UNA VOLTA

Non tanto tempo fa, gennaio 2020, si andava in ospedale per gli ultimi esami pre-operatori, con il trenino locale, in 9 minuti eravamo in centro, poi ci si incamminava a piedi per raggiungere l’ospedale.

Si camminava in silenzio all’andata, ma al ritorno, sempre a piedi, eravamo più leggeri, si guardavano le vetrine, ci si fermava in un bar per colazione, che immancabilmente LaMiaMetà aveva saltato.

Una volta si faceva un bel giro in centro, guardando vetrine, persone,chiese, cielo, con leggerezza e allegria.

Una volta era così, adesso invece, anche quel piccolo piacere ci è stato tolto.

Stamattina giro per esame al solito ospedale, ma rigorosamentein auto, senza passeggiata in centro, senza colazione al bar, tutto chiuso, tutto grigio, tutto in velocità, senza perdere tempo.

Si respira un’aria pesante in ospedale.

La zona rossa, il covid, anche quel pccolo pacere ci ha tolto, ci ha tolto un momento di leggerezza pre e post esame.

Ma torneranno quei momenti.

FUORI FASE

Settimana, giorni impegnativi, con esami e visite che si susseguono a ritmo serrato.

E quando tutto comincia a diventare frenetico, non mi piace, sono sempre al limite dell’ansia, della fatica.

La fatica di dover reggere quella sottile paura degli esiti, delle attese-

Qulla fatica che sapevi di non aver voglia di affrontare, dopo i mesi passati, fatica che avevi già posticipato al prossimo anno.

Ti eri già rassegnata a saltare gli esami di controllo per quest’anno, eri riuscita a fare la mammografia ed eri già a posto.

Ma la Sanità in Emilia sembra funzioni e, dopo un primo periodo  caotico e fumoso, le cose hanno ricominciato a girare e, a sorpresa, entro dicembre riesci a fare tutti gili esami di controllo.

Sul momento tanta euforia, poi guardando le date e gli orari…un bel respiro….dentro tutta l’ara….fuori tutta l’aria….e la giostra è partita.

Avanti a muso duro.

NORMALITA’

E da oggi ufficialmente si torna alla normalità.

il primo passo è stato compiuto e si è concluso.

Visita di controllo chirurgica fatta, punti tutti rimossi, da oggi si può ricominciare a fare doccia e a guidare, e io mi sono tolto un  bel peso dallo stomaco.

Finalmente, almeno la parte chirurgica, l’abbiamo archiviata e adesso, lasciamoci alle spalle tutte le tribolazioni degli ultimi 20 giorni.

Finalmente posso rivedere LaMiaMetà indipendente, ancora molto stanco e affaticato,  ma in ripresa ed il sentirsi indipendente, aiuta, eccome che aiuta.

Finalmente da oggi, possiamo avere solo una preoccupazione: i controlli oncologici, ma quelli basta riuscire entrare in modalità “macchina-si-è-messa-in-moto” e anche quei momenti li potremmo affrontare con spirito diverso, almeno adesso sappiamo che recidive non ce ne sono più, dobbiamo pensare solamente che il futuro è più tranquillo.

Da oggi la crocerossina se ne va e torna la signorina Rottermeier.

DOVREI

Mettre via i referti della visita di oggi.

Dovrei scrivere sull’agenda l’appuntamento per il controllo de LAMiaMmma fra un mese.

Dovrei farmi l’appunto per gli esami da eseguire fra 3 mesi e  fra 6 mesi, almeno 15 giorni prima della visita di controllo.

Dovrei, ma non ce la faccio, la mia mente si è addormentata, il mio fisica ha detto STOP.

Intanto LaMiaMamma è stata dimessa e, fnalmente, i medici si sono espressi, hanno parlato chiaramente, finalmente ci hanno spiegato tutto il loro operato, sono riusciti a farci capire e a metterci tranquille.

Non ci voleva molto, ma intanto ieri eravamo tutti molto arrabbiati.

Io non sono abituata in questo modo, nell’ospedale che da tanto tempo segue me e LaMiaMetà, loro, i medici, spiegano tutto quello che fanno o non fanno, dando chiarimenti e spiegazioni chiare e tempestive, hanno un dialogo aperto con i pazienti e con i parenti, perchè tutti abbiamo bisogno di essere presi per mano e guidati, compresi e sostenuti.

Non ci voleva molto, ma quel poco di empatia in certe strutture manca.

 

 

BASTA POCO

E a volte quel poco è importante e salvifico.

Una visita di controllo da fare, un bel libro appena iniziato, la prospettiva di fare il tragitto con i mezzi pubblici per avere, appunto, il tempo di leggere.

Poi una ricerca di nuovi bar in centro per colazioni di passaggio fra la discesa dal mezzo pubblico e l’arrivo in ospedale per la visita.

Serve anche quello, bisogna far decantare l’ansia, che ultimamente la fa da padrona, la poca voglia di andare, il sapere che è sì una visita in reumatologia, ma negli ultimi 15/20 giorni i dolori sono aumentati e sai che la prospettiva è quella di fare raggi X ed ecografie per vedere andamento artriti e reumatismi ed un eventuale aumento ed aggiustamento delle terapie.

La prospettiva non ti alletta per niente, ma sa da fare, devi essere in forma, adesso hai altre “battaglie” da combattere, devi essere un valido sostegno per chi ha più bisgoo ed è impegnato più seriamente sul fronte oncologico.

Alla fine ho trovto il mio anolo di paradiso Dandy Caffè letterario.

E la giornata assume un altro colore. Un po’ intimorita entri, ti guardi attorno, ma le persone dietro a quel banco ti mettono a tuo agio, sono carezzevoli, premurose e calorose nell’accoglienza.

Ti accomodi in un girdino esterno ombreggiato e fresco, lontano dalla postazione bar, circondata dal silenzio, da altre persone che, come te, hanno trovato il loro angolo di paradiso, praticamente un bar- biblioteca, silenzioso, tranquillo e dove la calma riesce a distendere un po’i nervi troppo tesi ultimamente.

Basta poco, ma quel poco è prezioso come l’acqua nel deserto

SALA D’ASPETTO

Entrare nella sala d’aspetto di un ambulatorio medico non è mai una grande esperienza.

Entrare nella sala d’aspetto di oncologia lo è ancora meno.

Stamattina sono entrata con il Ferrari nella sala d’aspetto dell’oncologia medica, Padiglione 8 con la sguardo fisso, vuoto.

Sono entrata a testa alta di fianco a lui,portantdo tutto quello che c’era da portare e rispettando il suo silenzio.

Sono entrata con lo sguardo fermo ,immobile, senza guardarmi attorno, fissando un punto indefinito sul muro che avevo di fronte, un punto fermo e fisso in un orizzonte che vedevo solo io.

Io stamattina non ero pronta, non volevo vedere e sentire nulla.

Sono entrata, ci siamo trovati due posti appartati, in un angolo , e abbiamo messo subito il naso dentro ai tablet, non volevamo vedere e sentire nulla, ne avevamo abbastanza del nostro.

La stanchezza si sta facendo sentire, intanto abbiamo scollinato il primo scalino, adesso non ci resta che aspettare il 14 e vedere cosa dice la pet di controllo, continuando a sperare che il nuovo farmaco, la Bomba Atomica come sarà chiamto da ora in poi, svolga il suo lavoro al meglio.

Abbiamo reso alla DottoressaDaiCapelliRossi la scatola di vecchio medicinale che avevamo in casa, ci hanno rifornito di altre creme e soluzioni per gli effetti collaterali che stanno avanzando a grandi passi, ci hanno consegnato altre due confezioni della Bomba Atomica e con un grande e caldo sorriso, ci hanno salutati incoraggiandoci ad andare avanti sempre con fiducia.

Ma io sono stanca, vorrei solamente addormentarmi e svegliarmi quando tutto sarà finito.

SENZA MAI ARRIVARE IN CIMA

Dopo tanta attesa è arrivato.

Ed è arrivato al momento giusto, a circa metà del follow-up annuale, in quel momento in cui debbo affrontare, forse, l’esame che mi crea più ansia.

Ma è arrivato lui, Paolo Cognetti, la mia àncora di salvezza nei momenti bui, pesanti.

E così in questi ultimi tre giorni mi sono immersa con la mente nel suo ultimo libro “Senza mai arrivare in cima”, mi sono persa nelle sue descrizioni, nelle sue montagne, ma questa volta montagne più impegnative, l’ Himalaya, più precisamente il Dolpo, il suo viaggio attraverso questa catena, il suo viaggio in Nepal, in Tibet, un piede avanti all’altro, sulle creste più imponenti, senza paura di avanzare, di andare avanti e di guardarsi dentro.

Grazie

CHI SEI TU?

Prima  di parlare pensa.

Sei una persona a contatto che altre persone, persone che non sono lì per fare manicure.

Io sono molto orgogliosa dei miei 14 anni passati a lavorare su me stessa dopo il cancro che mi ha sballato tutta la vita.

E credo pure di aver fatto un bel lavoro, se arrivo a fare il follow-up annuale con tranquillità , riuscendo sempre a far  tacere quella vocina perfida che tenta continuamente di instillare il dubbio o la paura.

Chi sei tu per dirmi parole così importanti con quel tono, come se stessi parlando ad una persona incapace di intendere e volere?

Che sei tu? Solamente perchè ho ribattuto alle tue parole?

Chi sei tu che parli senza nemmeno aver letto il quesito diagnostico scritto sulla richiesta?

Sei una persona piccina che non è riuscita a scalfire la mia serenità e la mia fierezza

 

È TUTTO…..

….di corsa, incastrato, con il fiato corto.

Guai se un granello di sabbia si insinua, salta tutto e tutto cade.

Ed io mi sento come il criceto che corre sulla ruota, forse dovrei lasciare andare qualcosa, forse dovrei delegare, forse dovrei pensare e fare quello che mi fa stare bene, senza preoccuparni di quello che mi sta attorno.

Forse dovrei veramente trovare la casetta solitaria sul cocuzzolo della montagna e trasferirmi là per un po’, in mezzo al silenzio.

Ma poi penso, penso a quelli che rimarrebbero qui, con i loro bisogni che, in altri momenti, non mi pesano, anzi….

Forse non dovrei raccontarmela così, forse dovrei essere onesta e dirmi che, nonostante siano passati 14 anni, l’inizio dei controlli mi fanno tremare i polsi e mi mettono ansia.

Sarebbe molto più onesto, senza incolpare nessun altro, tranne la mia sottile paura che qualcosa vada un po’ storto.

E VIA DI NUOVO

Con la moto, sotto ad un sole e ad un caldo soffocnte.

Ma a noi piace così.

Quando il mese di agosto ci porta verso l’Ospedale, ci piace farlo in moto.

In silenzio, noi due soli, con il vento caldo che scompiglia e rimette assieme e con il caldo patito dentro al casco, se ne vanno anche i cattivi pensieri.

E a noi il mese di agosto piace passarlo in moto, al sole, al caldo.

Così oggi, come 14 anni fa, facendo la spola casa-Ospedale-casa.

E sotto questo sole che sembra dover ribaltare tutto, ci guardiamo negli occhi, ci sorridiamo e ci ripetiamo che andrà tutto bene.