Archivi tag: attesa

L’INCERTEZZA

L’incertezza che attanaglia, il non sapere, il non avere la minima idea di quando tutto potrebbe cominciare a svoltare verso una parvenza di normalità.

Questo lento stillicidio che prosegue di 15 giorni in 15 giorni è una lenta agonia.

Il non avere una certezza, il non vedere uno spiraglio erode anche la volontà di reagire, di organizzare la giornata in modo tale da non avere tempi morti, in cui riflettere, pensare.

Questo silenzio, l’immobilità al di fuori delle finestre, la mancanza di rumori che erano diventati sottofondo normale di una vita normale, banale e a volte noiosa, ma vita viva, no sospesa.

Oggi va così, ma poi passa.

LA SOCIALITA’

Mi manca la socialità, ma non quella caciarona degli aperitivi, delle bevute fino a tarda notte o delle serate fra sole donne.

Mi manca la socialità da signora di 60 e passa anni che è abituata a stare sola, ad apprezzare il silenzio, a leggere e riflettere.

Mi manca la socialità di un giro in bicicletta in solitaria, per rimettere assieme i pensieri.

Mi manca la socialità fatta con LaMiaMetà facendo una passeggiata in centro da soli.

Mi manca a socialità del vi-a-vis con le poche persone con cui parlo volentieri.

Mi manca lo scambio di idee parlando e guardando negli occhi la persona con cui sto parlando e, magari, anche ridendo.

Mi manca la socialità fisica, di contatto.

TENIAMO DURO

Teniamo duro, non facciamoci abbruttire da questa reclusione forzata.

Questo momento è pesante, lascia sempre senza fiato quando ci ricordiamo che non possimo uscire, che non possiamo uscire per il nostro bene ed il bene degli altri.

Non lasciamoci abbruttire dalla sensazione di colpo di stato, di coprifuoco, prima o poi, se stiamo alle regole, passerà.

Non facciamcio abbruttire dal clima di tensione, di paura.

E allora oggi mi sono fatta l’ennesima doccia, vestita e truccata per rimanere in casa.

Teniamo duro e non lasciamoci sopraffare dalla quarantena.

NON E’ TEMPO

Non è tempo, non è giornata.

La recusione forzata debilita la mente.

Amdrà tutto bene, ma in tanto siamo alla ricerca di un minimo di serentà.

Andrà tutto bene, ma non è tempo, oggi non è giornata.

Andrà tutto bene, ne usciremo, non si sa ancora quando, ma sappiamo che ne usciremo.

Ce l’hanno fatta i nostri genitori che avevano davnti una guerra, e quella sì non sapevi quando finiva, almeno in questa pandemia abbiamo la certezza che prima o poi i piedi ce li tireremo furi.

E continuo a ripetermi che andrà tutto bene, guardo LaMiaMetà sul divano e mi dico che, finchè siamo assieme, andrà tutto bene.

 

NORMALITA’

E da oggi ufficialmente si torna alla normalità.

il primo passo è stato compiuto e si è concluso.

Visita di controllo chirurgica fatta, punti tutti rimossi, da oggi si può ricominciare a fare doccia e a guidare, e io mi sono tolto un  bel peso dallo stomaco.

Finalmente, almeno la parte chirurgica, l’abbiamo archiviata e adesso, lasciamoci alle spalle tutte le tribolazioni degli ultimi 20 giorni.

Finalmente posso rivedere LaMiaMetà indipendente, ancora molto stanco e affaticato,  ma in ripresa ed il sentirsi indipendente, aiuta, eccome che aiuta.

Finalmente da oggi, possiamo avere solo una preoccupazione: i controlli oncologici, ma quelli basta riuscire entrare in modalità “macchina-si-è-messa-in-moto” e anche quei momenti li potremmo affrontare con spirito diverso, almeno adesso sappiamo che recidive non ce ne sono più, dobbiamo pensare solamente che il futuro è più tranquillo.

Da oggi la crocerossina se ne va e torna la signorina Rottermeier.

CASA

Finalmente la meta è stata raggiunta, finalmente a casa.

Il vaso era già pieno, la sopportazione de LaMiaMetà era già al limite.

I miei nervi cominciavano a vacillare.

LaMiaMetà era troppo insofferente, comiciavo a temere che non avrebbe retto ancora per molto.

Le mie energie si stavano esaurendo più rapidamente di quanto pensassi.

Ma adesso, buttiamoci tutto alle spalle, approfittiamo di questa settimana di tregua prima di ricominciare a frequentare ospedali, medici, visite, controlli.

Fingiamo di essere in vacanza, anche se la mente fatica a staccare dall’ambiente ospedaliero, forse siamo ancora increduli.

Ma finalmente casa.

CI SIAMO

Ci siamo, anche questo momento è agli sgoccioli.

Finalmente oggi pomeriggio la DottoressadiFerro ha detto sì, domani si torna a casa.

E anche questa volta siamo stati presi per mano, LaMiaMetà è stato più forte di quello he potevo pensare.

LaMiaMetà che ha sofferto, che ha avuto paura, che si è emozionato, che si è lasciato prendere per mano, LaMiaMetà che ho tenuto per mano per fargi sentire la vicinanza, la trepidazione, il mio volere che lui stesse bene, il mio non volerlo mai lasciare solo, perchè quando il gioco si fa duro, si gioca utti asieme e si fa squadra.

Io che ho  tremato, io he ho pianto, io che ho fatto la dura, io che ho fatto la roccia, io che mi sono sentita sulle spalle tutto il suo dolore, tutto il suo malessere, io che mi sono sentita impotente davanti a tanta sofferenza patita.

LaMiaMetà che ha sopportato, LaMiaMetà che non si è mai lamentato, LaMiaMetà che mi susurrava tutto il suo dolore, tutto il uo malesse fisico, LaMiaMetà con lo sguardo annebbiato dagli antidolorifici, LaMiaMetà prostrato dal malessere e dai pensieri neri e pesanti che affollano la mente di chiunque nei momenti di debolezza.

Io e LaMiaMetà che ci siamo sostenuti a vicenda in questi lunghissimi 10 giorni, LaMiaMetà che ha fatto tutto il lavoro grosso per venirne fuori, LaMiaMetà che non voleva pesarmi, LaMiaMetà che si illuminava quando mi vedeva, quando vedeva LaFiglia ma, soprattutto, che rinasceva quando vedeva la Tata.

Io e LaMiaMetà che siamo stati abbracciati, ed io no solo metaforicamente, dai medici che ci hanno sempre sostenuti e accuditi.

LaMiaMetà che finalmente domani torna a casa ed io domani sera, finalmente, non  sarò costretta ad andare a letto con la felpa per non sentire freddo.

LaMiaMetà che ha voglia di respirare aria di casa.

Io che ho voglia di ricominciare a mangiare ad orari decenti e cibo decente, fosse solo anche una pasta in bianco, a casa mia, circondata dal silenzio.

Io e LaMiaMetà che abbiamo già voglia di normalità, banalità e noia assieme.

 

QUI ADESSO ORA

In questi giorni frenetici, che scorrono come dentro ad una centrifuga, tutto diventa lontano, distante, faticoso.

La fatica, fisica e mentale, in questi giorni la fanno da padrone.

Prima lo stress, il tira e molla, di sentire cambiare la data dell’intervento ogni 12 ore.

Poi finalmente l’intervento, tanto atteso, inaspettatamente, è arrivato.

Adesso si va avanti per inerzia, si ruzzola, si stringono i denti, si va avanti a testa bassa, sapendo che è un momento transitorio, che fra poco ce lo butteremo alle spalle, che fra poco saremo presi da altri pensieri, altri impegni, saremo di nuovo sostenuti dalle 4 pastiglie.

Ma, in questo momento, la fatica fisica e mentale sono  veramente tanta roba.

Quella fisica dovuta agli spostamenti da una parte all’altra della città, con tutti gli annessi e connessi, file, rallentamenti, ingorghi, parcheggi che costano un rene e un litro di sangue, la fatica fisica delle attese davanti alle sale operatorie, sopra a sedie che rasentano la tortura medioevale, almeno proviamo a dare un minimo di conforto a quei poveri parenti che sono in ansia e in attesa di coloro che sono al di là di quelle porte, che quando si spalancano ti proiettano in un mondo futurista, fatto di tubi, luci accecanti e tante persone che si muovono, ognuno nel suo ruolo, che a noi sembra senza senso, mentre un senso compiuto ce l’hanno e loro lo sanno.

La fatica mentale è quella che ti stronca, perchè non sai cosa aspettarti quando aprono le porte del reparto e ti permettono di vedere chi sta facendo passare il tempo, al di là di quelle porte che non lasciano trapelare nulla.

La fatica mentale del vedere tubi, fili, che entrano in braccia, collo, vene, macchinari che con il loro ronzio di fanno capire che la persona a cui vuoi bene è lì, presente, in vita e sta  lavorando per rimettere in sesto quel fisico che sembrava indistruttibile, mentre adesso si presenta con tutte le sue fragilità.

E ben vengano tutti questi tubi, fili e macchinari che ronzano e portano vita, sollievo al dolore, alla fatica della ripresa.

Ma ora qui e adesso la fatica fisica e mentale la fanno da padrone.

IL TEMPO DELL’ATTESA

E’ quello che dilata i minuti, le ore, dove tutto sembra non muoversi, dove tutto si ferma.

E’ quel tempo che ti sfianca fisicamente e mentamente, dove anche il più roseo ottimismo, comincia a scemare verso un rosa pallido, poi verso il grigio, poi….stop! Finalmente arriva la chiamata dell’infermiere “Signora è in reparto, la vengo a prendere così lo può vedere, si faccia trovare davanti all’entrata del reparto”.

E tu, a quell’infermiere molto giovane, che potrebbe esser tuo figlio, sorridi, lo vorresti abbracciare, stringere in un  vorticoso giro di valzer, ma ti trattieni, non puoi farti conoscere anche qui, devi mantere un certo aplomb, sei sempre la moglie di un paziente ricoverato, un paziente che è appena uscito da una terapia intensiva, perchè ha avuto dei problemi.

E appunto per questi problemi che non ti sono stati risparmiati, che ti sono stati raccontati dal chirurgo che vi ha preso per man questa volta, appunto pr questo tutti quelli che incontri e che ti portano sempre più vicino a LaMiaMetà, sono degli angeli, che vorresti abbracciare, baciare, stringere e vorresti che non vedessero i tuoi occhi lucidi, vorresti che non ti sorridessero così calorosamente per l’ emozione che lasci trapelare.

E durante il tragitto verso la sua stanza, non ti interessa che ti stiano dicendo che lo vedrai pieno di tubi, drenaggi, cateteri, CVC, cannule che entrano nel suo corpo portando antidolorifici, anticoagulanti, sostegno, fisiologica, zuccheri, tutto quello che serve per aiutarlo a riprendersi più in fetta

Non ti interessa, tu, adesso, lo vuoi vedere, vuoi ridargli quel bacio dato in punta di dita stamattina alle 6,30, quando con i suoi occhi zzurri ti ha seguito finchè poteva, mentre lo accompagnavano in sala operatoria.

Buonanotte.

UNA BOCCATA D’ARIA

“Ci sono tante melodie che vagano nell’aria che devo fare attenzione a non calpestarle” (J. Brahms)

Seguire le note che escono dalla televisione usata come radio e riscoprire che oggi il respiro è più leggero.

Una boccata d’aria che libera la mente dai pensieri pesanti, dalle attese, da tutti gli ostacoli che vedevi di fronte.

Una boccata d’aria, una  musica che rischiara la giornata.

Una boccata d’aria per ritrovare un minimo di tranquilità, una boccata d’aria per tutti i passi e tutti gli scalini fatti in questi giorni vorticosi.

Giornate in cui tutto sembrava rallentare, per poi accelerare al’improvviso e non essere pronti a queste variazioni di velocità e si rimaneva con gli occhi sbarrati e la gola chiusa.

Giorni nei quali abbiamo fatto tante apnee ed ora siamo affamati di aria.

L’aria che finalmente possiamo respirare per aver le mete già definite, l’aria che entra liberamente, perchè avere delle date certe dà una erta certa sicurezza.

Aria leggera e musica per una parvenza di normalità.