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PARLARE AGLI ADOLESCENTI

E’ difficile e faticoso, perchè sai che devi pesare ogni parola, perchè sai che loro cercano in te uno scoglio a cui aggrapparsi per superare la burrasca.

Parlare della morte di un loro compagno, di un loro amico è difficile e faticoso.

Esorcizzare la loro paura, il loro sconforto, la loro angosscia è ancora più difficile e faticoso, perchè, tu adulto, sei nelle loro stesse condizioni e non vorresti che il pensiero egoistico che hai fatto, venisse mai a galla, perchè hai paura che loro, adolescenti, lo percepiscano.

In tanti anni di pianeta cancro mi sono trovata a consolare, a trovare le parole per tutti, per tanti, per me, ma questa volta è duro, faticoso, la mente è inchiodata al dolore, alla sorpresa, al solito pensiero egoistico che da ieri ogni tanto fa capolino.

Parlare agli adolescenti in questi frangenti significa prima di tutto ascoltarli ,lasciarli parlare ed ascoltare attentamente le loro parole, i loro pensieri, ma ascoltandoli veramente, concentrandosi su di loro, senza  interromperli, ascoltando e percependo anche le loro più piccole sfumature, emozioni, e da lì partire con le parole che possano alleviare il loro sconforto.

Da lì partire e trovare le parole giuste per sviscerare le loro emozioni, fargli capire che è normale che si sentano persi, che non c’è da vergognarsi a piangere, perchè la perdita di un compagno, amico è un macigno, devi fargli capire che non debbono sentirsi in colpa se fino a poco tempo fa dicevano che non lo sopportavano, che non gli stava bene il suo comportamento, adesso tutto questo viene messo in  discussione dalla sua morte.

Da lì bisgona partire e fargli capire che, se adesso provano dolore, che se adesso sentono la sua mancanza è perchè proprio così inviso non era, qualcosa di buono questo ragazzo ha lasciato nei loro cuori e nelle loro menti.

E tu adulto, scacci per l’ennesima volta, il pensiero egoistico che ogni tanto fa capolino.

UNA BOCCATA DI OSSIGENO

Ogni tanto ci vuole.

Ogni tanto bisogna lasciare andare i pensieri, accantonarli e alleggerire la mente.

Ogni tanto bisogna ritagliarsi un momento tutto nostro dove la malattia, gli effetti collaterali non siano un pensiero predominante.

Ogni tanto bisogna mettere in campo strategie per sopravvivere.

Ogni tanto bisogna ricevere, ascoltare, ascoltarsi mentre si parla e si esterna una idea, un sentire, un sentimento.

Ogni tanto bisogna trovare qualcuno che faccia da pietra del paragone.

E ogni tanto il destino ci mette lo zampino e, senza volere, senza programmare, ti ritrovi a parlare a quattr’occhi con la persona giusta.

Ed il riento a casa è più spensierato, i muri hanno un altro colore e l’aria è più leggera.

Oggi le spalle sono più dritte e più leggere.

 

UN RESPIRO

Un respiro lungo e profondo era quello di cui avevamo bisogno.

Avevamo bisogno di staccare un po’ i pensieri, sentivamo la necessità urgente ed impellente di cambiare aria, di un respiro diverso.

Abbiamo la fortuna di avere amici preziosi per questi momenti ed al nostro appello hanno risposto Marina e Alberto.

Marina. Alberto, Zoe, io, il Ferrari, la Tata e Roma.

E’ bastata una telefonata, alcune parole chiare “Abbiamo bisogno di girare la chiave, di cambiare aria” e loro hanno risposto che andava bene, di prenotare e sarebbero partiti con noi per alleggerire i pensieri e sostenerci in questo tortuoso cammino, fatto di novità ed attese snervanti.

E alla fine Roma è stata.

Roma con le sue piazze, i suoi monumenti, Roma che ormai è casa, Roma nella quale le chiacchiere e le risate sono sempre leggere, rinfrancanti e cariche di energie.

Roma che ci ha fatto scoprire che le persone oneste esistono ancora, Roma che ci ha scaldati e rallegrati.

Roma che ha fatto scorrere velocemente, forse troppo velocemente, il tempo leggero e spensierato.

Roma magica.

 

SCOSSA

Scossa,scombussolata, turbata.

Frastornata da uno spettacolo e da una situazione che coinvolge la nostra Tata.

La Tata ha dimostrato, in una situazione, alla fine di un progetto contro il bullismo e il cyberbullismo, di aver sviluppato una empatia, di aver recepito tutto il lavoro fatto dagli organizzatori del progetto, progetto durato tre anni, percorso iniziato in  prima media ed evoluto fino alla fine, con uno spettacolo organizzato da Mi fido di te?.

La Tata ha scosso e turbato la nonna, la nonna sta pensando a cosa potrà riservare il futuro a questa ragazza, così sensibile e che, sembra, abbia capito bene il messaggio lanciato d tutte queste persone coinvolte.

Una scorza ruvida che racchiude un cuore morbido.

 

SI È ALZATO IL VENTO

Si è alzato un vento freddo, ma non quel vento freddo che penetra nelle ossa e raffredda l’anima.

Un vento freddo bello, pulito.

Un vento freddo su cielo azzurro che si sta, forse, rannuvolando.

Un vento freddo he sposta le foglie, le fa volare tutte attorno, un vento freddo che mi costringe a spingere sui pedali della bicicletta, ma l’esercizio fisico fa bene alla mente, alleggerisce i pensieri e rimette in ordine le priorità.

Sto leggendo un libro ambientato a Firenze, un bel libro, in silenzio, in pace, si sente solo il vento che sistema le situazioni.

Mentre sto leggendo il libro ambientato a Firenze, un libro che parla della diversità di due sorelle, in sottofondo, passa una canzone di Ivan Graziani

LE DUE BRIOCHES

Le due brioches sono quelle che si alternano durante le colazioni mattutine con le amiche ogni tanto

Ma soprattutto sono  quelle che si alternano durante le soste mattutine per rimettermi assieme, quando ho bisogno di quell’attimo, quel momento solo mio, quel momento in cui chiudo fuori tutto e tutti per leggere e bere un tè.

C’è la brioche della leggerezza, della serenità, di quei giorni che scorrono lisci, è il rotolino di crema con sopra le scagliette di mandorle, una bontà, una dolcezza che rassicura, che ti fa capire che il mondo gira come deve girare, che la giornata non subirà nessun scossone, che tutto filerà al meglio.

Poi c’è la treccina con gocce di cioccolato fondente, quella è la brioche dei giorni che hanno bisogno di essere raddrizzati, il cioccolato fondente per il nichel è quasi un veleno, ma quando ci sono quei giorni che girano storti, che niente va come deve andare, che tutto si capovolge, che tutto quello che hai in mano ti cade per terra, ecco quello è il classico giorno della treccina con le gocce di cioccolato fondente, mi rimette in pace, la mangio con il sogghigno di chi se ne frega, di chi sa che domani pagherà scotto per la disgressione, ma oggi va bene così, perchè quell’oggi lì ha bisogno di essere strigliato, per fargli capire che non può sempre andare tutto storto e il cioccolato è un ottimo toccasana, riesce a rimettere tutto in riga e, se non dovesse riuscirci, con una scrollat di spalle tutto passa.

Le due brioches, le ancore di salvezza.

 

IL GIOCO DI POLLYANNA

Alcuni giorni fa un’amica su Facebook ha lanciato l’idea del gioco di Pollyanna, che 4 anni fa girava su Facebook con il nome di “Settimana della gratitudine”.

Letto il post, ho cominciato a riflettere e mi sono resa conto che io, in prima persona, ero, sono, perennemente arrabbiata, non mi andava , e non mi va tuttora, bene quasi niente, sempre pronta a fare il pelo e contropelo a tutto e tutti.

E l’idea di trovare 3 cose buone durante la giornata, mi ha solleticata, perchè non provare?

Basta solamente cambiare il punto di vista, basta solamente cambiare angolazione, basta solamente aprire gli occhi e le orecchie e, soprattutto, guardarsi dentro onestamente.

Mi sembrava quasi impossibile che nell’arco di una giornata potessero esserci 3, dico 3, motivi per essere felice, a memoria, potevo ricordarne uno, massimo due, a settimana negli ultimi tempi.

Ultimi tempi che per me sono stati pesanti, stremata dal caldo e dall’umidità, perennemente depressa, non riuscivo a trovare nulla di buono nelle giornate, tranne il pensiero che, prima o poi, le temperature si sarebbero abbassate.

Mi sono imposta di trovare queste tre cose, ogni giorno e ci sto riuscendo, mi sveglio al  mattino con già l’idea di trovare qualcosa di buono, di guardarmi ben bene attorno, di sondare le mie emozioni per trovare qualcosa di buono durante la giornata.

Siamo già al quarto giorno e ho tenuto fede all’impegno che mi sono presa per 7 giorni, trovare ogni giorno 3 cose che mi hanno resa felice, leggera o lieta.

Non ho mai letto i libri di Pollyanna.