QUANTO MANCA?

Mancano circa 108 giorni alla fine di questo anno.

un anno impegnativo, pesante fisicamente e mentalmente-

tutti i programmi fatti all’inizio dell’anno, sono stati ribaltati, quasi nessuno siamo riusciti a mantnerlo-

ma va bene così, ci siamo ancora tutti, abbastanza in salute, abbiamo scollinato un intervento oncologico, quei 10 giorni di febbraio per me e per LaMiaMetà, sono in un angolo al buio.

qualche giorno lontani da casa, grazie alle Persone Speciali che ci hanno supportato in tutto questo tempo, siamo riusciti a ritagliarcelo, con gli Storici di Ferrara ci siamo visti e sentiti spesso, e anche loro hanno fatto la loro parte.

pensavo che, ormai, il più fosse fatto, mi rimaneva il pensiero e l’ansia del rientro a scuola della Tata….

…..invece no, l’anno continua ad accanirsi, mi sono fratturata un osso del gomito.

posso? sono stufa marcia.

e auguriamoci che in questo ultimo scampolo d’anno, non succeda niente altro.

l’anno del signore 2020 entrerà nei libri di storia, alla voce sopravvivenza e sopportazione del genere umano.

IL POZZO DI SAN PATRIZIO

E’ quel luogo segreto, che non si sa bene dove sia, che ognuno di noi ha all’interno del proprio io, della propria anima, dal quale attingere tutte le energie che servono quotidianamente.

Energie per ascoltare, per consolare, per ribattere all’ignoranza,  alla fatica di rimanere a galla in un mondo tutti i giorni sempre più prepotente.

Energie per trovare sempre le parole giuste, energie per valutare sempre le parole che si andranno a dire, erchè le arole hanno il loro significato ed il loro peso, energie per mantenere un equilibrio.

Energie che a volte finiscono e lasciano il vuoto dentro, lo sconforto per non aver detto o fatto quel qualcosa di più, anche minimo, per  alleviare un disagio o una sofferenza dell’interlocutore di turno.

Energie che, quando proprio le cerchi e non le trovi, ti lascino affranta e abbattuta, ma fortunatamente hai attorno una rete di amicizie, di conoscenze, di affetti cari ai quali sai di poterti appoggiare per ripartire.

E stamattina, svuotata di ogni senso, in preda allo sconforto più totale, ho interpellato un’Amica, una carissima persona conosciuta da poco, e a questa persona mi sono rivolta in cerca di conforto, e questa persona ha fatto il  miracolo, con poche ed equilibrate parole, è riuscita a farmi ripartire.

Grazie  Stefania.

HO PERSO IL CONTO

Ormai non so più da quanti giorni siamo in casa, con le poche uscite per arrivare al negozio del fruttivendolo a comprare frutta e verdura e lo smaltimento dell’umido.

La spesa grossa è cmpito de LaFglia una volta a settimana, meno luoghi molto affollati frquento meglio è, dobbiamo pensare a proteggere LaMiaMetà

Una cosa certa la so, tutti i martedì sera esco per portare fuori il sacco della plastica e dell’indifferenziata, che verrano raccolti il giorno dopo dagli addetti.

A volte fatico a dare il nome al giorno della settimana.

Ho perso il conto dei giorni e delle ore che si snodano uno uguale all’altro, le ore che si snodano una dietro l’altra scandite dai pasti e dalla routine quotidiana.

Routine quotidiana che adesso va arriccita di altre mansioni che dovrebbero riempire le ore che, fino a oco tempo fa, passavo fuori casa, fra spesa, pedalate, passeggiate e puntatine da LaMiaMamma.

Sto riscoprendo la lentezza, il ponderare e pensare a quello che sto facendo, senza proiettare la mente sempre al dopo, tenendo d’occhio l’orologio, sempre di corsa ed in affanno, come se non avessi abbastanza tempo.

Invece…è bastato un essere invisibile, ma tanto letale, per ridimensionare tutto e riscoprire che le cose si possono fare con lentezza e senza cercare di fare sempre più in fretta per tentare di recuperare tempo, minuti o ore per cose che, alla fine della giornata, non siamo riusciti a fare, nonostante la corsa contro il tempo.

La lentezza che mi ha portato, finalmente, a fare quelle cose che prima venivano immancabilmente relegate in fondo, se avanzava tempo.

Cose come una telefonata, un pensiero rivolto ad un amico lontano, un pensiero per una persona cara persa, un capitolo in più letto , ascoltare il sienzio che è sempre una bella cosa da fare, perchè il rumore del silenzio è sempre pieno di nuove riflessioni e di nuovi pensieri.

E i giorni passano, fra una settimana sarà Pasqua, ma non importa, la Pasqua tornerà anche il prossimo anno.

Le feste tornano, è il tempo che stiamo passando in attesa che non ci verrà restituito.

FESTA DEL PAPÀ

Oggi annaspo, oggi la quarantena mi pesa.

È la festa del papà,  ma mi manca il respiro quando ci penso,  quando me ne rendo conto.

Non sono potuta andare a salutare il mio di papà,  la quarantena ha chiuso pure i cimiteri.

Ed in questi momenti pesanti, difficili, momenti in cui tutto viene sovvertito e dobbiamo rivedere il nostro modo di vivere, la tua mancanza si fa più pesante e la tua mancanza rende ancora più difficile superare questi momenti, quegli attimi di sbandamento che arrivano ad ondate.

TENIAMO DURO

Teniamo duro, non facciamoci abbruttire da questa reclusione forzata.

Questo momento è pesante, lascia sempre senza fiato quando ci ricordiamo che non possimo uscire, che non possiamo uscire per il nostro bene ed il bene degli altri.

Non lasciamoci abbruttire dalla sensazione di colpo di stato, di coprifuoco, prima o poi, se stiamo alle regole, passerà.

Non facciamcio abbruttire dal clima di tensione, di paura.

E allora oggi mi sono fatta l’ennesima doccia, vestita e truccata per rimanere in casa.

Teniamo duro e non lasciamoci sopraffare dalla quarantena.

GIORNATA VENTOSA

Oggi vento, tanto vento, ma almeno stamattina c’era il sole a mitigarne il disagio.

il vento, freddo e sgarbato come quello d oggi, è destabilizzante, è foriero di scompiglio, dei capelli e dei pensieri.

Il vento ingarbuglia tutto, i pensieri anzichè andare in una buona direzione, virano sempre verso il buio.

il vento feddo, porta freddo alle ossa ed alla mente, il vento freddo e sgarbato porta scompiglio e lo scompiglio non rende leggeri, lo scompiglio appesantisce la mente e l’umore.

Oggi c’era vento ed è meglio fermarsi qui

FUORI E’ MAGNIFICO

C’è il sole, la temperatura è gradevole.

Per i miei gusti potrebbe stare così fino a fine anno e poi mettersi al bello.

Con il passare dei minuti e delle ore, al mattino, riesco anche a sorridere, a pensare senza arrabbiarmi, a parlare senza arrivare ad essere insofferente.

Con il sole, senza nebbia, con il silenzio riesco anche a tenere sotto controllo l’ansia delle attese.

Fuori è magnifico, ma c’è gente.

Gente che chiede, quando si capisce benissimo che non sono interessati ad ascoltre quello che dico, che chiede solo per pelosa curiosità.

C’è gente che vive di pressapochismo e mi irrita.

Poi finalmente il mattino volge al pomeriggio e allora si prende una boccata d’aria e di allegria, pranzando con il Ferrari e le sue battute, vado a recuperare LaFiglia al treno e, in quei 5 minuti di tragitto fino a casa, tutto torna alla normalità, fatta di tranquillità nel sapere che esistono anche persone equilibrate e che ascoltano.

Fuori è magnifico, ma c’è gente.

SVUOTATA

Quando ti senti svuotata, perchè gli inciampi della giornata e del giorno precedente ti hanno prosciugato tutte le emergie, non resta altro che sedersi, aprire un libro, leggere e ascoltare un po’ di musica.

Oggi è così, oggi i muscoli non rispondono, oggi tutto è pesante, oggi anche la pazienza sembra stia latitando.

Quando la voglia di cucinare ti abbandona, è il segnale che la corda è toppo tirata e la forza che ti spinge ad andare avanti, si sta lentamente esaurendo.

Occorre fermarsi, rilassare le spalle, buttare fuori tutta la rabbia, scrivere, leggere, non ascoltare il rumore che ti circonda, fermare i pensieri e guardare solo quello che succederà da qui al  inuto successivo, senza far galoppare la mente, non serve a nulla.

Tè, libro e copertina

AMICHE CHE TI PENSANO

E più ci si sente inadeguati.

In questo mondo dove tutti urlano, dove vince l’arroganza e la maleducazione, è sempre più difficoltoso passare una paio d’ore a chiaccierare serenamente con persone affini, le posso contare sulla punta delle dita di una mano.

E non conta nemmeno ripetersi, come un mantra, debbo smettere di leggere, debbo smettere di pormi delle domande, debbo smettere di ascoltare.

Non serve a nulla

LA MALEDIZIONE DELLE ULTIME 100 PAGINE

E’ quella che mi perseguita quando sono quasi alla fine di un libro qualsiasi.

Arrivo lì di corsa, di volata, leggendo come se non ci fosse un domani, perchè mi piace, mi appasiona.

Arrivo alle ultime 100 pagine con la voglia di finirlo, con la voglia di sapere come finirà la storia, con la voglia di finire perchè in mente ho già un altro libro da cominciare.

Ma le ultime 100 pagine sono maledette, non si riescono a finire n tempi ragionevoli, c’è sempre un qualcosa o un qualcuno che si mette di traverso, l’ingranaggio si inceppa e le ultime 100 pagine diventano una agonia.

Per finire le ultime 100 pagine impiego lo stesso tempo che ho impiegato ad arrivare fino a lì.

Le utime 100 pagine sono una calamità.