VOGLIO SCENDERE

Fermate tutto, voglio scendere da questa giostra che gira ad un ritmo troppo sostenuto per me.

E tutto gira nel senso sbagliato e l’insofferenza aumenta, lo spirito di sopportazione è andato a farsi benedire.

E sono sempre più stanca, alcuni giorni la fatica fisica è nettamente superiore alla fatica mentale, e altri giorni la fatica mentale stende una cappa pesante su tutto, toglie le forze ed annulla qualsiasi volontà.

In questi giorni debbo ringrazare chi mi tiene per mano da alcuni mesi a questa parte, sono al punto in cui mi dico che se oggi è un giorno NO, domani è un altro giorno ed andrà sicuramente meglio, debbo crederci, per non finire sotto, per continuare a reggere tutto.

Ci sono giorni in cui mi sento come un giocoliere del circo, con tanti birilli che giranoo sopra la testa, ed io che tento di non farne cadere neppure uno a terra. E quando questo goco mi riesce, mi complimento con me stessa.

Voglio scendere, però, vorrei riposare un po’.

SCAVARE

Scavare nel passato per provare a rendere più leggero e comprensibile il presente ed il futuro.

Scavare è faticoso, ma serve, bisogna farlo per ridimensionare il peso sulle spalle.

Scavare, a volte, è doloroo, ma serve per andare avanti con più serenità e capire.

Scavare è mettersi in gioco, spogliarsi di tutte le sovrastrutture che ci siamo messi addosso in tutti questi anni per continuare a vivere la nostra vita, che ci sembrava perfetta e felice.

Scavare significa, appunto, mettere in discussione la nostra visa che non è la vita della famiglia del Mulino Bianco, ma la vita di persone normali, con tutti i loro problemi e pensieri, senza però toglire nulla alla felicità e serenità che abbiamo vissuto, perchè la felicità forse è sempre fatta di piccole cose e di attimi che non sappiamo cogliere, attimi che ci rendiamo conto di aver vissuto, quando ci sentiamo arrivare addosso mazzate da tutte le parti.

Ma questa è la vita reale, e scavare serve per accettare questa vita con il sorriso, pensando che domani è un altro giorno, tutti i giorni.

Scavare per crescere.

GIORNI COMPLICATI

Giornate complicate e complesse, fra timori, tamponi e scambi di persone.

E’ sempre più difficile galleggiare e rimanere saldi, tenere la mente libera e sgombra.

Giorni complicati che prima o poi finiranno, ma intanto bisogna reggersi in equlibrio.

Giorni complicati, ma per fortuna si trovano persone ed esistono persone che ci mettono tutta la loro competenza, pazienza ed empatia per aiutarti.

PICCOLI PASSI

Si fanno piccoli passi per tentare un rientro graduale alla normalità.

Si fanno piccoli passi per vincere le paure e le ansie e le incognite che la mente crea.

Si è andati a Milano dopo tre anni, per salutare gli amici che era esattamente due anni che non vedavamo.

Hai il bel da fare videochiamate, ma la prsenza fisica è insostituibile, di persona in carne e ossa, si vede tutto bene e chiaramente, la gestuaità, ma soprattutto gli occhi che brillano dietro la mascherina, la voce sempre calda che accarezza, che lenisce il dolore di questi ultimi due anni, la voce che culla e mette in un angolo remoto le paure che hanno accompagnato la vigilia della partenza.

Si fanno piccoli passi apettando l’arrivo per domani di Marina e Alberto, si fermeranno tre giorni, non è un granchè, ma intanto passeremo assieme a loro, agli Storici di Ferrara ed all’ Amica dalla erre rotolante e relativo consorte, il Capodanno, come da tradizione, inaugurata due anni fa, fra risate, calore e affetto.

Si fannopiccoli telefonando a Cesena agli Amici Romagnoli per ricominciare a vedersi per la cena del primo dell’anno, tradizione che inaugurammo parecchi anni fa, ma che lo scorso anno saltò.

Si fanno piccoli passi per combattere l’ansia e le ombre che crea la mente, e a piccoli passi si affronta tutto, si sta bene,si fa incetta di belle sensazioni, di serenità, da tirare fuori nei momenti di crisi.

Si fanno piccoli passi e si sorride.

SENSAZIONI

Le sensazioni pesanti che si attaccano alla pelle quando in un ospedale vedi correre il personale per una emergenza.

Ti rimane addosso quel turbamento dovuto all’empatia che si prova pensando ai parenti della persona.

La percezione del filo esile che ci tiene stretti, il sentore di smarrimento che noi comuni mortali proviamo davanti a tutto il da fare che medici e personale infermieristico danno.

L’effetto di smarrimento che si prova quando gentilmente ti chiedono di uscire dal reparto e tu devi uscire, perchè capisci di essere un peso di cui loro in quel momento non hanno bisogno.

La telefonata intercorsa dopo un’ora in cui l’ansia e lo smarrimento l’hanno fatta da padrona, la telefonata che rassicura anche se il tono della voce della persona dall’altra parte è mogio e abbattuto, non hai nemmeno il coraggio di chiedere com’è andata a finire, lo capisci dal tono di voce.

La voglia e la speranza che questa sensazione passi in fretta.

Domani è un altro giorno.

CARBURARE

E’ da un paio di giorni che fatico a mettermi in moto al mattino, fatico a carburare, fatico a non farmi sopraffare

Debbo lottare con il malumore, la malmostosità.

Sto accusando, forse, tutto quello retto negli ultimi due anni?

Probabile, ma bisogna reagire, farsi passare la malinconia, la tristezza, l’essere dispari già di prima mattina, altrimenti arrivare a sera, diventa dura.

Probabilmente anche colpa del tempo atmosferico, ma non debbo assolutmente indulgere in queste scusanti, debbo trovare la risposta, e questa risposta la conosco e la debbo accettare.

Debbo solamente mettere in pratica i consigli ricevuti un paio di mesi fa dalla MiaDottoressa, ancora di salvezza: Non sovraccaricarti di impegni e di pensieri, prenditi il tuo tempo, i tuoi ritmi, non sentirti in colpa, metti un pizzico di leggerezza nella tua giornata.

Tante situazioi nuove, tanti imprevisti tutti in una volta. mettere in fila le situazioni, non farsi schiacciare, mantenere un minimo di distacco.

Più facile a dirsi che a farsi, ma da qualche parte debbo cominciare per non affondare nella malmostosità.

A volte mi sento come un motore diesel.

FUORI FASE

Settimana, giorni impegnativi, con esami e visite che si susseguono a ritmo serrato.

E quando tutto comincia a diventare frenetico, non mi piace, sono sempre al limite dell’ansia, della fatica.

La fatica di dover reggere quella sottile paura degli esiti, delle attese-

Qulla fatica che sapevi di non aver voglia di affrontare, dopo i mesi passati, fatica che avevi già posticipato al prossimo anno.

Ti eri già rassegnata a saltare gli esami di controllo per quest’anno, eri riuscita a fare la mammografia ed eri già a posto.

Ma la Sanità in Emilia sembra funzioni e, dopo un primo periodo  caotico e fumoso, le cose hanno ricominciato a girare e, a sorpresa, entro dicembre riesci a fare tutti gili esami di controllo.

Sul momento tanta euforia, poi guardando le date e gli orari…un bel respiro….dentro tutta l’ara….fuori tutta l’aria….e la giostra è partita.

Avanti a muso duro.

SOTTO PRESSIONE

E’ come mi sento in questa fase.

Sotto pressione, come se tutti si aspettassero da me un colpo di coda, che mi buttassi alle spalle tutto, come se negli ultimi tempi non fosse successo nulla.

Sotto pressione per andare, fare, recuperare tutti i giorni chiusi a casa.

Non serve a nulla, quello che ci è stato tolto negli ultimi mesi non tornerà più, è inutile che ci affanniamo ad andare via, a fremere, a scalpitare per riprendere ad uscire con amici, a fare cene e pizzate varie o aperitivi, certamente possiamo e dobbiamo ricominciare, ma non è di certo facendo scorpacciate di tutto e di più che recuperiamo i mesi persi.

Mi sento sotto pressione, perchè fatico a rientrare nella dimensione pre quarantena, chiusura totale.

Prima della quarantena tutti i giorni uscivo al mattino, ecco quello mi è mancato, ma al pomeriggio non sono mai uscita, non avevo necessità, il pomeriggio è sempre stato dedicato a me, alle mie passioni, leggere, uncinettare, quindi è inutile che adesso mi guardiate quasi con disapprovazione perchè tendo ad uscire solo al mattino, lo facevo prima e lo faccio adesso.

Non intendo cambiare le mie abitudini, i miei punti fermi per omologarmi alla frenesia di cui tutti si sono impossessati per uscire, vedere gente, frequentare persone.

Poche persone frequentavo prima e quelle poce continuerò a frequentare ora.

 

CE LA FAREMO…FORSE

La cosa sta diventando lunga, non se ne vede, per ora, ancora la fine, di 15 giorni in 15 giorni, è passato quasi un mese, almeno per noi, ultima uscita il 3 marzo.

E non sappiamo ancora quando potremo uscire di nuovo, per un giro in centro o una merenda del sabato pomeriggio.

Ma non pesa questa reclusione, adesso comincia a fare paura il dopo, la ripresa, come sarà e come ne verremmo fuori, come ne verrà fuori l’economia, quanto tempo ci vorrà per tornare, almeno, ad una piccola tranquillità.

Certamente, in questo momento, è più importante il non infettarsi, rimanere in casa per non dare la possibilità al virus di continuare a spargersi, in questo momento, qui e ora, è importante non infettarsi e non infettare gli altri, sia le persone a cui vogliamo bene, sia i perfetti estranei che ci stanno attorno, ne va della nostra ripresa sociale ed economica.

Lo ammetto, io in questo momento, sono molto spaventata dalla ripresa economica, dal dopo, dal se e come potremmo rialzarci.

In questo momento mi fa paura l’incertezza.