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UN PASSO AVANTI

E’ così, c’è poco da dire, per quanto noi umani si lavori sulla ricerca per la lotta al cancro, lui è sempre un passo avanti.

Ci impiega del tempo, ma alla fine riesce sempre ad aggirare gli ostacoli che noi umani gli mettiamo fra le ruote.

Lo dimostra il fatto che in 7 mesi si è formata una massa di 11 cm e che gli esami del sangue, eseguiti a distanza di 3 mesi dai precedenti, fossero in linea, che tutti i campanelli che fino ad allora ci dicevano che la terapia funzionava, si sono rimessi in linea, ci hanno fatto capire che si stava festeggiando bevendo Glivec come se fossimo ad un apericena fra amici.

Però noi umani siamo caparbi, cocciuti e testardi, abbiamo sempre un’arma di riserva per contrastarlo, lui si ota avanti, ma anche noi non siamo da meno.

Oggi si deve far passare il tempo ed, a volte, la testa veleggia vero lidi di profondo sconforto.

UNA SVOLTA

Oggi è lunedì e forse è  un lunedì più lunedì di tanti altri.

Ho dormito male,sognato, forse, non ricordo, ricordo solamente un leggero senso di nausea e di insoddisfazione appena sveglia.

Quindi si prospettava una giornata malmostosa e e di cattivo umore.

Sono andata al solito bar a prendere un tè e per vedere di analizzare il perchè e il percome.

Entro è chiedo un tè, non mangio nulla, sono ancora piena di catarro e non ho mai fame.

Prendo il vassoio con tutti gli ammenicoli, mi siedo in un tavolo d’angolo, prendo fuori dalla borsa il tablet per leggere ed il telefono, non  si sa mai.

Dopo due secondi mi passa di fianco il proprietario e mi chiede “Sei molto arrabbiata stamattina?”, lo guardo senza rispondegli, ma lui deve aver sentito il mio ringhio. Intanto metto in infusione la bustina e comincio a leggere. passano alcuni minuti e, con aria indifferente, mi viene vicina la socia e, con las cusa di sistemare il tavolo al mio fianco, mi sussurra “Si vede lontano un miglio che sei arrabbiata, hai gli occhi che fulminano e i capelli….”-

Non rispondo per educazione e perchè, anche lei, non  ha nessuna colpa del mio malumore.

Finisco di bere il tè e di leggere due capitoli, mi alzo, prendo il vassoio e il portafoglio per andare a pagare.

Alla cassa c’è la solita signora con la quale scherzo sempre, mi guarda e mi dice: “Stamattina fai paura, hai lo sguardo duro che fulmina e la mascella serrata e contratta”

Ho solamente confermato, a denti stretti, che ero molto arrabbiata, senza saperne esattamente la ragione.

Sono uscita e son tornata a a casa.

Ho raccontato l’episodio ad una amica, e dopo la giornata si è rasserenata.

Ora è pomeriggio inoltrato, ma non ho ancora capito a cosa fosse dovuto tutto il mio malumore stamattina

RITIRARSI

In buon ordine, in silenzio.

Lasciare andare tutto ed ascoltare le parole, le emozioni e le sensazioni.

Riprendere la buone abitudini in solitaria, per andare avanti.

Doccia, capelli e tanta crema, come allora, per lavare via gli odori e le sensazioni, per lavare via la paura e l’angoscia.

Sentire di nuovo le spalle forti, sentire di nuovo che va tutto per il verso giusto, lasciarsi guidare, ascoltare e imparare.

Dentro tutta l’aria, fuori tutta l’aria. Tutto a posto.

IL GIORNO DELLA MEMORIA

27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2019

Oggi è il giorno della memoria, vorrei scrivere qualcosa di intelligente per poi ritrovarmelo negli anni futuri fra i ricordi . Vorrei ma di fronte a tutti gli orrori del XX e del XXI secolo non conosco abbastanza parole. Ricordiamoci del genocidio degli ebrei, degli zingari,degli omosessuali degli armeni, delle foibe, dei tutu, dei siriani, e di tutte le altre minoranze (?) che ogni giorno subiscono vessazioni da parte di noi maggioranza

LA NEVE BELLA

Ieri sera verso le 19,30 ha cominciato a nevicare.

Era molto freddo, la temperatura era di molti gradi sottozero, in più c’era anche un forte vento gelido.

Ma nevicava.

Quella neve bella, leggera, sottile, che vorticava, si posava gentile sulle cose.

Ha continuato a nevicare per parecchie ore, sempre leggera, vorticosa e gentile.

Stamattina c’era un sottile strato bianco ghiacciato, che sbrillucciava alle prime luci dell’alba, che si presentava chiara e rosata.

Sulle auto c’era un velo di neve leggera che al primo colpo di tergicristallo volava via e luccicava come la polvere  delle fate.

Come tutto il paesaggio incantato dalla neve bella e gentile.

IL 13 PORTA DAPPERTUTTO

Location: centro di Bologna fermata autobus.
Protagonisti: io e Sapientina.
In una fredda mattina soleggiata sono ferma alla fermata del bus in attesa di quello che mi porterà al sant’Orsola, ospedale policlinico di Bologna. Ho il naso affondato nel tablet, sto leggendo, leggo per non dover interagire con nessuno, tranne che con me stessa.
Sapientina: “Mi sa dire l’ora per favore?”
Io. “Sono le 11 e 3 minuti”. E rimetto il naso dentro al tablet, sto leggendo e non ho voglia di interrompere.
Sapientina: “il mio bus è un po’ in ritardo”.
Io “Capita”. E mi rituffo dentro al libro che sto leggendo come se non ci fosse un domani.
Sapientina: “Lei che bus aspetta?”
Io: (non ho voglia di interagire, ma non posso nemmeno fare la figura della zoticona) “Il 25 per il Sant’Orsola”. Alzo il tablet e ricomincio a leggere.
Sapientina: “Anche il 30 va al Sant’Orsola, io sono pratica”
Premetto che il 30 va la Rizzoli, altro ospedale bolognese famoso, ma è un ospedale ortopedico, per oggi non fa al caso mio.
Io, al limite del baratro della pazienza terminata, ero pronta ad infierire.
Ma è arrivato il 13 e Sapientina è salita, si è salvata.
Il 13 porta dappertutto, anche affanculo…. pardon a quel paese