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CI MANCHI

“Quando succede un dolore forte, la vita continua dicono…ma non sempre è vero…a volte la vita si ferma e passano solo i giorni” (dal web).

Quanto è vero, il dolore si mette in un angolo, sembra sopirsi, tranquillizzari, ma è sempre presente, in maniera sottile, con il senso di vuoto. di smarrimento, di mancanza.

Specialmente la mancanza è quella più importante, perchè nei momenti cruciali la tua presenza, i tuoi consigli, le tue parole,avrebbero lenito un dispiacere, avrebbero chiarito un dubbo, ci avresti sorretto ed incoraggiato ad affrontare gli inciampi della vita, come solo un padre sa fare.

20 anni sono passati, ma per tutti noi è tutto come 20 anni fa, stesso sbigottimento, stesso dolore,stesso senso di vuto.

Papà, manchi a me, a LaMiaSorella, a LaMiaMamma (soprattutto), al Ferrari e a Martelli per le risate che gli hai fatto fare e per averli sempre considerati come dei figli, manchi al Piccolo che ha avuto la fortuna di conoscerti, manchi alla Tata che ti ha conosciuto attraverso le nostre parole, manchi a LaFiglia, perchè l’hai sempre coccolata, il privilegio della prima nipote.

20 anni fa come se fosse oggi.

 

 

 

TENIAMOCI PER MANO

Ciao D., il tuo cuore si è fermato con il cuore del tuo grande amore E.

Il tuo sgomento è ancora enorme, non riesci ancora a capacitartene, ma  purtroppo, è così.

Ma la vita va avanti, nonostante il tuo grande dolore, che sembra ti stia soffocando, ma non è così, devi andare avanti, un passo ed un momento alla volta, facendo tutto quello che avrebbe voluto fare di bello assieme a te il tuo E.

La vita va avati e non si ferma, anche se stamattina, tutti noi avremmo voluto che il tempo si cristalizzasse così, lì in quella camera mortuaria, nessuno di noi voleva abbandonare l’idea, l’illusione che E. fosse ancora lì, assieme a noi.

Ma noi ci tenimo per mano, ti teniamo per mano, ti sorreggiamo per passare questo brutto momento ed i brutti momenti futuri che verranno. Ti terremo per mano finchè non sarai di nuovo pronta per camminare salda e sicura sulle tue gambe.

Perchè sei giovane ed hai tutta una vita davanti e, prima o poi, ti rialzerai, senza mai dimenticare il grande amore che ti ha donato e che hai donato ad E.

Noi faremo il possibile per fare cose, risate che avrebbe voluto fare E., faremo in maniera che il suo ricordo non siano solo lacrime e rammarico, ma il suo ricordo dovrà essere anche gioia e risate.

Teniamoci per mano.

LETTERA A ME STESSA

Cara amica, lo so che oggi è e sarà una giornata pesante, lo vedo, lo capisco da tutti i mille lavori che hai cominciato e, al momento, finiti veramente pochi.

Lo so fai così, quando hai bisogno di tenere la mente occupata, quando tieni occupate le mani per non far andare la mente sempre al pensiero di Sara.

Già da ieri cominciavi a dare i primi segnali, di insofferenza, di mainconia e tristezza.

Ieri era cominciato in mala maniera, ti sei svegliata piangedo e stranita, reduce da una notte tormentata da incubi, probabilmente scatenati dal momento di stress e dal forte vento della notte, lo so ti sei ritrovata  alle 01,47 sul terrazzo a guardare gi alberi piegati dal vento, cercando di calmare i fantasmi che ti avevno svegliata in malo modo.

Ieri era proseguito con sempre quella cappa di tristezza e le lacrime sempre in bilico.

Stamattina non è che sia cominciato in maniera diversa, il pensiero è sempre lì, a Sara, al marito ed al figlio che debbono elaborare una perdita tanto grande, non si aspettavano un tracollo così veloce, non se lo aspettava nessuno, siete stati tutti colti all’mprovviso e l’incredulità è tanta.

Cara amica, ti capisco, ogni tanto anche e corazze più dure e più spesse si incrinano.

Cara amica lo sai, ci vorrà tempo, ma devi elaborare, là fuori ci sono ancora tante persone che ti vorrebbero vedere di nuovo senz quella brutta ruga in mezzo agli occhi e, il loro, non è egoismo, è amore nei tuoi confronti, anche loro soffrono nel vederti così silenziosa ed assente, persa dentro a pensieri cupi.

Cara amica, elabora, prenditi tutto il tempo che ti occorre, ma torna ad essere quella che tutti noi conosciamo, sempre pronta a tendere una mano e a scherzare.

Una bracciatona.

 

DI NUOVO

Non eravamo pronte, nessuno è mai pronto a certe notizie, e non lo saremo mai.

Nel 2011 abbiamo perso Anna Lisa, fu un colpo basso e duro, Oltreilcancro era nato da poco, eravamo, e lo siamo ancora, molto legate, sempre pronte a sostenerci, fu un colpo al cuore.

Non doveva succedere, ma a fatica e stringendoci tutte assieme abbiamo superato, o almeno, abbiamo sublimato quel dolore.

Due anni dopo toccò ad Anna, sapevamo, ma in cuor nostro speravamo e non l’avevamo persa quella speranza.

Gli anni sono passati, fra alti e bassi, paure e patemi, non ultimi lo scorso anno per Mia e Julia, ma ci siamo sempre sostenute e  incoraggiate l’una con l’altra.

Mai avremmo pensato di essere di nuovo colpite dal dolore in questo 2020 così travagliato, mai avremmo pensato che il cancro ci avrebbe teso un agguato coì improvviso e crudele.

La speranza non ci ha mai abbanonate, il nostro pensiero era che ce l’avrebbe fatta, che sarebbe rimasta fra di noi ancora per molto, per ridere, chiacchierare, consolarci e a riempire sempre di più il bagaglio delle esperienze che ci tenevano legate.

Ieri il cancro si è portato via Sara.

Sara che rimarrà sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori accanto ad AnnastaccatoLisa e AnnaWidepeak.

TUTTO SI SISTEMA

Ieri è stata un giornata pesante, seguita ad una notte tormenta.

Di notte non vorrei sognare, di notte nei sogni trasferisco tutte le mie paure, tutte le mie ansie,

E al mattino, quando mi sveglio, l’ansia dei sogni mi assale, mi toglie il fiato.

Ulimamente al mattino dormiamo parecchio, dormiamo vicini e sempre tenendoci per mano in qualsiasi maniera noi ci si giri nel letto, alla fine le mani si cercano e troviamo conforto nello stringercele.

Ma poi basta ,sapere che attorno ho persone disposte ad ascoltare e pronte a supportare . con pazienza, a farmi ragionare, e, quando alla fine ragiono, tutti i tasselli vanno al loro posto e la giornata prende un’altra piega.

Ieri era cominciata con la pesantezza sul cuore ed i pensieri neri, bui, con la paura che la faceva da padrona, ma poi, piano piano, si è rassernato tutto ed un altro piccolo passo vero la normalità è stato fatto: merenda assieme, era tanto che non andavamo più da nessuna parte a fare merenda, ieri pomeriggio abbiamo rpreso l’abitudine delle merenda, adesso c’è soddisfazine a mangiar, adesso il cibo ha sapore, le 4 pastiglie stanno facendoci tornare alla vita precedente, una vita forse banale e noiosa, ma tanto gratificante e leggera.

4 pastiglie,sembrano nulla, ma significano tanto.

COSE BELLE

Ora di pranzo avanzata, praticamente non so se è pranzo o se è merenda, ma tant’è..

Dove vuoi mai che vada? E’ un orario talmente bislacco che, al di fuori delle mura dell’ospedale, un piatto di pasta difficilmente lo trovo, faccio buon viso a cattivo gioco e mi dirigo al bar dell’ospedale, lì sono sempre a pieno regime, un piatto di pasta o un panino robusto o un trancio di pizza come piace a me, lo trovo semre.

Certamente il luogo non è l’ideale, avrei voglia di non vedere camici bianchi, avrei voglia di silenzio, avrei voglia di un tavolo, una sedia e un piatto cucinato e non riscaldato in un forno a microonde, ma tant’è…

Certamente il distacco dall’ambiente ospedaliero, dall’aria che si respira all’interno della cerchia delle mura dell’ospedale, sarebbe diversa fuori, ma tant’è…

Certamente le persone che vedi sarebbero vestite diversamente, magari con qualche colore in più, oltre ai camici bianchi o le divise degi infermieri, ma tant’è…

Ma, a volte, la sorte gioca a tuo favore, e visto l’incontro caldo, avvolgente e rassicurante fatto, ne è vala la pena.

Seduta al tavolo di fronte al mio trovo l’oncologa de LaMiaMetà, ma io sono talmente immersa nei miei pensieri, che non la vedo, mentre lei….Lei si alza, prende il suo panino e mi si siede davanti con un sorriso caldo ed un abbraccio che mi ha riscaldata e, alla fine, le lacrime hanno preso il sopravvento, ma tant’è—

Ho parlato, anzi lei ha parlato con me, mi ha detto di stare tranquilla, che ha parlato con il chirurgo, con la dottoressa che segue LaMiaMeta nella sua degenza in terapia intensiva, che è tutto nella norma, che un maleseere, che i malori lamentati in questi giorni e il peggioramento di oggi, se lo aspettavano visto l’intervento eseguito in urgenza, prima che tutto ripartisse alla grande, che stamattina si erano consultati tutti assieme, che intanto avevano già approntato una  nuova terapia, domani faranno altri esami e vedranno come risolvere tutti i piccoli problemi che, messi tutti assieme, ne hanno creato uno grande: la sua demoralizzazione che non aiuta nella lunga e difficile ripresa.

LaMiaMetà, ascoltami, per favore, ascolta le mie parole: i medici stanno mettendo al tuo servizio tutto il loro sapere, tutta la loro esperienza, tutte le loro idee, si confrontano fra di loro, hanno a  cuore la tua situazione, stanno dando il loro massimo per rimetterti in piedi il prima possibile, ma tu ci devi mettere del tuo. Lo so, è facile parlare fuori da quel letto, senza nessun dolore o disagio addosso, ma tu ascoltami, se vuoi tornare a casa il prima possibile, se vuoi tornare a vedere i tuoi programmi beceri in televisione, ti devi impegnare, il tuo morale deve cambiare.

Buonanotte LaMiaMetà.

IL GIORNO DOPO

Ti senti sulle spalle e nella testa tutto il dolore del funerale di un tredicenne.

Come adulto sai che devi cercare di reagire e aiutare tutti quei ragazzi presenti ieri, tutti stretti gli uni agli altri in una chiesa gremita, gremita fino all’inverosimile di tanti tanti tanti ragazzi.

Mai visti tanti ragazzi e ragazze tutti assieme, tutti uniti e solidali, facevano tenerezza nel loro dimostrarsi forti con gli occhi rossi e gonfi di pianto.

Facevano tenerezza nell’osservarli tutti ttorno ai loro professori, più commossi e increduli di loro.

Facevano tenerezza nel vederli stringersi attorno alla famiglia, alle sorelle del loro amico scomparso così all’improvviso, lasciando tutti frastornati.

I compagni di classe, fra i quali anche la Tata, si sono sorretti l’uno con l’altro dando una lezione di dignità e amore disinteressato  tutti noi adulti.

Hanno cantato, hanno scritto una lettera ai genitori del loro amico, si sono fatti consegnare un palloncino biano ognuno da tenere come ricordo di questo compagno così sfortunato.

Si sono messi tutti su di un lato durante la sepoltura e si sono abbracciati tutti stretti stretti piangendo a asciugandosi le lacrime a vicenda.

E’ stato tutto molto duro e penoso per noi adulti, impotenti davanti a tanto dolore, al dolore dei genitori ed al dolore dei ragazzi.

Ma oggi è un altro giorno, si stanno ancora sostenendo, non sappimo e non immaginiamo cosa stiano pensando, si sono chiusi in un mutismo che solo loro possono capire e comprendere.

Da oggi in poi i nostri ragazzi dovranno fare i conti con la Vita che li ha messi davanti alla Morte.

VOLA IN ALTO

E’ da stamattina che il tam tam si sta diffondendo.

La morte improvvisa di un tredicenne ha scosso la quiete di questo scampolo di vacanza che è rimasto ai nostri ragazzi.

La morte di un loro ex compagno di classe li ha bruscamente risvegliati, li ha messi di fronte al dolore, alla perdita di ua persona conosciuta, li ha messi davanti al passo più importante della vita: la Morte.

E adesso sta a noi adulti accompagnarli attraverso tutte le fasi del dolore.

Certo non eri uno stinco di santo, ma ci stiamo ancora tutti chiedendo cosa potesse essere successo un anno e mezzo fa che che ti ha trasformato nel bullo che eri diventato, nel ragazzo di 13 anni che eri diventato,  bullo, smargiasso, ma tanto fragile ed  influenzabile.

Anche se non dobbiao meravigliarci di nulla, perchè sappiamo tutti che il mestiere del genitore, è quello più difficile al mondo, non si può e non si dovrebbe morire improvvisamente a 13 anni, stroncato da una patologia che ultimamente,sembra, ti stesse dando tregua.

Abbiamo avuto tutti 13 anni, le cavolate le abbiamo fatte tutti, quindi non meraviglimoci dei tuoi atteggiamenti, in epoche e maniere diverse, abbiamo tutti cercato di uscire dal branco, di farci più grandi di quello che eravamo, ma tu hai pagato il prezzo più caro.

Vola in alto ora, libero dai tuoi fantasmi.

OGGI C’e’ IL SOLE

Ma io vorrei averer la mente sgombra da nuvole.

Di bello c’è che tutta la pesantezza della giornata non si riflette nei sogni notturni.

Sogno neutro, sogno situazioni che non hanno nulla a che vedere con quello che stiamo vivendo a passando ora.

Ed è un bene, almeno durante quelle ore la mente stacca, si concede un po’ di  buon sano relax, tanto il giorno dopo, appena apro gl occhi, qualcosa di nuovo è sempre in agguato.

E’ cominciata la nuova terapia orale, ben più pesante rispetto alla precedente.

E’ cominciata l’attesa dei primi esami del angue da effettuare, è cominciata l’attesa della prima visita di contollo fra circa 20 giorni, è cominciata l’attesa dell’appuntamento per la  pet di controllo.

Insomma è cominciato quel periodo di stress da attese che logora, consuma, rende gli occhi spiritati ed i nervi a fior di pelle.

Intanto si naviga a vista

LE PAROLE E I RICORDI

Una telefonata, un’altra telefonata, un riallacciare i fili, una ricerca di tranquillità e finalmente riesco a tovre le parole, la frase per farle capire che è tutto come prima, come trenta e passa anni fa:

“Adesso tu hai solamente bisogno di serenità e di leggerezza”.

Ed ancora una volta, cara amica, sono riuscita ad aiutarti, ma tu non sai che la tua presenza aiuta anche me.

E’ un toccasana confrontarsi a parole e sentimenti con una persona che si conosce da trenta e passa anni, una persona con la quale si è dovuto condividere lo sradicamento dalla zona dove fino ad allora eravamo vissuti, e ci siamo dovuti tutti rimboccare la maniche per integrarci in un territorio, in un paese nuovo.

E, finalmente, stamattina dvanti ad un tè caldo, ad un tavolino illuminato e scaldato da questo sole che negli ultimi giorni ci sta regalando giornate da favola, abbiamo ripercorso la strada fatta assieme, abbiamo rispolverato i tanti ricordi che tu e Matteo avete lasciato dentro di noi, ho ascoltato di nuovo il tuo dolore, molto diverso da quello di 5 anni fa, e sono riuscita a rassicurarti sul tuo operato, sul tuo sentire, sul tuo risollevare le spalle e vivere di leggerezza e serenità.

Avanti così amica cara, 16 anni fa eri tu a sostenermi, ora provo io a sostenere te in questa lunga e lenta ricerca di serenità.