LA NOSTALGIA

E’ quella che mi prende guardando un film.

La nostalgia, la malinconia quando vedo che si abbracciano, che stanno vicini, che si stringono gli uni ali altri per incoraggiarsi.

La nostalgia di un abbraccio a LaMiaMamma, la voglia di abbracciare e strfaugnare la Tata, la mancanza di un abbraccio a LaFilia, il magon che mi viene quando avrei bisogno di un abbraccio caloroso de LaFiglia.

La nstalgia, la malinconia di tutte quelle azioni che prima erano scontate ed ora ancano, mancano come l’aria, perchè fcevsno parte del nostro vivere, del nostro consolarci e consolare.

Quanti abbracci ci sono stati tolti?

A SETTEMBRE

“A settembre, c’è nell’aria una strana sensazione che accompagna l’attesa. E ci rende felici e malinconici. Un’idea di fine, un’idea di inizio”.

E’ così che oggi è il tempo, il sentire il silenzio ed i rumori.

Le tende smosse da un filo di aria, danno l’impressione di quello che sta cambiando.

E’ cambiata la luce, è più calda, avvolgente e tenera, ha smesso gli abiti della sguaiataggine dell’estate calda, afosa e soffocante.

L’aria si è fatta più fine, leggera, liberando la mente ed i pensieri dall’oppressione dell’umidità appiccisosa della Bassa.

La fine di una stagione che, quest’anno, tutti abbiamo vissuto con più insofferenza, non si confaceva al periodo impegnativo passato, la fine di una estate che ci siamo trovati a vivere senza esserne preparati.

L’inizio di un nuovo periodo pieno di incognite, timori, alla finestra per vedere l’evoluzione della situazione, con il timore dei mesi a venire, guardando avanti con una luce di speranza nel domani. mettendo un piede davanti all’altro giorno dopo giorno, cercando di non metterli in fallo. senza guardare il probabile baratro che potremmo avere al fianco.

Un inizio incerto, ma mettendoci tutta la nostra buona volontà.

 

 

 

 

QUANTO MANCA?

Mancano circa 108 giorni alla fine di questo anno.

un anno impegnativo, pesante fisicamente e mentalmente-

tutti i programmi fatti all’inizio dell’anno, sono stati ribaltati, quasi nessuno siamo riusciti a mantnerlo-

ma va bene così, ci siamo ancora tutti, abbastanza in salute, abbiamo scollinato un intervento oncologico, quei 10 giorni di febbraio per me e per LaMiaMetà, sono in un angolo al buio.

qualche giorno lontani da casa, grazie alle Persone Speciali che ci hanno supportato in tutto questo tempo, siamo riusciti a ritagliarcelo, con gli Storici di Ferrara ci siamo visti e sentiti spesso, e anche loro hanno fatto la loro parte.

pensavo che, ormai, il più fosse fatto, mi rimaneva il pensiero e l’ansia del rientro a scuola della Tata….

…..invece no, l’anno continua ad accanirsi, mi sono fratturata un osso del gomito.

posso? sono stufa marcia.

e auguriamoci che in questo ultimo scampolo d’anno, non succeda niente altro.

l’anno del signore 2020 entrerà nei libri di storia, alla voce sopravvivenza e sopportazione del genere umano.

L’INCERTEZZA

L’incertezza che attanaglia, il non sapere, il non avere la minima idea di quando tutto potrebbe cominciare a svoltare verso una parvenza di normalità.

Questo lento stillicidio che prosegue di 15 giorni in 15 giorni è una lenta agonia.

Il non avere una certezza, il non vedere uno spiraglio erode anche la volontà di reagire, di organizzare la giornata in modo tale da non avere tempi morti, in cui riflettere, pensare.

Questo silenzio, l’immobilità al di fuori delle finestre, la mancanza di rumori che erano diventati sottofondo normale di una vita normale, banale e a volte noiosa, ma vita viva, no sospesa.

Oggi va così, ma poi passa.

LA SOCIALITA’

Mi manca la socialità, ma non quella caciarona degli aperitivi, delle bevute fino a tarda notte o delle serate fra sole donne.

Mi manca la socialità da signora di 60 e passa anni che è abituata a stare sola, ad apprezzare il silenzio, a leggere e riflettere.

Mi manca la socialità di un giro in bicicletta in solitaria, per rimettere assieme i pensieri.

Mi manca la socialità fatta con LaMiaMetà facendo una passeggiata in centro da soli.

Mi manca a socialità del vi-a-vis con le poche persone con cui parlo volentieri.

Mi manca lo scambio di idee parlando e guardando negli occhi la persona con cui sto parlando e, magari, anche ridendo.

Mi manca la socialità fisica, di contatto.

TENIAMO DURO

Teniamo duro, non facciamoci abbruttire da questa reclusione forzata.

Questo momento è pesante, lascia sempre senza fiato quando ci ricordiamo che non possimo uscire, che non possiamo uscire per il nostro bene ed il bene degli altri.

Non lasciamoci abbruttire dalla sensazione di colpo di stato, di coprifuoco, prima o poi, se stiamo alle regole, passerà.

Non facciamcio abbruttire dal clima di tensione, di paura.

E allora oggi mi sono fatta l’ennesima doccia, vestita e truccata per rimanere in casa.

Teniamo duro e non lasciamoci sopraffare dalla quarantena.

NON E’ TEMPO

Non è tempo, non è giornata.

La recusione forzata debilita la mente.

Amdrà tutto bene, ma in tanto siamo alla ricerca di un minimo di serentà.

Andrà tutto bene, ma non è tempo, oggi non è giornata.

Andrà tutto bene, ne usciremo, non si sa ancora quando, ma sappiamo che ne usciremo.

Ce l’hanno fatta i nostri genitori che avevano davnti una guerra, e quella sì non sapevi quando finiva, almeno in questa pandemia abbiamo la certezza che prima o poi i piedi ce li tireremo furi.

E continuo a ripetermi che andrà tutto bene, guardo LaMiaMetà sul divano e mi dico che, finchè siamo assieme, andrà tutto bene.

 

NORMALITA’

E da oggi ufficialmente si torna alla normalità.

il primo passo è stato compiuto e si è concluso.

Visita di controllo chirurgica fatta, punti tutti rimossi, da oggi si può ricominciare a fare doccia e a guidare, e io mi sono tolto un  bel peso dallo stomaco.

Finalmente, almeno la parte chirurgica, l’abbiamo archiviata e adesso, lasciamoci alle spalle tutte le tribolazioni degli ultimi 20 giorni.

Finalmente posso rivedere LaMiaMetà indipendente, ancora molto stanco e affaticato,  ma in ripresa ed il sentirsi indipendente, aiuta, eccome che aiuta.

Finalmente da oggi, possiamo avere solo una preoccupazione: i controlli oncologici, ma quelli basta riuscire entrare in modalità “macchina-si-è-messa-in-moto” e anche quei momenti li potremmo affrontare con spirito diverso, almeno adesso sappiamo che recidive non ce ne sono più, dobbiamo pensare solamente che il futuro è più tranquillo.

Da oggi la crocerossina se ne va e torna la signorina Rottermeier.

CASA

Finalmente la meta è stata raggiunta, finalmente a casa.

Il vaso era già pieno, la sopportazione de LaMiaMetà era già al limite.

I miei nervi cominciavano a vacillare.

LaMiaMetà era troppo insofferente, comiciavo a temere che non avrebbe retto ancora per molto.

Le mie energie si stavano esaurendo più rapidamente di quanto pensassi.

Ma adesso, buttiamoci tutto alle spalle, approfittiamo di questa settimana di tregua prima di ricominciare a frequentare ospedali, medici, visite, controlli.

Fingiamo di essere in vacanza, anche se la mente fatica a staccare dall’ambiente ospedaliero, forse siamo ancora increduli.

Ma finalmente casa.

CI SIAMO

Ci siamo, anche questo momento è agli sgoccioli.

Finalmente oggi pomeriggio la DottoressadiFerro ha detto sì, domani si torna a casa.

E anche questa volta siamo stati presi per mano, LaMiaMetà è stato più forte di quello he potevo pensare.

LaMiaMetà che ha sofferto, che ha avuto paura, che si è emozionato, che si è lasciato prendere per mano, LaMiaMetà che ho tenuto per mano per fargi sentire la vicinanza, la trepidazione, il mio volere che lui stesse bene, il mio non volerlo mai lasciare solo, perchè quando il gioco si fa duro, si gioca utti asieme e si fa squadra.

Io che ho  tremato, io he ho pianto, io che ho fatto la dura, io che ho fatto la roccia, io che mi sono sentita sulle spalle tutto il suo dolore, tutto il suo malessere, io che mi sono sentita impotente davanti a tanta sofferenza patita.

LaMiaMetà che ha sopportato, LaMiaMetà che non si è mai lamentato, LaMiaMetà che mi susurrava tutto il suo dolore, tutto il uo malesse fisico, LaMiaMetà con lo sguardo annebbiato dagli antidolorifici, LaMiaMetà prostrato dal malessere e dai pensieri neri e pesanti che affollano la mente di chiunque nei momenti di debolezza.

Io e LaMiaMetà che ci siamo sostenuti a vicenda in questi lunghissimi 10 giorni, LaMiaMetà che ha fatto tutto il lavoro grosso per venirne fuori, LaMiaMetà che non voleva pesarmi, LaMiaMetà che si illuminava quando mi vedeva, quando vedeva LaFiglia ma, soprattutto, che rinasceva quando vedeva la Tata.

Io e LaMiaMetà che siamo stati abbracciati, ed io no solo metaforicamente, dai medici che ci hanno sempre sostenuti e accuditi.

LaMiaMetà che finalmente domani torna a casa ed io domani sera, finalmente, non  sarò costretta ad andare a letto con la felpa per non sentire freddo.

LaMiaMetà che ha voglia di respirare aria di casa.

Io che ho voglia di ricominciare a mangiare ad orari decenti e cibo decente, fosse solo anche una pasta in bianco, a casa mia, circondata dal silenzio.

Io e LaMiaMetà che abbiamo già voglia di normalità, banalità e noia assieme.