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SOTTO PRESSIONE

E’ come mi sento in questa fase.

Sotto pressione, come se tutti si aspettassero da me un colpo di coda, che mi buttassi alle spalle tutto, come se negli ultimi tempi non fosse successo nulla.

Sotto pressione per andare, fare, recuperare tutti i giorni chiusi a casa.

Non serve a nulla, quello che ci è stato tolto negli ultimi mesi non tornerà più, è inutile che ci affanniamo ad andare via, a fremere, a scalpitare per riprendere ad uscire con amici, a fare cene e pizzate varie o aperitivi, certamente possiamo e dobbiamo ricominciare, ma non è di certo facendo scorpacciate di tutto e di più che recuperiamo i mesi persi.

Mi sento sotto pressione, perchè fatico a rientrare nella dimensione pre quarantena, chiusura totale.

Prima della quarantena tutti i giorni uscivo al mattino, ecco quello mi è mancato, ma al pomeriggio non sono mai uscita, non avevo necessità, il pomeriggio è sempre stato dedicato a me, alle mie passioni, leggere, uncinettare, quindi è inutile che adesso mi guardiate quasi con disapprovazione perchè tendo ad uscire solo al mattino, lo facevo prima e lo faccio adesso.

Non intendo cambiare le mie abitudini, i miei punti fermi per omologarmi alla frenesia di cui tutti si sono impossessati per uscire, vedere gente, frequentare persone.

Poche persone frequentavo prima e quelle poce continuerò a frequentare ora.

 

CE LA FAREMO…FORSE

La cosa sta diventando lunga, non se ne vede, per ora, ancora la fine, di 15 giorni in 15 giorni, è passato quasi un mese, almeno per noi, ultima uscita il 3 marzo.

E non sappiamo ancora quando potremo uscire di nuovo, per un giro in centro o una merenda del sabato pomeriggio.

Ma non pesa questa reclusione, adesso comincia a fare paura il dopo, la ripresa, come sarà e come ne verremmo fuori, come ne verrà fuori l’economia, quanto tempo ci vorrà per tornare, almeno, ad una piccola tranquillità.

Certamente, in questo momento, è più importante il non infettarsi, rimanere in casa per non dare la possibilità al virus di continuare a spargersi, in questo momento, qui e ora, è importante non infettarsi e non infettare gli altri, sia le persone a cui vogliamo bene, sia i perfetti estranei che ci stanno attorno, ne va della nostra ripresa sociale ed economica.

Lo ammetto, io in questo momento, sono molto spaventata dalla ripresa economica, dal dopo, dal se e come potremmo rialzarci.

In questo momento mi fa paura l’incertezza.

NON E’ TEMPO

Non è tempo, non è giornata.

La recusione forzata debilita la mente.

Amdrà tutto bene, ma in tanto siamo alla ricerca di un minimo di serentà.

Andrà tutto bene, ma non è tempo, oggi non è giornata.

Andrà tutto bene, ne usciremo, non si sa ancora quando, ma sappiamo che ne usciremo.

Ce l’hanno fatta i nostri genitori che avevano davnti una guerra, e quella sì non sapevi quando finiva, almeno in questa pandemia abbiamo la certezza che prima o poi i piedi ce li tireremo furi.

E continuo a ripetermi che andrà tutto bene, guardo LaMiaMetà sul divano e mi dico che, finchè siamo assieme, andrà tutto bene.

 

UNA BOCCATA D’ARIA

“Ci sono tante melodie che vagano nell’aria che devo fare attenzione a non calpestarle” (J. Brahms)

Seguire le note che escono dalla televisione usata come radio e riscoprire che oggi il respiro è più leggero.

Una boccata d’aria che libera la mente dai pensieri pesanti, dalle attese, da tutti gli ostacoli che vedevi di fronte.

Una boccata d’aria, una  musica che rischiara la giornata.

Una boccata d’aria per ritrovare un minimo di tranquilità, una boccata d’aria per tutti i passi e tutti gli scalini fatti in questi giorni vorticosi.

Giornate in cui tutto sembrava rallentare, per poi accelerare al’improvviso e non essere pronti a queste variazioni di velocità e si rimaneva con gli occhi sbarrati e la gola chiusa.

Giorni nei quali abbiamo fatto tante apnee ed ora siamo affamati di aria.

L’aria che finalmente possiamo respirare per aver le mete già definite, l’aria che entra liberamente, perchè avere delle date certe dà una erta certa sicurezza.

Aria leggera e musica per una parvenza di normalità.

 

VORREI

…non so nemmeno io cosa.

Che la stanchezza sparisse, che fossimo già a fine mese.

Che sapessi già come procedere con LaMiaMetà.

Un po’ di tranquillità.

Ne parlavo ieri via chat con una Amica Speciale, tutte le volte che succede qualcosa di bello, dopo immancabilmente arriva la mazzata.

Siamo rientrati il 5  sera tardi, dopo quattro giorni meravigliosi passati a Malaga con gli Storici del Cadore, ma il 7 sera siamo dovuti correre al pronto soccorso con LaMiaMamma, il cuore stava facendo i capricci.

Notte intera passata al ps fra prelievi di sangue, cardiogrammi, visite e osservazione stretta, alla fine ricovero per ulteriori accertamenti, e noi lì a darci il cambio l’una e l’altra per non lasciarla sola.

E la stanchezza fisica e mentale si sta facendo largo, avevo già altra carne al fuoco, avevamo già altri pensieri, questa non ci voleva.

Ma noi andiamo avanti a muso duro.

Ma io vorrei un po’ di tranquillità.

-14

Mancano 14 giorni alla fine di questo anno orribile.

Un anno che non ci ha risparmiato niente, anzi, quando ha potuto, ci ha messo tanti carichi da 11.

E oggi, dopo l’ennesima mattinata passata in ospedale, questa volta accompagnado LaFiglia, spero che per gli ultimi 14 giorni si dia una calmata.

Finalmente, dopo un anno di visite, controvisite, esami e parole di incoraggiamento, siamo arrivati alla fine dell’odissea ciste, ma l’ultima parola ce la darà istologico, però dobbimo essere positivi, dobbiamo pensare che, questo anno orribile, non abbia più nulla in serbo per noi.

Mi sento stanca, svuotata, sfinita, senza più forze ed energie.

PIANO PIANO

Piano piano, lentamente, ma non tanto, un anno è passato.

E così il 17 dicembre 2019 è arrivato.

Sembava tanto lontano, un anno fa, un anno fa era lontano, ma inesorabilmente ci siamo arrivati.

e così martedì prossimo La Figlia toglie quella ciste fastidiosa al seno, è una ciste, me lo ripeto in contiuazione, non c’è nulla di allarmante, ma ogni tanto lo sconforto prende il sopravvento.

Se in queto lungo percorso non fossimo state accomagnate da persone delle quali ci fidiamo ciecamente, non so se saremmo arrivate a questo punto con questo distacco.

Distacco, ci vuole distacco, ci vuole un minimo di ottimismo.

Ed anche un pizzco di incoscienza.

UN PIEDE DAVANTI ALL’ALTRO

Il biogno di camminare, in silenzio, da sola, mettendo un piede davanti all’altro, per rimettere assieme una parvenza di normalità.

Un gesto semplce, come quello di mettere un piede davanti all’altro, per ritrovare una sembianza di consuetudine quotidiana, fortemente scossa negli ultimi tempi.

Un piede davanti all’altro,  una azione banale, per ritrovare una banale normale e noiosa, questo mai, quotidianità, che mi è mancata molto ultimamente.

Un piede davanti all’altro per ricominciare a dormire di notte, per ricaricare le batterie, significa svegliarsi al mattino con gi occhi impastati di sonno, ma non di lacrime represse ed ingoiate per non soccombere ai pensieri, alla rabbia.

Una normalità fatta di un “Buongiorno” detto senza ringhiare.

UN SALTO….

…nel buio, tenendoci per mano, per non perderci, per sostenerci.

Una visita, anzi LA visita di controllo, solite domande, solite risposte, rimarcando il peggioramento degli effetti collaterali, sguardi attenti che ascoltano, che comprendono e capiscono.

Nuove risposte, nuovi scenari, nuove prospettive, parole e prospettive che ci hanno colto di sorpresa, facendoci trattenere il fiato.

Nuove paure, nuove incognite, la paura di non riuscire a capire fino in fondo la portata di queste parole, di questi nuovi scenari.

La sorpresa che ci ha lasciati frastornati e senza parole, la mente in quel momento si è chusa, niente più era come prima, fino a quando ci hanno ripresi per mano e ci hanno guidato verso quello che potrebbe esere una nuovo veduta, ma senza metterci fretta, rispiegandoci bene che sarebbe una decisione multidisciplinare, affrontando una nuova situazione, per poi tornare al farmaco precedente, meglio tollerato e del quale ormai conosciamo tutti i risvolti e tutte le pieghe più recondite.

La fortuna di avere di fronte medici competenti che, davanti ai nostri visi perplessi, hanno spiegato, e rispiegato il tutto, rassiurandoci sul futuro, con cala e pazienza e facendoci capire che le nostre aure, la nostra titubnza è più che fondata, che loro coprendono il nostro stato d’animo, le nostre paure, tenendoci per mano, come hanno sempre fatto da 11 anni a questa parte.

Anche se adesso dobbiamo metabolizzare, riprenderci dai nuovi orizzonti che si sono aperti davanti ai nostri occhi.

Parole piene di speranza e di ottimismo, perchè il quadro è meglio di quello che pensiamo, parole per farci, anzi farLO tornare ad una qualità di vita un po’ miglire di quella di adesso.

Ma prima di arrivarci ci sarà da penare, ci sarà sempre la paura in agguato.

Un salto nel buio tenendoci per mano.

 

IERI

Una telefonata che  mi ha destabilizzata, che mi ha sprofondata in una tristezza infinita.

Ieri una telefonata mi ha portato via un pezzetto di serenità.

La mia oncologa di riferimento, la mia àncora di salvezza, a fine anno va in pensione, lascia il dipartimento oncologico che da 16 annni a questa parte mi segue, ed io mi sento sola, in balia, non so chi troverò al prossimo controllo, un filo di ansia mi sale.

E’ il secondo oncologo di riferimento che cambio in 16 anni e questa volta mi sento proprio persa, con questa dottoressa si era instaurato un buonissimo rapporto di fiducia, mi ascoltava, la ascoltavo, tutte le volte ci scambiavamo energie e alla fine della visita un caldo e rassicurante abbraccio.

Ieri ho pianto.