UNA TELEFONATA

In un giorno un po’ così, una telefonata può fare la differenza.

Una notizia ascoltata al tg, magari ascoltata anche non proprio attentamente, può destabilizzare

Dopo poco, questa notizia, comincia a scavare dentro, si insinua in testa ed i pensieri comiciano a farsi vorticosi.

Dopo poco, ci si cala nei panni dei protagonisti di questa notizia, protagonisti in carne ed ossa, altri protagnonisti che non sono più vicini ai protagonisti in carne ed ossa, e la malinconia sale.

Dopo poco, questa notizia, comincia a farti riflettere, il seme dei pensieri, dell’empatia, si è insinuati e non riesci più a staccare la mente, dalle emozini che potrebbero provare i protagonisti in carne ed ossa.

E mentre sei lì che cerchi di districarti fra pensieri, emozioni, ansia e tutto quello che ci va dietro, squilla il cellulare ed  è un’Amica Storica che sta chiamando,  ed  è un sospio di sollievo, perchè pensi che due chiacchiere leggere, ma al tempo stesso intelligenti, possono solamente farti bene.

La conversazione va avanti chiedendoci a vicenda come stiamo, come stanno LeNostreMetà, finchè lei per prima, tira fuori un pensiero, una riflessione sua sulla notizia sulla quale ti stavi arrovellando.

E lì capisci che la telefonata ti sta salvando, perchè questa Amica Storica sta dando voce ai tuoi pensieri, al tuo sentire, anche lei sta provando le tue stesse emozioni.

Questa condivisione, questo non sentirti sola o troppo emotiva di fronte a determinate situazioni, ti solleva, ti aiuta a capire che non tutto è perduto, che le brave persone esistono ancora, su di lei non avevo nessun dubbio, ma ieri pomeriggio avevo bisogno di una conferma.

Grazie Amica Storica per la mano che m hai teso.

LA SOCIALITA’

Mi manca la socialità, ma non quella caciarona degli aperitivi, delle bevute fino a tarda notte o delle serate fra sole donne.

Mi manca la socialità da signora di 60 e passa anni che è abituata a stare sola, ad apprezzare il silenzio, a leggere e riflettere.

Mi manca la socialità di un giro in bicicletta in solitaria, per rimettere assieme i pensieri.

Mi manca la socialità fatta con LaMiaMetà facendo una passeggiata in centro da soli.

Mi manca a socialità del vi-a-vis con le poche persone con cui parlo volentieri.

Mi manca lo scambio di idee parlando e guardando negli occhi la persona con cui sto parlando e, magari, anche ridendo.

Mi manca la socialità fisica, di contatto.

FUORI E’ MAGNIFICO

C’è il sole, la temperatura è gradevole.

Per i miei gusti potrebbe stare così fino a fine anno e poi mettersi al bello.

Con il passare dei minuti e delle ore, al mattino, riesco anche a sorridere, a pensare senza arrabbiarmi, a parlare senza arrivare ad essere insofferente.

Con il sole, senza nebbia, con il silenzio riesco anche a tenere sotto controllo l’ansia delle attese.

Fuori è magnifico, ma c’è gente.

Gente che chiede, quando si capisce benissimo che non sono interessati ad ascoltre quello che dico, che chiede solo per pelosa curiosità.

C’è gente che vive di pressapochismo e mi irrita.

Poi finalmente il mattino volge al pomeriggio e allora si prende una boccata d’aria e di allegria, pranzando con il Ferrari e le sue battute, vado a recuperare LaFiglia al treno e, in quei 5 minuti di tragitto fino a casa, tutto torna alla normalità, fatta di tranquillità nel sapere che esistono anche persone equilibrate e che ascoltano.

Fuori è magnifico, ma c’è gente.

MA PERCHÈ

Io debbo percorrere strade, per raggiungere una meta, dove so che regna l’inciviltà, dove regna la legge del chi arriva prima, dove le precedenze non vengono rispettate e dove vige la legge del più furbo.

Dove furbizia è la parola più brutta che si possa affibbiare ad un essere umano, una parola che sa di grettezza e meschinità.

Ma perchè io debbo percorrere queste strade quando, volendo, ho le alternative?

Ma perchè, che dopo mi ingastrisco e mi indispongo verso l’intero genere umano?

Poi…arrivo a destinazione, mi fermo con la freccia per parcheggiare, la posizione non è delle più felici, ma tant’è, si deve parcheggiare, e l’automibilista che ho dietro, si ferma a rispettosa distanza per darmi la possibilità di parcheggiare con tutta calma e al meglio.

Allora lì capisci che, alla fine, il buon senso riesce sempre a prendere il sopravvento sull’imbecillità e la furbizia più becera e riesco a far pace con il genere umano e il mondo che mi circonda.

E dallo specchietto saluto e ringrazio l’automobilista e il suo buon senso, faccio un sorriso, lo lascio passare prima di aprire lo sportello, lascio defluire le macchine che si erano fermate dietro a questo angelo e, finalmente, scendo sorridendo.

Debbo avere più fiducia nel genere umano, forse, non tutto è perduto.

 

DDM

Dipende Da Me.

Dipende dal mio carattere, dal mio essere un po’ asociale, di preferire il silenzio e la compagnia di pochi piuttosto che la caciara.

Non ho bisogno di troppa gente attorno, mi faccio compagnia anche da sola.

a volte, spesso, non mi sopporto, provo, tento di cambiare qualcosa, mi guardo attorno e non vedo tante situazioni così, sono sempre tutti solari, sorridenti. con la voglia di chiacchierare, di parlare, sono sempre in tanti, tutti assieme e, sembra, si divertano assieme.

Io no, ho bisogno di gruppi ristretti, di persone che mi siano affini, di persone che capiscano anche che, quando mi ammutolisco, non è per scortesia, ma perchè in quel momento ho bisogno di isolarmi.

Dipende da me, ma proprio la caciara, le risate sguaiate, tutto il cicaleccio, mi urta, mi indispone.

Dipende da me, non mi piacciono coloro che si parlano addosso, giusto per il gusto di sentire la loro voce.

Dipende da me, ma preferisco la quiete dell’autunno alla rumorosità dell’estate.

ETERNA INDECISA

Quando debbo decidere anche per gli altri.

Divento indecisa, perdo tutta la mia sicurezza, ho timore di non rispettare gli spazi altrui, temo di non rispettare le esigenze altrui.

Divento indecisa e mi sale l’ansia.

La sento salire dallo stomaco, che si stringe, si attorciglia, si arrovella e perdo tutto l’appetito.

La sento arrivare, cambio umore, divento buia e scontrosa, una profonda ruga mi taglia metà la fronte.

La sento arrivare e comincio a sospirare, a tirare profondi respiri, cercando di tranquillizzarmi, ma aumenta ancora di più il senso di disagio dovuto a questa ansia che sale.

Ma poi passa.

 

 

DI ANNO IN ANNO

Il tempo passa.

Un altro anno è passato e siamo arrivati ad un altro compleanno dispari, un compleanno che lascia indifferenti.

Un anno è volato, quest’anno è volato via, non mi sono accorta che il tempo è passato.

Forse perchè è stato un anno tranquillo e banale? Un anno passato nella normalità, era tanto tempo che non succedeva.

Un anno che ha lasciato un segno: le risate, i bei momenti, i momenti sereni, i momenti felici passati assieme, io e il Ferrari, noi e gli amici storici, noi e gli amici più recenti.

Un anno, forse, cominciato in salita cercando di aiutare un’amica ad uscire da una situazione irta di difficoltà in preda alla depressione, riuscendoci? non lo so, io ci ho messo del mio e lei del suo.

Un anno passato fra me e me, riuscendo, forse, a costruire quel mondo in cui mi trovo bene, sto bene e nel quale mi ricarico, un mondo, il mondo nel quale mi piace muovermi.

Un anno passato a modo mio.

UP AND DOWN

In altalena, con una corda lunga, così l’oscillazione è maggiore, il raggio è più ampio.

Su e giù come su una zattera in mezzo al mare in tempesta.

Ragioni, tante e nessuna.

Il tempo? La nebbia? Il tentativo di neve?

Una oscillazione lunga, che lascia spazio a pensieri, a tuffi nel cuore, che a volte arriva in gola e sembra voglia uscire.

Poi, quando torni verso il basso, il respiro manca, la testa gira, e non si capisce cosa stia succedendo.

Up and down.

Corda lunga, oscillazione maggiore, come un pendolo,  su e giù senza una ragione precisa.

Oppure la ragione, o le ragioni, ci sono, ma non hai voglia di chiederti, di darti spiegazioni, di trovare gli strumenti per ammortizzare queste oscillazioni.

Insofferenza, voglia di lasciare andare tutto alla deriva, non pensare, non mettesi nessun pensiero, vivere alla giornata.

Ma poi passa.