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QUELLA TELEFONATA IN QUEL MOMENTO

“Ciao Cri, sono due mesi che non ci vediamo al Borgo tutti assieme, che ne dici per domani? Ahhhh… non puoi hai due esami da fare? Non ti preoccupare, lo spostiamo a lunedì o martedì, così puoi esserci anche tu, avviso io gli altri, grazie per esserci sempre per noi”

Una telefonata così ti risolleva l’animo, ti rimette in pace, capisci che gli anni sono passati, e ne sono passati tanti, ma l’amicizia che ci ha uniti durante l’adolescenza, è rimasta.

E ti scalda, in questo mattino con il sole e il cielo azzuro, ti distoglie dal pensiero, anzi dai pensieri.

E tutto si incanala per il verso giusto, tutto prende una piega migliore.

Dobbiamo rifare scorta di energie, di quelle buone per trovare il bello anche dove non ti sembra che possa esserci.

Dobbiamo

 

 

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ELABORIAMO

Oggi più che mai ho bisogno di parlare, di raccontare, non posso permettermi che un ricordo, che un deja-vu continui ad immalinconirmi, a farmi trattenere il respiro, a rendere pesante la gi0rnata, mi è bastato ieri, oggi debbo svoltare.

Ieri mattina il Ferrari mi stava accompagnando al Mio Ospedale per un esame.

Era mattino presto, avevo appuntamento presto e, per evitare il traffico congestionato, siamo partiti per tempo da casa.

Un magnifico cielo striato di rosa, arancio e grigio ci stava venendo incontro, era una magnifica mattina di fine autunno, senza umidità, chiara e limpida.

Tutto stava andando per il meglio, c’era traffico, ma sopportaile, finchè….

Finchè un ricordo prepotente si è fatto avanti, guardando l’orologio mi sono resa conto che una mattina così, allo stesso orario l’avevo vissuta 14 anni prima.

Era una mattina in viaggio verso il Mio Ospedale per l’ennesima seduta di chemioterapia.

Un tuffo al cuore, il respiro si è interrotto, lo stomaco si è contratto, la salivazione si è azzerata ed un conato di vomito mi è salito in gola.

E’ stato un ricordo violento, prepotente che si è affacciato e non se ne andava, facendomi rivivere tutto il malesse fisico e psichico di allora.

Un ricordo brutto che alla fine mi ha fatto salire le lacrime agli occhi e spingevano prepotentemente per uscire.

Nel frattempo il semoforo è diventato rosso ed io sono scesa la volo dall’auto, salutando in fretta ,non volevo farmi vedere dal Ferrari così stravolta da un ricordo, da una situazione che in 14 anni non si era mai presentata.

Ma poi passa e speriamo in fretta.

ARIA NUOVA

Ho bisogno di aria nuova, ho bisogno di qualcosa che spazzi via l’inverno.

il sole degli ultimi giorni potrebbe fare il miracolo, e il vento che ieri ha spazzato la regione ha spazzato via tante cose, tante nubi e l’aria aveva profumo di pulito.

Un vento leggero e fresco si è insinuato anche dentro di me, liberando la mente e dove non è arrivato il vento, è arrivato lo sgombero, il pulire.

Ieri è stato il turno del terrazzo, il terrazzo aveva bisogno di essere pulito a fondo, di essere sgomberato, così come la mia mente aveva bisogno di essere pulita, sgomberata, liberata della zavorra.

E alla fine il terrazzo è in ordine, pulito, sgombero, avrei quasi potuto spiastrellarlo e ripavimentarlo, ma mi sono fermata prima, soddisfatta del lavoro fatto.

I vetri sono risplendenti, i bidoni della raccolta differenziata sistemati, il pavimento pulito e profumato.

E alla fine anche la mia mente era pulita, sgombra e libera.

E continuo su questa strada, la mia mente si deve svegliare, si deve scrollare di dosso l’inverno, la muffa e le ragnatele depositate da situazioni che non sono mie, che posso osservare da fuori,facendo capire di essere lì a sostenere, ma niente di più.

Il terrazzo è a posto, la mia mente è a posto, ora tocca agli armadi

SE TU….

… non ci fossi bisognerebbe inventarti.

Sei l’anima gemella fedele, che ascolta senza mai giudicare.

Sei il luogo dentro al quale riversare malumori, brutti pensieri e malinconie, perchè ascolti e so di non farti male.

Il non far male, il non ferire è una delle miei priorità, anche se a volte, nell’impeto, me ne dimentico, e apro bocca facendo danni.

Caro blog, è ancora tutto un po’ confuso, c’è ancora un po’ di marasma che va dipanato, ma fondamentalmente sto bene.

Grazie per l’accogliermi sempre nel tuo abbraccio caloroso che lenisce.

IL PASSATO

13 anni sono passati da quel giugno in cui fui operata, 13 anni.. sono passati dal mio incontro con il pianeta cancro.

in 13 anni è successo di tutto, la vita si è ribaltata, il mio carattere si è modificato, sono scesa a compromessi, ma ho anche lottato per non accettarne altri.

ho imparato a capire per cosa vale la pena lottare, amareggiarsi e ridere.

ho, soprattutto, imparato a ridere, a scrollare le spalle perchè tutto è relativo, niente è veramente così importante da rovinarmi la vita, i valori sono altri.

ho imparato il valore delle cose semplici, delle belle persone e , di queste, ne ho incontrate parecchie, alcune sono passate, hanno dato un senso alla mia vita, ma poi ne sono uscite, ma il loro bel ricordo rimane, altre invece si sono radicate, hanno preso spazio nella mente e nel cuore.

ho imparato a prendere e a dare energia, ho imparato che non si deve dare nulla per scontato, che oggi ci siamo e domani chissà.

ho imparato ad amare e ad apprezzare i momenti semplici, perchè sono quelli che alla fine donano gioia ed energia.

ho imparato ad amarmi.

TATTICA

ho bisogno di uscire da questo clima di rabbia, da questi momenti malmostosi.

ho bisogno di rasserenarmi e di pensare ad altro.

ho bisogno di accantonare i pensieri che mi arrovellano lo stomaco e mi fanno male al fegato.

ho bisogno di mettere un fermo, uno stop a tutto quello che in questi giorni mi ha avvelenato la vita, non ho tempo da perdere dietro a chi nasce tondo e non può morire quadrato, me ne debbo fare una ragione, fare spallucce, alzare il dito medio ed andare avanti.

ho messo in pratica la tattica di 13 anni fa, quando arrivavo a casa dopo la chemio, devastata dalla nausea, dai crampi e dal malessere mentale.

mi sono chiusa in bagno, ho aperto la doccia e ho aspettato che l’acqua portasse via tutto, ho fatto uno shampoo pensando ai miei capelli, pensando che 13 anni fa facevo lo shampoo ad un testa calva di chemio, ho usato un docciaschiuma profumato, cosa che 13 anni fa facevo a fatica in quanto qualsiasi odore mi infastidiva e mi creava conati di vomito, ho usato una crema dopo doccia e intanto riflettevo, pensavo, allontanavo dalla mente la rabbia, che scorreva via, giù per lo scarico assieme all’acqua della doccia.

una doccia salvifica, rigenerante e che mi ha rimessa in pace con me stessa.

debbo imparare a volermi più bene.

METTERE IN FILA I PENSIERI

Ne debbo parlare, debbo riuscire a metter nero su bianco.

Mi serve per elaborare tutto quello che ne consegue.

La protagonista mi vorrà perdonare, ma a suo tempo ho fatto la stessa cosa con Anna Lisa e Anna Wide, ho parlato qui del dolore provato per loro all’ennesima notizia della ripresa del tumore.

E anche stavolta, avanti un’ altra, un altro giro per una cancer blogger.

E lei, con le sue parole lucide e fredde, spalanca lo stesso un abisso di paura e di rabbia per l’ennesima prova a cui si deve sottoporre, l’ennesima sindrome non-finisce-mai.

E l’ennesimo respiro interrotto dalla rabbia e dall’angoscia vissuta anni fa, non molti solo 3 anni fa, con il Ferrari.

E l’ansia, l’angoscia, l’incertezza e la paura riemergono com prepotenza, ma con una scrollata di spalle e a testa alta, sfidando tutto, si imbocca l’ennesima strada fatta di controlli serrati e lastricata di speranza.

Avanti tutta Mia, sappi che ad ogni controllo saremo lì con te a sbeffeggiare chiunque si frapponga fra te, Renato, i tuoi gatti e tutti noi.