TEMPI LUNGHI

Ma in questo lungo anno e mezzo abbiamo imparato a pazientare, ad aspettare e ad accogliere con gioia e allegria tutto quello che arriva quando ormai sei pronta per il prossimo natale o compleanno.

La gioia dei tempi lunghi è il comprendere che le persone erano pronte per festeggiare assieme a te nei tempi giusti, ma qualcosa non ha girato per il verso giusto ed abbiamo sempre rimandato tutto.

La gioa e la bellezza dei tempi lunghi è quello di dirti che per te l’importante è che arrivi il tempo in cui ci si potrà rivedere e mangiare tutti assieme ridendo come se fosse il tempo giusto.

La bellezza dei temp lunghi è lo scoprire che le persone hanno pensato a te, cercando e trovando le cose giuste per poterti fare capire che ti hanno compresa, che le persone hanno pensato a te e a come accarezzare il tuo cuore ed i tuoi sentimenti in questi momenti così difficili per tutti.

Tempi lunghi ma ultimamente gli occhi ed il cuore sorridono.

UNA GIORNATA

Una giornata quasi perfetta,dove tutti gli eventi si sono incastrati l’uno nell’altro.

Giornata fredda di temperstura, ma con un cielo azzurro da cartolina ed il sole chiaro e luminoso al punto giusto.

Siamo in auto, direzione ospedale, siamo in zona rossa, poco traffico, quindi possiamo anche andare lentamente, giusto per fare passare il tempo, visto che in casa non riuscivamo a stare, quindi piano piano direzione parte opposta della città.

Lo squillo del cellulare ci strappa dai pensieri che avevamo, un numero iniziale che sa di ospedale, rispondiamo con il fiato sospeso, la tac sappiamo che è andata bene, non è il numero della Dottoressa, ma è un numero 214, quindi dell’ospedale…accidenti, cosa sarà successo?

Signor Ferrari siamo del centro vaccinale, se le è possibile, noi saremo pronti per vaccinarla oggi alle ore 13″

Certamente, anzi stiamo venendo proprio lì perchè ho appuntamento per la visita di controllo con la Dottoressa”.

Bene, signor Ferrari, l’aspettiamo alle ore 13 al padiglione 16, buona giornata”.

E non poteva che essere una buona giornata, noi contenti, la Dottoressa felice che il suo elenco di pazienti fragili sia stato rispettato, nel suo nuovo studio dalla finestra a tutta parete si vedoo le colline di Bologna, il cielo è sempre azzurro, e tutto sembra al posto giusto, al momento giusto.

Ho impiegato 24 ore a tornare sul pianeta Terra, adrenalina a mille, whatsapp rovente per i mille mille messaggi inviati per rendere partecipe tutti della nostra immensa gioia.

Adesso possiamo incamminarci verso i mesi a venire con un respiro un po’ più leggero, intanto LaMiaMetà ha fatto la prima dose, fra poco dovrebbe toccare a me, e dopo, forse, si riuscirà a guardare avanti con meno ansia ed un paio di certezze in più.

Finalmente i pianeti si sono allineati.

LA NOSTALGIA

E’ quella che mi prende guardando un film.

La nostalgia, la malinconia quando vedo che si abbracciano, che stanno vicini, che si stringono gli uni ali altri per incoraggiarsi.

La nostalgia di un abbraccio a LaMiaMamma, la voglia di abbracciare e strfaugnare la Tata, la mancanza di un abbraccio a LaFilia, il magon che mi viene quando avrei bisogno di un abbraccio caloroso de LaFiglia.

La nstalgia, la malinconia di tutte quelle azioni che prima erano scontate ed ora ancano, mancano come l’aria, perchè fcevsno parte del nostro vivere, del nostro consolarci e consolare.

Quanti abbracci ci sono stati tolti?

ALEGRIA

E’ quella che è entrata magicamente oggi in casa.

E’ quella allegria fresca e serena della Tata.

E’ arrivata con il suo sorriso di quattordicenne serena e felice per la fine di un anno scolastico pesante e triste.

E’ arrivata portando chiacchiere, risate e stupidera tipica dell’adolescenza.

Abbiamo sistemato la tracollina sfiziosa che si è regalata per la bella promozione, abbiamo preparato il pranzo in attesa che arrivasse il nonno, mi ha raccontato della quasi normalità ritrovata con le amiche, del compleanno che festeggeranno domenica dell’amico, di cosa fanno quando si tovano e magari vanno in centro.

E’ arrivata la leggerezza che ultimamente latitava.

E’ arrivata ed ha portato uno spiraglio di sole e aria pura.

UN ATTIMO DI TREGUA

Un attino di tregua, è quella che mi sono concessa nel pomerggio.

Rivedere LaMiaMetà riprendere la sua attività in maniera soft, rivedere LaMiaMetà ricominciare a scherzare e a ridere mentre pranziamo, mi ha alleggerito il cuore e la mente.

Riprendere una parvenza di normalità, che giorno dopo giorno sta prendendo il sopravvento, mi ha aiutata a staccare un po’ la mente.

Oggi pomeriggio mi sono presa un paio d’ore per me: parrucchiera.

La mia chioma richiedeva a gran voce una sistemata, un taglio per farmi riprendere un’aria da persona normale.

Domani non potevo presentarmi alla visita con LaMiaMetà e una testa di capelli indomiti, selvaggi e anarchici.

Avere un attimo di tregua, un paio di ore di leggerezza dalla parrucchiera mi ha solamente fatto bene.

Un attimo di tregua con relativo abbiocco durante il lavaggio della testa e lo svuotamento da ogni pensiero durante il taglio dei capelli.

Anche un luogo, un ambiente che ho sempre frquentato di corsa ed in fretta, in questi momenti, può compiere  un  piccolo miracolo: rilassarmi.

Frequentare i saloni dei parruccieri non è mai stato il mio forte, il mio passatempo preferito, ho trovato una parrucchiera qui in paese che è aperta i lunedì ed è abbastanza veloce, il mio ideale.

Di solito, sono sempre andata, chiedendo  taglio e asciugatura veloce, di solito in un’ora al massimo, ho sempre fatto tutto.

Oggi pomeriggio no, mi sono sduta ed ho spiegato quello che volevo, un taglio che mi lasciasse scoperto il viso, perchè ho voglia di viso scoperto, ho voglia di viso che possa essere toccato dal vento e dal sole, ho spiegato, mi hanno passato un giornale, mi hanno ascoltata, consigliata, mi sono lasciata guidare,ho liberato la mente da tutto, finchè non  sono rimasta solo io con i miei capelli da sistemare.

Un paio d’ore dal parrucchiere, hanno compiuto un mezzo miracolo.

 

DOCCIA SHAMPOO E CREME

E’ il miglior antidoto che io conosca per superare i gavi momenti di crisi.

E’ una tattica che cominciai  ad adottare ai tempi della chemioterapia.

Arrivavo a casa dopo le sedute, mi buttavo sotto alla doccia e lasciavo che l’acqua calda portasse via tutto il dolore, l’affaticamento, la paura, l’incertezza.

Mi insaponavo, mi facevo anche lo shamoo. nonostante fossi calva, ma la sequenza era questa: doccia schiuma senza nessun profumo per evitare nausee, conati di vomito, shampoo sulla testa pelata, poi alla fine tanti minuti sotto l’acqua calda in attesa che tutta la tensione scivolasse via assieme all’acqua, giù per lo scarico

Terapia poco convenzionale, ma almeno alla fine non mi sentivo più addosso l’odore dell’ospedale, del veleno che mi era stato iniettato lentamente in vena, avevo dei momenti di tranquillità dovuti al potere dell’acqua calda.

Ed è una pratica che mi è rimasta, è una terapia che adotto in  tutti i momenti difficili, quando sono stressata, tesa, impaurita, sotto pressione.

Prendo il tablet, lo accendo e cerco la mia stazione radio preferita, apro i rubinetti della doccia, lascio che il vapore ed il calore riempiano il bagno, poi vado sotto ed assaporo il potere rilassante dell’acqua calda su muscoli che si sciolgono, le spalle che si rilassano e mi lascio avvolgere dal calore, dal profumo del docciaschiuma e poi dello shampoo.

Alla fine dell’operazione doccia/shampoo, viene il meglio: la crema.

Operazione crema corpo, spalmata lentamente, con gesti lenti, dalla punta dei piedi fino alla radice dei capelli.

Rituali collaudati che mi rimettono in pace con il mondo, almeno per un po’.

BASTA POCO

E a volte quel poco è importante e salvifico.

Una visita di controllo da fare, un bel libro appena iniziato, la prospettiva di fare il tragitto con i mezzi pubblici per avere, appunto, il tempo di leggere.

Poi una ricerca di nuovi bar in centro per colazioni di passaggio fra la discesa dal mezzo pubblico e l’arrivo in ospedale per la visita.

Serve anche quello, bisogna far decantare l’ansia, che ultimamente la fa da padrona, la poca voglia di andare, il sapere che è sì una visita in reumatologia, ma negli ultimi 15/20 giorni i dolori sono aumentati e sai che la prospettiva è quella di fare raggi X ed ecografie per vedere andamento artriti e reumatismi ed un eventuale aumento ed aggiustamento delle terapie.

La prospettiva non ti alletta per niente, ma sa da fare, devi essere in forma, adesso hai altre “battaglie” da combattere, devi essere un valido sostegno per chi ha più bisgoo ed è impegnato più seriamente sul fronte oncologico.

Alla fine ho trovto il mio anolo di paradiso Dandy Caffè letterario.

E la giornata assume un altro colore. Un po’ intimorita entri, ti guardi attorno, ma le persone dietro a quel banco ti mettono a tuo agio, sono carezzevoli, premurose e calorose nell’accoglienza.

Ti accomodi in un girdino esterno ombreggiato e fresco, lontano dalla postazione bar, circondata dal silenzio, da altre persone che, come te, hanno trovato il loro angolo di paradiso, praticamente un bar- biblioteca, silenzioso, tranquillo e dove la calma riesce a distendere un po’i nervi troppo tesi ultimamente.

Basta poco, ma quel poco è prezioso come l’acqua nel deserto

LE PAROLE E I RICORDI

Una telefonata, un’altra telefonata, un riallacciare i fili, una ricerca di tranquillità e finalmente riesco a tovre le parole, la frase per farle capire che è tutto come prima, come trenta e passa anni fa:

“Adesso tu hai solamente bisogno di serenità e di leggerezza”.

Ed ancora una volta, cara amica, sono riuscita ad aiutarti, ma tu non sai che la tua presenza aiuta anche me.

E’ un toccasana confrontarsi a parole e sentimenti con una persona che si conosce da trenta e passa anni, una persona con la quale si è dovuto condividere lo sradicamento dalla zona dove fino ad allora eravamo vissuti, e ci siamo dovuti tutti rimboccare la maniche per integrarci in un territorio, in un paese nuovo.

E, finalmente, stamattina dvanti ad un tè caldo, ad un tavolino illuminato e scaldato da questo sole che negli ultimi giorni ci sta regalando giornate da favola, abbiamo ripercorso la strada fatta assieme, abbiamo rispolverato i tanti ricordi che tu e Matteo avete lasciato dentro di noi, ho ascoltato di nuovo il tuo dolore, molto diverso da quello di 5 anni fa, e sono riuscita a rassicurarti sul tuo operato, sul tuo sentire, sul tuo risollevare le spalle e vivere di leggerezza e serenità.

Avanti così amica cara, 16 anni fa eri tu a sostenermi, ora provo io a sostenere te in questa lunga e lenta ricerca di serenità.

SI È ALZATO IL VENTO

Si è alzato un vento freddo, ma non quel vento freddo che penetra nelle ossa e raffredda l’anima.

Un vento freddo bello, pulito.

Un vento freddo su cielo azzurro che si sta, forse, rannuvolando.

Un vento freddo he sposta le foglie, le fa volare tutte attorno, un vento freddo che mi costringe a spingere sui pedali della bicicletta, ma l’esercizio fisico fa bene alla mente, alleggerisce i pensieri e rimette in ordine le priorità.

Sto leggendo un libro ambientato a Firenze, un bel libro, in silenzio, in pace, si sente solo il vento che sistema le situazioni.

Mentre sto leggendo il libro ambientato a Firenze, un libro che parla della diversità di due sorelle, in sottofondo, passa una canzone di Ivan Graziani

LA SERENITÀ

“Cri oggi a pranzo, per favore, non cucinare la pasta, solo verdura, grazie”

“Stai poco bene?”

“No, sono ancora pieno da ieri e da ieri l’altro”.

Facciamo alcuni passi indietro.

Sabato sera avevamo a cena i ragazzi, con la Tata e la Cocca, sono rientrati dalle vacanze in Croazia, vuoi non prenderli a cena per farsi racocntare un po’? Vuoi non averli a cena per godersi un po’ la loro compagnia?

E allora che cena sia…..ma leggera, spaghetti al pomodoro, prosciutto e melone, bresaola con gorgonzola e frutta.

Ma poi si sa, in compagnia si mangia meglio e, sempre, un peletto in più.

Ieri  era il grande giorno, dopo un anno, avremmo rivisto Mia e Nato.

Naturalmente essendo loro persone gioviali e che non disdegnano il buon desinare, li abbiamo portati a mangiare crescentine e tigelle. E lì nessuno si è tirato indietro, abbiamo fatto onore a tutto quello che ci è stato servito in tavola, vuoi mai che poi la cuoca si offendesse, non sia mai detto.

Al rientro a casa, ci siano apprestati  far passare il pomeriggio, chiacchierando piacevolmente, ma ridendo anche tanto, lì, nel mio ambiente, si è svegliato il pagliaccio che alberga in me, raccontando le serate e nottate umarelliche a guardare la posa del ponte del People Mover.

Vuoi non raccontare le avventure umarelliche con gli anziani del Centro Anziani che abbiamo dietro casa? Vuoi non raccontare loro, con mimica allegata, il passaggio degli umarells durante i lavori  per tappare le falle del sistema idrico paesano?

Il Clou è avventuo quando, verso le 18, sono arrivati Claudia e Mauro, gli amici storici di Ferrara.

Dopo le dovute presentazioni, ho ripreso il mio spettacolo teatrale, raccontando  loro il mitico “Muoriiii predaaaa”, del quale hanno sempre sentito parlare, ma non avevano mai visto in diretta.

Credo che boato che è esplso in casa alla fine della scena, l’abbiano sentito fino al paese qui a fianco.

Naturalmente Mia e Renato ad un certo punto ci hanno salutati, con grande rammarico ho dovuto lasciarli partire, ma io li avrei tenuti qui anche a cena.

Oggi Claudia compie gli anni e noi abbiamo festeggiato in anticipo andando a mangiare una pizza, onestamente io ero ancora piena dal pranzo e dalla merenda, ma una pizzata per festeggiare non si rifiuta mai.

E anche lì tante chiacchiere e tante risate, tipo:

“Cri ma LaFiglia quanti anni ha già? Sai che io me la ricordo ancora piccolissima, appena nata?”

“Mauro, tranquillo LaFiglia ha 40 anni”

Mauro è sbiancato, ha rischiato di cadere dalla sedia , ci siamo guardati tutti in faccia e ci siamo detti:

“Come siamo già vecchi”.

Morale, oggi a pranzo solo verdura.