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RIVIGNANO

Nella mia mente era un paese, era un indirizzo presso il quale spedire regali per un compleanno o per far sentire la mia vicinanza.

Rivignano è il paese dove abitava Sara.

E sabato Rivignano ha preso forma, in mezzo ad una campagna svettava il campanile della chiesa principale nella quale ci siamo ritrovati per salutare questa amica che, troppo presto e troppo in fretta, ci aveva lasciati, stupiti, attoniti senza nemmeno darci il tempo di preparci, anche se nessuna di noi è mai pronta alla perdita di un’amica, una persona importante.

Rivignano mi incuteva paura, soggezione ed un filino di ansia, ma sapevo di avere al fianco spalle robuste che avrebbero assorbito la mia angoscia, sapevo di avere al fianco persone alle quali potermi appogiare: il Ferrari, la mia stampella, Mia, la persona che riesce sempre a farmi ragionare lucidamente e Renato, il suo compagno, che riesce sempre a farmi ridere, nel cuore e nella mente tutte le parole che avevano scritto per ragazze di Oltreilcancro per essere lì con noi, almeno col pensiero.

Rivignano è stato anche l’incontro con Il marito di Sara, persona che non poteva che essere così, perchè lui è il marito di Sara.

E siamo stati tutti molto bravi, ci siamo commossi, le lacrime immancabilmente sono scese, ma quando ci simo ritrovati fuori, dopo la funzione religiosa, siamo riusciti tutti a trovare le parole giuste per incoraggiarci, per far comprendere a Marco che il nostro affetto sarà sempre con lui, Il Power è riuscito a strapparmi una risata, così grande , così ben piazzato nei suoi 16 anni, così impegnato a non farsi travolgere dalla mancanza di Sara.

Ed infine la mamma di Sara, una mamma piegata dal dolore, ma con una immensa forza d’animo, che è riuscita a strapparci un sorriso caldo e consolatorio, un genitore non dovrebbe ami sopravvivere ad  un figlio, non è naturale.

Rivignano l’ho guardato con gli occhi di Sara.

TIRIAMO LE SOMME

Ho bisogno di mettere i fila i pensieri, i ricordi, le emozioni, le paure.

E’ passato un anno da quel 20 aprile 2019 ore 23,30 che ci ha ribaltato la vita, che ci ha fatto ripiombare nell’incubo cancro.

E’ passato un anno fatto di paure, di dolore e di fatica, specialmente da parte de LaMiaMetà che ha combattuto con tutte le sue forze ed energie la bestia che stava tentando di rialzare la testa, la bestia che stava tentando di rovinarci, di nuovo, la vita.

E’ passato un anno da quel giorno, lui ci ha messo tutto il suo impegno, si è fatto quasi un anno con il farmaco di seconda linea che tutti i giorni, picchiava sempre più duro, faceva il suo sporco lavoro, ma ad un  prezzo veramente molto alto per lui.

E’ passato un anno, durante il quale i medici ci hanno tenuti per mano, sorreggendoci nei momenti di paura e sconforto, trovando sempre le parole per spronarlo ad andare avanti.

E’ passato un anno durnte il quale tutte le persone a noi vicine, amici e parenti, hanno fatto tutti la loro parte, sostenendoci, aiutandoci, prendendoci sotto braccio  e conducendoci verso luoghi e momenti di leggerezza e serenità, ognuno di loro, alla loro maniera, hanno messo tutti in campo le loro energie per passarne un po’  a noi.

Quando, finalmente, fu presa la decisione di intervenire chirurgicamente, abbiamo stretto i denti, ci siamo lasciati consigliare, fidandoci ciecamente dei medici che fino ad allora, e tutt’ora, si stanno occupando non solo de LaMiaMetà, ma, indirettamente, anche di me.

Onestamente speravo, mi auguravo che, dopo un anno così travagliato, avessimo il diritto di tirare il fiato, di sgombrare la mente e di pensare solamente ad andare in giro , in auto, in moto, di riprendere in mano i fili da dove si erano spezzati, e ripartire, lasciandoci tutto alle spalle.

Invece, questo tempo di leggerezza non è ancora arrivato, ci ha pensato il covid-19 a metterci in attesa, la moto è ancora giù in garage senza assicurazione, l’auto si muove il minimo sindacale per andare da casa all’officina e basta, i sabati e le domeniche le passiamo in casa, come tutti, cercando di non farci abbruttire dalla quarantena.

Ma siamo fiduciosi che, prima o poi, tornerà il sereno, la Tata potrà tornare da noi (ci manca tanto), io potrò riabbracciare stretta stretta LaFiglia, potrò rivedere IlCompagno della figlia e farmi due risate con lui, potrò rivedere LaMiaMamma, farmi abbracciare e baciare da lei come nostro solito, potremo rivedere tutti gli amici, riprendere la nostre abitudini, tornare ad andare in centro per un giro, una piadina a Cervia e tutto quello che abbiamo sempre fatto per stare bene e assieme prima del covid-19.

Non ci ha fermato il cancro, non possiamo di certo farci fermare da un virus.

FESTA DEL PAPÀ

Oggi annaspo, oggi la quarantena mi pesa.

È la festa del papà,  ma mi manca il respiro quando ci penso,  quando me ne rendo conto.

Non sono potuta andare a salutare il mio di papà,  la quarantena ha chiuso pure i cimiteri.

Ed in questi momenti pesanti, difficili, momenti in cui tutto viene sovvertito e dobbiamo rivedere il nostro modo di vivere, la tua mancanza si fa più pesante e la tua mancanza rende ancora più difficile superare questi momenti, quegli attimi di sbandamento che arrivano ad ondate.

LE BELLE PERSONE

Son tante, e ognuna di loro, riesce ad infonderci quella forza e quel coraggio per  stringere i denti, per andare avanti, nonostante tutte le avversità.

Abbiamo una famiglia alle spalle,LaFiglia, La Tata, il Compagno, LaMiaSorella, IlSuoMarito, LaMiaMamma, tutti lì a trovare sempre parole buone e pazienti nei momenti più bui di questa settimana. Addirittura LaMiaMamma sta già pensando a cosa cucinargli per quando uscira dall’ospedale, in maniera che si riprenda al meglio.

Abbiano una serie di Amici sempre presenti con parole, gesti e fatti che ti lasciano senza fiato.

Poi, oggi abbiamo avuto Marina e Alberto che si sono presi dal Cadore, hanno fatto un sacco di chilometri per stare due ore con noi, per alleggerire il peso che, negli ultimi due gorni, ci stava schiacciando e opprimendo.

LaMiaMetà non sapeva di questa sorpresa ed io sono stata molto brava nel tenerglielo nascosto, stavamo tranquillamente parlando in quello che viene definito “soggiorno”, non ricordo cosa stessimo dicendo, quando, con la coda dell’occhio ho visto passare la Bionsa e suo marito, mi sono alzata senza dire nulla, lasciandolo lì a metà di una frase, per recuperrli lungo il corridoio, la sorpresa che si è dipinta sul suo volto è stato il più bel regalo che potessi ricevere, si è commosso, si è lasciato abbracciare e baciare dalla Bionda. ha parlato con voce sicura ad Alberto, ha passeggiato lungo il corridoio con loro, stimandosi, come un galletto nel pollaio, dispiegando tutte le piume.

CaraLaMiaGioiaGrande, vederlo così felice, per così poco, dicono loro, vederlo sereno e rilassato, non ha avuto prezzo, mi ha ripagato di tutte le fatiche, le ansie patite in questi giorni lunghi e lugubri. Gesti piccoli, per voi insignificanti, ma per noi di una umanità e immensità impagabile,Le chiamate ricevute, le conversazioni e gli incitamenti fatti via social e via chat per me, ma specialmante per lui, LaMiaMetà, sono state impagabili, vedere e sentire tutto il vostro affetto, è stato una carezza per i nostri cuori e le nosre anime ammaccate, da una prova che non ricordavamo più essere così dura.

Qundi ad ognuno di voi, che avete perso minuti e tempo per dedicarci un pensiero, un pa-pat sulla palla, una battuta, un orecchio per ascoltare le mie paure e a volte i miei pianti (LaMiaMamma e LaMiasorella), grazie per averci accompagnati fin ui, sostenendoci e abbracciandoci con calore e affetto.

Ciurma bella, buonanotte.

SVUOTATA

Quando ti senti svuotata, perchè gli inciampi della giornata e del giorno precedente ti hanno prosciugato tutte le emergie, non resta altro che sedersi, aprire un libro, leggere e ascoltare un po’ di musica.

Oggi è così, oggi i muscoli non rispondono, oggi tutto è pesante, oggi anche la pazienza sembra stia latitando.

Quando la voglia di cucinare ti abbandona, è il segnale che la corda è toppo tirata e la forza che ti spinge ad andare avanti, si sta lentamente esaurendo.

Occorre fermarsi, rilassare le spalle, buttare fuori tutta la rabbia, scrivere, leggere, non ascoltare il rumore che ti circonda, fermare i pensieri e guardare solo quello che succederà da qui al  inuto successivo, senza far galoppare la mente, non serve a nulla.

Tè, libro e copertina

DOVREI

Mettre via i referti della visita di oggi.

Dovrei scrivere sull’agenda l’appuntamento per il controllo de LAMiaMmma fra un mese.

Dovrei farmi l’appunto per gli esami da eseguire fra 3 mesi e  fra 6 mesi, almeno 15 giorni prima della visita di controllo.

Dovrei, ma non ce la faccio, la mia mente si è addormentata, il mio fisica ha detto STOP.

Intanto LaMiaMamma è stata dimessa e, fnalmente, i medici si sono espressi, hanno parlato chiaramente, finalmente ci hanno spiegato tutto il loro operato, sono riusciti a farci capire e a metterci tranquille.

Non ci voleva molto, ma intanto ieri eravamo tutti molto arrabbiati.

Io non sono abituata in questo modo, nell’ospedale che da tanto tempo segue me e LaMiaMetà, loro, i medici, spiegano tutto quello che fanno o non fanno, dando chiarimenti e spiegazioni chiare e tempestive, hanno un dialogo aperto con i pazienti e con i parenti, perchè tutti abbiamo bisogno di essere presi per mano e guidati, compresi e sostenuti.

Non ci voleva molto, ma quel poco di empatia in certe strutture manca.

 

 

ANNI FA

Tanti o pochi, ma per me sarai sempre qual fagottino.

Amche allora pioveva e tirava un forte vento.

Ma nulla importava più, la fatica, la paura, i lunghi mesi faticosi costellati di malanni e fatiche che mi portarono ad un ricovero di alcune settimane ad un mese dalla tua nascita.

Ance allora pioveva e tirava un forte vento, ma tu arrivasti con il buio.

Ma dopo tanto penare arrivasti tu e tutte le pene, le paure e le fatiche sparirono.

Buon Compleanno a LaFiglia.

 

SEMPLICITA’

E’ quella provata e trovata sabato ad un matrimonio organizzato in due mesi.

La semplicità delle persone buone ritrovate, la semplicità che ti fa capire che, ci ti ha invitato, l’ha fatto per il puro piacere di averti vicino in un momento di gioia.

La semplicità di voler condividere la gioia e l’allegria di un momento intimo, ma al tempo stesso di festa.

Una festa semplice, ma tanto calorosa ed emozionante.

EQUILIBRIO INFRANTO

Era tutto troppo bello.

La Tata che si stava divertendo a Londra, le foto che invia erano il ritratto di ragazzini che si stavano divertendo facendo una esperienza fantastica, per lei il secondo anno, quindi affrontata con più consapevolezza, più leggerezza, ma anche più impegno per conoscere persone nuove, persone di nazionalità diverse che la stavano arricchendo.

E noi qui tutti felici, ormai rodati nel nostro tran tran quotidiano, con un impegno che aspettavo e che mi mancava: verso le 16 andare alla stazione del paese a prendere LaFiglia di ritorno dal lavoro.

10 minuti tutti nostri, a chiacchierare, a raccontarci i fatti della giornata, ad informarci l’una dell’altra, sostenendoci a vicenda.

tutto troppo bello, troppo perfetto.

Sabato mattins ore 9: “Ciao mamma,  buongiorno, mettiti seduta che ti debbo dire una cosa”

Il tono era normale, ma il sangue nelle vene mi si è ghiacciato lo stesso.

“Mamma, ieri sera ero fuori con la Cocca (la cana), sono caduta e mi sono rotta il malleolo”.

Si è fermto tutto, lo sconforto mi ha preso lo stomaco, la testa si è vuotata, quando mi sono ripresa ho tirato giù 10 calendari di santi.

Non riusciamo a trovare pace, non riusciamo a rialzare un attimo la testa, non ne va dritta una.

Equilibrio precario ed instabile, con qualcosa in agguato sempre pronto a mettere i bastoni fra le ruote