ANTO’ FA CALDO

Quel caldo brutto, cattivo, che toglie forze e volontà.

Un caldo da neurone che latita.

E’ caldo, ma i pensieri ed i problemi non vanno in vacanza, anzi tutti i giorni si aggiunge qualcosa di nuovo, che va ad appoggiarsi al fardello dei giorni precedenti.

Ormai non metto nemmeno più le spunte, procedo un giorno alla volta, uno via l’altro e tentando di dare delle priorità.

Le priorità: io, LaMiaMetà e la famiglia, tutto il resto a tempo debito.

L’estate è bella d’inverno

VOGLIO SCENDERE

Fermate tutto, voglio scendere da questa giostra che gira ad un ritmo troppo sostenuto per me.

E tutto gira nel senso sbagliato e l’insofferenza aumenta, lo spirito di sopportazione è andato a farsi benedire.

E sono sempre più stanca, alcuni giorni la fatica fisica è nettamente superiore alla fatica mentale, e altri giorni la fatica mentale stende una cappa pesante su tutto, toglie le forze ed annulla qualsiasi volontà.

In questi giorni debbo ringrazare chi mi tiene per mano da alcuni mesi a questa parte, sono al punto in cui mi dico che se oggi è un giorno NO, domani è un altro giorno ed andrà sicuramente meglio, debbo crederci, per non finire sotto, per continuare a reggere tutto.

Ci sono giorni in cui mi sento come un giocoliere del circo, con tanti birilli che giranoo sopra la testa, ed io che tento di non farne cadere neppure uno a terra. E quando questo goco mi riesce, mi complimento con me stessa.

Voglio scendere, però, vorrei riposare un po’.

SOFFIA IL VENTO

Soffiano venti di guerra, soffiano da est, sono venti gelidi, che gelano i pensieri.

Soffia il vento fuori dalle finestre, ed è un vento che viene dall’est, un vento freddo, che penetra nelle ossa e annichilisce.

Soffiano venti di guerra, perchè noi uomini non abbiamo imparato nulla dalla storia.

Soffiano venti di guerra,come se due anni di pandemia, non ancora completamente risolti, non fossero bastati per metterci alla prova, per provare la nostra forza, la resilienza dell’essere umano.

Soffino venti di guerra che si stanno allargando, senza nessun freno o argine.

Smettiamola di dirci che andrà tutto bene.

RISALIRE

Poi lentamente si ricomincia a risalire la china, spingendo con i gomiti e i piedi, aggrappandosi con le unghie e i denti ad ogni appiglio.

In questo caso l’appiglio è stato rappresentato da una persona competente che fa il suo lavoro con passione e devozione, che fa il su lavoro ascoltando e capendo quello che l’utente, in questo caso io e LaFiglia, e dandosi da fare fino all’incredibile, chiamando e mandando messaggi per tenerci informate sugli sviluppi della situazione.

Ed alla fine il lavoro di questa persona è stato premiato con una soluzione rapida del problema.

Incontrare persone così sul proprio cammino, in questi momenti complicati ed intricati, è una benedizione dal cielo, incontrare persone così scrupolose ti fa capire che la Sanità italiana, nonostante tutto, funziona ed è fatta per la maggior parte di persone pazienti, scrupolose e coscienziose.

Grazie F.F. per la comprensione, l’umanità che hai messo in questa situazone al limite del kafkiano, grazie a te ed a tutti i tuoi colleghi per l’aiuto impareggiabile che ci hai saputo dare, risolvendo in 24 ore un problema molto ingarbuliato.

Grazie alla Sanità Pubblica.

GIORNI COMPLICATI

Giornate complicate e complesse, fra timori, tamponi e scambi di persone.

E’ sempre più difficile galleggiare e rimanere saldi, tenere la mente libera e sgombra.

Giorni complicati che prima o poi finiranno, ma intanto bisogna reggersi in equlibrio.

Giorni complicati, ma per fortuna si trovano persone ed esistono persone che ci mettono tutta la loro competenza, pazienza ed empatia per aiutarti.

PARVENZA DI NORMALITA’

E’ rimasto ben poco di normalità, di quello che era normalià fino ad un mese fa, in questo momento.

Normalità di vita quotidiana, che gradatamente è cambiata, variata.

Le  nostre abitudini si sono modificate, seguendo il ritmo di questo virus che sembra non voller mollare la presa.

Sono poche le cose, le abitudini che sono rimaste quelle da un mese a questa parte.

Si cerca di non cambiare fuori, per cambiare dentro.

Sono cambiate le nostre prospettive future, le prospettive che dovranno fare i conti con gli strascichi di questa pandemia, che sta stravolgendo la nostra vita quotidiana, che ci sta facendo capire di quante cose superflue e inutili avevamo  fino ad un mese fa.

Ma qualcosa di un mese fa, di una vita fa, sono rimaste.

Poche, ma sono quelle alle quali aggrapparsi per rimanere a galla.

La mezz’ora di uncinetto subito dopo pranzo, dopo il pranzo consumato assieme, le chiacchiere, sul divano, LaMiaMetà mentre fa il pisolino ed io uncinetto, ascoltando il Tg, in quel momento tutto sembra come prima, mi aspetto sempre che alla fine del Tg e delle relative rubriche successive, lui si alzi, si stiracchi  e mi saluti per uscire, mente io mi alzo per cominciare a stirare, invece…nulla di tutto queto, lui rimane sul divano, facendo un po’ di zapping, mente io prendo in mano il libro e, ogni tanto, la mente si stacca e pensa, al perchè siamo lì, mi rimetto a leggere, ma non è normale e sento il bisogno di alzarmi e muovermi, apro il frigo e lo guardo pensando alla cena che è ancora molto lontana.

Finalmente sera, cena finita, altre chiacchiere, un pomeriggio inverosimile è passato, un pomeriggio uguale e a quello di ieri e che sarà uguale a quello di domani, e lì comincia l’altro rito che non è cambiato da un mese a questa parte: il rito del gelato, sempre gli stessi gusti (caffè, vaniglia del Madagascar e triplo cioccolato), tablet per la solita serie serale di solitari, come un mese fa, nulla sembra cambiato, finito il gelato, un po’ di uncinetto, fedele compagno di relax e riflessioni, intanto la lavastovigle ha finito, viene svuotata ed è già ora della tisana prima di coricarsi, ed un’altra giornata è finita.

A letto con il libro, un capitolo, poi buonanotte, mi concedo un sospiro e mi addormento.

Un’altra giornata di quarantena, un’altra agiornata surreale è passata.

Intanto speriamo di vederne la fine, sapendo che dopo, nulla sarà più come prima.

ALLA FINESTRA

Stiamo alla finestra, in tutti i sensi.

Aspettiamo l’evoluzione di questa quarantena, aspettiamo.

Ma, soprattutto, stiamo alla finestra, riscopriamo il gusto, perso tantissimo tempo fa, di guardare fuori dalle finestre di casa, ma senza la morbosità di allora.

Guardiamo quello che ci circonda, che fino a 20 giorni fa non sapevamo nemmeno che piante avessimo nei giardini.

Guardiamo fuori dalla finestra la campagna silenziosa e in piena fioritura.

Riscopriamo la bellezza che ci circonda, ammantata di un silenzio che, sul momento, è surreale e fa quasi male, ma poi si scoprono le bellezze del silenzio, della lentezza, della solitudine, delle strade sgombre.

fino a 20 giorni fa niente e nessuno si rendeva conto della bellezza che ci circondava, ma stando alle finestra mentre ci diamo un po’ di crema idrante alle mani, guardando con occhi nuovi il paesaggio che ci circonda, si può fare scorta di tranquillità e serenità.

Guardando fuori dalla finestra, vedendo che il mondo va avanti, nonostante la quarantena, che anche noi possiamo benissimo andare avanti, anche senza uscire tutti i giorni per socializzare, sappiamo che prima o poi finirà e tutto tornerà come prima.

tutto tornerà come prima? Ci vorrà tempo e forse, come prima, non ci sarà più nulla, avremmo riveduto tutte le nostre priorità ed esigenze.

Guardiamo fuori dalla finestra, riscopriamo un rito antico, il saluto con il dirimpettaio.

LA MIA BICICLETTA

La ia bicicletta fedele e silenziosa compagna di pedalate e non solo.

Negli ultimi giorni  la preferisco all’auto.

Mi sposto per il paese con lei.

Mi serve per arrivare a prendere il pane, la frutta, la verdura e il latte, non ho nessuna esigenza di fare vita sociale, mi tengo alla larga, non ho voglia di incontrare persone, a parte alcune che si contano sulla punta delle dita, tutto il resto a tempi migliori.

Ma la mia bicicletta ha un potere curativo.

In sella alla bicicletta pedalo, pedalo come una forsennata per smaltire la rabbia ed il nervoso che mi assale quando vedo le file dei carrelli, delle persone tutte ammassate davanti alla Coop per fare spesa, non è stata dichiarata nessuna guerra, probabilmente l’asteroide che ci sfiorerà, manco si accorgerà di noi, non siete morti di fame durante l’ultima guerra, quando il cibo era razionato con le tessere annonarie, non morirete di fame neppure adesso, gli scaffali vengono sempre e prontamente riforniti, non ve ne fate nulla di 15 buste di insalata già pronta, fra due giorni sarà da buttare, di 48 bottiglie di acqua non ho idea di cosa ve ne possiate fare, ma poi, ultima domanda: ma che frigoriferi avete in casa? Dove la stipate tutta la mercanzia che avete comprato?

E io pedalo, fortuna che il paese è pieno di piste ciclabili, che non vengono utilizzate, quindi pedalo in solitaria, pedalo fino allo sfinimento, pedalo sicura che non farò incontri, tanto sono tutti alla coop a fare spesa o impegnati a portare a casa, a piedi, con mille e mille sacchetti pieni, fermandosi ogni 5 passi per riprendere fiato.

E io pedalo maledicendo la stupidità umana che impedisce alle persone di seguire poche e semplici regole, per poter uscire da questo periodo il più in fretta possibile, maledicendo la stupidità che li spinge a far finta di niente ed a guardare solo al loro orticello, senza pensare a chi potrebbe avere problemi grossi da questa emergenza, specialmente se, con il loro comportamento insensato, si prolungherà più del necessario.

Intanto io pedalo da sola e, se non fosse che non bevo alcolici, sarebbe il momento adatto per bere sangria nel parco.

TUTTO SI SISTEMA

Ieri è stata un giornata pesante, seguita ad una notte tormenta.

Di notte non vorrei sognare, di notte nei sogni trasferisco tutte le mie paure, tutte le mie ansie,

E al mattino, quando mi sveglio, l’ansia dei sogni mi assale, mi toglie il fiato.

Ulimamente al mattino dormiamo parecchio, dormiamo vicini e sempre tenendoci per mano in qualsiasi maniera noi ci si giri nel letto, alla fine le mani si cercano e troviamo conforto nello stringercele.

Ma poi basta ,sapere che attorno ho persone disposte ad ascoltare e pronte a supportare . con pazienza, a farmi ragionare, e, quando alla fine ragiono, tutti i tasselli vanno al loro posto e la giornata prende un’altra piega.

Ieri era cominciata con la pesantezza sul cuore ed i pensieri neri, bui, con la paura che la faceva da padrona, ma poi, piano piano, si è rassernato tutto ed un altro piccolo passo vero la normalità è stato fatto: merenda assieme, era tanto che non andavamo più da nessuna parte a fare merenda, ieri pomeriggio abbiamo rpreso l’abitudine delle merenda, adesso c’è soddisfazine a mangiar, adesso il cibo ha sapore, le 4 pastiglie stanno facendoci tornare alla vita precedente, una vita forse banale e noiosa, ma tanto gratificante e leggera.

4 pastiglie,sembrano nulla, ma significano tanto.

HAI PRESENTE?

Il giorno dopo? Quando la stanchezza ti assale?

Hai presente?

Oggi è così, dopo tanta tensione, oggi la stanchezza fisica, mentale e quant’altro, la fanno da padrona.

Mi sono dovuta fermare, concentrarmi, analizzare, prendere coscienza che oggi è la giornata del contraccolpo.

Ti senti stanca fisicamente, cammini, ma ti rendi conto che, passo dopo passo, il tuo incedere rallenta e fai sempre più fatica ad andare avanti, vorresti fermarti e sederti sopra ad una panchina, vorresti entrare nel tuo rifugio e rimanere nell’angolo nascosta e leggere, lasciarti scaldare ed aspettare che tutto passi, ma prima vuoi toglierti tutti i pensieri di quello che devi fare,altrimenti se accumuli, poi sai che l’attacco di ansia è in agguato dietro l’angolo.

Poi alla fine realizzi che sei stanca anche mentalmente, che ti senti tutto il peso sulle spalle e nella mente, e fatichi a reagire, vorresti, sogni un giorno intero di silenzio, un giorno intero senza pensieri, rannicciata sul divano, coperta da uno dei tanti plaid fatti all’uncinetto e  lasciare che tutto si attenui, che la stanchezza fisica e mentale esca da sola, senza forzature.

Ma rimane un sogno, devi stringere i denti ed andare avanti, concedendoti solo alcuni attimi, momenti di relax, magari riuscendo a strappare una colazione all’ultimo momeno con le compagne di merenda e LaFiglia.

E già avere LaFiglia al fianco aiuta, è un incentivo a raddrizzare la schiena  e affrontare il resto della giornata, sperando domani possa andare meglio.

Mancano 13 giorni alla fine dell’anno.