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AMICHE CHE TI PENSANO

E più ci si sente inadeguati.

In questo mondo dove tutti urlano, dove vince l’arroganza e la maleducazione, è sempre più difficoltoso passare una paio d’ore a chiaccierare serenamente con persone affini, le posso contare sulla punta delle dita di una mano.

E non conta nemmeno ripetersi, come un mantra, debbo smettere di leggere, debbo smettere di pormi delle domande, debbo smettere di ascoltare.

Non serve a nulla

LA MALEDIZIONE DELLE ULTIME 100 PAGINE

E’ quella che mi perseguita quando sono quasi alla fine di un libro qualsiasi.

Arrivo lì di corsa, di volata, leggendo come se non ci fosse un domani, perchè mi piace, mi appasiona.

Arrivo alle ultime 100 pagine con la voglia di finirlo, con la voglia di sapere come finirà la storia, con la voglia di finire perchè in mente ho già un altro libro da cominciare.

Ma le ultime 100 pagine sono maledette, non si riescono a finire n tempi ragionevoli, c’è sempre un qualcosa o un qualcuno che si mette di traverso, l’ingranaggio si inceppa e le ultime 100 pagine diventano una agonia.

Per finire le ultime 100 pagine impiego lo stesso tempo che ho impiegato ad arrivare fino a lì.

Le utime 100 pagine sono una calamità.

UNA SVOLTA

Oggi è lunedì e forse è  un lunedì più lunedì di tanti altri.

Ho dormito male,sognato, forse, non ricordo, ricordo solamente un leggero senso di nausea e di insoddisfazione appena sveglia.

Quindi si prospettava una giornata malmostosa e e di cattivo umore.

Sono andata al solito bar a prendere un tè e per vedere di analizzare il perchè e il percome.

Entro è chiedo un tè, non mangio nulla, sono ancora piena di catarro e non ho mai fame.

Prendo il vassoio con tutti gli ammenicoli, mi siedo in un tavolo d’angolo, prendo fuori dalla borsa il tablet per leggere ed il telefono, non  si sa mai.

Dopo due secondi mi passa di fianco il proprietario e mi chiede “Sei molto arrabbiata stamattina?”, lo guardo senza rispondegli, ma lui deve aver sentito il mio ringhio. Intanto metto in infusione la bustina e comincio a leggere. passano alcuni minuti e, con aria indifferente, mi viene vicina la socia e, con las cusa di sistemare il tavolo al mio fianco, mi sussurra “Si vede lontano un miglio che sei arrabbiata, hai gli occhi che fulminano e i capelli….”-

Non rispondo per educazione e perchè, anche lei, non  ha nessuna colpa del mio malumore.

Finisco di bere il tè e di leggere due capitoli, mi alzo, prendo il vassoio e il portafoglio per andare a pagare.

Alla cassa c’è la solita signora con la quale scherzo sempre, mi guarda e mi dice: “Stamattina fai paura, hai lo sguardo duro che fulmina e la mascella serrata e contratta”

Ho solamente confermato, a denti stretti, che ero molto arrabbiata, senza saperne esattamente la ragione.

Sono uscita e son tornata a a casa.

Ho raccontato l’episodio ad una amica, e dopo la giornata si è rasserenata.

Ora è pomeriggio inoltrato, ma non ho ancora capito a cosa fosse dovuto tutto il mio malumore stamattina

TROPPO RUMORE

Troppo,tanto rumore, il centro commerciale è chiassoso, come le persone che lo frequentano.

Il rumore che attutisce e annebbia tutto: la solitudine,  la tristezza, la noia di chi si aggira dentro a questi centri, dove tutto è concentrato e omologato ma dove tutto è tutti sono uguali.

La noia che si combatte in questi centri a suon di musica a tutto volume, la noia che i frequentatori rivelano negli sguardi persi e vuoti, ciondolando alla ricerca di un qualche riempitivo, senza trovarlo e, se anche lo trovassero,  durerebbe poco, sostituito da un altro desiderio che,secondo loro, metterà fine per sempre alla loro noia.

La ricerca di un riempitivo che manca a loro, perché quello che cercano affannosamente ce l’hanno dentro, ma non lo sanno.

Non puoi delegare ad altri una ricerca che deve partire da te stesso,  da solo, gli altri, i creatori dei centri commerciali, non riusciranno mai nell’intento di riempire i tuoi vuoti e le tue noie.

VUOTO A PERDERE

Non saprei come spiegare nel titolo il malumore, la malinconia, il malesssere che ho addosso.

Due chiacchiere veloci hanno scatenato tutto questo.

Non ci può essere tanta cattiveria tutta concentrata in una unica persona.

Non può essere che io continui a meravigliarmi.

Quello che mi infastidisce è che, avevo sempre avuto una vocina dentro che mi metteva in guardia, e non l’ho mai ascoltata.

Quello che mi infastidisce è l’aver sbagliato su tutto il fronte.

Che tristezza, che pochezza.

 

SENZA TITOLO

Non sapevo cosa scrivere nella prima riga in alto.

Oggi la fa da padrona la stanchezza mentale, quella stanchezza che fa  sbadigliare e appesantisce le palpebre.

Sono stati 15 giorni intensi, fra cadute della mamma, pensieri per il Piccolo e l’università, il  dover rodare un nuovo ritmo giornaliero con la Tata che adesso vuole dormire al mattino.

Giornate fatte di pensieri e arrovellamenti per  capire un malessere fisico della mia metà, malessere che si protraeva nel tempo e peggiorava di giorno in giorno, malessere al quale non sapevamo dare un nome,ma poi, alla fine, fra medici si è trovata una soluzione.

Ho bisogno di evasione, di girare la chiave, di staccare, ho bisogno di silenzio, ho bisogno di risate, ho bisogno di cambiare muri.

Ho bisogno di Roma