Archivi tag: lacrime

TENIAMOCI PER MANO

Ciao D., il tuo cuore si è fermato con il cuore del tuo grande amore E.

Il tuo sgomento è ancora enorme, non riesci ancora a capacitartene, ma  purtroppo, è così.

Ma la vita va avanti, nonostante il tuo grande dolore, che sembra ti stia soffocando, ma non è così, devi andare avanti, un passo ed un momento alla volta, facendo tutto quello che avrebbe voluto fare di bello assieme a te il tuo E.

La vita va avati e non si ferma, anche se stamattina, tutti noi avremmo voluto che il tempo si cristalizzasse così, lì in quella camera mortuaria, nessuno di noi voleva abbandonare l’idea, l’illusione che E. fosse ancora lì, assieme a noi.

Ma noi ci tenimo per mano, ti teniamo per mano, ti sorreggiamo per passare questo brutto momento ed i brutti momenti futuri che verranno. Ti terremo per mano finchè non sarai di nuovo pronta per camminare salda e sicura sulle tue gambe.

Perchè sei giovane ed hai tutta una vita davanti e, prima o poi, ti rialzerai, senza mai dimenticare il grande amore che ti ha donato e che hai donato ad E.

Noi faremo il possibile per fare cose, risate che avrebbe voluto fare E., faremo in maniera che il suo ricordo non siano solo lacrime e rammarico, ma il suo ricordo dovrà essere anche gioia e risate.

Teniamoci per mano.

MANCA ANCORA MOLTO ALLA FINE DEL 2020?

Sta diventando veramente pesante, in poco tempo questo anno è riuscito a farsi detestare.

Pensieri su pensieri, inteventi chirurgici eseguiti al limite, la pandemia, la quarantena, la morte di persone amiche e breve distanza l’una dall’altra e tutte giovani, troppo giovani, con vite dvanti ancora tutt da vivere, con ancora un sacco di cose ed esperienze da fare.

Sta diventando pesante la situazione, sembra quasi ci sia un accaniento verso il genere umano.

Il meteorite che ci ha sfiorato il mese corso, non ci ha schiVato, ma ci ha letteralmente schiFato, non voleva infettari nemmeno lui.

L’ultina settimana  è stata costellata di lutti imprevisti ed improvvisi.

Decisamente siamo provati, io ho finito le parole, sto finendo le energie, le parole,alla fine sono sempre le stesse: incredulità e sgomento.

Incredultà e sgomento perchè alla morte di un amico non si è mai pronti.

LETTERA A ME STESSA

Cara amica, lo so che oggi è e sarà una giornata pesante, lo vedo, lo capisco da tutti i mille lavori che hai cominciato e, al momento, finiti veramente pochi.

Lo so fai così, quando hai bisogno di tenere la mente occupata, quando tieni occupate le mani per non far andare la mente sempre al pensiero di Sara.

Già da ieri cominciavi a dare i primi segnali, di insofferenza, di mainconia e tristezza.

Ieri era cominciato in mala maniera, ti sei svegliata piangedo e stranita, reduce da una notte tormentata da incubi, probabilmente scatenati dal momento di stress e dal forte vento della notte, lo so ti sei ritrovata  alle 01,47 sul terrazzo a guardare gi alberi piegati dal vento, cercando di calmare i fantasmi che ti avevno svegliata in malo modo.

Ieri era proseguito con sempre quella cappa di tristezza e le lacrime sempre in bilico.

Stamattina non è che sia cominciato in maniera diversa, il pensiero è sempre lì, a Sara, al marito ed al figlio che debbono elaborare una perdita tanto grande, non si aspettavano un tracollo così veloce, non se lo aspettava nessuno, siete stati tutti colti all’mprovviso e l’incredulità è tanta.

Cara amica, ti capisco, ogni tanto anche e corazze più dure e più spesse si incrinano.

Cara amica lo sai, ci vorrà tempo, ma devi elaborare, là fuori ci sono ancora tante persone che ti vorrebbero vedere di nuovo senz quella brutta ruga in mezzo agli occhi e, il loro, non è egoismo, è amore nei tuoi confronti, anche loro soffrono nel vederti così silenziosa ed assente, persa dentro a pensieri cupi.

Cara amica, elabora, prenditi tutto il tempo che ti occorre, ma torna ad essere quella che tutti noi conosciamo, sempre pronta a tendere una mano e a scherzare.

Una bracciatona.

 

C’E’ TELEFONATA E TELEFONATA.

C’è telefonata e telefonata.

Quella di oggi è stata la telefonata che tutti dovrebbero ricevere nella vita.

Quella telefonata che ti alleggerisce, quella telefonata che allarga il sorriso e che allegerisce i pensieri.

Tutti nella vita meritiamo una telefonata del genere, una telefonata che può essere di un’amica, di un parente, della persona che non sentivi da tanto tempo e che chiama per riallacciare un discorso lasciato in sospeso.

LMiaMetà ha ricevuto la telefonata dell’Oncologa Guida, della perona che ci ha supportato in tutti questi anni, la persona che mi ha abbracciata un mese fa e ha asciugato le mie lacrime il medico che tutti dovremmo avere al fianco, l’angelo custode che ognuno di noi si meriterebbe.

La telefonata che ha allargato il sorriso sul volto de LaMiaMetà, è arivato istologico, tutte le sofferenze di quasi un anno hanno dato dei buoni frutti, il farmaco killer ha fatto il suo sporco lavoro, è riuscito a fermare il cancro ad un livello che ora ci permette di sorridere e di guardare avanti con gli occhi più sereni.

Adesso ripartiamo con i controlli, aspettiamo che questa emergenza finisca per poter tornare ai nostri programmi fatti di giri ne dntorni, weekend con la Tata e gli Storici del Cadore, di sogni ad occhi aperti per eventuali viaggi a lunga distanza, a progetti che possano andare oltre gli anni,tutte situazioi che fino a poco tempo fa non erano scontate, progammi che possiamo fare, prchè le 4 pastiglie ce lo permettono, o almeno ci danno la prosettiva che stiano lavorando per il verso giusto.

E noi si respira liberamente, le spalle sembrano più leggere.

TUTTO SI SISTEMERA’

I giorni sono passati, lenti, frenetici, sconclusionati, di corsa, sospesi, ma intanto una settimana è passata.

Cominciamo a vedere una fine, una parvenza di rientro a casa, intanto vederlo senza più fili e tubi che annullavano il dolore, che lo alimentavano, che lo aiutavano a respirare, è un bel passo avanti, non vederlo più come un moderno Frankeinstein, è il sorriso che torna ad illuminare il cuore e scaldare l’anima.

Adesso dovrebbero cominciare le ore più lunghe, quelle che ci separano dal rientro a casa, quelle ore che ci riavvicinano al nostro tran tran, fatto anche di tante brontolate, quelle brontolate che mi mancano tanto, quelle in cui ti arrabbi perchè io, di nascosto, ti abbasso il volume del televisore, io che brontolo e sbuffo perchè guardi solo programmi stupidi di aste di container, rielaborazioni di auto, corse in auto, pescatori al limite della stupidità.

Mi sento orfana qui in casa,mi sento sola, la fatica comincia a farla da padrone, la noia mi attanaglia, i nostri ritmi che sono spariti, mi stanno cominciando a far salire l’ansia.

Non trovo nemmeno più gusto a mangiare il gelato la sera sul divano, quel divano che mi sembra toppo in ordine e troppo grande per me da sola.

Quel divano che tanto amiamo,tu sdraiato a guardare i  tuoi programmi alla tele, io di fianco a leggere, o giocare con il tablet o ad uncinettare..ecco, anche l’uncinetto in  questi giorni di assenza è stato abbandonato, troppa l’abitudine di essere assieme, di fare tante cose piacevoli assieme, aiutandoci e sostenendoci a vienda, troppo l’abitudine di ritagliarci i nostri spazi con amici tu e con amiche mie, ma sempre sapendo che al  rientro avremmo avuto da raccontarci tante cose e tante risate fatte e tentare di replicarle assieme.

Dopo avremo altri pensieri ed altri impegni di cui preoccuparci, ma sarà come tornare indietro di alcuni anni, ricomincire con le 4 pastiglie, che stanno diventando preziose quasi più dell’oro, quelle 4 pastiglie che, per noi, sono state il miraggio per farti e farci sopportsre dolori, paure, ansie e lacrime, tante versate, di paura, di frustrazione, di gioia quando i medici ci dicono che è andato bene,per poi essere scacciate dai sorrisi che ci facevamo a vicenda quando stavamo seduti uno di fronte all’altro o quando ti sdraiavi, perchè la stanchezza la faceva da padrona, e le nostre mani si cercavano a vicenda, ci tenavamo stretti a vicenda, ci tenavamo a galla in quel mare di paure e gioie che arrivavano ad  ondate, come le onde del mare o la risacca del mare d’inverno.

Mercoledì sta arrivando.

LA PAURA CHE NON TI ASPETTI

E’ quella che ho provato la settimana scorsa quando LaMiaMamma è stata male.

Mi sono spaventata, ci siamo spaventate io e LaMiaSorella.

Così a mente fredda, allora, nessuna reazione emotiva, solo la freddezza del capire quello che dicevano i medici, la freddezza e il calore per sostenerla, per coccolarla, per non farla sentire a disagio, per alleviare le sue sofferenze e paure.

Ma adesso, non più a mente fredda, la paura che mi sono presa, è stata tanta, il senso di smarrimento, il non riuscire a concepire che poteva essere un malore fatale. il non essre pronte a quello che sarà.

Non siamo pronte, diamo per scontato che lei sarà sempre al nostro fianco, a sostenerci, ad incoraggiarci, ad ascoltarci, con il suo modo dolce di tutte le mamme.

Il magone e le lacrime stanno spingendo.

 

UN PIEDE DAVANTI ALL’ALTRO

Il biogno di camminare, in silenzio, da sola, mettendo un piede davanti all’altro, per rimettere assieme una parvenza di normalità.

Un gesto semplce, come quello di mettere un piede davanti all’altro, per ritrovare una sembianza di consuetudine quotidiana, fortemente scossa negli ultimi tempi.

Un piede davanti all’altro,  una azione banale, per ritrovare una banale normale e noiosa, questo mai, quotidianità, che mi è mancata molto ultimamente.

Un piede davanti all’altro per ricominciare a dormire di notte, per ricaricare le batterie, significa svegliarsi al mattino con gi occhi impastati di sonno, ma non di lacrime represse ed ingoiate per non soccombere ai pensieri, alla rabbia.

Una normalità fatta di un “Buongiorno” detto senza ringhiare.

LACRIME

Di rabbia, di frustrazione, di gioia.

Di rabbia  per i pensieri ed i problemi che vengono caricati da persone che non hanno nulla a cui pensare veramente, persone che non hanno una vita, ma anzichè star lì a pensare e strologare come sentirsi importanti all’interno di un condominio, fatevi una vita, uscite, andate al cinema, a teatro, a mangiare una pizza con amici, andate a fare una passeggiata all’aria aperta, così si apre anche la mente ed esce la puzza di muffa che vi alberga dentro.

Di frustrazione per il tempo passato ad ascoltare la rabbia degli altri per il caos creato da queste persone senza altra vita o pensieri.

Di gioia, e queste mandano in soffitta tutte le altre, per le parole, i sorrisi, il conforto ed i programmi futuri fatti con Gli Storici del Cadore.

La fine di dicembre è dietro l’angolo e  finalmente avremo tantissimi giorni da passare assieme in leggerezza e serenità.

Marina e Alberto stanno arrivando e con loro la felicità.

 

 

IERI

Una telefonata che  mi ha destabilizzata, che mi ha sprofondata in una tristezza infinita.

Ieri una telefonata mi ha portato via un pezzetto di serenità.

La mia oncologa di riferimento, la mia àncora di salvezza, a fine anno va in pensione, lascia il dipartimento oncologico che da 16 annni a questa parte mi segue, ed io mi sento sola, in balia, non so chi troverò al prossimo controllo, un filo di ansia mi sale.

E’ il secondo oncologo di riferimento che cambio in 16 anni e questa volta mi sento proprio persa, con questa dottoressa si era instaurato un buonissimo rapporto di fiducia, mi ascoltava, la ascoltavo, tutte le volte ci scambiavamo energie e alla fine della visita un caldo e rassicurante abbraccio.

Ieri ho pianto.

PARLARE AGLI ADOLESCENTI

E’ difficile e faticoso, perchè sai che devi pesare ogni parola, perchè sai che loro cercano in te uno scoglio a cui aggrapparsi per superare la burrasca.

Parlare della morte di un loro compagno, di un loro amico è difficile e faticoso.

Esorcizzare la loro paura, il loro sconforto, la loro angosscia è ancora più difficile e faticoso, perchè, tu adulto, sei nelle loro stesse condizioni e non vorresti che il pensiero egoistico che hai fatto, venisse mai a galla, perchè hai paura che loro, adolescenti, lo percepiscano.

In tanti anni di pianeta cancro mi sono trovata a consolare, a trovare le parole per tutti, per tanti, per me, ma questa volta è duro, faticoso, la mente è inchiodata al dolore, alla sorpresa, al solito pensiero egoistico che da ieri ogni tanto fa capolino.

Parlare agli adolescenti in questi frangenti significa prima di tutto ascoltarli ,lasciarli parlare ed ascoltare attentamente le loro parole, i loro pensieri, ma ascoltandoli veramente, concentrandosi su di loro, senza  interromperli, ascoltando e percependo anche le loro più piccole sfumature, emozioni, e da lì partire con le parole che possano alleviare il loro sconforto.

Da lì partire e trovare le parole giuste per sviscerare le loro emozioni, fargli capire che è normale che si sentano persi, che non c’è da vergognarsi a piangere, perchè la perdita di un compagno, amico è un macigno, devi fargli capire che non debbono sentirsi in colpa se fino a poco tempo fa dicevano che non lo sopportavano, che non gli stava bene il suo comportamento, adesso tutto questo viene messo in  discussione dalla sua morte.

Da lì bisgona partire e fargli capire che, se adesso provano dolore, che se adesso sentono la sua mancanza è perchè proprio così inviso non era, qualcosa di buono questo ragazzo ha lasciato nei loro cuori e nelle loro menti.

E tu adulto, scacci per l’ennesima volta, il pensiero egoistico che ogni tanto fa capolino.