IL FONDO

Ma c’è un fondo?

Esiste il fondo del barile? Il fondo del tunnel? O sono solamente leggende metropolitane inventate per abbindolare noi allocchi?

C’è un fondo sul qule posarsi per poi risalire?

Esiste la maniera di arrivare a questo fondo, dirsi “ecco l’ho toccato adesso può solamente migliorare”?

Da qualche parte deve esserci, come il vaso di Pandora, dove l’ultima cosa, quella che rimane sul fondo, era la speranza, anche qui si va avanti con la Speranza di cominciare a risalire, prima o poi.

Intanto questo fondo al momento non si vede, anzi tutti i giorni che passano, si allontana sempre di più.

Ma io so che il fondo prima o poi lo toccherò. lo toccheremo e ricominceremo una lenta, ma inesorabile risalta.

Intanto grattiamo, ci aggrappiamo a quello che in quel momento ci passa accanto e vediamo di tenere fuori la testa per respirare, anche se tutti i giorni una nuova onda tenta di sommergerci.

L’ultima cosa ad uscire dal vaso di Pandora fu la Speranza e noi a quella ci ancoriamo.

RIPARTIRE

Ci siamo aggappati a tutte le parole, cercando il lato poitivo, cercando solo quelle che ci piacevano.

Ci sono state dette parole di incoraggiamento, ci sono state dette delle parole crude ma con tanto affetto.

Ci sono state dette le parole che non avremmo mai più voluto sentire, ma ci sono state dette da chi in tutti questi anni ci ha sempre sostenuto, tifato per noi e ha sempre trovato il modo, il medicinale per sconfiggere il cancro, dalle persone giuste e dette nella maniera giusta, fanno meno paura

Ci sono state dette parole che ci hanno sprofondato in un baratro, ma sappiamo che ci sono mani tese e tante braccia pronte a sostenerci.

Ci habno detto che dobbiamo ricominciare, ma loro saranno sempre al nostro fianco, tirando sempre fuori il coniglio dal ciindro, perchè loro sanno che noi abbiamo bisogno di loro.

Ricominciamo, ci hanno detto di rimboccarci le maniche e noi ce le siamo rimboccate.

FEDEZ SINISA VIALLI

Tre uomini che dalla vita hanno avuto tanto, tre uomni che quel tanto che hanno avuto se lo sono guadagnato.

Tre uomini insospettabili, felici, sempre sotto le luci della ribalta con le loro vite sfavillanti.

Tre uomini che all’improvvso si sono scontrati con il brutto della vita, con la situazione che ti fa ribaltare tutte le tue priorità: il cancro.

Tre uomini che non hanno avuto paura di mettere in piazza la loro malattia, le loro paure, il loro voler condividere il percorso che hanno intrapreso e che dovranno affrontare.

Noi questo lungo percorso fatto di paura, l’abbiamo affrontato più di dieci anni fa,noi allora sulla piattaforma di Splinder, mettemmo in piazza tutte le nostra angosce, le nostre paure, i nostri percorsi personali, aiutandoci l’una con l’attra, supportandoci e sopportandoci, e da allora è ancora così.

Noi allora, facemmo quello dhe ora, questi tre uomini hanno fatto davanti a tutti coloro che li seguono sui social o nei programmi sportivi.

Noi, allora, eravamo delle pioniere, orgoglise che questo nostro percorso, possa avere ispirato questi tre uomini, e tante altre persone, a parlare, a condividere il bene ed il male della vita,sapendo che dall’altra parte, ci sarà semre qualcuno pronto a sostenere.

Avanti con forza, il cancro si può battere, crederci sempre

RICOMINCIARE

Rcominciare a lottare, a stringere i denti, rimboccarsi di nuovo le maniche.

Ricominciare a sentire il respiro corto, la paura, l’affanno del dover fare tutto e subito, la fretta che passi in fretta il weekend per essere di nuovo guidati da chi due anni fa ci ha sorretto.

Ma ricominciare dopo due anni è dura, si fatica a reggere il colpo, le paure, le pene di allora sono ancora ricordi freschi e spaventano, eccome che spaventano, non si è mai pronti e preparati alla parola “recidiva”, stavamo cominciando a guardare avanti con più leggerezza, stavamo ricominciando a respire, a mettere alla spalle un periodo pesante e duro…

Ricominciare di nuovo a muso duro come da 14 anni a questa parte, fra alti e bassi, fra paure e sorrisi, con la speranza che vada tutto bene, anche se ci sarà da lottare, da sostenerci, anche se ci saranno momenti bui, ma dobbiamo ricominciare con fiducia.

Fiducia, positività e avanti..

UN FILM GIA’ VISTO

Quello di stamattina, un film già visto tante, troppe volte.

Un film di cui conosci l’inizio, inizia sempre con lo sgomento di essere lì, con tante altre persone sul sagrato di una chiesa in attesa, lo sgomento di vedere tante persone conosciute.

Un film che continua con l’incredulità, con l’arrivo di un’auto che non vorresti mai vedere, l’arrivo degli amici colpiti dal dolore, stravolti e straniati dal dolore, dall’incredulità del momento.

Un film che prosegue sugli stessi binari di tanti altri visti, che ti eri ripromessa di non riveder mai più

Un film che si snoda davanti ai tuoi occhi sempre nella stessa maniera, di cui conosci già il finale.

Il finale che ti lascia sgomenta, con gli occhi umidi ed un senso di vuoto che si allarga sempre più, un finale in cui senti tutto il dolore di chi ti circonda.

Non è un film è solamente un’altra brutta gornata, dove una persona giovane ha pagato il tributo al paneta cancro.

SENZA FINE

Quante volte ho già detto “ho finito le parole”?

Tante, troppe.

E sono di nuovo qui a dire di averle finite, che, forse, mi sono rimaste solo le parolacce, ma non è il caso.

Un’altra vita stroncata dal cancro, una ennesima donna che ha lottato fino alla fine, ma il cancro ha avuto la meglio.

Ed io tutte le volte sono qui ad illudermi che proprio quella persona sarà quella che ce la farà, nonostante tutto remi contro, non riesco, non riuscirò mai a rassegnarmi, mi sento sempre indifesa in queste situazioni.

E’ inutile illudersi, quando un cancro cattivo ti addenta, non ti molla più finchè non ti porta con lui, ma non è giusto, non dovrebbe essere giusto, ci dovrebbe essere sempre la pastiglietta che ti dà un’altra possibilità.

Finirà mai?

DA CAPO

Stamattina è morto lo zio di una cara amica, di una Compagna di merende.

Tumore al polmone

L’anno non è cominciato al meglio, e da stamattina ci penso.

Io sono quella che tutte le volte che sente di una persona che si ammala di tumore, si illude, si dice ed è fiducios che quella persona ce la farà, sarà la perona che sconfiggerà il cancro.

Ed immancabilmente tutte le volte lel mie aspettative vengono disilluse, tutte le volte soffro, ci piango dentro.

Ma come dice la Compagna di merende, dobbimo pensare così, dobbimo illuderci per riuscire a stargli vicino con tutto l’affetto possibile.

Ma io non riesco a superareil senso di sconfitta, perchè la morte per cancro, non è una morte naturale, è un delitto, nei confronti della persona, dell’umanità e di tutti i ricercatori che passano tempo e notti insonni per riuscire a trovare la cura giusta.

DI NUOVO

Non eravamo pronte, nessuno è mai pronto a certe notizie, e non lo saremo mai.

Nel 2011 abbiamo perso Anna Lisa, fu un colpo basso e duro, Oltreilcancro era nato da poco, eravamo, e lo siamo ancora, molto legate, sempre pronte a sostenerci, fu un colpo al cuore.

Non doveva succedere, ma a fatica e stringendoci tutte assieme abbiamo superato, o almeno, abbiamo sublimato quel dolore.

Due anni dopo toccò ad Anna, sapevamo, ma in cuor nostro speravamo e non l’avevamo persa quella speranza.

Gli anni sono passati, fra alti e bassi, paure e patemi, non ultimi lo scorso anno per Mia e Julia, ma ci siamo sempre sostenute e  incoraggiate l’una con l’altra.

Mai avremmo pensato di essere di nuovo colpite dal dolore in questo 2020 così travagliato, mai avremmo pensato che il cancro ci avrebbe teso un agguato coì improvviso e crudele.

La speranza non ci ha mai abbanonate, il nostro pensiero era che ce l’avrebbe fatta, che sarebbe rimasta fra di noi ancora per molto, per ridere, chiacchierare, consolarci e a riempire sempre di più il bagaglio delle esperienze che ci tenevano legate.

Ieri il cancro si è portato via Sara.

Sara che rimarrà sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori accanto ad AnnastaccatoLisa e AnnaWidepeak.

C’E’ TELEFONATA E TELEFONATA.

C’è telefonata e telefonata.

Quella di oggi è stata la telefonata che tutti dovrebbero ricevere nella vita.

Quella telefonata che ti alleggerisce, quella telefonata che allarga il sorriso e che allegerisce i pensieri.

Tutti nella vita meritiamo una telefonata del genere, una telefonata che può essere di un’amica, di un parente, della persona che non sentivi da tanto tempo e che chiama per riallacciare un discorso lasciato in sospeso.

LMiaMetà ha ricevuto la telefonata dell’Oncologa Guida, della perona che ci ha supportato in tutti questi anni, la persona che mi ha abbracciata un mese fa e ha asciugato le mie lacrime il medico che tutti dovremmo avere al fianco, l’angelo custode che ognuno di noi si meriterebbe.

La telefonata che ha allargato il sorriso sul volto de LaMiaMetà, è arivato istologico, tutte le sofferenze di quasi un anno hanno dato dei buoni frutti, il farmaco killer ha fatto il suo sporco lavoro, è riuscito a fermare il cancro ad un livello che ora ci permette di sorridere e di guardare avanti con gli occhi più sereni.

Adesso ripartiamo con i controlli, aspettiamo che questa emergenza finisca per poter tornare ai nostri programmi fatti di giri ne dntorni, weekend con la Tata e gli Storici del Cadore, di sogni ad occhi aperti per eventuali viaggi a lunga distanza, a progetti che possano andare oltre gli anni,tutte situazioi che fino a poco tempo fa non erano scontate, progammi che possiamo fare, prchè le 4 pastiglie ce lo permettono, o almeno ci danno la prosettiva che stiano lavorando per il verso giusto.

E noi si respira liberamente, le spalle sembrano più leggere.

CI SIAMO

Ci siamo, anche questo momento è agli sgoccioli.

Finalmente oggi pomeriggio la DottoressadiFerro ha detto sì, domani si torna a casa.

E anche questa volta siamo stati presi per mano, LaMiaMetà è stato più forte di quello he potevo pensare.

LaMiaMetà che ha sofferto, che ha avuto paura, che si è emozionato, che si è lasciato prendere per mano, LaMiaMetà che ho tenuto per mano per fargi sentire la vicinanza, la trepidazione, il mio volere che lui stesse bene, il mio non volerlo mai lasciare solo, perchè quando il gioco si fa duro, si gioca utti asieme e si fa squadra.

Io che ho  tremato, io he ho pianto, io che ho fatto la dura, io che ho fatto la roccia, io che mi sono sentita sulle spalle tutto il suo dolore, tutto il suo malessere, io che mi sono sentita impotente davanti a tanta sofferenza patita.

LaMiaMetà che ha sopportato, LaMiaMetà che non si è mai lamentato, LaMiaMetà che mi susurrava tutto il suo dolore, tutto il uo malesse fisico, LaMiaMetà con lo sguardo annebbiato dagli antidolorifici, LaMiaMetà prostrato dal malessere e dai pensieri neri e pesanti che affollano la mente di chiunque nei momenti di debolezza.

Io e LaMiaMetà che ci siamo sostenuti a vicenda in questi lunghissimi 10 giorni, LaMiaMetà che ha fatto tutto il lavoro grosso per venirne fuori, LaMiaMetà che non voleva pesarmi, LaMiaMetà che si illuminava quando mi vedeva, quando vedeva LaFiglia ma, soprattutto, che rinasceva quando vedeva la Tata.

Io e LaMiaMetà che siamo stati abbracciati, ed io no solo metaforicamente, dai medici che ci hanno sempre sostenuti e accuditi.

LaMiaMetà che finalmente domani torna a casa ed io domani sera, finalmente, non  sarò costretta ad andare a letto con la felpa per non sentire freddo.

LaMiaMetà che ha voglia di respirare aria di casa.

Io che ho voglia di ricominciare a mangiare ad orari decenti e cibo decente, fosse solo anche una pasta in bianco, a casa mia, circondata dal silenzio.

Io e LaMiaMetà che abbiamo già voglia di normalità, banalità e noia assieme.