SE CHIEDO….

Quando rientri a casa se ti chiedo cos’hai, cosa c’è che non va, non rispondermi che non c’è niente, che va tutto bene, prima vado in bestia, poi mi viene l’ansia ed in questo momento non ho bisogno di aggiungere ansia ad ansia.

Se te lo chiedo è perchè “sento” e vedo che qualcosa non va, non hai il solito sguardo sereno e tranquillo di quando tutto gira bene e non c’è nessuna nube all’orizzonte.

Sono quaranta e passa anni che ti conosco, che ti frequento, in tutti questi anni, ti ho sempre guardato, osservato, come mi dico “ti scannerizzo tutte le mattine” e vedo dalla postura, dallo sguardo se qualcosa non va, sono una donna, sono persona che si è sempre ineressata a chi le sta vicino.

Te l’ho sempre detto, se te lo chiedo è perchè vedo, “sento”, percepisco una sensazione di malessere.

Può essere un malessere fisico, psicologico, posso anche avere fatto o detto qualcosa che ti ha disturbato, ma lo vorrei sapere.

Lo vorrei sapere per aiutarti, se si tratta di un malessere fisico, mi attivo presso i medici, per trovare una soluzione, se è un malessere psicologico, mi attivo lo stesso cercando le parole ed i gesti per aiutarti, per supportarti (quante volte tu lo fa con me!), se ho fatto o detto qualcosa che ti ha dato fastidio, dimmelo, cercherò di impegnarmi per non ricadere nello stesso errore.

Se chiedo cos’hai, cosa c’è che ti far star male, dimmelo, è inutile che continui a dire che non c’è niente che non va, lo sai che non mollo finchè non mi dici quello che ti rode.

Se chiedo è perchè ti vorrei aiutare.

OGGI UN ANNO

Un anno fa, un anno è passato.

E siamo qui, anzi sono qui, a ricordare con gratitudine i medici di allora, che sono ancora i medici che ci stanno tenendo per mano, per condurci attraverso questa palude a volte insidiosa, a volte spianata come la più bella strada panoramica.

Un anno è passato ed in questi giorni un po’ faticosi fisicamente, mi chiedo come sono riuscita,allora, a reggere quei tempi, quei ritimi, quelle ansie e quelle paure che avrebbero stroncato anche Maciste, ma ce l’ho fatta, grazie al sostegno de LaMiaMetà, che allora era in prima fila a lottare, ma riusciva ad infondere coraggio e speranza a tutti noi, grazie al sostegno di tutta quella rete familiare e di Amici che si sono stretti attorno a noi per incoraggiarci ed aiutarci con parole, gesti e tanto affetto.

Ed io ora, adesso, in questo preciso istante, sono felice, di essere qui e aspettare che LaMiaMetà torni a pranzo, poi a cena, poi avanti così con questa routine banale e, a volte, noiosa, ma nostra, che ci vede assieme ad affrontare risate e pensieri, gioie e tristezze.

Un anno intenso, ma ci siamo e contiamo di rimanerci ancora per molto.

L’energia del Boss

TIRIAMO LE SOMME

Ho bisogno di mettere i fila i pensieri, i ricordi, le emozioni, le paure.

E’ passato un anno da quel 20 aprile 2019 ore 23,30 che ci ha ribaltato la vita, che ci ha fatto ripiombare nell’incubo cancro.

E’ passato un anno fatto di paure, di dolore e di fatica, specialmente da parte de LaMiaMetà che ha combattuto con tutte le sue forze ed energie la bestia che stava tentando di rialzare la testa, la bestia che stava tentando di rovinarci, di nuovo, la vita.

E’ passato un anno da quel giorno, lui ci ha messo tutto il suo impegno, si è fatto quasi un anno con il farmaco di seconda linea che tutti i giorni, picchiava sempre più duro, faceva il suo sporco lavoro, ma ad un  prezzo veramente molto alto per lui.

E’ passato un anno, durante il quale i medici ci hanno tenuti per mano, sorreggendoci nei momenti di paura e sconforto, trovando sempre le parole per spronarlo ad andare avanti.

E’ passato un anno durnte il quale tutte le persone a noi vicine, amici e parenti, hanno fatto tutti la loro parte, sostenendoci, aiutandoci, prendendoci sotto braccio  e conducendoci verso luoghi e momenti di leggerezza e serenità, ognuno di loro, alla loro maniera, hanno messo tutti in campo le loro energie per passarne un po’  a noi.

Quando, finalmente, fu presa la decisione di intervenire chirurgicamente, abbiamo stretto i denti, ci siamo lasciati consigliare, fidandoci ciecamente dei medici che fino ad allora, e tutt’ora, si stanno occupando non solo de LaMiaMetà, ma, indirettamente, anche di me.

Onestamente speravo, mi auguravo che, dopo un anno così travagliato, avessimo il diritto di tirare il fiato, di sgombrare la mente e di pensare solamente ad andare in giro , in auto, in moto, di riprendere in mano i fili da dove si erano spezzati, e ripartire, lasciandoci tutto alle spalle.

Invece, questo tempo di leggerezza non è ancora arrivato, ci ha pensato il covid-19 a metterci in attesa, la moto è ancora giù in garage senza assicurazione, l’auto si muove il minimo sindacale per andare da casa all’officina e basta, i sabati e le domeniche le passiamo in casa, come tutti, cercando di non farci abbruttire dalla quarantena.

Ma siamo fiduciosi che, prima o poi, tornerà il sereno, la Tata potrà tornare da noi (ci manca tanto), io potrò riabbracciare stretta stretta LaFiglia, potrò rivedere IlCompagno della figlia e farmi due risate con lui, potrò rivedere LaMiaMamma, farmi abbracciare e baciare da lei come nostro solito, potremo rivedere tutti gli amici, riprendere la nostre abitudini, tornare ad andare in centro per un giro, una piadina a Cervia e tutto quello che abbiamo sempre fatto per stare bene e assieme prima del covid-19.

Non ci ha fermato il cancro, non possiamo di certo farci fermare da un virus.

UNA BOCCATA D’ARIA

Una boccata d’aria assieme, in  solitaria.

Fra alti e bassi due passi all’aria aperta, lontano da tutti, in strade di campagna solitarie.

Due passi assieme, come prima, al sole, lasciando che il sole ci scaldi, lasciando che un po’ di aria tiepida ci tiri su.

Due passi possono cambiare la prospettiva della giornata.

Un po’ il calore del sole, un po’ la voglia di alleggerire la mente, un po’ guardare in lontananza le persone che passeggiano lentamente, un po’ la nostra voglia di nomalità, e il pomeriggio scorre veloce.

Dopo due passi all’aria ed al sole di questa pimavera anticipata, il rientro è più facile.

La vita, la ricerca di un equilibrio e di una normalità, ai tempi del Coronavirus.

NORMALITA’

E da oggi ufficialmente si torna alla normalità.

il primo passo è stato compiuto e si è concluso.

Visita di controllo chirurgica fatta, punti tutti rimossi, da oggi si può ricominciare a fare doccia e a guidare, e io mi sono tolto un  bel peso dallo stomaco.

Finalmente, almeno la parte chirurgica, l’abbiamo archiviata e adesso, lasciamoci alle spalle tutte le tribolazioni degli ultimi 20 giorni.

Finalmente posso rivedere LaMiaMetà indipendente, ancora molto stanco e affaticato,  ma in ripresa ed il sentirsi indipendente, aiuta, eccome che aiuta.

Finalmente da oggi, possiamo avere solo una preoccupazione: i controlli oncologici, ma quelli basta riuscire entrare in modalità “macchina-si-è-messa-in-moto” e anche quei momenti li potremmo affrontare con spirito diverso, almeno adesso sappiamo che recidive non ce ne sono più, dobbiamo pensare solamente che il futuro è più tranquillo.

Da oggi la crocerossina se ne va e torna la signorina Rottermeier.

GIORNATA VENTOSA

Oggi vento, tanto vento, ma almeno stamattina c’era il sole a mitigarne il disagio.

il vento, freddo e sgarbato come quello d oggi, è destabilizzante, è foriero di scompiglio, dei capelli e dei pensieri.

Il vento ingarbuglia tutto, i pensieri anzichè andare in una buona direzione, virano sempre verso il buio.

il vento feddo, porta freddo alle ossa ed alla mente, il vento freddo e sgarbato porta scompiglio e lo scompiglio non rende leggeri, lo scompiglio appesantisce la mente e l’umore.

Oggi c’era vento ed è meglio fermarsi qui

ASSIEME

Assieme, quasi inseparabili.

Assieme a riposare, a recuperare energie, a trovare momenti di allegria e ironia, quella che mi mancava tanto negli ultimi tempi, la tua ironia, il tuo modo di scherzare.

Assieme a passeggio nel primo pomeriggio, durante le ore più calde della giornata, assieme per respirare la stessa aria.

Assieme mettendo in fila visite, esami controlli, ricordadoci a vicenda tutti gli impegni, come segno di affetto e di bene.

Assieme, vicino a me, quano ogni tanto il respiro mi si mozza, quando ti guardo dormire sul divano e vedo la stanchezza sul tuo volto.

Assieme passeremo anche questo passaggio stretto, assieme rimetteremo in moto la macchina delle cure e del futuro.

“Dobbiamo sostenerci l’un l’altro, sostenerci l’un l’altro. Un tutt’uno, un tutt’uno” (One- U2)

RIENTRO LENTO

Siamo a casa da un paio di giorni.

Io sono ancora parecchio affaticata fisicamente, ma tutto il resto è a posto.

Già l’averlo qui a casa, senza dovermi scapicollare da una parte all’altra della città, è un notevole vantaggio.

Già non avere più lo stress del parcheggio, dove parcheggio la macchina? Troverò da parcheggiare? ha risolto il mal di stomaco e di testa.

Al mattino presto il problema non sussisteva, ma dalle 9 in poi, era una impresa, visto che il parcheggio sotterraneo del policlinico che è caro arrabbiato ed io, dei reni, ne ho solamente due.

Eravamo stanchi tutti due, lui di rimanere confinato dentro a quelle quattro mura, dove il tempo si dilata e la  notte sembra senza fine, io ero stanca di vedere solo camici bianchi e divise infermieristiche.

Ci mancavano le  nostre abitudini, i nostri tè serali, i silenzi reciproci, le parole scambiate a commento di una  notizia o di un programma che stavamo guardando.

Questa parentesi, per ora, è chiusa, ricomnciamo con le 4 pastiglie e andiamo avanti sorreggendoci l’uno con l’altra.

CI SIAMO

Ci siamo, anche questo momento è agli sgoccioli.

Finalmente oggi pomeriggio la DottoressadiFerro ha detto sì, domani si torna a casa.

E anche questa volta siamo stati presi per mano, LaMiaMetà è stato più forte di quello he potevo pensare.

LaMiaMetà che ha sofferto, che ha avuto paura, che si è emozionato, che si è lasciato prendere per mano, LaMiaMetà che ho tenuto per mano per fargi sentire la vicinanza, la trepidazione, il mio volere che lui stesse bene, il mio non volerlo mai lasciare solo, perchè quando il gioco si fa duro, si gioca utti asieme e si fa squadra.

Io che ho  tremato, io he ho pianto, io che ho fatto la dura, io che ho fatto la roccia, io che mi sono sentita sulle spalle tutto il suo dolore, tutto il suo malessere, io che mi sono sentita impotente davanti a tanta sofferenza patita.

LaMiaMetà che ha sopportato, LaMiaMetà che non si è mai lamentato, LaMiaMetà che mi susurrava tutto il suo dolore, tutto il uo malesse fisico, LaMiaMetà con lo sguardo annebbiato dagli antidolorifici, LaMiaMetà prostrato dal malessere e dai pensieri neri e pesanti che affollano la mente di chiunque nei momenti di debolezza.

Io e LaMiaMetà che ci siamo sostenuti a vicenda in questi lunghissimi 10 giorni, LaMiaMetà che ha fatto tutto il lavoro grosso per venirne fuori, LaMiaMetà che non voleva pesarmi, LaMiaMetà che si illuminava quando mi vedeva, quando vedeva LaFiglia ma, soprattutto, che rinasceva quando vedeva la Tata.

Io e LaMiaMetà che siamo stati abbracciati, ed io no solo metaforicamente, dai medici che ci hanno sempre sostenuti e accuditi.

LaMiaMetà che finalmente domani torna a casa ed io domani sera, finalmente, non  sarò costretta ad andare a letto con la felpa per non sentire freddo.

LaMiaMetà che ha voglia di respirare aria di casa.

Io che ho voglia di ricominciare a mangiare ad orari decenti e cibo decente, fosse solo anche una pasta in bianco, a casa mia, circondata dal silenzio.

Io e LaMiaMetà che abbiamo già voglia di normalità, banalità e noia assieme.

 

TUTTO SI SISTEMERA’

I giorni sono passati, lenti, frenetici, sconclusionati, di corsa, sospesi, ma intanto una settimana è passata.

Cominciamo a vedere una fine, una parvenza di rientro a casa, intanto vederlo senza più fili e tubi che annullavano il dolore, che lo alimentavano, che lo aiutavano a respirare, è un bel passo avanti, non vederlo più come un moderno Frankeinstein, è il sorriso che torna ad illuminare il cuore e scaldare l’anima.

Adesso dovrebbero cominciare le ore più lunghe, quelle che ci separano dal rientro a casa, quelle ore che ci riavvicinano al nostro tran tran, fatto anche di tante brontolate, quelle brontolate che mi mancano tanto, quelle in cui ti arrabbi perchè io, di nascosto, ti abbasso il volume del televisore, io che brontolo e sbuffo perchè guardi solo programmi stupidi di aste di container, rielaborazioni di auto, corse in auto, pescatori al limite della stupidità.

Mi sento orfana qui in casa,mi sento sola, la fatica comincia a farla da padrone, la noia mi attanaglia, i nostri ritmi che sono spariti, mi stanno cominciando a far salire l’ansia.

Non trovo nemmeno più gusto a mangiare il gelato la sera sul divano, quel divano che mi sembra toppo in ordine e troppo grande per me da sola.

Quel divano che tanto amiamo,tu sdraiato a guardare i  tuoi programmi alla tele, io di fianco a leggere, o giocare con il tablet o ad uncinettare..ecco, anche l’uncinetto in  questi giorni di assenza è stato abbandonato, troppa l’abitudine di essere assieme, di fare tante cose piacevoli assieme, aiutandoci e sostenendoci a vienda, troppo l’abitudine di ritagliarci i nostri spazi con amici tu e con amiche mie, ma sempre sapendo che al  rientro avremmo avuto da raccontarci tante cose e tante risate fatte e tentare di replicarle assieme.

Dopo avremo altri pensieri ed altri impegni di cui preoccuparci, ma sarà come tornare indietro di alcuni anni, ricomincire con le 4 pastiglie, che stanno diventando preziose quasi più dell’oro, quelle 4 pastiglie che, per noi, sono state il miraggio per farti e farci sopportsre dolori, paure, ansie e lacrime, tante versate, di paura, di frustrazione, di gioia quando i medici ci dicono che è andato bene,per poi essere scacciate dai sorrisi che ci facevamo a vicenda quando stavamo seduti uno di fronte all’altro o quando ti sdraiavi, perchè la stanchezza la faceva da padrona, e le nostre mani si cercavano a vicenda, ci tenavamo stretti a vicenda, ci tenavamo a galla in quel mare di paure e gioie che arrivavano ad  ondate, come le onde del mare o la risacca del mare d’inverno.

Mercoledì sta arrivando.