E VIA DI NUOVO

Con la moto, sotto ad un sole e ad un caldo soffocnte.

Ma a noi piace così.

Quando il mese di agosto ci porta verso l’Ospedale, ci piace farlo in moto.

In silenzio, noi due soli, con il vento caldo che scompiglia e rimette assieme e con il caldo patito dentro al casco, se ne vanno anche i cattivi pensieri.

E a noi il mese di agosto piace passarlo in moto, al sole, al caldo.

Così oggi, come 14 anni fa, facendo la spola casa-Ospedale-casa.

E sotto questo sole che sembra dover ribaltare tutto, ci guardiamo negli occhi, ci sorridiamo e ci ripetiamo che andrà tutto bene.

DENTRO E FUORI

Dalla bolla che mi sono creata quando debbo andare in un qualsiasi ospedale per me o come accompagnatrice del Ferrari.

Dentro alla bolla di cui mi rivesto per non farmi prendere dall’ansia, dentro a questa bolla nella quale mi rifugio per convinvermi che andrà sempre tutto bene.

Dentro alla bolla con la quale mi corazzo, sapendo che il diavolo è sempre lì pronto per metterci lo zampino, è ancora troppo vivo il ricordo di 9 anni fa con il Ferrari, quando una banale ecografia, si è trasformata nel peggiore degli incubi.

Per poi finalmente uscirne, respirare di nuovo, sorridere e cominciare a chiacchierare a ruota libera.

Se poi quando esci dalla bolla incontri anche LaDottoressaBella che segue il Ferrari, allora sì che il mondo ricominciare a girare per il verso giusto.

Mattinata proficua, visita andata e chiacchierata proficua, che ancora una volta ha dissipato i timori.

GIORNATE SURREALI

E’ cominciato l’ennesimo giro di giostra dei controlli.

va tutto bene, sono sempre più fiduciosa, non ci penso nemmeno più di tanto, non mi interessa, li faccio, li debbo fare, debbo rassegnarmi che tutti gli anni dovrò perdere tempo dentro agli ospedali per esami, visite e contolli.

Ma tutto questo tempo e i digiuni che faccio chi me li restituisce.

Il tempo che sottraggo alle letture, alle chiacchiere e alle olazioni in solitaria chi me li restituisce, chi mi restituisce quell’anno perso 13 anni fa? Perso fra paure, interventi chirurgici , chemioterapia e radio terapia?

Io ho un forte rimpianto di tutto quel tempo sospeso, che ogni tanto prepotentemente si affaccia con i suoi ricordi bui, pesanti e tristi.

Oggi ho nostalgia di Boston

E POI…..

…succede che all’uscita dall’ambulatorio di oncologia ci avviamo verso il centro a piedi.
Come nostro solito, dopo abbiamo bisogno di passeggiare per assorbire le belle emozioni e metabolizzare le parole ascoltate, e succede che entriamo in un bar per una sosta rigenerante, una sosta che ci gratifichi delle tensioni accumulate.
Questo bar l’abbiamo sempre e solo sfiorato, mai ci era venuto in mente di entrare, ci faceva strano, avevamo la mente sempre e solo rivolta ai bar classici, canonici, i bar che conosciamo, che ci rassicurano.
Ci faceva strano, così piccolo all’interno e con i tavoli esterni, sotto al portico, insomma, all’esterno adesso è freddo, non ci attirava.
Ma quel mattino, abbiamo vinto la nostra ritrosia e siamo entrati.
Un’esperienza positiva, un bel locale, piccolo, ma ben sistemato, con i tavoli che non sono uno attaccatto all’altro, e vuol dire, vuol dire tanto, non senti il tuo spazio vitale invaso dagli altri avventori.
Luce giusta, parole parlate con il giusto tono, non urlate e non bisbigliate, dietro al banco due persone squisite, calde, accoglienti e discrete, ascoltano il cliente e sorridono, mettendoti a proprio agio.
E noi ci siamo sentiti bene, sereni e accolti con un sorriso, un sorriso che ha aperto il cuore ed ha scaldato l’anima.
La caffetteria alleTuate , giovedì mattina ha fatto il miracolo, mi ha disteso i nervi e stemperato il malumore.
La ragazza che ci ha portato al tavolo le consumazioni è stata gentile, cordiale e precisa, appoggiando cappuccino e brioches con calma e consapevole delle sue mansioni
e vogliamo parlare del teà che ho bevuto?
Caldo e aromatizzato al punto giusto, una gioia assaggiare la brioche e intanto leggere, leggere come se non ci fosse un domani, in silenzio, con la luce giusta, il silenzio giusto e il Ferrari di fronte felice come me

UN SORRISO BEOTA

E’ quello che mi si è stampato sul viso stamattina sul viso all’uscita dall’ambulatorio della Dottoressa Dagli Occhi Buoni.
Io non so cosa possano avere pensato tutti i pazienti in attesa nella sala d’aspetto dell’Oncologia Medica, ma per me è stato l’avverarsi di un sogno.
Sentire quelle parole, sentirsi dire che le metastasi sono scomparse, che il fisico ha retto, che ce l’abbiamo fatta, è stata musica per le mie orecchie, è stato un lenitiio per la mia anima.
Certo, la guardia non va abbassata, il bastardo è solamente sopito dal chemioterapico orale che viene assunto regolarmente tutti i giorni dal Ferrari, certo questo non viene sospeso, anzi dovrà essere continuato a vita per non correre rischi, ma sapere che le due macchie che preoccupavano i medici, sapere che la forma visibile del bastardo non c’è più, è un sospiro di sollievo, ora quando metterò sul tavolo quelle 4 pastiglie giornaliere, le guarderò con più affetto.
Un raggio di sole in mezzo a tutte le storture degli ultimi mesi.

CAMBIA IL VENTO

Sta cominciando a soffiare in nostro favore.
E’ un soffio appena appena accennato, è un soffio che dovrà essere confermato dalla Dottoressa Dagli Occhi Buoni, ma per noi è un gran traguardo, raggiunto in anni di sofferenze, paure e tentennamenti.
Ma un piccolo passo avanti è stato fatto, la medicina e la ricerca si sono mostrate vincenti.
Siamo ottimisti, almeno io lo so, ho sentito allentare un po’ la morsa del cancro su di noi.
E adesso concentriamoci sulla visita futura, concentriamoci sui sorrisi e le belle notizie che ci aspettano, anche se.ultimamente, abbiamo un po’ paura di queste felicità che ci piombano addosso all’improvviso.
Temiamo sempre che ci sia qualcosa in agguato che ci possa far ripiombare nel baratro, abbiamo sempre un filino di ansia e di incredulità, forse perchè per diverso tempo tutto remava contro, ora fatichiamo a renderci conto che il vento si è girato.
Adesso possiamo concentrare le nostre enegie sul nuovo percorso di vita, al quale stiamo prendendo le misure.
In attesa che passi l’influenza al Ferrari, che passi il raffreddore a me e che l’herpes che mi si è scatenato, decida di abbandonarmi.

A VOLTE

Vorrei non pensare, a volte vorrei vivere nell’ignoranza. Si vive bne nell’ignoranza, non si sa, non si chiede, non si conosce e si lascia che tutto scivoli via, nell’indifferenza più totale.

A volte non vorrei mai cominciare i controlli, sono uno stress, una perdita di tempo…chi mi “rimborsa” tutto il tempo che perdo nelle sale d’aspetto degli ospedali in attesa di una chiamata.

Due giorni fa mi dicevo che, il prossimo anno, inverto i mesi e la sequenza degli esami, chissà che qualcosa non possa migliorare.

Ieri mi dicevo che sono stufa, che lascio perdere, che questo è l’ultimo anno di controlli così serrati, che lascio andare le cose come debbono andare e me ne sto alla finestra a guardare, che venga quel che venga.

Niente di grave e di irrimediabile, ma sempre con quel qualcosina in più, sempre quella riga in più, sempre quel qualcosa che si va ad aggiungere, sempre quel qualcosina in più che rovina l’umore.