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BASTA POCO

E a volte quel poco è importante e salvifico.

Una visita di controllo da fare, un bel libro appena iniziato, la prospettiva di fare il tragitto con i mezzi pubblici per avere, appunto, il tempo di leggere.

Poi una ricerca di nuovi bar in centro per colazioni di passaggio fra la discesa dal mezzo pubblico e l’arrivo in ospedale per la visita.

Serve anche quello, bisogna far decantare l’ansia, che ultimamente la fa da padrona, la poca voglia di andare, il sapere che è sì una visita in reumatologia, ma negli ultimi 15/20 giorni i dolori sono aumentati e sai che la prospettiva è quella di fare raggi X ed ecografie per vedere andamento artriti e reumatismi ed un eventuale aumento ed aggiustamento delle terapie.

La prospettiva non ti alletta per niente, ma sa da fare, devi essere in forma, adesso hai altre “battaglie” da combattere, devi essere un valido sostegno per chi ha più bisgoo ed è impegnato più seriamente sul fronte oncologico.

Alla fine ho trovto il mio anolo di paradiso Dandy Caffè letterario.

E la giornata assume un altro colore. Un po’ intimorita entri, ti guardi attorno, ma le persone dietro a quel banco ti mettono a tuo agio, sono carezzevoli, premurose e calorose nell’accoglienza.

Ti accomodi in un girdino esterno ombreggiato e fresco, lontano dalla postazione bar, circondata dal silenzio, da altre persone che, come te, hanno trovato il loro angolo di paradiso, praticamente un bar- biblioteca, silenzioso, tranquillo e dove la calma riesce a distendere un po’i nervi troppo tesi ultimamente.

Basta poco, ma quel poco è prezioso come l’acqua nel deserto

SALA D’ASPETTO

Entrare nella sala d’aspetto di un ambulatorio medico non è mai una grande esperienza.

Entrare nella sala d’aspetto di oncologia lo è ancora meno.

Stamattina sono entrata con il Ferrari nella sala d’aspetto dell’oncologia medica, Padiglione 8 con la sguardo fisso, vuoto.

Sono entrata a testa alta di fianco a lui,portantdo tutto quello che c’era da portare e rispettando il suo silenzio.

Sono entrata con lo sguardo fermo ,immobile, senza guardarmi attorno, fissando un punto indefinito sul muro che avevo di fronte, un punto fermo e fisso in un orizzonte che vedevo solo io.

Io stamattina non ero pronta, non volevo vedere e sentire nulla.

Sono entrata, ci siamo trovati due posti appartati, in un angolo , e abbiamo messo subito il naso dentro ai tablet, non volevamo vedere e sentire nulla, ne avevamo abbastanza del nostro.

La stanchezza si sta facendo sentire, intanto abbiamo scollinato il primo scalino, adesso non ci resta che aspettare il 14 e vedere cosa dice la pet di controllo, continuando a sperare che il nuovo farmaco, la Bomba Atomica come sarà chiamto da ora in poi, svolga il suo lavoro al meglio.

Abbiamo reso alla DottoressaDaiCapelliRossi la scatola di vecchio medicinale che avevamo in casa, ci hanno rifornito di altre creme e soluzioni per gli effetti collaterali che stanno avanzando a grandi passi, ci hanno consegnato altre due confezioni della Bomba Atomica e con un grande e caldo sorriso, ci hanno salutati incoraggiandoci ad andare avanti sempre con fiducia.

Ma io sono stanca, vorrei solamente addormentarmi e svegliarmi quando tutto sarà finito.

SENZA MAI ARRIVARE IN CIMA

Dopo tanta attesa è arrivato.

Ed è arrivato al momento giusto, a circa metà del follow-up annuale, in quel momento in cui debbo affrontare, forse, l’esame che mi crea più ansia.

Ma è arrivato lui, Paolo Cognetti, la mia àncora di salvezza nei momenti bui, pesanti.

E così in questi ultimi tre giorni mi sono immersa con la mente nel suo ultimo libro “Senza mai arrivare in cima”, mi sono persa nelle sue descrizioni, nelle sue montagne, ma questa volta montagne più impegnative, l’ Himalaya, più precisamente il Dolpo, il suo viaggio attraverso questa catena, il suo viaggio in Nepal, in Tibet, un piede avanti all’altro, sulle creste più imponenti, senza paura di avanzare, di andare avanti e di guardarsi dentro.

Grazie

CHI SEI TU?

Prima  di parlare pensa.

Sei una persona a contatto che altre persone, persone che non sono lì per fare manicure.

Io sono molto orgogliosa dei miei 14 anni passati a lavorare su me stessa dopo il cancro che mi ha sballato tutta la vita.

E credo pure di aver fatto un bel lavoro, se arrivo a fare il follow-up annuale con tranquillità , riuscendo sempre a far  tacere quella vocina perfida che tenta continuamente di instillare il dubbio o la paura.

Chi sei tu per dirmi parole così importanti con quel tono, come se stessi parlando ad una persona incapace di intendere e volere?

Che sei tu? Solamente perchè ho ribattuto alle tue parole?

Chi sei tu che parli senza nemmeno aver letto il quesito diagnostico scritto sulla richiesta?

Sei una persona piccina che non è riuscita a scalfire la mia serenità e la mia fierezza

 

È TUTTO…..

….di corsa, incastrato, con il fiato corto.

Guai se un granello di sabbia si insinua, salta tutto e tutto cade.

Ed io mi sento come il criceto che corre sulla ruota, forse dovrei lasciare andare qualcosa, forse dovrei delegare, forse dovrei pensare e fare quello che mi fa stare bene, senza preoccuparni di quello che mi sta attorno.

Forse dovrei veramente trovare la casetta solitaria sul cocuzzolo della montagna e trasferirmi là per un po’, in mezzo al silenzio.

Ma poi penso, penso a quelli che rimarrebbero qui, con i loro bisogni che, in altri momenti, non mi pesano, anzi….

Forse non dovrei raccontarmela così, forse dovrei essere onesta e dirmi che, nonostante siano passati 14 anni, l’inizio dei controlli mi fanno tremare i polsi e mi mettono ansia.

Sarebbe molto più onesto, senza incolpare nessun altro, tranne la mia sottile paura che qualcosa vada un po’ storto.

E VIA DI NUOVO

Con la moto, sotto ad un sole e ad un caldo soffocnte.

Ma a noi piace così.

Quando il mese di agosto ci porta verso l’Ospedale, ci piace farlo in moto.

In silenzio, noi due soli, con il vento caldo che scompiglia e rimette assieme e con il caldo patito dentro al casco, se ne vanno anche i cattivi pensieri.

E a noi il mese di agosto piace passarlo in moto, al sole, al caldo.

Così oggi, come 14 anni fa, facendo la spola casa-Ospedale-casa.

E sotto questo sole che sembra dover ribaltare tutto, ci guardiamo negli occhi, ci sorridiamo e ci ripetiamo che andrà tutto bene.

DENTRO E FUORI

Dalla bolla che mi sono creata quando debbo andare in un qualsiasi ospedale per me o come accompagnatrice del Ferrari.

Dentro alla bolla di cui mi rivesto per non farmi prendere dall’ansia, dentro a questa bolla nella quale mi rifugio per convinvermi che andrà sempre tutto bene.

Dentro alla bolla con la quale mi corazzo, sapendo che il diavolo è sempre lì pronto per metterci lo zampino, è ancora troppo vivo il ricordo di 9 anni fa con il Ferrari, quando una banale ecografia, si è trasformata nel peggiore degli incubi.

Per poi finalmente uscirne, respirare di nuovo, sorridere e cominciare a chiacchierare a ruota libera.

Se poi quando esci dalla bolla incontri anche LaDottoressaBella che segue il Ferrari, allora sì che il mondo ricominciare a girare per il verso giusto.

Mattinata proficua, visita andata e chiacchierata proficua, che ancora una volta ha dissipato i timori.