorsi non finiti, tante parole non dette.

Ci siamo ritrovate come se non ci fossimo lasciate, come se non fossero passati 20 senza vederci di persona, ma sempre in sintonia.

Gi anni passati agli opposti della provincia, ma quello che ci univa allora, ci unisce anche adesso.

Le vicissitudini personali che abbiamo vissuto tenendoci aggiornate tramite i social.

Non si è perso nulla in questi 47 anni di conoscenza, di supporto, di ascolto.

Le idee sono ancora quelle, le parole sono ancora quelle, gli occhi che ci brillano sono ancora quelli.

Anche i silenzi sono ancora quelli, intensi, pieni di comprensione, pieni di tanto e di tutto.