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I GIORNI A VENIRE

Dovranno essere giorni leggeri, caldi, solari, senza nubi.

I giorni a venire dovranno essere improntati sulla calma, sulla spensieratezza.

I giorni a venire dovranno essere vissuti alla giornata, senza programmi e scanditi da abitudini piccole e regolari.

I giorni a venire ndranno organizzati di giorno in giorno, con pochi punti fermi e tanta improvvisazione.

Nei giorni a venire posso pensare a mente leggera e libera.

Nei giorni a venire nulla, niente e nessuno dovrà farmi perdere la calma.

I giorni a venire saranno giorni zen

 

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LE GIORNATE HANNO 24 ORE

Punto. Nessuna in più e non se ne possono aggiungere. Non servirebbe a nulla, te la sentiresti sempre stretta.

Devi organizzarti in queste 24 ore che hai a disposizione.

Togline circa 8 per dormire, te ne rimangono circa 16.

Ecco, in queste ore devi concentrare tutto quello che è normalità e tutto quello che arriva a mettersi di traverso.

Inutile farsi prendere dall’ansia, il tempo è quello ed in quel tempo si fa quello che si può, come meglio si può.

Perchè tutti i giorni c’è sempre qualcosa che si mette di traverso, e normalmente sono cose sempre banali che si intraversano ad interrompere il lento sgranarsi di tutti i giorni.

E per fortuna che sono sempre banalità.

Le giornate sono fatte di 24 ore e basta.

SI PUÒ FARE

Passare vacanze natalizie lontano da teatrini di ipocrisia, si possono passare vacanze di Natale senza dover per forza ricambiare auguri non sentiti.

Si sopravvive e anche bene.

Basta solamente avere la fortuna di circondarsi delle persone che frequenti e senti solamente durante l’anno, tutto il resto deve rimanere fuori, lontano, per non sciupare nessun momento.

E allora può capitare di trascorrere il Natale serenamente, mangiando il giusto, ridendo tanto.

E allora può capitare di passare l’ultimo giorno dell’anno con gli storici, ridendo tanto, sentire un certo languore e calore dentro, che appaga e fa sorridere gli occhi.

E allora può capitare di passare il primo giorno dell’anno a zonzo con la Tata, ascoltandola ridere e parlare con gioia e finire per cenare  a Cesenatico con gli amici di Cesena e da lì capire che potrebbe essere un buon anno questo 2018 che si è appena affacciato.

E allora tutto può succedere.

LA NOTTE PIÙ LUNGA

E’ quella di santa Lucia, la notte in cu i arrivasti tu, esattamente 12 anni fa.

Piccola grande donnina che sta crescendo alla velocità della luce.

Una piccolina che si sta pian piano trasformando in una ragazzina, ma che ogni tanto, ripiomba in quel mondo bambino che fatica a lasciare.

Ma tu per me sarai  sempre la mia piccolina, la Tata, la piccolina che arrivò una notte fredda e piovosa.

Oh quanto pioveva quella notte e che freddo, ma tutto passò in secondo piano quando ti vidi fra le braccia della tua mamma.

Eri proprio come ti avevamo immaginata, piccolina e tenera, profumavi di buono, di bebè.

Ogni tanto mi sembra di sentire ancora quel profumo, quando siamo sul divano assieme oppure quando dormiamo tutte due nel lettone e tu vuoi essere abbracciata per scaldarti.

A volte mi fai rimpiangere i momenti di quando frequentavi l’asilo nido, ma poi passa.

A volte vorrei aprire quella tua testolina per vedere cosa ci sta dentro, se segatura o neuroni, ma poi passa.

A volte mi arrabbio e ti tengo il muso, ma poi ti guardo, vedo tornare a galla quell’espressione da bambina e tutto passa.

A volte, spesso, sei dolce, serena e tanto allegra, e fai risuonare in casa le tua risata, bella, grassa e di pancia, quella risata che è sempre stata contagiosa, ma poi, all’improvviso, salta fuori l’adolescente ombrosa, che non sa ancora bene quale atteggiamento tenere, e ti smarrisci, ma io sono lì a farti da sponda, a tenderti la mano per riportarti a riva, su quella riva che ti fa sentire sicura.

Auguri Tata per i tuoi 12 anni.

 

 

 

MADELEINES

Una bella giornata di sole che invoglia ad uscire.

Mercatino di Natale francese in una bella piazza del centro, mi piace, tante lucine garbate, i colori e i profumi.

La bancarella dei biscotti.

“Uhhh Fabio, le madeleines” e nel mentre i miei occhi si illuminano.

Paesaggi e momenti lontani, tanto lontani, paesaggi legati all’infanzia.

“Sai Cri, non le ho mai mangiate”.

Come non le hai mai mangiate? Io le mangiavo quano abitavamo a Fortezza e mi piacevano un sacco, per me erano una novità , una piacevole novità.

Dai ne compriamo un po’ così le assaggi.

Detto fatto, ne mettiamo un po’ in un sacchetto, paghiamo e ci allontaniamo, ma non resistiamo e ne assaggiamo subito una a testa.

Un morso, una esplosione di sapori, l’aroma di mandorla che va a risvegliare ricordi, attimi, istanti e persone che si affacciano di nuovo alla memoria.

Un salto indietro di quasi mezzo secolo, l’immagine della neve e delle montagne alto atesine, memoria che corre a quegli anni, a tutte le persone conosciute, a tutti i momenti di calore e affetto di allora, e il rimpianto si fa largo.

E’ un momento, poi tutto torna la suo posto, ritorno in quella piazza di Bologna con le lucine garbate.

Io felice.

L’IMMENSITÀ

L’immensità di queste giornate di autunno inoltrato.

Giornate di silenzio, dove l’unico rumore che si sente è, appunto, il rumore del silenzio, dove nulla viene a turbare un equilibrio fatto di circostanze che si sussegono una dietro l’altra senza scossoni.

L’immensità della consapevolezza che ci può essere una malinconia serena, che non turba e non scalfisce la tranquillità e i traguardi ragginti.

Traguardi raggiunti lavorando e guardandosi dentro, cercando di non farsi ferire dagli imprevisti e da quello che si vede, che non sempre è piacevole.

L’immensità dell’aver capito che bisogna muoversi a piccoli passi, gioiendo dei piccoli traguardi raggiunti, cercando di guardare avanti senza rimpianti e senza invidie, tanto chi ci sembra più fortunato di noi, a volte sta attraversando delle battaglie che noi non abbiamo nè voglia e nemmeno le energie per combatterle.

L’immensità della tranquillità

 

ARIA DI CASA

E’ l’aria che respiro quando arrivo in Cadore.

Abbiamo passato un altro fine settimana in Cadore, dagli amici storici.

La scusa, questa volta, era il compleanno di Marina.

E quando il Cadore chiama, noi corriamo, io scalpito per ritornare in mezzo a quelle che sono veramente montagne, quelle che accarezzano e abbracciano man mano che ci avviciniamo.

Il Cadore, con i suoi caldi colori autunnali, anche questa volta ci ha regalato due giorni fantastici, fatti di chiacchiere, di calore e di amicizia, quella bella e sana che scalda il cuore.

In montagna, dove riesco sempre a rimettermi in pace con il mondo, dove riesco a rilassarmi, dove lascio sempre un pezzetto di cuore tutte le volte che ripartiamo per tornare a casa.

Il Cadore, la montagna dove sogno sempre di poter tornare per isolarmi quando il mondo della pianura comincia a starmi stretto, dove nessuno mi conosce e posso essere sempre me stessa, senza che nessuno si intrometta perchè sono scontrosa o poco socievole, perchè la gente di montagna è poco socievole, ma lo è con onestà e sincerità, lo è facendoti capire che, in caso di bisogno, loro sono lì pronti ad aiutarti concretamente.

Il  Cadore, l’Alto Adige dove sogno di tornare.