SI PUÒ FARE

Passare vacanze natalizie lontano da teatrini di ipocrisia, si possono passare vacanze di Natale senza dover per forza ricambiare auguri non sentiti.

Si sopravvive e anche bene.

Basta solamente avere la fortuna di circondarsi delle persone che frequenti e senti solamente durante l’anno, tutto il resto deve rimanere fuori, lontano, per non sciupare nessun momento.

E allora può capitare di trascorrere il Natale serenamente, mangiando il giusto, ridendo tanto.

E allora può capitare di passare l’ultimo giorno dell’anno con gli storici, ridendo tanto, sentire un certo languore e calore dentro, che appaga e fa sorridere gli occhi.

E allora può capitare di passare il primo giorno dell’anno a zonzo con la Tata, ascoltandola ridere e parlare con gioia e finire per cenare  a Cesenatico con gli amici di Cesena e da lì capire che potrebbe essere un buon anno questo 2018 che si è appena affacciato.

E allora tutto può succedere.

Annunci

CHI SEI TU?

Prima  di parlare pensa.

Sei una persona a contatto che altre persone, persone che non sono lì per fare manicure.

Io sono molto orgogliosa dei miei 14 anni passati a lavorare su me stessa dopo il cancro che mi ha sballato tutta la vita.

E credo pure di aver fatto un bel lavoro, se arrivo a fare il follow-up annuale con tranquillità , riuscendo sempre a far  tacere quella vocina perfida che tenta continuamente di instillare il dubbio o la paura.

Chi sei tu per dirmi parole così importanti con quel tono, come se stessi parlando ad una persona incapace di intendere e volere?

Che sei tu? Solamente perchè ho ribattuto alle tue parole?

Chi sei tu che parli senza nemmeno aver letto il quesito diagnostico scritto sulla richiesta?

Sei una persona piccina che non è riuscita a scalfire la mia serenità e la mia fierezza

 

OGGI HO PIANTO

Oggi ho pianto, per me e per tutti.

Oggi ho pianto pensando ad Anna e Anna Lisa che non hanno avuto il tempo di invecchiare, ho pianto per Sara e Mia che si ritrovano di nuovo sospese in un tempo che non si sa.
Ho pianto di rabbia, di frustrazione, di impotenza, di paura.
Paura di non riuscire ad avere sempre le parole e lo spirito per sostenere e sostenermi.
Ho pianto lacrime che vivevano di vita propria, lacrime che si ribellavano al mio ordine di smettere di uscire, lacrime anarchiche.

Strani giochi del follow-up

 

LE PAROLE

 

Le parole possono scatenare reazioni, a volte belle a volte brutte.

In questi giorni le parole, soprattutto ascoltate, generano fastidio, insofferenza, tedio.

E le parole ascoltate questa mattina in attesa del prelievo, mi hanno fatto accantonare un libro, mi hanno fatto chiudere il tablet e cancellare il libro che avevo appena cominciato a leggere.

Sono seccata, sono snervata da tutte queste persone che fanno a gara per essere le più malate, che fanno sempre la gara a chi è più ammalato.

Ma ponetevi la domanda ” se tutte queste persone sono qui per eseguire un prelievo, quale problema possono mai avere?”

Non ci siete solamente voi sulla faccia di questa terra ed io vi ascolto, e mi urto, mi innervosisco nel sentire le vostre lamentele, di persone ultraottantenni con gli stessi acciacchi che ho io a 60 anni e come me tante altre persone.

Mi sorge spontanea la domanda “cosa farò alla loro età se sono già messa così adesso?”.

Niente da fare, non riesco a riprendere la lettura, le loro voci, i loro lamenti sono sempre più insistenti e molesti, prego qualsiasi dio che arrivi in fretta il mio turno per poter scappare via da questo girone infernale, fatto di parole e di chiacchiere inutili, fatto di egoismo e di inutili ribalte.

Intanto le temperature sono diventate accettabili.

RITROVARSI

E’ successo giovedì.

Io e il Ferrari in una puntata veloce per andare a cena a Cervia con Marina e Alberto.

Ritrovarsi a ridere, a tavola, solo noi 4, senza bambini attorno,  come ai bei tempi d’oro. prendendo 4 quattro piatti diversi per fare gli scambi, dare giudizi. far giare i piatti per poi, alla fine, non ricordare più cosa aveva ordinato chi….e ridere, ridere di gusto, con le lacrime agli occhi.

Dopo cena ritrovarsi per festeggiare il compleanno di uno dei “nostri” bimbi di allora.

E allora ritrovarsi a parlare con gli amici di Cervia come se non fossero passati tanti anni, riprendere il discorso e riannodare i fili.

Come se… il festeggiato non stesse festeggiando 34 anni, non fosse già sposato con una dolcissima ragazza.

Come se…Ilaria, Ivan e Daniele non avessero 34, 36 e 38 anni, praticamente degli adulti ma per noi ancora i bimbi di allora, che giocavano sulla spiaggia con i nostri figli, che facevano il bagno assieme (ragazzi…le mani ben in vista), come se non avessimo diramato tante liti fra di loro per poi ritrovarli dietro alle cabine a pomiciare.

Come se…nel frattempo non mi ritrovassi a parlare di cancro al seno con Stefania, operata 4 anni fa, ma piena di vita e sempre allegra come allora.

Come se…Sabrina non fosse una splendida mamma di due pargoli, Sabrina alla quale chiedere con la risata negli occhi e nella voce, se i suoi bimbi si sono già resi conto di che mamma hanno….

Come se il tempo si fosse fermato al mitico bagno Anna 188, che ormai non c’è più.

BASTA POCO

Basta poco per far girare male una giornata, basta un inghippo all’automobile.

Basta una notte semi in bianco, causa digestione complessa e pensiero sul come risolvere il problema automobile.

Ma poi basta poco per svoltare la giornata , da giornata nefasta in giornata normale e luccicosa.

Basta una telefonata ad un Amico, chiedendo aiuto, e questo amico accorre, anzi arriva in bicicletta, controlla, va a prendere la sua auto e mi accompagna dove troverò la maniera di risolvere il problema, ma ancora di più, mi risolve il problema, mi legge negli occhi l’angoscia, l’ansia per il piccolo granello che ha inceppato l’ingranaggio della mia normalità.

Si rimbocca le maniche e nel giro di mezz’ora è tutto risolto, lui ha fatto il miracolo.

Amico storico di Calderara, grazie.

 

 

CHI MI CHIAMA?

Centro di Bologna, ferma in estasi davanti all’ennesima vetrina di una libreria.

Mi sento chiamare, ma non per nome, ma con il nomignolo affettuoso che solo i parenti più stretti conoscono e usano per rivolgersi a me.

Nomignolo che mi porto dietro da 55  anni a questa parte, mi fu affibbiato da mia sorella visto la complessità di consonanti di cui è composto il mio nome doppio.

Rimango un po’ stupita, ma se chi mi chiama usa quel nomignolo, significa che è una persona cara e amica.

E non mi sono sbagliata.

Ci siamo abbracciate e baciate con le lacrime agli occhi, come se fosse un secolo che non ci si vedesse, erano passati solo un paio di anni dall’ultima volta, ma quel nomignolo ha sempre suggellato la nostra atavica amicizia.

Cara M., amica delle elementari, che ti puoi fregiare di essere una delle poche persone che mi può chiamare con quel nomignolo tanto intimo, dolce e privato, è stato un piacere sentirmi abbracciare da te, da tutto il tuo immenso calore e affetto, è stata una carezza per la mia anima un po’ a brandelli sentire le tue mani sul mio viso, sono state chiacchiere dolci e lievi che hanno tamponato un po’ l’immensa tristezza di questo periodo.

E alla fine ci siamo riabbracciate strette strette, come quando andavamo a scuola assieme e giocavamo assieme, senza pensieri, con ancora l’innocenza di quegli anni, senza sapere quello che la vita ci avrebbe riservato (e  per fortuna dico io).

E quel nomignolo rimarrà sempre lì a suggellare un rapporto dolce, sereno e sincera amicizia