GIORNO NOVE, GIORNI INTENSI

I giorn passano, niente cambia.

Il virus imperversa, noi ogni tanto abbiamo degli attimi di sbandamento, ma poi ci riprendiamo.

Giorno sei, sette, otto e nove. Gorni intensi, in cui tentiamo sempre, tutti i momenti di trovare un equilibrio, ma basta poco, basta un niente per far crollare tutto il castello di carte che abbiamo tirato su.

Giorno nove, sempre più in rosso, quest’anno non abbiamo la scusante che non sappiamo, quest’anno stiamo rivivendo pari pari la primavera 2020, stessi giorni, stessa tempertura, stesso clima.

Non sembra passato un anno, perchè siamo di nuovo punto e a capo al 12 marzo 2020, ma oggi è il 12 marzo 2021.

Giorno nove, dobbiamo farne passare altri…chissà quanti, nove giorni fa la meta era il 21 marzo, ora non si sa.

Giorno nove e il virus finora era un numero freddo dietro lo schermo di un computer o di una televisione, adesso è una presenza che sta toccando pesantemente persone che conosci, persone amiche per la quali sei in ansia.

Forza

 

UN ADDIO CHE NON LO E’

Ti abbiamo salutato con il groppo in gola, eravamo in tanti, perchè in tanti ti abbiamo voluto bene e ti stimavamo.

E’ stato un lungo addio, stretti fuori dalla chiesa a ricordare, a parlare, a chiederci il perchè.

E’stato un  addio, ma non lo sarà, perchè il tuo ricordo, il tuo sorriso ed i tuoi occhi, rimaranno sepre in noi.

Non è un addio, perchè ci saranno sempre i tuoi ragazzi a ricordarci di te, tuoi grandi amori, così simili a te, specialmente la tua Piccola,che ormai piccola non è più, ci sarà sempre il tuo Bimbo, che ormai si sta avviando ad essere un ometto, ci sarà la tua Metà, così piccola e provata da questi lunghi giorni, ma noi le starmo accanto, tenendoli per mano finchè non sapranno volare con le loro ali e noi li lasceremo andare per il loro cammino, sapendo che tu, in questo breve periodo che ti è stato concesso, hai fatto un grande lavoro.

In ogni nuvola  e stella che avremo sopra di noi, noi sappiamo che da lassù stai veglindo.

E BASTA….

…dire che “tanto muoiono solo gli anziani e con patologie pregresse”

Tanto per cominciare prima o poi diventerete anziani anche voi, se avete la fortuna di non finire investiti da  un auto o un infarto vi porti via o peggio ancora un cancro.

Secondo, con i progressi della medicina, questi anziani, nonostante l’età e le patologie, avrebbero potuto avere una prospettiva di vita per altri 2, 3, 5 o 10 anni, con una qualche pastiglia, sciroppo o che altro, avrebbero tenuto sotto controllo le patologie e avrebbero vissuto bene per tanti altri anni ancora.

Terzo, non è vero che muoiono solo gli anziani, certamente sono la maggioranza, ma purtroppo ogni tanto, ci scappa anche il morto giovane.

Ultimo, ma non ultimo, anzi forse è il primo punto da tenere ben presemte, sono persone, non sono numeri, quando si diventa anziani, non si perde nessun diritto, si rimane un essere umano lo stesso, non si diventa un numero per fare statistica o per finire nei report quotidiani del Ministero della Salute.

Non abituiamoci alla legge del numero, non abituiamoci a guardare queste cifre con freddezza, ricordiamoci che dietro ad ogni numero, c’è o c’era una persona, un essere umano.

Basta dire sciocchezze.

OGGI 17 ANNI FA

12 novembre 2003, l’attentato a Nassirya.

Due giorni prima una ennesima seduta di chemio terapia

due date incise a fuoco nella mia memoria, che difficilmente riuscirò a dimenticare.

Al dolore fisico e, soprattutto mentale e psicologico della chemio, si sovrappose il dolore per le vittime, per il gesto.

Ho pianto 26 ore, chiedendomi dove il mio corpo trovasse ancora liquidi per far uscire la lacrime dagli occhi.

12 novmbre 2011 matrimonio a Boston.

Anche questa data rimarrà impressa nellamemoria, per la bellezza e la gioia provata.

Stesso giorno, anni diversi, come diverse le circostanze, ma due date importanti.

12 novembre 2020 pandemia.

 

CI MANCHI

“Quando succede un dolore forte, la vita continua dicono…ma non sempre è vero…a volte la vita si ferma e passano solo i giorni” (dal web).

Quanto è vero, il dolore si mette in un angolo, sembra sopirsi, tranquillizzari, ma è sempre presente, in maniera sottile, con il senso di vuoto. di smarrimento, di mancanza.

Specialmente la mancanza è quella più importante, perchè nei momenti cruciali la tua presenza, i tuoi consigli, le tue parole,avrebbero lenito un dispiacere, avrebbero chiarito un dubbo, ci avresti sorretto ed incoraggiato ad affrontare gli inciampi della vita, come solo un padre sa fare.

20 anni sono passati, ma per tutti noi è tutto come 20 anni fa, stesso sbigottimento, stesso dolore,stesso senso di vuto.

Papà, manchi a me, a LaMiaSorella, a LaMiaMamma (soprattutto), al Ferrari e a Martelli per le risate che gli hai fatto fare e per averli sempre considerati come dei figli, manchi al Piccolo che ha avuto la fortuna di conoscerti, manchi alla Tata che ti ha conosciuto attraverso le nostre parole, manchi a LaFiglia, perchè l’hai sempre coccolata, il privilegio della prima nipote.

20 anni fa come se fosse oggi.

 

 

 

TENIAMOCI PER MANO

Ciao D., il tuo cuore si è fermato con il cuore del tuo grande amore E.

Il tuo sgomento è ancora enorme, non riesci ancora a capacitartene, ma  purtroppo, è così.

Ma la vita va avanti, nonostante il tuo grande dolore, che sembra ti stia soffocando, ma non è così, devi andare avanti, un passo ed un momento alla volta, facendo tutto quello che avrebbe voluto fare di bello assieme a te il tuo E.

La vita va avati e non si ferma, anche se stamattina, tutti noi avremmo voluto che il tempo si cristalizzasse così, lì in quella camera mortuaria, nessuno di noi voleva abbandonare l’idea, l’illusione che E. fosse ancora lì, assieme a noi.

Ma noi ci tenimo per mano, ti teniamo per mano, ti sorreggiamo per passare questo brutto momento ed i brutti momenti futuri che verranno. Ti terremo per mano finchè non sarai di nuovo pronta per camminare salda e sicura sulle tue gambe.

Perchè sei giovane ed hai tutta una vita davanti e, prima o poi, ti rialzerai, senza mai dimenticare il grande amore che ti ha donato e che hai donato ad E.

Noi faremo il possibile per fare cose, risate che avrebbe voluto fare E., faremo in maniera che il suo ricordo non siano solo lacrime e rammarico, ma il suo ricordo dovrà essere anche gioia e risate.

Teniamoci per mano.

LETTERA A ME STESSA

Cara amica, lo so che oggi è e sarà una giornata pesante, lo vedo, lo capisco da tutti i mille lavori che hai cominciato e, al momento, finiti veramente pochi.

Lo so fai così, quando hai bisogno di tenere la mente occupata, quando tieni occupate le mani per non far andare la mente sempre al pensiero di Sara.

Già da ieri cominciavi a dare i primi segnali, di insofferenza, di mainconia e tristezza.

Ieri era cominciato in mala maniera, ti sei svegliata piangedo e stranita, reduce da una notte tormentata da incubi, probabilmente scatenati dal momento di stress e dal forte vento della notte, lo so ti sei ritrovata  alle 01,47 sul terrazzo a guardare gi alberi piegati dal vento, cercando di calmare i fantasmi che ti avevno svegliata in malo modo.

Ieri era proseguito con sempre quella cappa di tristezza e le lacrime sempre in bilico.

Stamattina non è che sia cominciato in maniera diversa, il pensiero è sempre lì, a Sara, al marito ed al figlio che debbono elaborare una perdita tanto grande, non si aspettavano un tracollo così veloce, non se lo aspettava nessuno, siete stati tutti colti all’mprovviso e l’incredulità è tanta.

Cara amica, ti capisco, ogni tanto anche e corazze più dure e più spesse si incrinano.

Cara amica lo sai, ci vorrà tempo, ma devi elaborare, là fuori ci sono ancora tante persone che ti vorrebbero vedere di nuovo senz quella brutta ruga in mezzo agli occhi e, il loro, non è egoismo, è amore nei tuoi confronti, anche loro soffrono nel vederti così silenziosa ed assente, persa dentro a pensieri cupi.

Cara amica, elabora, prenditi tutto il tempo che ti occorre, ma torna ad essere quella che tutti noi conosciamo, sempre pronta a tendere una mano e a scherzare.

Una bracciatona.

 

DI NUOVO

Non eravamo pronte, nessuno è mai pronto a certe notizie, e non lo saremo mai.

Nel 2011 abbiamo perso Anna Lisa, fu un colpo basso e duro, Oltreilcancro era nato da poco, eravamo, e lo siamo ancora, molto legate, sempre pronte a sostenerci, fu un colpo al cuore.

Non doveva succedere, ma a fatica e stringendoci tutte assieme abbiamo superato, o almeno, abbiamo sublimato quel dolore.

Due anni dopo toccò ad Anna, sapevamo, ma in cuor nostro speravamo e non l’avevamo persa quella speranza.

Gli anni sono passati, fra alti e bassi, paure e patemi, non ultimi lo scorso anno per Mia e Julia, ma ci siamo sempre sostenute e  incoraggiate l’una con l’altra.

Mai avremmo pensato di essere di nuovo colpite dal dolore in questo 2020 così travagliato, mai avremmo pensato che il cancro ci avrebbe teso un agguato coì improvviso e crudele.

La speranza non ci ha mai abbanonate, il nostro pensiero era che ce l’avrebbe fatta, che sarebbe rimasta fra di noi ancora per molto, per ridere, chiacchierare, consolarci e a riempire sempre di più il bagaglio delle esperienze che ci tenevano legate.

Ieri il cancro si è portato via Sara.

Sara che rimarrà sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori accanto ad AnnastaccatoLisa e AnnaWidepeak.

TUTTO SI SISTEMA

Ieri è stata un giornata pesante, seguita ad una notte tormenta.

Di notte non vorrei sognare, di notte nei sogni trasferisco tutte le mie paure, tutte le mie ansie,

E al mattino, quando mi sveglio, l’ansia dei sogni mi assale, mi toglie il fiato.

Ulimamente al mattino dormiamo parecchio, dormiamo vicini e sempre tenendoci per mano in qualsiasi maniera noi ci si giri nel letto, alla fine le mani si cercano e troviamo conforto nello stringercele.

Ma poi basta ,sapere che attorno ho persone disposte ad ascoltare e pronte a supportare . con pazienza, a farmi ragionare, e, quando alla fine ragiono, tutti i tasselli vanno al loro posto e la giornata prende un’altra piega.

Ieri era cominciata con la pesantezza sul cuore ed i pensieri neri, bui, con la paura che la faceva da padrona, ma poi, piano piano, si è rassernato tutto ed un altro piccolo passo vero la normalità è stato fatto: merenda assieme, era tanto che non andavamo più da nessuna parte a fare merenda, ieri pomeriggio abbiamo rpreso l’abitudine delle merenda, adesso c’è soddisfazine a mangiar, adesso il cibo ha sapore, le 4 pastiglie stanno facendoci tornare alla vita precedente, una vita forse banale e noiosa, ma tanto gratificante e leggera.

4 pastiglie,sembrano nulla, ma significano tanto.

COSE BELLE

Ora di pranzo avanzata, praticamente non so se è pranzo o se è merenda, ma tant’è..

Dove vuoi mai che vada? E’ un orario talmente bislacco che, al di fuori delle mura dell’ospedale, un piatto di pasta difficilmente lo trovo, faccio buon viso a cattivo gioco e mi dirigo al bar dell’ospedale, lì sono sempre a pieno regime, un piatto di pasta o un panino robusto o un trancio di pizza come piace a me, lo trovo semre.

Certamente il luogo non è l’ideale, avrei voglia di non vedere camici bianchi, avrei voglia di silenzio, avrei voglia di un tavolo, una sedia e un piatto cucinato e non riscaldato in un forno a microonde, ma tant’è…

Certamente il distacco dall’ambiente ospedaliero, dall’aria che si respira all’interno della cerchia delle mura dell’ospedale, sarebbe diversa fuori, ma tant’è…

Certamente le persone che vedi sarebbero vestite diversamente, magari con qualche colore in più, oltre ai camici bianchi o le divise degi infermieri, ma tant’è…

Ma, a volte, la sorte gioca a tuo favore, e visto l’incontro caldo, avvolgente e rassicurante fatto, ne è vala la pena.

Seduta al tavolo di fronte al mio trovo l’oncologa de LaMiaMetà, ma io sono talmente immersa nei miei pensieri, che non la vedo, mentre lei….Lei si alza, prende il suo panino e mi si siede davanti con un sorriso caldo ed un abbraccio che mi ha riscaldata e, alla fine, le lacrime hanno preso il sopravvento, ma tant’è—

Ho parlato, anzi lei ha parlato con me, mi ha detto di stare tranquilla, che ha parlato con il chirurgo, con la dottoressa che segue LaMiaMeta nella sua degenza in terapia intensiva, che è tutto nella norma, che un maleseere, che i malori lamentati in questi giorni e il peggioramento di oggi, se lo aspettavano visto l’intervento eseguito in urgenza, prima che tutto ripartisse alla grande, che stamattina si erano consultati tutti assieme, che intanto avevano già approntato una  nuova terapia, domani faranno altri esami e vedranno come risolvere tutti i piccoli problemi che, messi tutti assieme, ne hanno creato uno grande: la sua demoralizzazione che non aiuta nella lunga e difficile ripresa.

LaMiaMetà, ascoltami, per favore, ascolta le mie parole: i medici stanno mettendo al tuo servizio tutto il loro sapere, tutta la loro esperienza, tutte le loro idee, si confrontano fra di loro, hanno a  cuore la tua situazione, stanno dando il loro massimo per rimetterti in piedi il prima possibile, ma tu ci devi mettere del tuo. Lo so, è facile parlare fuori da quel letto, senza nessun dolore o disagio addosso, ma tu ascoltami, se vuoi tornare a casa il prima possibile, se vuoi tornare a vedere i tuoi programmi beceri in televisione, ti devi impegnare, il tuo morale deve cambiare.

Buonanotte LaMiaMetà.