TRA SOGNO E REALTÀ

E’ un posto molto bello in cui si sta bene.

Ho sognato una persona, un amico con la quale sono sempre stata bene, un amico d’infanzia.

In questo sogno, con questo Amico ho rivissuto le belle situazioni di allora, i bei momenti che hanno segnato l’adolescenza e poi la vita di adulti.

In questo sogno ho ritrovato le chiacchiere, le risate e la felicità di allora. Ero felice.

Mi sono svegliata felice, con il sorriso sulle labbra.

In quel limbo fra sogno e realtà ero serena.

Mi ha fatto bene sognare questo amico.

Poi la realtà ha preso il sopravvento, non c’eri e non ci sarai più.

Ho nostalgia, il magone e tanta tristezza dentro, fra poco meno di due mesi, sarà un anno che ci hai lasciati.

Ancora e sempre nei pensieri di tante persone.

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ABBASSIAMO IL SIPARIO

Spegniamo le lucine, sia quelle garbate che quelle sguaiate.

Riponiamo tutti i teatrini in soffitta o in cantina assieme agli addobbi.

Lasciamo tutto lì a raccogliere la polvere fino  al prossimo Natale.

Rimangono i sorrisi, le mani strette e le parole degli storici, della famiglia e dei pochi e selezionati amici.

Sorrisi, parole e strette di mano che scaldano e danno la carica fino al prossimo Natale.

Da domani possiamo tornare ad essere tutti presi dal nostro orticello. a guardare non più in là del nostro naso.

Abbassiamo il sipario, Natale è finito.

SI PUÒ FARE

Passare vacanze natalizie lontano da teatrini di ipocrisia, si possono passare vacanze di Natale senza dover per forza ricambiare auguri non sentiti.

Si sopravvive e anche bene.

Basta solamente avere la fortuna di circondarsi delle persone che frequenti e senti solamente durante l’anno, tutto il resto deve rimanere fuori, lontano, per non sciupare nessun momento.

E allora può capitare di trascorrere il Natale serenamente, mangiando il giusto, ridendo tanto.

E allora può capitare di passare l’ultimo giorno dell’anno con gli storici, ridendo tanto, sentire un certo languore e calore dentro, che appaga e fa sorridere gli occhi.

E allora può capitare di passare il primo giorno dell’anno a zonzo con la Tata, ascoltandola ridere e parlare con gioia e finire per cenare  a Cesenatico con gli amici di Cesena e da lì capire che potrebbe essere un buon anno questo 2018 che si è appena affacciato.

E allora tutto può succedere.

LA BARRICATA

Qiesta mattina ho accompagnato un’Amica ad una visita di controllo post operatorio.

L’Amica è stata operata 10 giorni fa al seno, sembra (lo dico piano) che non ci sia nulla di strano, sembra (lo dico sempre piano) che sia tutto nella norma, anche se il chirurgo ha detto espressamente che era da togliere per evitare noie grosse future.

Stamattina ci abbiamo impiegato un’ora abbondante a raggiungere l’ospedale, che poi è lo stesso dove fui operata io 14 anni fa e dove tutt’ora mi seguono. A Bologna c’è il Cersaie, quindi la città è praticamente bloccata.

Durante il tragitto, abbiamo parlato di tutto, ma senza entrare in discorsi pesanti, nessuna delle due aveva voglia di pronunciare la parola “cancro”, “chemioterapia”, “morte”, parlavamo di libri, ogni tanto inveivamo contro gli altri automibilisti, scooteristi e biciclettisti.

Ma intanto la nostra meta si avvicinava e a me saliva un attimo l’ansia.

Mi fa sempre una strana impressione trovarmi in quei corridoi, in quegli ambulatori, incrociare medici ed infermieri che mi riconoscono, che chiedono, che si informano, quelli che conosco più da vicino chiedono della Tata e della Figlia, essendo pure lei passata da lì.

Stamattina in sala d’aspetto c’erano diverse persone e le guardavo, ponendomi la solita domanda “quanti di loro, quante di queste donne sono qui in attesa di una risposta, quante di loro si sentiranno fare una diagnosi di cancro?”

Intanto i minuti passavano e quando ho sentito chiamare il cognome dell’Amica mi si è gelato il sangue, la volevo seguire, la volevo accompagnare, ma poi mi sono resa conto che era un momento suo ed era già sparita.

Ho preso fuori dalla borsa il tablet per leggere, tentando di concentrarmi, per non pensare.

Poi lei è riapparsa, la medicazione è a posto, manca ancora istologico, la prossima settimana faremo un altro viaggio, ma intanto bisogna attendere, ma il “mio” chirurgo l’ha rassicurata dicendole che al 99% è tutto a posto e non ci sarà bisogno di nient’altro, tranne un po’ più di attenzioni.

Siamo uscite e, senpre parlando di libri, siamo rientrate.

Mi sono calmata io ormai sono dall’altra parte della barricata.

 

 

RITROVARSI

E’ successo giovedì.

Io e il Ferrari in una puntata veloce per andare a cena a Cervia con Marina e Alberto.

Ritrovarsi a ridere, a tavola, solo noi 4, senza bambini attorno,  come ai bei tempi d’oro. prendendo 4 quattro piatti diversi per fare gli scambi, dare giudizi. far giare i piatti per poi, alla fine, non ricordare più cosa aveva ordinato chi….e ridere, ridere di gusto, con le lacrime agli occhi.

Dopo cena ritrovarsi per festeggiare il compleanno di uno dei “nostri” bimbi di allora.

E allora ritrovarsi a parlare con gli amici di Cervia come se non fossero passati tanti anni, riprendere il discorso e riannodare i fili.

Come se… il festeggiato non stesse festeggiando 34 anni, non fosse già sposato con una dolcissima ragazza.

Come se…Ilaria, Ivan e Daniele non avessero 34, 36 e 38 anni, praticamente degli adulti ma per noi ancora i bimbi di allora, che giocavano sulla spiaggia con i nostri figli, che facevano il bagno assieme (ragazzi…le mani ben in vista), come se non avessimo diramato tante liti fra di loro per poi ritrovarli dietro alle cabine a pomiciare.

Come se…nel frattempo non mi ritrovassi a parlare di cancro al seno con Stefania, operata 4 anni fa, ma piena di vita e sempre allegra come allora.

Come se…Sabrina non fosse una splendida mamma di due pargoli, Sabrina alla quale chiedere con la risata negli occhi e nella voce, se i suoi bimbi si sono già resi conto di che mamma hanno….

Come se il tempo si fosse fermato al mitico bagno Anna 188, che ormai non c’è più.

RIASSUNTO

Non so bene come potrò riassumere i sette giorni passati  a Cervia in compagnia di Rosie, il di lei marito, gli storici del Cadore (Marina e Alberto) e la Tata.

Sette giorni passati a ridere, ma ridere di gusto, con le lacrime agli occhi, a tentare di essere seri, almeno per quei poveri cristi che si sono trovati in albergo con noi.

Sette giorni passati a ridere con il nuovo tormentone dell’estate 2017 “Ti graffio”, che è il degno seguito di “Muori preda” e “Waves”.

Non ci siamo minimamente interessati alla nostra immagine pubblica, a quello che potevano pensare i benpensanti delle nostre risate a tutte le ore, per noi l’importante era ridere, scherzare rilassarci.

Ma ci sono stati anche momenti seri, tipo “L’ora accademica” tutte le mattine a colazione dalle 08,45 alle 09,00, si palrava di libri e di cinema, chiedendo consiglio ai nostri relativi mariti, noti lettori ossessivi e compulsivi.

Non parlerò delle lacrime di gioia e di dolore che ho versato a cavallo di Ferragosto, non le ho ancora elaborate e parlarne per me sarebbe un riacutizzare il dolore.

Ed intanto mi guardo attorno alla ricerca di spunti per l’estate 2018

CI SIAMO

Siamo tutti in vacanza, respiriamo aria di mare e leggerezza che la Tata  ci elargisce a piene mani.

Ridiamo, ma non prendiamo tanto sole, siamo troppo impegnati a farci compagnia e a guastare in pieno le presenze.

Ci piace questo ritmo lento e sempre allegro, ci siamo buttati alle spalle i pensieri e viviamo questi giorni con il massimo della leggerezza e serenità possibile.

Ogni tanto le lacrime spingono, ogni tanto escono,  ma poi tutto rientra e si continua sulla strada della serenità.