CONTO ALLA ROVESCIA

Comincia oggi.
lunedì prossimo a quest’ora spero di aver chiuso il cerchio-cancro.
è una settimana lunga, fatta di attesa, di paure, di dubbi, ma anche di ricerca, ricerca di tranquillità, ricerca di energie da investire nel grande evento.
energie da incamerare per affrontare al meglio un intervento impegnativo ed una convalescenza lunga, fatta di insofferenza, in quanto, appena mi sentirò un po’ meglio, sarò lì a scalpitare per riprendere in mano il quotidiano.
settimana da passare in quel silenzio che fa bene allo spirito e all’anima, alla ricerca della pazienza che mi servirà per gestirmi durante i giorni in cui dovrò dipendere da altre persone.
e domani TAC.

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IL BICCHIERE

……mezzo vuoto? mezzo pieno?

Pieno per 1/4, con dentro alcune gocce di speranza.

Hanno dato dei numeri, non hanno risposto a domande, hanno chiarito, hanno ribadito che se lo aspettavano, hanno programmato tutto ancora prima del nostro arrivo, hanno parlato, hanno detto parole già sentite, non hanno nascosto nulla, hanno chiesto fino a che punto volesse sapere, si sono fermati, ci hanno guardati, ci hanno sorriso, ci hanno incoraggiati, non ci hanno nascosto nulla.

Hanno lanciato un salvagente, un’ancòra alla quale attaccarci per galleggiare in questo mare d paura e di incertezza, hanno messo in pratica tutta la teoria che hanno imparato all’università in casi del genre, in casi in cui c’è da dire ad una persona che non si sa nulla di preciso, hanno dettoche tutto per ora è appeso allaterapia, che fra un mese riusciremo ad avere un quadro meno nebuloso, l’importante che da qui ad un mese, male che vada, che i valori rimangano fermi a questo stadio.

 

A distanza di ventiquattro ore si vola alti, si precipita al suolo facendoci tanto male.

A distanza di ventiquattro ore tentiamo di riprendere in mano la normalità, anche se è una normalità diversa da quella di 10 giorni fa.

E il bicchiere si vuota e si riempie a fasi alterne.

 

 

 

GIOSTRA

Penso, credo, che dopo un’uscita del genere starò bene per un po’.

Non so se da qui al 17 aprile uscirò di nuovo di casa. Che poi la fatica non è uscire, ma rientrare, dover far le scale in salita, perchè si sa, ad andare in discesa tutti i santi aiutano.

Si è passata la mattinata fra la prima e la  seconda colazione, un accompagno al lavoro dell’amica V, tante chiacchiere, un po’ di “sbisciulamento”, tante risate e la mia evocazione di un’immagine un po’ boccaccesca.

Si è passata la mattina ridendo, facendo finta di niente, per non pensare all’appuntamento delle 13.

Poi, inesorabilmente, l’orario è venuto e all’uscita dal suo ambulatorio, dopo la visita, fatta di chiacchiere serie e facete, il cielo è sempre azzurro, il sole scalda e la stanchezza si sta facendo avanti, ma poi si decide di stemperare l’ansia, di autodigerire le sue parole facendo shopping in profumeria.

Peccato che ci sia un unico neo: il dovermi muovere sulle stampelle, che è faticosissimo e stancantissimo.

E anche a questo giro di giostra ho vinto la mia bella visita di approfondimento e un bel malloppo di ricette e medicinali.

Ma noi continuiamo a sperare e a crederci.

AVANTI COSI’

“Dai chattiamo come se avessimo 15 anni”
“Ma tu 6 fuori come un melone” (mi sono calata nei panni della quindicenne senza fare nessunissima fatica).
Normale dialogo fra due “signore” fra i 40 e 50 anni e passa.
E’ uno dei tanti esempi di cretineria che si adotta quando si ha paura e non si vuole parlare di tutto, si parla di niente.
Io che dopo 8 anni sono ancora qui a lottare con la paura degli esami e dei controlli, che tutte le volte subdolamente mi attanaglia e mi toglie il sonno e il respiro.
Lei che fa finta di niente, non parla delle sue personali lotte e battaglie giornaliere con il cancro e fa di tutto per non farmi pensare.
Io che mi sento in colpa nei suoi confronti e nei confronti di tante altre per i miei lamenti che non hanno nulla di fondato.
Lei, e loro, che continuano a ripetermi che va bene così, che fra una paura e l’altra ci stanno anche i momenti di cretineria.
Io che continuo a dirmi che non ho nulla, che va tutto bene, che sono guarita, che nulla potrà più scalfire la mia salute, che morirò a 100 e se mi pare
Loro e tutti che si fanno travolgere dai miei attachi di cretineria.
E va bene così, andiamo avanti.
Intanto stamattina in giro con LaFiglia, mi ci voleva, è stata paziente e mi ha anche accompagnata ad un assaggio di shopping….e adesso i dubbi sono di altra natura, forse più piacevole, ma per fugarli entrerò l’armadio, indosserò un paio di pantaloni taglia 42 e, guardandomi allo specchio, mi dirò che non mi vanno bene, che sono stretti, non li posso usare per il matrimonio e mi sarò data l’assoluzione per lo shopping futuro.

RIDENDO E SCHERZANDO

Siamo arrivati al 25 ottobre.
Mi sono resa conto stamattina che:
il 2 novembre non è tanto in là e mi debbo preparare  psicologicamente per andare al controllo in oncologia;
il 9 novembre sta arrivando di corsa e non mi sono ancora organizzata.
Manca ancora l'acquisto di un qualcosa di un po' un po' per presenziare a questo matrimonio, non mi sono ancora fatta l'elenco delle cose da portare con me in previsione del freddo pungente di quel di Boston, non ho guardato se ho un paio di scarpe adatte a quello che indosserò, il mio parco scarpe è composto solo da 1 paio di ballerine nere, 1 paio di Ree**** bianche e un paio di stivali neri, forse è il caso di pensare ad un paio di scarpe con un minimo di tacco, vorrò mica presentarmi ad un matrimonio negli States e far sfigurare l'eleganza italiana, vero?.
E per finire non mi posso far mancare l'appuntamento dal parrucchere , ho una testa che sembra un carciofo, negli ultimi tempi i miei capelli sono cresciuti incolti come un campo di gramigna.
Considerando che dal 29 ottobre al 2 novembre ho la Tata, c'è ben poco da scialare.
Mi piace sentire quel minimo di ansia per incastrare tutto, è quell'ansia che ultimamente mi è mancata: l'ansia dei pensieri leggeri, delle stupidate.

DA 4 ANNI

Da 4 anni ho un blog nel quale riverso tutte le mie paure del cancro, nel quale riverso il mio quotidiano fatto di pensieri, emozioni, liti con il Ferrari, sorrisi e risate sempre con il Ferrari e tanta gioia con la Tata.
Da 4 anni ho imparato a condividere, a non avere paura delle paure, ho trovato la forza di mettermi a nudo, di ammettere che ogni tanto ho bisogno di un aiuto sia fisico che morale.
Da 4 anni ho smesso i panni della super-donna che parla del suo cancro con indifferenza, come se fosse capitato a qualche altra persona.
Da 4 anni mi faccio ascoltare e ascolto, senza nessun problema e senza nessun sforzo.
Ma in questi giorni di caldo asfissiante e opprimente ascolto più che parlare e mi sento impotente davanti al dolore altrui, dolore al quale non so come porre rimedio.
A volte sono a corto di parole, a corto di pensieri sensati e ho paura di pronunciare parole a vuoto, senza senso, che non arrivino da  nessuna parte per nessuno.
In questi momenti trovo solo parole banali, concetti banali e non sono di nessun aiuto.
in questi momenti sono molto frustrata con me stessa e scatto con niente.
Da 4 anni ho scoperto di essere una persona normale, ma a volte vorrei essere una donna super per poter dire e trovare sempre parole e frasi giuste.

MENTRE LEGGO

L'afa e l'umidità la stanno facendo da padrona.
Sono sul divano di fianco al Ferrari, con la pala al soffitto in movimento, smuove un po' l'aria, si respira un po' meglio, un riposino prima di riprendere il lavoro pomeridiano per lui e gli impegni miei.
Sto leggendo, sfogliando il mensile di
Emergency,

Ogni tanto la mente vaga, persa dietro a pensieri suoi, che poi alla fine scopro essere anche i miei.
Un leggero velo di sudore comincia a imperlarmi il viso, scende lungo il collo e un improvviso calore mi si diffonde dal basso verso l'alto, sembra una vampata, probabilmente lo è anche, ma a questa si sta  aggiungendo un po' di panico e un po' di ansia.

Ho capito, mi debbo fermare e dare forma al pensiero che sta scatenando tutto questo rimescolo interno.

Nel numero che sto leggendo si parla di ospedali pediatrici in costruzione, di ambulatori mobili a Manduria, per curare e aiutare tutte queste persone che negli ultimi mesi sono sbarcate in Italia. Si parla di medicina generale, di cardiologia, di otorino, ma non si parla di oncologia.

Come fanno, cosa succede quando un medico di Emergency si trova di fronte ad una persona fuggita dalla guerra e questa persona è malata di cancro?

Una telefonata, un giornale e le domande si riaffacciano alla mente.