IL MATTINO DOPO

E’ il mattino che segue una giornata tranquilla ed in pace.

E’ il mattino di una giornata che si preannuncia in salita.

Nessuna nube all’orizzonte, ma qualcosa ti dice che sarà in salita, anche se le prima incombenze filano liscie, ma quel senso di salita non passa.

Finalmente arriva sera, la salita non c’è stata, ma quel nervosismo che ti perseuita dalla mattina non è ancora passato.

Quel senso di salita da affrontare senza sapere cosa ti aspetta è sempre lì in agguato, e non riesci nemmeno a parlarne tanto la situazione è confusa.

Poi pensi ad una chiacchierata e qualcosa comincia a farsi strada, il tuo istinto di madre, il tuo fiuto anche questa volta aveva sentito che qualcosa stava bollendo e la salita è lì che ti guarda, sai che la devi affrontare e rimanere ben salda, speri che le tue parole vengano ascoltate e che possano aiutare chi le ha ascoltate.

Intanto domani è sabato 3, anche quella è una salita da “il mattino dopo”

TANTI GOMITOLI

Tanti gomitoli, una coperta che non piaceva in fondo ad un armadio, tanta lana sprecata, zona rossa, bisogna trovare qualcosa, la mente deve trovare qualcosa da fare per sopperire ai momenti di noia e di scoramento che possono arrivare in questo momento di ennesima zona rossa. La coperta inutilizzata va disfatta,ed un nuovo progetto prende forma nella mente. La zona rossa serve a questo, a trovare la maniera di far passare il tempo piacevolmente, a non farsi prendere dalla noia, Tanti gomitoli colorati da alternare a piacevoli letture ed alla cucina. Tanti gomitoli colorati come la primavera a di là delle finestre.

Tanti gomitoli colorati fanno la differenza

GIORNO CINQUE

Tutto nella norma, un normale lunedì passato in zona rossa.

Giorno cinque un normale lunedì come tanti lunedì di un anno fa in zona rossa.

Giorno cinque, silenzio, nessuno in giro, la paura comincia a serpeggiare, in paee, o meglio sul territorio comunale, i contagi sono tanti e alllora si adottano le attenzioni.

Giorno cinque con il sole ed il cielo azzuro, forse rende il tutto meno opprimente e pesante.

Giorno cinque, per fortuna abbiamo un bel giardio condominiale, ricco di alberi e tanto verde, alcune panchine mi possono permettere di scendere nelle ore più calde e leggere, perchè leggere all’aria aperta è una gran bella cosa.

Giorno cinque una lunga telefonata con Mia, ha fatto bene allo spirito, al morale ed, effettivamente, ridere fa bene.

Dobbiamo arrivare al ventuno marzo.

Poi speriamo.

GIORNO QUATTRO

Giornata all’insegna della lentezza, facciamo con calma.

Giorno quattro, è domenica, facciamo come in tempi non sospetti, in epoca pre.covid, con calma e lentezza…tanto del tempo davanti ne abbiamo, dobbiamo fare venire sera nel miglior modo possibile.

Giorno quattro, la giornata è bella, classica giornata di primavera, proprio come un anno fa, quando ancora eravamo “ignoranti” su quello che sarebbe stato, quando ancora credavamo che 15 giorni avrebbero sistemato tutto.

Giorno quattro, sole, cielo azzuro, una cartolina, i fiori gialli della siepe improvvisamente sono tutti esplosi e allora usciamo, facciamo quei famosi 500 metri attorno a casa, prendiamo una boccata d’aria, in silenzio, ognuno di noi alle prese con le proprie emozioni,si fa un giretto praticamente attorno a casa, nei campi limitrofi, poi si rientra, ma intanto un po’ di sole l’abbimo preso.

Giorno quattro, domenica

A SETTEMBRE

“A settembre, c’è nell’aria una strana sensazione che accompagna l’attesa. E ci rende felici e malinconici. Un’idea di fine, un’idea di inizio”.

E’ così che oggi è il tempo, il sentire il silenzio ed i rumori.

Le tende smosse da un filo di aria, danno l’impressione di quello che sta cambiando.

E’ cambiata la luce, è più calda, avvolgente e tenera, ha smesso gli abiti della sguaiataggine dell’estate calda, afosa e soffocante.

L’aria si è fatta più fine, leggera, liberando la mente ed i pensieri dall’oppressione dell’umidità appiccisosa della Bassa.

La fine di una stagione che, quest’anno, tutti abbiamo vissuto con più insofferenza, non si confaceva al periodo impegnativo passato, la fine di una estate che ci siamo trovati a vivere senza esserne preparati.

L’inizio di un nuovo periodo pieno di incognite, timori, alla finestra per vedere l’evoluzione della situazione, con il timore dei mesi a venire, guardando avanti con una luce di speranza nel domani. mettendo un piede davanti all’altro giorno dopo giorno, cercando di non metterli in fallo. senza guardare il probabile baratro che potremmo avere al fianco.

Un inizio incerto, ma mettendoci tutta la nostra buona volontà.

 

 

 

 

UNA FRASE

Tempo fa leggevo una frase che, sostanzialmente, diceva che tutte le stelle che brillano in cielo, sono gli occhi di chi ci ha lasciato, di chi è morto lasciandoci nello sconforto e nel dolore, ma le stelle, i loro occhi, continuano a vederci, a seguirici da lassù guardando i nostri sforzi, le nostre felicità, ed è come se non ci avessero mai abbandonati.

Ecco, io oggi voglio pensare questo.

Un anno è passato.

DENTRO L’ARMADIO

Guardare dentro all’armadio in questo momento, è rivivere la stagione persa.

Ci sono ancora gli abiti che normalmente sarebbero stati indossati durante la primavera, le camicette leggere e colorate che ci avrebbero accompagnato durante la bella stagione, al fianco degli indumenti invernali che abbiamo usato, ci sono gli abiti allegri che ci avrebbero fatto transitare dall’inverno all’estate, con dolcezza e delicatezza.

Primavera che è passata senza che noi ce ne accorgessimo, dietro le finestre ed i muri di casa che ci hanno protetto in questi mesi di chiusura, di blocco, di pandemia.

Siamo passati dai piumini e stivali, ai pantaloni leggeri, alle camicette sbracciate, ai sandali leggeri, siamo passati dall’essere coperti per difenderci dal freddo, allo scoprirci per fare scorta di sole, per buttarci alle spalle un momento pesante ed impegnativo fisicamente e mentalmente.

E, allora, ben vengano gli abiti leggeri ed i piedi nudi, il sole che ci possa ricaricare di un minimo di buon umore, che ci aiuti a superare la paura e l’incertezza.

Dentro all’armadio c’è un mondo, c’è un tempo che ci è sfuggito e non ce ne siamo accorti

DIFFICOLTA’ PAURE E SORRISI

In questo lungo periodo di chiusura, di quarantena abbiamo affrontato tante difficoltà.

Le abbiamo superate, o almeno siamo riusciti a prendere le giuste misure per convivere con la quarantena, le difficoltà che, all’inizio, sembravano incolmabili, per poi capire che erano insuperabili solamente nella nostra mente.

Abbiamo dovuto calibrare la nostra vita quotidiana su altri ritmi, più lenti, meno frenetici e più umani.

E finalmente abbiamo cominciato ad apprezzare questa vita lenta, questa vita che rispettava i ritmi umani, questa nuova vita, che poi tanto male non era.

E con un certo timore abbiamo cominciato a guardare alla fase 2, con le paure che cominciavano a farsi di nuovo strada.

E piano piano, abbiamo dovuto ricalibrare la nostra vita, in previsione delle future uscite, che, alla fin fine, non erano poi tante, ma almeno ci dà la possibilità di vedere i parenti,  almeno quelli a cui teniamo.

E lì è partita l’ansia, la paura del dover abbandonare il nido che per due mesi ci aveva protetti, e nel quale ci sentivamo bene, la paura del dover riaffrontare il mondo esterno, perchè, vediamo di essere onesti, chi di noi prima della quarantena aveva tutta questa vita mondana che ci siamo tanto lamentati di aver perso?

Ecco, per essere onesti, dovremmo dire che la quaratena ci aveva tolto la possibilità di vedere  gli amici,  ma, forse, a noi pesava di più l’imposizione di NON uscire.

Ma ieri sono arrivati i sorrisi, quelli che mancavano da tempo, i sorrisi visti dal vero, non dietro lo schermo di una videochiamata, ieri è venuta la Tata a salutare i nonni.

Ieri mattina ha fatto lezione on-line, ha pranzato di corsa, poi è uscita, e dopo 60 giorni abbondanti, con autocertificazioe in tasca e mascherina  è arrivata a piedi fino alla casa dei nonni, che la stavano aspettando con trepidazione, quando ha suonato il campanello, mi sono commossa, quando l’ho vista salire le scale, con il suo solito abbigliamento, con il suo sorriso luminoso, la giornata ha assunto un altro colore.

Le difficoltà e le paure sono sparite, è rimasto il suo sorriso, le sue chiacchiere e la ventata di freschezza che ha portato.

Un applauso a tutti i nostri ragazzi che si sono dimostrati dei grandi in tutto questo zibaldone.

 

QUALCOSA SI SENTE

Qualcosa si sente ,in mezzo a tutto qesto silenzio, qualcosa comincia a sentirsi.

Forse, il sentire, è dovuto aibtanti giorni di silenzio immobile che ha allenato le nostre orrechie, il nostro senso dell’udito a percepire anche il più piccolo sospiro o il fruscio più insignificante.

A volte si sentono le tortore tubare e, mai come quest’anno, il loro suono sgraziato è gradito, almeno spezza il silenzio, il silenzio immobile che a volte attanaglia.

Il silenzio immobile di questi ultimi 15-20-25 giorni, abbiamo perso il conto, era un brutto silenzio, era il silenzio dell’angoscia, della paura dell’ignoto non era il silenzio tante volte invocato nei giorni passati, quanti giorni o mesi fa?, il silenzio che si invocava era quello buono, quello che ti permetteva di pensare e riflettere con calma, senza che il fiato venisse a mancare.

Il silenzio che allora invocavamo, era quello che portava a formulare domande e a cercare risposte.

Il silenzio di adesso è quel silenzio  opprimente, rotto solamente dall’auto della Protezione Civile che passa a ricordarci di stare in casa, perchè stiamo vivendo una emergenza sanitaria, dalla quale non si sa quando ne potremmo uscire, o almeno, se ci comportiamo seguendo le regole, che ci piacciano o meno, ne usciremo in fretta, ne usciremo a piccoli passi, ma questi piccoli passi dobbiamo cominciare a farli, altrimenti ci perderemo in questa immoblità, perderemo altro tempo, che nessuno più potrà ridarci.

Questo tempo e questo silenzio dobbiamo imparare a gestirlo, dobbiamo rifare pace con noi stessi e con il mondo che ci circonda, che ci sta lanciando un messaggio: rallentiamo altrimenti ne va della nostra salute fisica e mentale.

Qualcosa si sente, qualcosa che porta ad alleggerire l’animo

ALLA FINESTRA

Stiamo alla finestra, in tutti i sensi.

Aspettiamo l’evoluzione di questa quarantena, aspettiamo.

Ma, soprattutto, stiamo alla finestra, riscopriamo il gusto, perso tantissimo tempo fa, di guardare fuori dalle finestre di casa, ma senza la morbosità di allora.

Guardiamo quello che ci circonda, che fino a 20 giorni fa non sapevamo nemmeno che piante avessimo nei giardini.

Guardiamo fuori dalla finestra la campagna silenziosa e in piena fioritura.

Riscopriamo la bellezza che ci circonda, ammantata di un silenzio che, sul momento, è surreale e fa quasi male, ma poi si scoprono le bellezze del silenzio, della lentezza, della solitudine, delle strade sgombre.

fino a 20 giorni fa niente e nessuno si rendeva conto della bellezza che ci circondava, ma stando alle finestra mentre ci diamo un po’ di crema idrante alle mani, guardando con occhi nuovi il paesaggio che ci circonda, si può fare scorta di tranquillità e serenità.

Guardando fuori dalla finestra, vedendo che il mondo va avanti, nonostante la quarantena, che anche noi possiamo benissimo andare avanti, anche senza uscire tutti i giorni per socializzare, sappiamo che prima o poi finirà e tutto tornerà come prima.

tutto tornerà come prima? Ci vorrà tempo e forse, come prima, non ci sarà più nulla, avremmo riveduto tutte le nostre priorità ed esigenze.

Guardiamo fuori dalla finestra, riscopriamo un rito antico, il saluto con il dirimpettaio.