ANCHE A QUESTO SERVONO I NONNI

Ad ascoltare.

Ad ascoltare una bambina al telefono, che piange e singhiozza e tu non riesci a capire il perchè. E tutti i panorami più brutti ti passano davanti agli occhi, ma cerchi di mantenere la calma per lei.

A consolare.

A consolare una bambina, che finalmente calma, ti racconta di aver perso il cellulare e, se tu nonna, provi a chiamarla e lei non risponde, è per quella ragione. E tu nonna la devi rassicurare che è un problema piccolo, cge i risolve, che un qualche cellulare usato nei cassetti lo troviamo, e che i numeri delle amiche verranno ripristinati.

A mediare.

A mediare con una mamma ed un papà giustamente arrabbiati, tentando di far capire, di parlare e di farli sbollire.

A coccolare.

A coccolare una bambina provata dalla perdita, voi direte che non è tutta ‘sta gran cosa, ma provate a mettervi nei panni di una quasi adolescente dell’era moderna, il cellulare è il filo di congiunzione con il mondo, è l’accessorio che le permette di chiamare le amiche per un gelato assieme al parco, e ti inventi un giro in bicicletta per il giorno dopo, così, giusto pr farle sapere e capire che a tutto c’è rimedio.

Ad emozionarsi quando questa bambina dopo una lunga telfonata, quando si è calmata ti ringrazia per quello che hai fatto, per il tempo e le parole che lei hai dedicato.

Life in technicolor

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STA SUCCEDENDO

Di ritorno da un fine settimana magnifico e perfetto, succede che mi estraneo, rimango nella bolla ed escludo tutto quello che succedeva prima.

Succede che mi isolo, che mi rendo conto di quanto questo giorni siano pesanti.

vorrei non lo fossero, vorrei aver raggiunto un minimo di pace e di quiete, invece….

No, arrivano all’improvviso con tutto il loro carico di dolore e di rimpianti.

E me ne rendo conto dalla stanchezza che mi sento addosso al mattino appena sveglia, dei brandelli di sogni che mi rimangono appiccicati, dei tanti risvegli durante la notte, di quanto basti poco per farmi salire le lacrime agli occhi.

E questi giorni così gravosi arrivano all’improvviso, alla vigliacca, buttano lì un ricordo, uno spezzone di canzone, una parola, che fa riavvolgere tutto il nastro e i brandelli di sogno si rimescolano, rimescolano i pensieri e l’umore.

E stamattina è bastata questa per riandare indietro, capire, ricordare e fare i conti…sono i giorni che immancabilmente tornano

DA ORA IN POI

…e adesso che ti abbiamo salutato dobbiamo cercare un po’ di serenità in noi e per noi.

tutto tornerà a ruotare attorno al sole come se niente fosse successo, anche se non è vero, qualcosa è successo.

E stamattina sono state piante calde lacrime, tante e abbondanti, pensando a te, a tutta la tua sofferenza ed al calvario che hai dovuto affrontare.

Tu che, come tantissimi altri, non ti saresti mai meritato una fine così, divorato dal cancro, tu che avevi sempre il sorriso della bontà negli occhi.

E stamattina ci siamo sentiti un po’ più soli, ci siamo guardati e tutti abbiamo visto la vita passata, i bei momenti passati, ad essere onesti abbiamo anche ricordato alcune litigate memorabili, ma tutto fa parte del gioco, tutto fa parte del percorso di vita che ognuno di noi ha affrontato, tutto fa parte di quel mondo che ci siamo lasciati alle spalle, mondo che adesso ha perso un pezzetto, un pezzetto per me molto importante.

Vogliamo illuderci che presto tutto questo dolore verrà lenito dai tanti ricordi che arriveranno, perchè noi sappiamo che continueranno ad arrivare.

RICAPITOLIAMO

Ho pensato, ho riflettuto, ho ragionato fra me e me.

Ho parlato da sola facendomi le domande e dandomi le risposte, mi sono immedesimata nei panni degli altri, ho cercato di capire, ho ricominciato a parlare da sola facendomi l’avvocato del diavolo.

Ho ceduto le armi, mi sono ritirata, ho fatto un passo indietro e mezzo passo avanti, mi sono adirata, ma poi mi è passata.

Ho fatto il silenzio stampa, per poi tornare sui miei passi, con il minimo sindacale, giusto per lasciare uno spiraglio aperto, non si sa mai, per poi dirmi che tanto niente più sarà come prima.

Sono stata molto triste, sono ancora molto triste, pensavo di avere elaborato, metabilizzato, ma non è così, ci vorrà acora un po’ di tempo.

Ho riso, ho camminato e cenato in piacevole compagnia con il Ferrari e alcuni amici storici, ho passato delle ore serene.

La normalità per ora è ancora un po’ lontana, la Tata si è fatta male, per l’ennesima volta, ed ha ancora le stampelle, ma da domani tutto dovrebbe rientrare, ci aspetta solamente un controllo venerdì, poi, si spera, tutto torni a girare al ritmo della banalità.

Il mio umore è ballerino, solamente con pochissime persone riesco ad essere quella di sempre (il Ferrari, la famiglia e gli amici quelli belli).

Mancano ancora alcune tessere per riprendere sui soliti binari.

A TE

A te che mi facesti conoscere gli Emerson Lake & Palmer, a te che conoscevo dall’età di 12 anni.

e adesso, nel silenzio della casa, stanno affiorando i tanti ricordi di quegli anni vissuti a Borgo Panigale.

Dei pomeriggi passati tutti assieme a non fare nulla, per poi salutarci, i compiti chiamavano, delle tante risate fatte tutti assieme, le risate stupide degli adolescenti.

E di tutta quella musica di cui era infarcita la tua vita, degli appuntamenti al mattino in autobus per andare a scuola, tu alle Aldini io all’Itis.

E di tutte le volte che ci siamo ascoltati a vicenda, la nostra era un’amcizia prfonda, tanto profonda che a qualcuno, a volte,  dava fastidio e ci prendeva in giro, ma noi non lo abbiamo mai considerato.

E quella volta che mi accompagnasti al mare con la Lambretta, le risate lì si sono sprecate, pensa, eri ben voluto anche dai miei genitori, anche loro avevano capito che eri un amico sincero, che eri un bravo ragazzo.

a te, che ci hai lasciati sgomenti e increduli, con gli occhi pieni di lacrime, dimmi..si può piangere singhiozzando alla nostra età?

Per te si può piangere disperati anche alla nostra età….Ciao Mario

CI SONO GIORNATE

Giornate nate storte, giornate che minano fortemente un equilibrio sempre un po’ precario.

Giornate che cominciano presto e ti senti felice, perchè sai che questo tempo presto ti permetterà di assaporare meglio i momenti di relax , ma poi….

…tutto comincia a girare storto: referti da ritirare che non sono pronti, ricette che non si sa bene che strada abbiano preso, e già lì la frustrazione comincia a spingere.

Infine incontri una persona legata alla tua adolescenza, una persona con la quale è sempre piacevole fermarsi e fare due chiacchiere.

Peccato però che questa persona oggi porti la notizia della morte di un altra persona, legata all’adolescenza, che ci ha lasciato per colpa del cancro.

E pensare che per lui avevo tanto tifato 30 anni fa quando si ammalò di cancro, ma poi l’aveva spuntata e tutto si era appianato, la vita aveva ricominciato a scorrere sui binari della normalità, della prevedibilità, finchè….alcune maledette metastasi al fegato, prese sotto gamba e mal diagnosticate, hanno avuto la meglio e se lo sono portato via.

E le lacrime, di rabbia, di frustrazione, di dolore continuano a spingere.

E le parole di un’amica “Piangi…fa bene…bisogna scaricare… E poi respirare…tanto!” rincuorano

DUE PESCHE

stamattina ho comperato due pesche. due primizie.

amo le pesche a maggio, mi riportano al maggio di 40 anni fa.

Il maggio del  Terremoto del Friuli.

Il maggio della mia gravidanza tormentata, il maggio che dovetti passare a riposo perchè rischiavo di perdere la futura Figliola.

E di quella gravidanza, del mese di maggio 1976, ho il ricordo di mia mamma che mi cucinava passato di verdura senza soluzione di continuità, lo mangiavo a tutte le ore, e della mia voglia di pesche.

E di mio papà che andò al Quadrilatero, dove i fruttivendoli vendono qualsiasi cosa in qualsiasi stagione, pagandole come in oreficeria, per comperarmi due pesche.

quelle due pesche di oggi mi riportano alle due pesche di allora, a mio padre che, senza dire nè tanto e nè quanto, andò a comperarmi due pesche.

due pesche, due ricordi, la MiaMamma e il MioPapà.