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SI RESTA

Si resta in casa, si sta ai detti. bisogna, si deve stare ai detti.

Ci si barcamena fra letture, cucina, televisione, uncinetto, noia, telefonate e rimpianti per quello che al momento abbiamo perso e, che fino a poco tempo fa, si dava per scontato.

Niente è più scontato, niente è più dovuto come un diritto acquisito.

Il diritto finisce, dove comincia il dovere.

E il dovere ora, qui e adesso, è rimanere in casa, sperando che serva a fermare questa pandemia il prima possibile, per poter tornare alla vita precedente.

Una telefonata dagli States riempie il cuore di emozioni, la voce di Lisa, calda e carezzevole, che chiede, si informa ed, alla fine, con aria preoccupata ed affettuosa si raccomanda a LaMiaMetà di stare riguardato, di stare in quarantena, per poter il prossimo anno rivederci.

Una mail dagli States, piena di affetto e di amore per noi tutti, una mail in cui ci si augura di rivedersi al più presto, che la loro casa sarà sempre aperta per noi, per far conoscere alla Tata la nuova cugina americana attesa per giugno.

Piccole cose, piccoli gesti, per loro, ma per noi grandi ed immensi in questo momento di frgilità, di paura, di ansia e di preoccupazioni.

“Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema”

96 ORE

Di queste ultime 96 ore, quasi più della metà le ho passate in ospedale.

In corridoi senza finestre, ed io soffro nel non vedere entrare luce naturale, dove l’unica luce è quella dei neon, che non aiuta per niente a mascherare quel colorito verdognolo e l’arrossamento degli occhi, dovuti alla stanchezza, alla fatica, allo stress.

Più della metà di queste ultime ore le ho passate seduta sopra a sedie scomode o poltroncine nei “soggiorni” dei reparti.

Tante di queste ore le ho passate leggendo, spesso senza capire cosa stessi leggendo, andando avanti per inerzia.

Parte di queste ore le trascorse a cercare gli sguardi dei medici, del chirurgo, degli infermieri che si sono occupati de LaMiaMetà, nella speranza di trovare conforto nelle loro parole, nei loro gesti, cosa che è avvenuta, ma intanto la sensazione dell’aria che mancava, che veniva prepotenemente risucchiata dai polmoni al pensero di quello che stava succedendo e di quello che ci sarebbe toccato nei giorni, nelle ore future, previsioni che si stanno puntualmene verificando, è una strada che abbiamo già faticosamente percorso 12 anni fa, ma 12 anni fa era più giovane ed il fisico non era minato e debilitato da 12 anni di terapie quotidiane antitumorali.

Parte di queste ore le ho passate con LaMiaMetà a parlargli, a rincuorarlo, a sostenerlo e, soprattutto, a coccolarlo per fargli capire con gli sguardi, con le parole dette a bassa voce, per non rompere il silenzio ovattato dell’anestesia, del risveglio lento e prolungato dagli antidolorifici, con i gesti lenti, delicati di una carezza, di una stretta di mano, di un massaggio ai piedi,per trasmettergli sicurezza, tranquillità  e, cosa iù importante, che qui tutti si tifa per lui.

96 ore, 4 giorni, il numero 4 che ricorre spesso ultimamente.

UN SALTO….

…nel buio, tenendoci per mano, per non perderci, per sostenerci.

Una visita, anzi LA visita di controllo, solite domande, solite risposte, rimarcando il peggioramento degli effetti collaterali, sguardi attenti che ascoltano, che comprendono e capiscono.

Nuove risposte, nuovi scenari, nuove prospettive, parole e prospettive che ci hanno colto di sorpresa, facendoci trattenere il fiato.

Nuove paure, nuove incognite, la paura di non riuscire a capire fino in fondo la portata di queste parole, di questi nuovi scenari.

La sorpresa che ci ha lasciati frastornati e senza parole, la mente in quel momento si è chusa, niente più era come prima, fino a quando ci hanno ripresi per mano e ci hanno guidato verso quello che potrebbe esere una nuovo veduta, ma senza metterci fretta, rispiegandoci bene che sarebbe una decisione multidisciplinare, affrontando una nuova situazione, per poi tornare al farmaco precedente, meglio tollerato e del quale ormai conosciamo tutti i risvolti e tutte le pieghe più recondite.

La fortuna di avere di fronte medici competenti che, davanti ai nostri visi perplessi, hanno spiegato, e rispiegato il tutto, rassiurandoci sul futuro, con cala e pazienza e facendoci capire che le nostre aure, la nostra titubnza è più che fondata, che loro coprendono il nostro stato d’animo, le nostre paure, tenendoci per mano, come hanno sempre fatto da 11 anni a questa parte.

Anche se adesso dobbiamo metabolizzare, riprenderci dai nuovi orizzonti che si sono aperti davanti ai nostri occhi.

Parole piene di speranza e di ottimismo, perchè il quadro è meglio di quello che pensiamo, parole per farci, anzi farLO tornare ad una qualità di vita un po’ miglire di quella di adesso.

Ma prima di arrivarci ci sarà da penare, ci sarà sempre la paura in agguato.

Un salto nel buio tenendoci per mano.

 

UNA TAZZA DI TE’

Sul divano, tirando un sospiro, benedicendo la morbidezza dei cuscini, dopo tante sedie scomode,come sanno essere scomode le sedie delle sale d’aspetto degli ospedali.

Un momento in cui la mente cerca un po’ di evasione,accendendo la radio e ascoltando qualcosa di leggero e calmo.

Aprendo le finestre per fare entrare aria fresca, per pulire le narici dall’odore che solo gli ospedali possono avere e che si insinua in ogno dove: nel naso, nel cuore e nel cervello e scatna i penieri più pesanti.

Pensieri pesanti perchè riguardano la nostra Tata e la sindrome che le ho passato pesantemente, che non è nulla di grave e irrimediabile, almeno da quedto lato le genetiste sono state rassicuranti, dobbiamo solamente andare avanti per prevenire al meglio tutto quello che la osteogenesi imperfetta e la mutazione del collagene possono porare andando avanti con gli anni.

Di certo c’è che non si muore, fortunatamente non è una di quelle malattie rare devastanti, ma limita alquanto e condiziona la vita, anche se è solamente questione di tempo e di far diventare normale alcune rinunce e la concetrazione tutte le volte che si muove un passo o si fa qualsiasi cosa possa causare una distorsione o una  frattura.

Tè e divano, scacciando i pensieri pesanti e bui, fortunatamente il viaggio di ritorno in treno è stato vivavcizzato dalla Tata felice per l’acquisto in libreria.

Se non ci fosse bisognerebbe inventarla.

NON MOLLARE MAI

A volte le forze ci lasciano, le energie si volatilizzano.

Ma non bisogna mollare mai.

E ci sono le volte in cui un banale raffreddore fa traboccre il vaso.

Ma non mollare mai.

A volte la fatica è tanta, la montagna sembra sempre più ripida.

A volte la strada da percorrere sembra senza fine.

Ma non mollare mai.

Poi bisogna fermarsi, soffiare il naso, il raffreddore non molla, la tosse la fa da padrona e ti viene la tentazione di rannicchiarti su te stessa e aspettare che tutto passi.

Che tutto passi, che scivoli via, che anche il raffreddore sembri una montagna inscalabile, quando di inscalabile non c’è assolutamente nulla.

Non mollare mai.

Occorre soltanto lasciare decantare le parole, allontanare dalla mente le parole lasciate cadere con saccenteria da una persona sgradevole, mettere in fila tutto e ritrovare l’equilibrio che sembrava perduto.

Mollare mai.

P:S = il raffreddore questa volta si è preso delle colpe che non ha.

UN NOME

Un nome che mi risuona nelle orecchie e nella mente.

Un nome che porto dentro, un nome che  scalda il cuore o che fa spuntare le lacrime.

Un nome del quale non conosco l’origine, un nome che non so da dove arrivare.

Un nome: Sergio.

Il nome di mio padre, che mi emoziona sempre.

Il nome di una delle persone al mondo che ho amato di più.

 

 

EHI TU

Sì, proprio tu, che stai ancora dormendo.

Dico  te, proprio a te, che oggi compi gli anni e, che, anzichè star qui a prendere gli auguri, dormi.

Ma io proseguo per la mia strada, proseguo a farti gli auguri, perchè una persona speciale come te si merita tutti gli auguri più cari del mondo.

E allora….che auguri siano, tanti , calorosi, affettuosi per tutti i giorni che mi passi accanto, facendomi ridere e facendomi arrabbiare, ma in questo giormo speciale non bisogna pensare alle arrabbiature, ma dobbiamo pensare a farti gli auguri, a farti ridere e a farti sentire speciale, a te che sei speciale tutti i giorni.

Auguri Ferrari

UN SOGNO DA RIFARE

Mattina strana, che segue una nottata strana.
Una notte fatta di sogni, di un sogno nel quale io sognavo di dover rifare un sogno, di un suono della sveglia che è arrivato durante questa fatica di rifare un sogno già fatto.
Un suono che mi ha di nuovo catapultata in una nuova giornata che girerà freneticamente, quando io non sono ancora pronta a salire su questa giostra che gira senza mai fermarsi, che gira incredibilmente forte creando dei vortici nei quali ci si sente risucchiati e, dai quali, non si vede via d’uscita.
Oggi poca voglia di girare, oggi il cielo è grigio, ma almeno non c’è la cappa di nebbia di ieri, una finestra che dà sullo stesso panorama tutti i giorni, a tutte le ore che inesorabilmente passano anche qua dentro.
Oggi manca la volontà di salire sulla giostra e di adeguare il ritmo personale, a quello imposto dalla giostra, oggi ci vorrebbe la bacchetta magica per annullare tutto oppure per dare l’andatura giusta per non cadere.

UN SORRISO

Stanca, svuotata di ogni energia, ma sempre avanti con un sorriso sulle labbra.
Non so se arriva anche agli occhi, ma il sorriso ci deve essere, è il talismano contro la rabbia e lo scoramento.
Un altro fardello si è aggiunto agli altri, un fardello rappresentato da una parola tremenda, pure questa: amputazione.
Si potrebbe dire che è una parte piccola, è il mignolo della mano destra, dito che non si sa quanto sia importante, lo impareremo strada facendo, ma sempre di una menomazione fisica si parla.
Questa volta fatico ad usare il termine giusto, debbo prima digerirlo e metabolizzarlo, poi, prima o poi comincerò ad usarla.
Per il momento ci limitiamo ad usare il termine, o meglio la frase:”….mi sono strappato via il dito durante il lavoro”, e, anche se è un girare attorno alla parola, fa sempre un po’ impressione, è sempre faticoso guardare negli occhi gli amici, i parenti e precisare “…sì, si è staccato completamente, non sono riusciti a riattaccarlo e non ho più un dito”
Faremo l’abitudine anche a questa nuova situazione.
Resta il fatto che da martedì 1 dicembre abbiamo svoltato, facendo un’altra esperienza. venendo a contatto con l’ennesima eccellenza ospedaliera italiana la Clinica della Mano di Modena.
Ma il fardello più gravoso è sulle spalle del Ferrari, del mio amore grande, bello e tanto forte.

DI S. VALENTINO E DI COMPLEANNO

Abbiamo passato un san Valentino alternativo, in ospedale per la TAC di controllo del Ferrari.
Ma ho avuto anche il regalo più bello dal mio valentino.
E’ stata una mattinata intensa, la TAC è durata più del solito e la cosa mi ha preoccupata alquanto, ma quando è finita e il Ferrari è uscito, ci siamo diretti al bar nostro preferito nei pressi del Grande Ospedale.
Il mio valentino era a digiuno dalla sera precedente, al mattino, prima della TAC aveva fatto anche il prelievo mensile di controllo, insomma era molto provato.
Prima ho portato al tavolo le due brioches, in un secondo tempo il cappuccino e il tè. quando ho portato il cappuccio e il tè, il mio valentino aveva già spazzolato via la sua brioches:
“Fabio ne vuoi un’altra? come la vuoi? con la crema o con la cioccolata? stai lì, te la porto io”
Quando sono tornata con la sua seconda brioches mi ha guardata e mi ha detto “Grazie”.E’ stato il più bel regalo che mi potesse fare,guardarmi con suoi occhi azzurri e ringraziarmi per un gesto per me normale, semplice, ma carico di affetto per lui, per il mio valentino di tutti i giornio dell’anno.
Nel frattempo, due giorni dopo, è stato anche il mio compleanno.
Sono arrivata alla veneranda età di 58, ad un passo dai 60.
Nonna, sai cosa facciamo oggi per il tuo compleanno? comperiamo un torta gelato e ci mettiamo sopra 58 candeline”.

“Amore di nonna la nonna non intende accendere un mutuo per la sua torta”.
“Ma perchè nonna? Ahhhh…..ho capito, sarebbe troppo grande per farcele stare tutte”.Grazie cara, tu sì che sai come risollevare il morale alla nonna.
Ed ora che abbiamo già visto l’esito della TAC possiamo tirare un leggero sospiro di sollievo e aspettiamo con più fiducia la visita di venerdì, con la Dottoressa Dagli Occhi Buoni.