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RACCOGLIAMO LE IDEE

il tempo non passa, vorrei già delle risposte certe, vorrei essere già a metà giugno per sapere se va tutto come sperato, per sapere se la nuova terapia funziona.

Vorrei sapere se tutte le pene che sta passando in questi giorni, se tutti gli effetti collaterali che sta sopportando, sono valsi a qualcosa, vorrei sapere se, alla fine di questo tunnel, fatto di incertezze, di speranze e di paura, ci sarà una luce, anche fioca.

Vorrei tornare al noioso tran tran nel quale ci eravamo assestati fino al 20 parile.

Ormai quelle 4 pastiglie di Glivec facevano parte di noi, quasi uno di famiglia, venivano ingurgitate tutti i giorni che Dio mandava su questa terra, come normali pastiglie, ormai non le consideravamo nemmeno più una terapia antitumorale, ormai ci eravamo adagiati sul fatto che le avrebbe prese a vita, per noi erano una routine.

Una routine che….puffff… il 20 arile si è infranta.

Adesso dobbiamo ricominciare una nuova routine con altre pastiglie, sempre antitumorali, ma più potenti, io la chiamo “la bomba atomica”, i medici lo chiamano il farmaco di seconda linea, adesso dobbiamo riabituarci, ma ci sentiamo orfani del precedente e queste nuove pastiglie, le guardiamo con un po’ di sospetto, finchè non abbiamo la certezza che fanno il loro sporco lavoro, non  riusciamo ad amarle, le sentiamo intruse.

Mi sento tutta fuori fase, up and down, ma sta arrivando Roma e speriamo che queti 3 giorni riscano a farmi vedere un’altra luce, a ricaricare le batterie per ripartir al meglio.

1973, era un anno che ci conoscevamo, che uscivamo assieme e tanti altri ne sono passati.

VOGLIO

Lo so che non si dice, che sarebbe più corretto dire “vorrei”, ma in questo momento Voglio è il termine più esatto.

In questo momento particolare esigo diventare ignorante.

Ma non quell’ignoranza dovuta al non aver potuto studiare,  quella è una ignoranza buona, perchè conoscendo i tuoi limiti, questa conoscenza ti spinge a leggere, a documentarti, ad ascoltare, ad elaborare domande ed a cercare risposte.

Io voglio diventare ignorante, di quell’ignorantitudine becera, quella che non ti fa sorgere nessun dubbio, di conseguenza non ti spinge a porti domande ed a trovare risposte.

Quell’ignoranza che ti mette al centro del mondo, che ti convince che il mondo ruoti attorno a te, quell’ignoranza che ti fa credere che basti indossare un pao di occiali con le lenti rosa, perchè improvisamente la vita sia meravigliosa.

Quell’ignorantitudine che non ti tiene sveglia di notte, che ti fa andare avanti continuando a diri “Ma tu sei forte”.

Che io sia forte non significa che io non senta il peso di tutta la situazione, io voglio essere debole, appoggiarmi sempre a qualcun altro e delegare ad altri i miei pensieri.

ALLA RICERCA

Ed io adesso dove la trovo l’energia, anzi le energie per sostenere tutto il baraccone?

Debbo tornare a vestire i panni di quella che ascolta, che sostiene, che telefona, che sdrammatizza.

Qui si deve ricominciare alla grande, in pompa mgna a combattere, qui si deve ricominciare a vedere un obiettivo, un futuro, un domani, quando tutto rema contro.

Qui si sta ridimensionando il tutto, si sta riprogrammando tutte le giornate a venire, cercando di trovare una quadra, una normalità che è stata all’improvviso buttata a mare.

E le attese si fanno lunghe e pesanti.

Ma le energie si debbono trovare, non la si deve dare per vinta al cancro.

 

UN PASSO AVANTI

E’ così, c’è poco da dire, per quanto noi umani si lavori sulla ricerca per la lotta al cancro, lui è sempre un passo avanti.

Ci impiega del tempo, ma alla fine riesce sempre ad aggirare gli ostacoli che noi umani gli mettiamo fra le ruote.

Lo dimostra il fatto che in 7 mesi si è formata una massa di 11 cm e che gli esami del sangue, eseguiti a distanza di 3 mesi dai precedenti, fossero in linea, che tutti i campanelli che fino ad allora ci dicevano che la terapia funzionava, si sono rimessi in linea, ci hanno fatto capire che si stava festeggiando bevendo Glivec come se fossimo ad un apericena fra amici.

Però noi umani siamo caparbi, cocciuti e testardi, abbiamo sempre un’arma di riserva per contrastarlo, lui si ota avanti, ma anche noi non siamo da meno.

Oggi si deve far passare il tempo ed, a volte, la testa veleggia vero lidi di profondo sconforto.

NIENTE E’ SCONTATO

Abbimo fortune che non  sappiamo di avere, perchè per noi è normale così, per noi è sempre stato così, ma non diamo per scontato che sia sempre così.

Le parole di un’amica ieri mi hanno fatto riflettere su questa cosa.

Oggi un’altra amica si è offerta di darmi un vecchio servizio di piatti per aiutarmi a sfogarmi.

Sempre oggi un’altra amica ha trovato le parole per farmi vedere l’altra faccia della medaglia.

Stamttina un’amica molto affine a me, mi ha incoraggiata dicendo che il mio muovermi, in determinate situazioni, come un ariete è giusto, di continuare su questa strada.

Tutti aiuti che in quedto momento servono.

Mi ero ripromessa di non parlarne, ma  il peso che ho cominciato a sentire da sabato sera, mi stava schiacciando, mi stava togliendo la lucidità di ragionamento e di azione, non volevo angustiare mia sorella che ho visto domenica in occasione della cena a Cervia con gli storici del Cadore, non volevo angustiare LaMiaMamma, ma poi il peso mi stava schiacciando, mi stava soffocando, avevo necessità di sapere che qualcuno da qualche parte condivideva con me ansia, paura, lacrime ed angoscia  su di un  futuro che  non so cosa possa riservarmi, sapendo che le armi che abbiamo in mano non sono molte.

E andiamo avanti con queto calvario, sperando sempre e affidndoci alle dottoresse che ci hanno tenuto per manp fin qua.

Perchè io so, io ho fiducia, debbo credere che tireranno fuori il coniglio dal cappello anche questa volta.

Di nuovo in giostra.

UN ALTRO ANNO

Fai gli auguri a tuo marito che oggi compie gli anni…quanti ne compie? 60?”

Mamma, parliamone…ne ho compiuti 60 io, come fa lui ad averne 60, che è più vecchio di me di quasi 3 anni?

Buongiorno Ferrari, buongiorno a te.

Siamo ancora qui, tutti quanti a farti gli auguri per un altro anno passato, bene o male passato, fra risate e mugugni vari, ma anche questo è stato scollinato.

Mi raccomando, mantieniti sempre così in forma, con le spalle larghe e la voglia di starmi accanto.

La stessa voglia che ho sempre io.

MADELEINES

Una bella giornata di sole che invoglia ad uscire.

Mercatino di Natale francese in una bella piazza del centro, mi piace, tante lucine garbate, i colori e i profumi.

La bancarella dei biscotti.

“Uhhh Fabio, le madeleines” e nel mentre i miei occhi si illuminano.

Paesaggi e momenti lontani, tanto lontani, paesaggi legati all’infanzia.

“Sai Cri, non le ho mai mangiate”.

Come non le hai mai mangiate? Io le mangiavo quano abitavamo a Fortezza e mi piacevano un sacco, per me erano una novità , una piacevole novità.

Dai ne compriamo un po’ così le assaggi.

Detto fatto, ne mettiamo un po’ in un sacchetto, paghiamo e ci allontaniamo, ma non resistiamo e ne assaggiamo subito una a testa.

Un morso, una esplosione di sapori, l’aroma di mandorla che va a risvegliare ricordi, attimi, istanti e persone che si affacciano di nuovo alla memoria.

Un salto indietro di quasi mezzo secolo, l’immagine della neve e delle montagne alto atesine, memoria che corre a quegli anni, a tutte le persone conosciute, a tutti i momenti di calore e affetto di allora, e il rimpianto si fa largo.

E’ un momento, poi tutto torna la suo posto, ritorno in quella piazza di Bologna con le lucine garbate.

Io felice.