IL TEMPO PASSA

3 anni sono passati, ma Anna è ancora qui con noi, con tutti noi.

In questo giorno nebbioso, freddo e uggioso , il nostro pensiero vola fino a lei, per tenerla ancora qui con noi, la sua voce risuona ancora nei ricordi luminosi di lei.

A tre anni di distanza ripenso ancora alle nostre telefonate, alle risate che mi sono fatta ascoltando il suo accento romano, e a 3 anni di distanza sono sempre più “innamorata” di Paola Cortellesi, che nel mio immaginario, è Anna, con la sua mimica facciale, la sua simpatia e il suo accento romano.

E in questo freddo giorno di novembre si stanno aspettando gli amici del Cadore per festeggiare assieme i loro 40 anni di matrimonio.

Anna sempre qui con noi

MALUMORE

Imperante e strisciante.

Quel malumore che scava una profonda ruga in mezzo agli occhi e fa assumere al viso un’aria arcigna.

Culminato, in questi ultimi giorni, in sogni ricorrenti che mi fanno partire al mattino con il piede sbagliato.

E’ cominciato utto sabato sera, quando ho realizzato che lunedì prossimo dovrò fare la Tac polmonare di controllo. Niente di preoccupante, tutto nella norma, ma c’è un unico neo: la struttura presso la quale dovrò eseguire l’esame.

Non mi piace, mi fa paura, è vecchia, è obsoleta, ambulatori vecchi in una vecchia struttura che mette ansia e angoscia solo a vederla.

Quelle strutture da film di terza categoria, quelle strutture dove un medico pazzo può dare sfogo a tutti i suoi malsani desideri, una struttura alla Dario Argento.

E la cosa mi spaventa, la cosa sta cominciando a tormentare anche i miei sogni, che tormentano il mio sonno, facendomi alzare al mattino più stanca della sera precednete, che influiscono sul mio umore rendendolo nero, triste e noioso.

Ed è da domenica che sono di cattivo umore, che mi sta sopraffacendo, che mi rende apatica e ancora più asociale di quello che normalmente sono.

E dovrò far passare ancora tutta questa settimana e dovrò cominciare a tenere a bada la paura che sta cominciando a serpeggiare, anche se so che è una paura dettata solamente da mie impressioni, impressioni solamente soggettive.

Io in ansia.

 

 

IL PASSATO

13 anni sono passati da quel giugno in cui fui operata, 13 anni.. sono passati dal mio incontro con il pianeta cancro.

in 13 anni è successo di tutto, la vita si è ribaltata, il mio carattere si è modificato, sono scesa a compromessi, ma ho anche lottato per non accettarne altri.

ho imparato a capire per cosa vale la pena lottare, amareggiarsi e ridere.

ho, soprattutto, imparato a ridere, a scrollare le spalle perchè tutto è relativo, niente è veramente così importante da rovinarmi la vita, i valori sono altri.

ho imparato il valore delle cose semplici, delle belle persone e , di queste, ne ho incontrate parecchie, alcune sono passate, hanno dato un senso alla mia vita, ma poi ne sono uscite, ma il loro bel ricordo rimane, altre invece si sono radicate, hanno preso spazio nella mente e nel cuore.

ho imparato a prendere e a dare energia, ho imparato che non si deve dare nulla per scontato, che oggi ci siamo e domani chissà.

ho imparato ad amare e ad apprezzare i momenti semplici, perchè sono quelli che alla fine donano gioia ed energia.

ho imparato ad amarmi.

EFFETTO CATENA

E’ quell’effetto che si innesca da una piccola cosa.

tutto comincia con una mail, poi si evolve in telefonate e visite, per continuare con parole, infine una telefonata che come conseguenza ha una  nuova mail e una telefonata.

quelle mail che non vorresti mai scrivere ,una mail dove cerchi di esprimere tutto il tuo dolore per la perdita di una persona per cancro, dove cerchi parole intelligenti per consolare chi è lontana e sai che in questo momento sta soffrendo per la perdita e per la lontananza, una mail nella quale cerchi, tenti, provi ad infondere calore, affetto e dove tenti di lenire un dolore, che sai bene difficilmente potrà essere alleviato.

per finire con una telefonata, anche questa una telefonata che non avresti mai voglia di fare, per tentare di consolare e di trasmettere calore e affetto a chi in questo momento sta piangendo una persona morta di cancro.

e intanto il tempo passa, fai finta di niente e si manda giù l’ennesimo magone.

UN SORRISO BEOTA

E’ quello che mi si è stampato sul viso stamattina sul viso all’uscita dall’ambulatorio della Dottoressa Dagli Occhi Buoni.
Io non so cosa possano avere pensato tutti i pazienti in attesa nella sala d’aspetto dell’Oncologia Medica, ma per me è stato l’avverarsi di un sogno.
Sentire quelle parole, sentirsi dire che le metastasi sono scomparse, che il fisico ha retto, che ce l’abbiamo fatta, è stata musica per le mie orecchie, è stato un lenitiio per la mia anima.
Certo, la guardia non va abbassata, il bastardo è solamente sopito dal chemioterapico orale che viene assunto regolarmente tutti i giorni dal Ferrari, certo questo non viene sospeso, anzi dovrà essere continuato a vita per non correre rischi, ma sapere che le due macchie che preoccupavano i medici, sapere che la forma visibile del bastardo non c’è più, è un sospiro di sollievo, ora quando metterò sul tavolo quelle 4 pastiglie giornaliere, le guarderò con più affetto.
Un raggio di sole in mezzo a tutte le storture degli ultimi mesi.

È FATICA

Tutti i giorni è fatica.
Alzarsi al mattino, mettersi in moto, pensare positivo e arrivare a sera.
E’ fatica fisica em mentale.
Poi ci sono le giornate come quella di oggi, dove è tutto più faticoso.
Faticoso per le grandi camminate fatte oggi, fra casa Figlia, casa nostra, gommista e ricerca pane in paese, oggi nessuno aveva pane, l’unico era il piazzista del mercato,dall’altro capo del paese rispetto a casa.
Ma sono riuscita a ritagliarmi anche un mezz’ora davanti ad una tazza di te, dovevo finire un libro.
Un libro che mi ha presa, mi ha appassionato.
Cosa sognano i pesci rossi, mi ha preso tanto, ho tifato fino in fondo per Pierluigi Tunesi, credendoci fino in fondo, come sempre, che ce l’avrebbe fatta a sconfiggere la “bestiaccia”, come lo chiamava Anna Lisa, per poi rimanere con gli occhi lucidi e il magone in gola per l’epilogo che era scontatto fin dall’inizio.
Finale che è arrivato all’annuncio della morte di David Bowie, stroncato dal cancro dopo 18 mesi di lotta.
E un altro tributo è stato pagato, e la giornata si è fatta più pesante

DUE PAROLE

Il mese della prevenzione e sensibilizzazione del tumore al seno è appena finito.

Lo chiamano “Mese Rosa” e mi piace, bisogna parlarne per sensibilizzare le giovani e tutte le donne alla prevenzione, prevenzione spesso significa salvarsi la vita.
Ma chiariamo un concetto .
Non pensiate che prevenzione significhi “Io non mi ammalo”.
Prevenzione significa arrivare in tempo,arrivare a diagnosticare un cancro al seno in fase iniziale, che poi alla fine si traduce in cure meno invasive, in interventi (dove occorrerà intervenire chirurgicamente) meno devastanti e, in termini economici,in costi più contenuti per la sanità e per la società.
E per la donna colpita, una migliore qualità di vita da lì in poi, perchè il cancro è una tempesta che ribalta la vita e allora, se da tempesta riusciamo a trasformarla in semplice pioggerellina, staremo tutti meglio.

Quindi, anche se il mese di ottobre è terminato, continuiamo a parlarne, a fare prevenzione, perchè è con la prevenzione che si possono evitare tante morti inutili, ma non solo per il cancro al seno, ma per qualsiasi tipo di cancro, evitando i comportamenti a rischio, adottando un’alimentazione sana e variata, cambiando un po’ lo stile di vita, facendo un po’ di movimento, anche solo una passeggiata di mezz’ora al giorno, insomma quel minimo che non ci porti a dire, un domani,”….se avessi fatto”