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SI È ALZATO IL VENTO

Si è alzato un vento freddo, ma non quel vento freddo che penetra nelle ossa e raffredda l’anima.

Un vento freddo bello, pulito.

Un vento freddo su cielo azzurro che si sta, forse, rannuvolando.

Un vento freddo he sposta le foglie, le fa volare tutte attorno, un vento freddo che mi costringe a spingere sui pedali della bicicletta, ma l’esercizio fisico fa bene alla mente, alleggerisce i pensieri e rimette in ordine le priorità.

Sto leggendo un libro ambientato a Firenze, un bel libro, in silenzio, in pace, si sente solo il vento che sistema le situazioni.

Mentre sto leggendo il libro ambientato a Firenze, un libro che parla della diversità di due sorelle, in sottofondo, passa una canzone di Ivan Graziani

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LE DUE BRIOCHES

Le due brioches sono quelle che si alternano durante le colazioni mattutine con le amiche ogni tanto

Ma soprattutto sono  quelle che si alternano durante le soste mattutine per rimettermi assieme, quando ho bisogno di quell’attimo, quel momento solo mio, quel momento in cui chiudo fuori tutto e tutti per leggere e bere un tè.

C’è la brioche della leggerezza, della serenità, di quei giorni che scorrono lisci, è il rotolino di crema con sopra le scagliette di mandorle, una bontà, una dolcezza che rassicura, che ti fa capire che il mondo gira come deve girare, che la giornata non subirà nessun scossone, che tutto filerà al meglio.

Poi c’è la treccina con gocce di cioccolato fondente, quella è la brioche dei giorni che hanno bisogno di essere raddrizzati, il cioccolato fondente per il nichel è quasi un veleno, ma quando ci sono quei giorni che girano storti, che niente va come deve andare, che tutto si capovolge, che tutto quello che hai in mano ti cade per terra, ecco quello è il classico giorno della treccina con le gocce di cioccolato fondente, mi rimette in pace, la mangio con il sogghigno di chi se ne frega, di chi sa che domani pagherà scotto per la disgressione, ma oggi va bene così, perchè quell’oggi lì ha bisogno di essere strigliato, per fargli capire che non può sempre andare tutto storto e il cioccolato è un ottimo toccasana, riesce a rimettere tutto in riga e, se non dovesse riuscirci, con una scrollat di spalle tutto passa.

Le due brioches, le ancore di salvezza.

 

IL GIOCO DI POLLYANNA

Alcuni giorni fa un’amica su Facebook ha lanciato l’idea del gioco di Pollyanna, che 4 anni fa girava su Facebook con il nome di “Settimana della gratitudine”.

Letto il post, ho cominciato a riflettere e mi sono resa conto che io, in prima persona, ero, sono, perennemente arrabbiata, non mi andava , e non mi va tuttora, bene quasi niente, sempre pronta a fare il pelo e contropelo a tutto e tutti.

E l’idea di trovare 3 cose buone durante la giornata, mi ha solleticata, perchè non provare?

Basta solamente cambiare il punto di vista, basta solamente cambiare angolazione, basta solamente aprire gli occhi e le orecchie e, soprattutto, guardarsi dentro onestamente.

Mi sembrava quasi impossibile che nell’arco di una giornata potessero esserci 3, dico 3, motivi per essere felice, a memoria, potevo ricordarne uno, massimo due, a settimana negli ultimi tempi.

Ultimi tempi che per me sono stati pesanti, stremata dal caldo e dall’umidità, perennemente depressa, non riuscivo a trovare nulla di buono nelle giornate, tranne il pensiero che, prima o poi, le temperature si sarebbero abbassate.

Mi sono imposta di trovare queste tre cose, ogni giorno e ci sto riuscendo, mi sveglio al  mattino con già l’idea di trovare qualcosa di buono, di guardarmi ben bene attorno, di sondare le mie emozioni per trovare qualcosa di buono durante la giornata.

Siamo già al quarto giorno e ho tenuto fede all’impegno che mi sono presa per 7 giorni, trovare ogni giorno 3 cose che mi hanno resa felice, leggera o lieta.

Non ho mai letto i libri di Pollyanna.

 

 

E LA CHIAMANO ESTATE

E’ stata una estate strana, in bilico, non caldacome quella dello scoros anno, ma comunque calda parecchio anche questa, con ancora più umidità.

E tutto quto caldo, questa umidità ha influito sull’umore.

E’ stata una estate scandita da grandi disastri.

L’incendio di Borgo Panigale, mi ha prostrata tanto nel morale, abitavamo lì 30 anni fa, conosco bene la zona, bastava solamente che scoppiasse 100 metri più avanti e faceva una strage, 100 metri più avanti la tangenziale passa a pochi metri dalle case, dalla casa che noi abitavamo 30 anni fa.

Il crollo del ponte a Genova, mi ha dato il colpo di grazia, il mio umore e il mio morale sono defintivamente crollati.

Mi sono resa conto che durante la settimana a Cervia con Marina e Alberto (gli storici del Cadore), Rosie e Fred non ho scattato una sola foto, che i giorni sono volati, che il tempo mi è scivolato fra le dita senza che me ne rendessi conto.

Ecco debbo dire, per essere onesta, che durante quella settimana delle risate ne sono state fatte tante, sia risate scatenate da discorsi seri, sia da cose molto più sceme, che a me vengono tanto bene.

Il tormentone di questa estate è stato “Gattone e gattona”

CI SI ABITUA

Ci si abitua alla lontananza.

Quando sai che la persona lontana sta bene, si diverte ed è serena, ci si abitua e si sta bene.

Si ritrova la serenità, la tranquillità e ci si immerge in un silenzio gentile e garbato.

Si sorride, si fanno progetti, proposte, ci si promette tante cose.

Si guarda avanti, sapendo che prima o poi tornerà.

Ma nulla sarà più come prima.

GUARDANDO

Seduta, al solito bar, guardando quella finestra.

Cercare sempre il posto migliore per poter guardare quella finestra.

Nulla è cambiato da allora, anche ora, se avessi 7/8 anni, troverei più comodo e più “figo” entrare in casa arrampicandomi dal terrazzo, come facevo, come facevamo allora.

Guardando quella finestra si torna indietro di quasi mezzo secolo.

Dove sono seduta ora, non c’era la piazzetta, non c’era il monumento, non c’era il bar, c’era solamente un campo di grano, dove il contadino arava e dissodava la terra ancora con il bue.

Le zie sposate, allora, erano poche, le zie bambine con le quali giocare ancora tante.

Il nonno e la nonna erano ancora lì a sorvegliare quella masnada di bambini e adolescenti che giocavano tutti assieme.

Ieri una tapparella era sollevata, era quella della stanza che allora, era la camera da letto dei nonni.

Oggi il tendone è abbassato per ombreggiare il terrazzo.

Chissà chi ci sarà ora a vivere in quella casa?

Guardando quella finestra.