ELABORIAMO

Oggi più che mai ho bisogno di parlare, di raccontare, non posso permettermi che un ricordo, che un deja-vu continui ad immalinconirmi, a farmi trattenere il respiro, a rendere pesante la gi0rnata, mi è bastato ieri, oggi debbo svoltare.

Ieri mattina il Ferrari mi stava accompagnando al Mio Ospedale per un esame.

Era mattino presto, avevo appuntamento presto e, per evitare il traffico congestionato, siamo partiti per tempo da casa.

Un magnifico cielo striato di rosa, arancio e grigio ci stava venendo incontro, era una magnifica mattina di fine autunno, senza umidità, chiara e limpida.

Tutto stava andando per il meglio, c’era traffico, ma sopportaile, finchè….

Finchè un ricordo prepotente si è fatto avanti, guardando l’orologio mi sono resa conto che una mattina così, allo stesso orario l’avevo vissuta 14 anni prima.

Era una mattina in viaggio verso il Mio Ospedale per l’ennesima seduta di chemioterapia.

Un tuffo al cuore, il respiro si è interrotto, lo stomaco si è contratto, la salivazione si è azzerata ed un conato di vomito mi è salito in gola.

E’ stato un ricordo violento, prepotente che si è affacciato e non se ne andava, facendomi rivivere tutto il malesse fisico e psichico di allora.

Un ricordo brutto che alla fine mi ha fatto salire le lacrime agli occhi e spingevano prepotentemente per uscire.

Nel frattempo il semoforo è diventato rosso ed io sono scesa la volo dall’auto, salutando in fretta ,non volevo farmi vedere dal Ferrari così stravolta da un ricordo, da una situazione che in 14 anni non si era mai presentata.

Ma poi passa e speriamo in fretta.

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OGGI HO PIANTO

Oggi ho pianto, per me e per tutti.

Oggi ho pianto pensando ad Anna e Anna Lisa che non hanno avuto il tempo di invecchiare, ho pianto per Sara e Mia che si ritrovano di nuovo sospese in un tempo che non si sa.
Ho pianto di rabbia, di frustrazione, di impotenza, di paura.
Paura di non riuscire ad avere sempre le parole e lo spirito per sostenere e sostenermi.
Ho pianto lacrime che vivevano di vita propria, lacrime che si ribellavano al mio ordine di smettere di uscire, lacrime anarchiche.

Strani giochi del follow-up

 

ANCHE A QUESTO SERVONO I NONNI

Ad ascoltare.

Ad ascoltare una bambina al telefono, che piange e singhiozza e tu non riesci a capire il perchè. E tutti i panorami più brutti ti passano davanti agli occhi, ma cerchi di mantenere la calma per lei.

A consolare.

A consolare una bambina, che finalmente calma, ti racconta di aver perso il cellulare e, se tu nonna, provi a chiamarla e lei non risponde, è per quella ragione. E tu nonna la devi rassicurare che è un problema piccolo, cge i risolve, che un qualche cellulare usato nei cassetti lo troviamo, e che i numeri delle amiche verranno ripristinati.

A mediare.

A mediare con una mamma ed un papà giustamente arrabbiati, tentando di far capire, di parlare e di farli sbollire.

A coccolare.

A coccolare una bambina provata dalla perdita, voi direte che non è tutta ‘sta gran cosa, ma provate a mettervi nei panni di una quasi adolescente dell’era moderna, il cellulare è il filo di congiunzione con il mondo, è l’accessorio che le permette di chiamare le amiche per un gelato assieme al parco, e ti inventi un giro in bicicletta per il giorno dopo, così, giusto pr farle sapere e capire che a tutto c’è rimedio.

Ad emozionarsi quando questa bambina dopo una lunga telfonata, quando si è calmata ti ringrazia per quello che hai fatto, per il tempo e le parole che lei hai dedicato.

Life in technicolor

STA SUCCEDENDO

Di ritorno da un fine settimana magnifico e perfetto, succede che mi estraneo, rimango nella bolla ed escludo tutto quello che succedeva prima.

Succede che mi isolo, che mi rendo conto di quanto questo giorni siano pesanti.

vorrei non lo fossero, vorrei aver raggiunto un minimo di pace e di quiete, invece….

No, arrivano all’improvviso con tutto il loro carico di dolore e di rimpianti.

E me ne rendo conto dalla stanchezza che mi sento addosso al mattino appena sveglia, dei brandelli di sogni che mi rimangono appiccicati, dei tanti risvegli durante la notte, di quanto basti poco per farmi salire le lacrime agli occhi.

E questi giorni così gravosi arrivano all’improvviso, alla vigliacca, buttano lì un ricordo, uno spezzone di canzone, una parola, che fa riavvolgere tutto il nastro e i brandelli di sogno si rimescolano, rimescolano i pensieri e l’umore.

E stamattina è bastata questa per riandare indietro, capire, ricordare e fare i conti…sono i giorni che immancabilmente tornano

DA ORA IN POI

…e adesso che ti abbiamo salutato dobbiamo cercare un po’ di serenità in noi e per noi.

tutto tornerà a ruotare attorno al sole come se niente fosse successo, anche se non è vero, qualcosa è successo.

E stamattina sono state piante calde lacrime, tante e abbondanti, pensando a te, a tutta la tua sofferenza ed al calvario che hai dovuto affrontare.

Tu che, come tantissimi altri, non ti saresti mai meritato una fine così, divorato dal cancro, tu che avevi sempre il sorriso della bontà negli occhi.

E stamattina ci siamo sentiti un po’ più soli, ci siamo guardati e tutti abbiamo visto la vita passata, i bei momenti passati, ad essere onesti abbiamo anche ricordato alcune litigate memorabili, ma tutto fa parte del gioco, tutto fa parte del percorso di vita che ognuno di noi ha affrontato, tutto fa parte di quel mondo che ci siamo lasciati alle spalle, mondo che adesso ha perso un pezzetto, un pezzetto per me molto importante.

Vogliamo illuderci che presto tutto questo dolore verrà lenito dai tanti ricordi che arriveranno, perchè noi sappiamo che continueranno ad arrivare.

RICAPITOLIAMO

Ho pensato, ho riflettuto, ho ragionato fra me e me.

Ho parlato da sola facendomi le domande e dandomi le risposte, mi sono immedesimata nei panni degli altri, ho cercato di capire, ho ricominciato a parlare da sola facendomi l’avvocato del diavolo.

Ho ceduto le armi, mi sono ritirata, ho fatto un passo indietro e mezzo passo avanti, mi sono adirata, ma poi mi è passata.

Ho fatto il silenzio stampa, per poi tornare sui miei passi, con il minimo sindacale, giusto per lasciare uno spiraglio aperto, non si sa mai, per poi dirmi che tanto niente più sarà come prima.

Sono stata molto triste, sono ancora molto triste, pensavo di avere elaborato, metabilizzato, ma non è così, ci vorrà acora un po’ di tempo.

Ho riso, ho camminato e cenato in piacevole compagnia con il Ferrari e alcuni amici storici, ho passato delle ore serene.

La normalità per ora è ancora un po’ lontana, la Tata si è fatta male, per l’ennesima volta, ed ha ancora le stampelle, ma da domani tutto dovrebbe rientrare, ci aspetta solamente un controllo venerdì, poi, si spera, tutto torni a girare al ritmo della banalità.

Il mio umore è ballerino, solamente con pochissime persone riesco ad essere quella di sempre (il Ferrari, la famiglia e gli amici quelli belli).

Mancano ancora alcune tessere per riprendere sui soliti binari.

A TE

A te che mi facesti conoscere gli Emerson Lake & Palmer, a te che conoscevo dall’età di 12 anni.

e adesso, nel silenzio della casa, stanno affiorando i tanti ricordi di quegli anni vissuti a Borgo Panigale.

Dei pomeriggi passati tutti assieme a non fare nulla, per poi salutarci, i compiti chiamavano, delle tante risate fatte tutti assieme, le risate stupide degli adolescenti.

E di tutta quella musica di cui era infarcita la tua vita, degli appuntamenti al mattino in autobus per andare a scuola, tu alle Aldini io all’Itis.

E di tutte le volte che ci siamo ascoltati a vicenda, la nostra era un’amcizia prfonda, tanto profonda che a qualcuno, a volte,  dava fastidio e ci prendeva in giro, ma noi non lo abbiamo mai considerato.

E quella volta che mi accompagnasti al mare con la Lambretta, le risate lì si sono sprecate, pensa, eri ben voluto anche dai miei genitori, anche loro avevano capito che eri un amico sincero, che eri un bravo ragazzo.

a te, che ci hai lasciati sgomenti e increduli, con gli occhi pieni di lacrime, dimmi..si può piangere singhiozzando alla nostra età?

Per te si può piangere disperati anche alla nostra età….Ciao Mario