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UNA GIORNATA UN PO’ COSÌ

Come quella di oggi, fra la stanchezza fisica e mentale, fra la primavera in arrivo e la neve che continua a cadere.

Una giornata come tante altre in questo periodo in cui la pioggia si alterna alla neve ed a poche giornate di sole e, forse, questa mancanza di sole, non aiuta.

Oggi è la festa del papà, ma tu manchi,fisicamente, da tanto tempo, anche se nella mente sei sempre lì.

E allora stamattina ho mangiato una raviola pensandoti.

Oggi è un anno esatto che è venuto a mancare un grande amico .

E stamattia ci siamo ritrovati tutti, o quasi, a ricordarlo, e il magone saliva, parlavamo di te, di come è stato questo anno senza di te, e ho raccontato questo sogno fatto poco tempo fa e la voce si è incrinata, l’altro tuo grande amico mi ha guardata e mi ha chiesto se mi manchi proprio così tanto.

Sì, manchi, manchi come manca una persona Amica, una persona con la quale sai di avere passato tanti bei momenti, una persona che quando la incontravo adesso, che adolescenti non siamo più, provavo piacere, il piacere che si prova nello scambiare chiacchiere, parole e pensieri, il piacere che si prova ad ascoltare le chiacchiere e le parole intelligenti di una persona profonda, una persona con la quale hai tanto in comune.

Oggi le mancanze sono tante.

 

 

 

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AMICA MIA

Sono passati 10 anni da quella mattina all’alba.

E stamattina il tuo ricordo ha colpito violentemente.

Ci manci, la malinconia per la tua perdita fa ancora capolino.

Gli anni sono passati, ma il vuoto che hai lasciato si fa ancora sentire.

Il tuo Ste e le tue ragazze sono molto bravi, sono andati avanti, le ragazze si sono sposate, Ste si è rialzato da solo, ma il tuo ricordo e la tua presenza continua ad accompagnarli.

Pensa che la tua Sara si è sposata il giorno del tuo compleanno.

Secondo te, cosa può voler dire? Che sei ncora una presenza molto importante nella loro vita, che sarai sempre nei loro ricordi, e niente e nessuno riuscirà a lenire la sofferenza per la tua mancanza.

Amica cara, mi manchi e non so più come scriverlo

ELABORIAMO

Oggi più che mai ho bisogno di parlare, di raccontare, non posso permettermi che un ricordo, che un deja-vu continui ad immalinconirmi, a farmi trattenere il respiro, a rendere pesante la gi0rnata, mi è bastato ieri, oggi debbo svoltare.

Ieri mattina il Ferrari mi stava accompagnando al Mio Ospedale per un esame.

Era mattino presto, avevo appuntamento presto e, per evitare il traffico congestionato, siamo partiti per tempo da casa.

Un magnifico cielo striato di rosa, arancio e grigio ci stava venendo incontro, era una magnifica mattina di fine autunno, senza umidità, chiara e limpida.

Tutto stava andando per il meglio, c’era traffico, ma sopportaile, finchè….

Finchè un ricordo prepotente si è fatto avanti, guardando l’orologio mi sono resa conto che una mattina così, allo stesso orario l’avevo vissuta 14 anni prima.

Era una mattina in viaggio verso il Mio Ospedale per l’ennesima seduta di chemioterapia.

Un tuffo al cuore, il respiro si è interrotto, lo stomaco si è contratto, la salivazione si è azzerata ed un conato di vomito mi è salito in gola.

E’ stato un ricordo violento, prepotente che si è affacciato e non se ne andava, facendomi rivivere tutto il malesse fisico e psichico di allora.

Un ricordo brutto che alla fine mi ha fatto salire le lacrime agli occhi e spingevano prepotentemente per uscire.

Nel frattempo il semoforo è diventato rosso ed io sono scesa la volo dall’auto, salutando in fretta ,non volevo farmi vedere dal Ferrari così stravolta da un ricordo, da una situazione che in 14 anni non si era mai presentata.

Ma poi passa e speriamo in fretta.

OGGI HO PIANTO

Oggi ho pianto, per me e per tutti.

Oggi ho pianto pensando ad Anna e Anna Lisa che non hanno avuto il tempo di invecchiare, ho pianto per Sara e Mia che si ritrovano di nuovo sospese in un tempo che non si sa.
Ho pianto di rabbia, di frustrazione, di impotenza, di paura.
Paura di non riuscire ad avere sempre le parole e lo spirito per sostenere e sostenermi.
Ho pianto lacrime che vivevano di vita propria, lacrime che si ribellavano al mio ordine di smettere di uscire, lacrime anarchiche.

Strani giochi del follow-up

 

ANCHE A QUESTO SERVONO I NONNI

Ad ascoltare.

Ad ascoltare una bambina al telefono, che piange e singhiozza e tu non riesci a capire il perchè. E tutti i panorami più brutti ti passano davanti agli occhi, ma cerchi di mantenere la calma per lei.

A consolare.

A consolare una bambina, che finalmente calma, ti racconta di aver perso il cellulare e, se tu nonna, provi a chiamarla e lei non risponde, è per quella ragione. E tu nonna la devi rassicurare che è un problema piccolo, cge i risolve, che un qualche cellulare usato nei cassetti lo troviamo, e che i numeri delle amiche verranno ripristinati.

A mediare.

A mediare con una mamma ed un papà giustamente arrabbiati, tentando di far capire, di parlare e di farli sbollire.

A coccolare.

A coccolare una bambina provata dalla perdita, voi direte che non è tutta ‘sta gran cosa, ma provate a mettervi nei panni di una quasi adolescente dell’era moderna, il cellulare è il filo di congiunzione con il mondo, è l’accessorio che le permette di chiamare le amiche per un gelato assieme al parco, e ti inventi un giro in bicicletta per il giorno dopo, così, giusto pr farle sapere e capire che a tutto c’è rimedio.

Ad emozionarsi quando questa bambina dopo una lunga telfonata, quando si è calmata ti ringrazia per quello che hai fatto, per il tempo e le parole che lei hai dedicato.

Life in technicolor

STA SUCCEDENDO

Di ritorno da un fine settimana magnifico e perfetto, succede che mi estraneo, rimango nella bolla ed escludo tutto quello che succedeva prima.

Succede che mi isolo, che mi rendo conto di quanto questo giorni siano pesanti.

vorrei non lo fossero, vorrei aver raggiunto un minimo di pace e di quiete, invece….

No, arrivano all’improvviso con tutto il loro carico di dolore e di rimpianti.

E me ne rendo conto dalla stanchezza che mi sento addosso al mattino appena sveglia, dei brandelli di sogni che mi rimangono appiccicati, dei tanti risvegli durante la notte, di quanto basti poco per farmi salire le lacrime agli occhi.

E questi giorni così gravosi arrivano all’improvviso, alla vigliacca, buttano lì un ricordo, uno spezzone di canzone, una parola, che fa riavvolgere tutto il nastro e i brandelli di sogno si rimescolano, rimescolano i pensieri e l’umore.

E stamattina è bastata questa per riandare indietro, capire, ricordare e fare i conti…sono i giorni che immancabilmente tornano

DA ORA IN POI

…e adesso che ti abbiamo salutato dobbiamo cercare un po’ di serenità in noi e per noi.

tutto tornerà a ruotare attorno al sole come se niente fosse successo, anche se non è vero, qualcosa è successo.

E stamattina sono state piante calde lacrime, tante e abbondanti, pensando a te, a tutta la tua sofferenza ed al calvario che hai dovuto affrontare.

Tu che, come tantissimi altri, non ti saresti mai meritato una fine così, divorato dal cancro, tu che avevi sempre il sorriso della bontà negli occhi.

E stamattina ci siamo sentiti un po’ più soli, ci siamo guardati e tutti abbiamo visto la vita passata, i bei momenti passati, ad essere onesti abbiamo anche ricordato alcune litigate memorabili, ma tutto fa parte del gioco, tutto fa parte del percorso di vita che ognuno di noi ha affrontato, tutto fa parte di quel mondo che ci siamo lasciati alle spalle, mondo che adesso ha perso un pezzetto, un pezzetto per me molto importante.

Vogliamo illuderci che presto tutto questo dolore verrà lenito dai tanti ricordi che arriveranno, perchè noi sappiamo che continueranno ad arrivare.