LE OTTO MONTAGNE

Ho letto questo libro di Paolo Cognetti in questi giorni di profonda tristezza.

E’ un libro che parla di amicizia, di quella amicizia vera e profonda che regge alla distanza, alla diversità di carattere delle persone e che fa respirare.

Avevo bisogno di respirare, di sapere che l’amicizia che supera e travalica il tempo e le distanze, esiste, avevo bisogno di questo libro per sentirmi confortata.

E il conforto l’ho trovato, negli spazi aperti di cui parla l’autore, dell’aria fresca e pulita che sembra di respirare girando ogni pagina.

Ho trovato conforto e con il passare dei giorni, ripensando a questo libro, troverò anche la serenità che ora mi manca, riprenderò a pensare all’amico perso senza che gli occhi mi si inumidiscano, senza il magone e senza il tuffo al cuore che provo ogni volta.

Gli spazi aperti in cui lasciar vagare la mente e i ricordi

RICORDI CHE ARRIVANO

E da ieri i ricordi  di te stanno arrivando come un fiume in piena.

I ricordi snocciolati.

Ricordi che portano altri ricordi, che si rincorrono l’un l’altro.

I più belli  quelli delle sere d’estate passate nei cinema all’aperto a seguire tutti i film di Dracula interpretati da Christopher Lee.

Finite le serie di Darcula non ci arrendavamo, si cominciava con le serie dei gladiatori e degli antichi romani,ci divertivamo con poco, eravamo soli o in compagnia con tutti gli altri e qualcuno che facesse una battura becera, che strappava la risata, c’era sempre.

I pomeriggi autunnali ed invernali li passavamo ad ascoltare musica, fare i compiti e tentare di studiare, ma il più delle volte si finiva per discutere di Pink Floyd, ELP, Banco del Mutuo Soccorso o qualsiasi altro cantante o gruppo musicale di allora.

I pomeriggi domenicali invernali li passavamo o al cinema o a casa da qualcuno che avesse l’impiato stereo per ascoltare l’ennesima musica, quando proprio volevamo strafare si andava a mangiare la pizza.

Mentre i pomeriggi domenicali estivi li passavamo a Villa Spada, a noi non piacevano i giardini Margherita, da soli o in compagnia, a mangiare gelato, per poi  scendere verso porta Saragozza e fermarci alla baracchina che c’era sul viale, a mangiare una fetta di cocomero.

E tutte queste “avventure” passate assieme si sono ripetute sempre uguali, per tanti anni, uno via l’altro

Poi gli anni sono passati, io ho lasciato Borgo Panigale, tu eri anche un po’ offeso, ma si sa anche fra amici amici, a volte nascono delle incomprensioni.

Poi si cresce ed ognuno di noi si è fatto la sua vita, ma ogni tanto ci si incrociava, ci si vedeva, e tutto tornava come allora, tutto tornava come anni fa, si rideva, si riprendeva a parlare di musica, ci si sedava magari in un bar a prendere un caffè, eravamo già grandi, già adulti, quindi potevamo bere caffè.

eri rimasto molto colpito dalla mia malattia, lì sono stati anni bui, anni in cui proprio ci siamo evitati, io ero arrabbiata con te e tu non avevi il coraggio, forse, di trovare le parole giuste.

Ma poi, ci siamo risfiorati, ci siamo riavvicinati, complice tua moglie e la vicinanza dei due paesi, dove finalmente avevamo trovato il nostro equilibrio, con le nostre rispettive famiglie.

E da ora, questi ricordi saranno miei, mi faranno compagnia quando sentirò la tua mancanza, quando mi sembrerà di vederti alla coop, ma mi renderò conto che tu non ci sei più.

I ricordi di un’amcizia che dall’adolescenza è arrivata fino quasi alla vecchiaia.

NUVOLA

indexPiccola “bimba” pelosa, che hai rallegrato, sostenuto e amato la compagna di merende.

Tutta bianca e ricciolina, candida piccolina poi vecchietta.

La pelosetta di casa, tranquilla e anche un po’ sclerotica, ma tanto dolce e affettuosa.

Da ieri non ci sei più, e la mia compagna di merende, la tua “mamma”,è molto triste, le hai lasciato un vuoto immenso e tanti tanti scrupoli.

La mia compagna di merende si sente in colpa perchè in quel momento stava dormendo, dopo una notte tribolata, la tua “mamma” si rimprovera di essersi accorta che l’avevi lasciata quando ormai eri già nel paradiso degli amici pelosetti.

Ma la tua “mamma” deve farsi forza ed andare avanti, tenendoti sempre nel cuore, ma adesso è ora di ricominciare, con un cagnolino che possa scaldarsi alle sue infinite carezze,  carezze calde e cosolatorie, come tutte quelle che ti ha fatto.

E adesso riposa, gioca e scorazza la fianco di Camilla, ciao Nuvola, “bimba” pelosa.

HAPPY BIRTHDAY….

…to you.

Me la sto cantando fra me e me.

Mi si inumidiscono gli occhi, ma non posso non pensare,  non posso non cantarla.

Stasera mangerò la solita fetta di dolce pensando, immaginando che sia una torta con tanto di candeline, per te, tutte per te, anche se tu non ci sei.

Oggi pomeriggio verrò con la mamma a farti gli auguri, ci guarderemo neglio occhi, io e lei, io e te, ma poi niente cambierà, tu sarai sempre lontano da noi.

Happy birthday dad, 86 years old

TUTTO COME ALLORA

Non è cambiato nulla da 16 anni a questa parte.

E’ tutto come allora, stesso caldo, stesso senso di oppressione, stesso senso di vuoto e di perdita.

E il dolore non si attenua, i ricordi spingono e stringono prepotentemente il cuore e la mente.

Da 10 ani a questa parte c’è pure una bambina che non ti ha mai conosciuto, ma ti ama e allora il dolore si fa ancora più cocente, il rimpianto di quello che avrebbe potuto esser e non è stato, è ancora più prepotente.

Ci manchi sempre tanto.

NON SI RICEVE

Un’amica raccontava che suo nonno, quando era un giorno no, scendeva in cucina e diceva “Oggi non si riceve”.

A me è piaciuta tanto la frase e da oggi sarà la mia frase.

Oggi non si riceve, oggi ho deciso di preservare le mie energie per fare famiglia, rimboccandomi le maniche per l’ennesima volta, per sorreggere per quello che sono le mie capacità, perchè le persone sono importanti, ma le persone debbo anche imparare a guadagnarsi l’affetto, le persone debbono imparare a misurare i gesti e le parole.

Oggi non si riceve, le mie energie debbono essere indirizzate a chi se le merita.

LE PROVE QUOTIDIANE

indexLa signora che sta facendo pratica con la carrozzina elettrica, le mancano la gamba e la mano destra.
I due amici che camminano assieme spronati dalla terapista a non indulgiare seduti, debbono collaudare al meglio le protesi alle gambe.
Due compagni di palestra che discutono pacatamente di Renzi e D’Alema.
Una nornmale mattina al bar del Centro protesi di Vigorso.
Una mattina invasa dai ricordi del marzo ’77
Bologna la rossa, Bologna la roccaforte del PCI messa a ferro e fuoco dal Movimento degli Studenti.
La celebre Università, L’Alma Mater Studiorum, paralizzata dalle assemblee alla facoltà di Lettere, che fu e furono fucina di idee, movimenti, dove l’impegno politico e sociale era ancora vivo e forte fra gli studenti.
Ma poi tutto sfuggì di mano, tutto prese un’altra piega, tutto degenerò fino alla morte di Francesco Lorusso.
E da lì in poi tutto è cambiato, è cambiata la città.
Siamo cambiati noi, forse a suo tempo fummo esagerati, forse eravamo molto esasperati, ma resta il fatto che non si è stati capaci di gestire e tenere vivo quello che di buono poteva esserci stato in quei giorni, anche quelli a venire negli anni successivi.
E domani sarà l’ennesimo anniversario di un ragazzo che non aveva altra colpa di essere là a tentare un cambiamento, che non è avvenuto, che nel corso degli anni si è smarrito in una politica che non ha più obiettivi ed ha perso l’impegno civile e sociale di quegli anni.

Immagine presa dal web...13 marzo 1977