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IL GIORNO DOPO

Ti senti sulle spalle e nella testa tutto il dolore del funerale di un tredicenne.

Come adulto sai che devi cercare di reagire e aiutare tutti quei ragazzi presenti ieri, tutti stretti gli uni agli altri in una chiesa gremita, gremita fino all’inverosimile di tanti tanti tanti ragazzi.

Mai visti tanti ragazzi e ragazze tutti assieme, tutti uniti e solidali, facevano tenerezza nel loro dimostrarsi forti con gli occhi rossi e gonfi di pianto.

Facevano tenerezza nell’osservarli tutti ttorno ai loro professori, più commossi e increduli di loro.

Facevano tenerezza nel vederli stringersi attorno alla famiglia, alle sorelle del loro amico scomparso così all’improvviso, lasciando tutti frastornati.

I compagni di classe, fra i quali anche la Tata, si sono sorretti l’uno con l’altro dando una lezione di dignità e amore disinteressato  tutti noi adulti.

Hanno cantato, hanno scritto una lettera ai genitori del loro amico, si sono fatti consegnare un palloncino biano ognuno da tenere come ricordo di questo compagno così sfortunato.

Si sono messi tutti su di un lato durante la sepoltura e si sono abbracciati tutti stretti stretti piangendo a asciugandosi le lacrime a vicenda.

E’ stato tutto molto duro e penoso per noi adulti, impotenti davanti a tanto dolore, al dolore dei genitori ed al dolore dei ragazzi.

Ma oggi è un altro giorno, si stanno ancora sostenendo, non sappimo e non immaginiamo cosa stiano pensando, si sono chiusi in un mutismo che solo loro possono capire e comprendere.

Da oggi in poi i nostri ragazzi dovranno fare i conti con la Vita che li ha messi davanti alla Morte.

DI TUTTO UN PO’

E’ stato molto caldo, quel caldo che ti toglie tutte le energie e che ti deprime.

Quel caldo che ti fa desiderare l’inverno.

E’ stato un tempo impegnativo sul fronte parole da trovare, alcune le ho trovate, altre le sto ancora cercando.

L’aria e le temperature, finalmente, si sono mitigate e l’umore è migliorato.

Poi all’improvviso, una notte dormita male, e non si sa nemmeno il perchè, incrina un po’ questo benessere.

E allora ti rifugi dentro ai tuoi pensieri, ricominci ad usare l’uncinetto come se non ci fosse un domani, i colori si mischiano, formano nuovi accostamenti e la mente sembra alleggerirsi.

Poi all’improvviso arriva una giornata piena di vento, quel vento teso, che pulisce l’aria, che rende tutto più luminoso, meno volgare, come può essere volgare il sole in questi ultimi giorni di luglio, caldi, umidi e appiccicosi, ma poi scompiglia i capelli e i pensieri, ti rifugi nel silenzio, aspettando che tutto si risistemi.

E la Tata che riporta un po’ di normalità con la sua risata, le sue chiacchiere di ragazzina e la sua presenza, a volte ingombrante, ma sempre presenza leggera e solare.

LE PROVE QUOTIDIANE

indexLa signora che sta facendo pratica con la carrozzina elettrica, le mancano la gamba e la mano destra.
I due amici che camminano assieme spronati dalla terapista a non indulgiare seduti, debbono collaudare al meglio le protesi alle gambe.
Due compagni di palestra che discutono pacatamente di Renzi e D’Alema.
Una nornmale mattina al bar del Centro protesi di Vigorso.
Una mattina invasa dai ricordi del marzo ’77
Bologna la rossa, Bologna la roccaforte del PCI messa a ferro e fuoco dal Movimento degli Studenti.
La celebre Università, L’Alma Mater Studiorum, paralizzata dalle assemblee alla facoltà di Lettere, che fu e furono fucina di idee, movimenti, dove l’impegno politico e sociale era ancora vivo e forte fra gli studenti.
Ma poi tutto sfuggì di mano, tutto prese un’altra piega, tutto degenerò fino alla morte di Francesco Lorusso.
E da lì in poi tutto è cambiato, è cambiata la città.
Siamo cambiati noi, forse a suo tempo fummo esagerati, forse eravamo molto esasperati, ma resta il fatto che non si è stati capaci di gestire e tenere vivo quello che di buono poteva esserci stato in quei giorni, anche quelli a venire negli anni successivi.
E domani sarà l’ennesimo anniversario di un ragazzo che non aveva altra colpa di essere là a tentare un cambiamento, che non è avvenuto, che nel corso degli anni si è smarrito in una politica che non ha più obiettivi ed ha perso l’impegno civile e sociale di quegli anni.

Immagine presa dal web...13 marzo 1977

 

 

BANALITA’

Poi all’improvviso…un minuto di follia che riemerge dal tempo che fu, la follia di un tempo che a volte è un rimpianto per quei momenti di folle follia.

Per poi dire che mai e poi mai vorresti tornare a quei momenti, momenti, attimi, persone e situazioni che hanno scandito il percorso di una vita la vita a.c.

Banalità di una domanda alla quale non si riesce a dare risposta, come saresti oggi se anni fa non avessi incontrato sulla tua strada il cancro?

La banalità di una partenza annunciata da tempo, poi….poi quando hai visto il camion, sei tornata indietro di 50 e passa anni al tuo primo trasferimento, a quando lasciavi la casa che conoscevi per trovati catapultata in mezzo a persone che non conoscevi, ad una lingua che non capivi, che non comprendevi e sentivi l’ostilità di chi là era nato.

E pensi che questa amica ti mancherà, che il bambino da poter prendere benevolmente in giro ti mancherà e ti macheranno anche le battutedel marito, cin quella sua aria sorniona.

Banalità di una giornata senza pioggia e con due costole incrinate che continuno a far male.

MI TIRO SU

Telefono ad un’amica che  comprende in pieno le mie parole e se dico:
“Ho fatto un cernita fra le persone”, non chiede nulla di più, ha già capito che sto attraversando l’ennesimo momento di crisi con personaggi che non meritano il mio mal di stomaco.
E questacanzone mi ha sempre seguita in tutti questi anni di momenti alterni e, visto che fra i personaggi che popolano il mio mondo, non è molto in voga, me la sono sempre ascoltata da sola, presa fuori dal cassetto nei momenti in cui elaboro una nuova situazione e mi aiuta ad escludere.

CON UN PO' DI EMOZIONE

Copio e incollo questa mail inviata dalla Figlia, con tanta emozione perchè eravamo più giovani e perchè quando succedeva tutto questo, per me erano ricordi la carta da gioco infilata nei raggi della bicicletta:
–     Noi, che le nostre mamme mica ci hanno visti con l'ecografia.
–     Noi, che a scuola ci andavamo da soli e da soli tornavamo.
–     Noi, che la scuola durava fino alla mezza e poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (si, anche con papà).
–     Noi, che eravamo tutti buoni compagni di classe, ma se c'era qualche bullo, ci pensava il maestro a sistemarlo sul serio.
–     Noi, che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, mamma a casa te ne dava 2.
–     Noi, che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa erano guai.
–     Noi, che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta, tutti felici.
–     Noi, che la gita annuale era un evento speciale e nelle foto eravamo sempre sorridenti.
–     Noi, che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su internet.
–     Noi, che la vita di quartiere era piacevole e serena.
–     Noi, che andare al mare nei sedili posteriori della 850 di papà o nella 1100 di nonno era una passeggiata speciale e serbiamo ancora il ricordo di un bagno "pulito" a Rimini o a Fregene.
–     Noi, che alla Domenica andavamo sempre al ristorante, perché ogni papà poteva permetterselo.
–     Noi che alla Domenica c’erano sempre le paste.
–     Noi, che facevamo 4 mesi di vacanza al mare, da Giugno a Settembre.
–     Noi, che non avevamo videogiochi, né registratori, né computer. Ma avevamo tanti amici .
–     Noi, che per cambiare canale alla TV dovevamo alzarci e i canali erano solo 2.
–     Noi, che andavamo a letto dopo Carosello.
–     Noi, che sapevamo che era pronta la cena perché c'era Happy Days con Fonzie.
–     Noi, che guardavamo allucinati il futuro con "Spazio 1999" .
–     Noi, che se la notte ti svegliavi e accendevi la TV vedevi solo il monoscopio Rai con le nuvole o le pecorelle di interruzione delle trasmissioni.
–     Noi, che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini'.
–     Noi, che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
–     Noi, che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più fico e che se anche andavi in strada non era così pericoloso.
–     Noi, che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
–     Noi, che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
–     Noi, che giocavamo a nomi-cose-animali-città.
–     Noi, che ci divertivamo anche facendo Strega-comanda-colori.
–     Noi, che ci mancavano sempre 4 figurine per finire l'album Panini (celò, celò, celò, celò, celò, celò, mi manca!).
–     Noi, che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa, ma che a quelli degli altri suonavamo e poi scappavamo.
–     Noi, che compravamo dal fornaio pizza bianca e mortadella per 100 lire (= • 0,050!) e non andavamo dal dietologo per problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare.
–     Noi, che bevevamo acqua dal tubo del giardino, non da una bottiglia in PET  
–     Noi, che  un gelato costava 50 lire (= • 0,025!).
–     Noi, che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la Bic.
–     Noi, che sentivamo la musica nei mangiadischi sui 45 giri vinile (non nell'Ipod) e adesso se ne vedi uno in un negozio di modernariato tuo figlio ti chiede cos'è.
–     Noi, che al cinema usciva un cartone animato ogni 10 anni e vedevi sempre gli stessi tre o quattro e solo di Disney.
–     Noi, che non avevamo cellulari (c'erano le cabine SIP per telefonare) e nessuno poteva rintracciarci, ma tanto eravamo sicuri anche ai giardinetti.
–     Noi, che giocavamo a pallone in mezzo alla strada con l'unico obbligo di rientrare prima del tramonto.
–     Noi, che trascorrevamo ore a costruirci carretti per lanciarci poi senza freni, finendo inevitabilmente in fossi e cespugli.
–     Noi, che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri fico.
–     Noi, che giocavamo con sassi e legni, palline e carte.
–     Noi, che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o c'è un francese-un tedesco-un italiano.
–     Noi, che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
–     Noi, che la Barbie aveva le gambe rigide.
–     Noi, che il 1° Novembre era 'Ognissanti', mica Halloween.
–     Noi, che l'unica merendina era il Buondì Motta con i chicchi di zucchero sopra la glassa.
–     Noi, che il Raider faceva concorrenza al Mars.
–     Noi, che a scuola le caramelle costavano 5 lire.
–     Noi, che si suonava la pianola Bontempi.
–     Noi, che la Ferrari era Lauda e Alboreto, la McLaren Prost , la Williams Mansell , la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini e la Tyrrel a 6 ruote!
–     Noi, che la penitenza era 'dire-fare-baciare-lettera-testamento'.
–     Noi, che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
–     Noi, che il Ciao e il Boxer si accendevano pedalando.
–     Noi, che nei mercatini dell'antiquariato troviamo i giocattoli di quando eravamo piccoli e diciamo "guarda! te lo ricordi?" e poi sentiamo un nodo in gola.
–     Noi, che siamo ancora qui e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le ricordiamo.
–     Noi, che vivevamo negli anni di piombo, ed abbiamo visto  le  lotte sociali e di classe.
–     Noi, che votavamo per i partiti della 1° Repubblica: MSI, DC, PRI, PLI, PSI, PCI, e non per 70 diversi gruppi dai nomi fantasiosi.
–     Noi, che abbiamo trovato lavoro tutti e subito.

Noi, che siamo stati tutte queste cose e tanto altro ancora.
Questa è la nostra storia.

Se appartieni a questa generazione, invia questo messaggio ai tuoi amici e conoscenti della tua stessa generazione . 

Ma anche a gente più giovane perché sappia com'era bella la nostra vita … anche se si chiederà come abbiamo potuto distruggere fino a questo punto la sua …

IO CI SONO NATA

Io ci sono nata al Borgo. Per noi non esiste Borgo Panigale, per noi sarà sempre "il Borgo".
Ci sono nata, ci sono cresciuta, mi hanno portata via dal Borgo a 3 anni, ma a 10 ci sono tornata.
Sono andata via dal Borgo a 19 anni, ma a 22 ci sono tornata.
Sono andata via definitivamente dal Borgo 22 anni fa, ma ci torno sempre.
Quando torno al Borgo faccio sempre una puntatina dove sono nata e cresciuta e stamattina ho avuto un po' di nostalgia.
Adesso il Borgo, là dietro, è umano, è vivibile, c'è silenzio, è curato.
Adesso del Borgo ho quasi nostalgia.
Stamattina ho visto l'angolo dove ci trovavamo sempre, il posto dove abbiamo sempre giocato.
Adesso al Borgo non ci abita quasi più nessuno di noi, ma ne abbiamo un po' nostalgia.
Al Borgo siamo rimasti legati.
Ecco, vedi, lì abitavo io, lì ci abitavana il nonno B., che ci portava al cinema la domenica pomeriggio. Chissà chi abita ora in quel palazzo al piano terra, la mamma e il papà di M. ci sono ancora. Guarda. non c'è più il negozio di W., ma W. che fine avrà fatto? Ma W. ormai sarà prossimo alla pensione, nonostante io lo ricordi ancora ragazzino, ha la mia età, anzi ha un anno in più di me.
Sai, l'altro giorno ho visto M. alla coop qui in paese, ci siamo saluti, abbiamo parlato, ho scoperto che in paese ci vive anche V, oserei dire il mio primo amore, non lo sapevo, se lo incontro chissà se lo riconosco.
E' un mondo piccolo quello del Borgo, e il mio angolo è ancora come allora, con la tabaccheria sempre al solito posto, con i soliti gestori.
Nel mio angolo di Borgo non sono ancora arrivati i pakistani.
Nel mio angolo di Borgo la settimana scorsa ha chiuso il gommista, e abbiamo fatto festa, ormai B. era diventato un'istituzione.
Ma i bar , l'edicola, il chiosco di gelati sono ancora di gente nata al Borgo.
E' ancora come allora, un piccolo angolodi paese.

@$%§#€?^@

Immaturi, faciloni, irresponsabili. eterni bambini.
Mai pronti per crescere, sono "adulti" solo quando debbo farti risolvere dei problemi.
Eterni Peter Pan che giocano alla famiglia, con la testa sempre fra le nuvole, vivono nel loro mondo incantato, senza nessua responsabilità.
Non se ne prendono nessuna, aprono sempre e solo bocca per fare danni, non sanno nè parlare e nemmeno stare zitti.
Pensano che il mondo ruoti attorno a loro, eterni single, mai in ordine per qualche dovere, loro hanno solo dei diritti.
Noi siamo vecchi, noi non possiamo capire, noi viviamo in un altro mondo.
Vogliono giocare agli adulti ma non ne conoscono le regole e non si preoccupano nemmeno di impararle.
Sono dei faciloni, non si mettono nessun problema, non sanno risolvere le piccole questioni che possono nascere all’interno di una coppia, al primo ostacolo che incontrano litigano, urlano e si offendono.
Non hanno nessun sapore, non sono nè carne e nè   pesce.
Quando sono fuori tutte le volte che aprono bocca sono da compatire per la piattezza dei loro discorsi, il loro mondo si limita a due chiacchiere con gli amici davanti ad una birra o all’aperitivo.
Sono più adulti i loro figli, che guardano questi pseudo genitori con occhio adorante senza sapere cosa li aspetta.
Non riescono nemmeno a notare lo sguardo compassionevole negli altri che li circondano.
Ma noi siamo vecchi, noi siamo siamo dei residui della preistoria, noi dobbiamo capirli.
Ma loro non hanno ancora capito che il mondo non è solo la loro insulsaggine.
Giovani…è ora di crescere e anche in fretta, perchè noi delle vostre cavolate ne abbiamo piene le balle.

CHI E'?

Chi ha messo in giro la chiacchiera che "..più si invecchia e meno si dorme", non sa quello che dice.
Io e il Ferrari a questo punto stiamo ringiovanendo di brutto.
Domenica mattina ci svegliamo sempre dopo le 9,30 (ma non vi dico di quanto dopo), stamattina ha aperto il primo occhio il Ferrari alle 8,20 e, se non lo apriva lui, a quest’ora forse eravamo ancora a letto?
Allora, come la mettiamo con la chiacchiera?