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SALA D’ASPETTO

Entrare nella sala d’aspetto di un ambulatorio medico non è mai una grande esperienza.

Entrare nella sala d’aspetto di oncologia lo è ancora meno.

Stamattina sono entrata con il Ferrari nella sala d’aspetto dell’oncologia medica, Padiglione 8 con la sguardo fisso, vuoto.

Sono entrata a testa alta di fianco a lui,portantdo tutto quello che c’era da portare e rispettando il suo silenzio.

Sono entrata con lo sguardo fermo ,immobile, senza guardarmi attorno, fissando un punto indefinito sul muro che avevo di fronte, un punto fermo e fisso in un orizzonte che vedevo solo io.

Io stamattina non ero pronta, non volevo vedere e sentire nulla.

Sono entrata, ci siamo trovati due posti appartati, in un angolo , e abbiamo messo subito il naso dentro ai tablet, non volevamo vedere e sentire nulla, ne avevamo abbastanza del nostro.

La stanchezza si sta facendo sentire, intanto abbiamo scollinato il primo scalino, adesso non ci resta che aspettare il 14 e vedere cosa dice la pet di controllo, continuando a sperare che il nuovo farmaco, la Bomba Atomica come sarà chiamto da ora in poi, svolga il suo lavoro al meglio.

Abbiamo reso alla DottoressaDaiCapelliRossi la scatola di vecchio medicinale che avevamo in casa, ci hanno rifornito di altre creme e soluzioni per gli effetti collaterali che stanno avanzando a grandi passi, ci hanno consegnato altre due confezioni della Bomba Atomica e con un grande e caldo sorriso, ci hanno salutati incoraggiandoci ad andare avanti sempre con fiducia.

Ma io sono stanca, vorrei solamente addormentarmi e svegliarmi quando tutto sarà finito.

ALLA RICERCA

Ed io adesso dove la trovo l’energia, anzi le energie per sostenere tutto il baraccone?

Debbo tornare a vestire i panni di quella che ascolta, che sostiene, che telefona, che sdrammatizza.

Qui si deve ricominciare alla grande, in pompa mgna a combattere, qui si deve ricominciare a vedere un obiettivo, un futuro, un domani, quando tutto rema contro.

Qui si sta ridimensionando il tutto, si sta riprogrammando tutte le giornate a venire, cercando di trovare una quadra, una normalità che è stata all’improvviso buttata a mare.

E le attese si fanno lunghe e pesanti.

Ma le energie si debbono trovare, non la si deve dare per vinta al cancro.

 

NIENTE E’ SCONTATO

Abbimo fortune che non  sappiamo di avere, perchè per noi è normale così, per noi è sempre stato così, ma non diamo per scontato che sia sempre così.

Le parole di un’amica ieri mi hanno fatto riflettere su questa cosa.

Oggi un’altra amica si è offerta di darmi un vecchio servizio di piatti per aiutarmi a sfogarmi.

Sempre oggi un’altra amica ha trovato le parole per farmi vedere l’altra faccia della medaglia.

Stamttina un’amica molto affine a me, mi ha incoraggiata dicendo che il mio muovermi, in determinate situazioni, come un ariete è giusto, di continuare su questa strada.

Tutti aiuti che in quedto momento servono.

Mi ero ripromessa di non parlarne, ma  il peso che ho cominciato a sentire da sabato sera, mi stava schiacciando, mi stava togliendo la lucidità di ragionamento e di azione, non volevo angustiare mia sorella che ho visto domenica in occasione della cena a Cervia con gli storici del Cadore, non volevo angustiare LaMiaMamma, ma poi il peso mi stava schiacciando, mi stava soffocando, avevo necessità di sapere che qualcuno da qualche parte condivideva con me ansia, paura, lacrime ed angoscia  su di un  futuro che  non so cosa possa riservarmi, sapendo che le armi che abbiamo in mano non sono molte.

E andiamo avanti con queto calvario, sperando sempre e affidndoci alle dottoresse che ci hanno tenuto per manp fin qua.

Perchè io so, io ho fiducia, debbo credere che tireranno fuori il coniglio dal cappello anche questa volta.

Di nuovo in giostra.

RACCOGLIERE

Raccogliersi, raccogliere.

Le idee, i pensieri, le situazioni, le parole.

Quando il quotidiano si snoda senza difficoltà, senza scossoni, ti sei adattata alla nuova situazione, accettando, vivendo i giorni negli ordinati binari della banalità.

Tutto sembra regolare, ordinato, i giorni di nebbia e pioggia del passato, li hai messi alle spalle e ti dici che è tutto nella norma, ti stai costruendo una vita che ti permetta di essere il più serena possibile.

Poi succede qualcosa, ricevi una telefonata, ascolti delle parole,rimani attonita, perchè sai che si ricomincia, rimani sorpresa perchè non è quello che volevi e che immaginavi.

Ti fermi perchè senti rumore di qualcosa che si rompe e guardi i cocci che hai davanti, capisci che sono tuoi, che sono la tua sicurezza, il tuo andare avanti, la tua tranquillità che si frantunata, li guardi e ti chiedi se sono veramente i cocci del tuo mondo.

E continui a guardarli attonita, allunghi una mano e dall’altra parte trovi una mano che ti sorregge, che tenta di tenerti a galla, perchè l’altra mano sa che che devi rimanere a galla.

E allora, assieme, raccogliamo i cocci e guardiamoli per capire come rimetterli assieme.

ALL’USCITA

Siamo uscite dall’Ospedale Speciale che segue la Tata, con ancora tanti dubbi e tante incertezze.

Ci siamo guardate, nei nostri occhi abbiamo letto gli interrogativi sul futuro suo, su come fare e muoverci.

Ci aspettano altri 6 mesi di indagini, di esami per lei ed incertezze per noi.

Decido di rientrare da sola, ho bisogno di camminare per schiarirmi le idee, per combatter quel senso di oppressione che mi sento addosso da un po’ di tempo, esattamente da quando hanno chiamato per incontrarci, per questo primo step fatto.

Scendo dal bus, le saluto, sorrido, anche se tutto mi pesa, mi incammino verso il centro, con un unico obiettivo, entrare da Feltrinelli per distrarmi, per vedere di rimettere un po’ di ordine nelle idee, nei pensieri .

Giro fra gli scaffali, niente riesce a colpirmi, tutto mi scivola addosso, capisco che non è giornata, che anche Feltrinelli non riesce a fare il miracolo.

Mi ributto fra le strade, ricomincio a camminare, sentendo i pensieri che macinano dentro la testa, che si adeguano al ritnmo dei passi, le vetrine sfilano sotto agli occhi senza catturare la mia attenzione.

I miei pensieri sono tutti rivolti alla Tata, al suo futuro, a cosa fare domani.

Mi ripeto che non è nulla di grave, che si troverà la soluzione, che di questa sindrome non si muore, ma n0n avere ancora un responso definitivo fa vacillare le sicurezze.

Un beep-beep dal cellulare, temporeggio, non ho voglia di niente, non ho voglia di leggere, di sapere chi dall’altra parte può avere inviato un messaggio scherzoso, ma poi mi faccio mille scrupoli e leggo.

Un’amica ha bisogno, un’amica chiede ascolto per uno sfogo.

Un’amica va ascoltata, accantono tutto e comincio a pensare a cosa dire, a cosa rispndere, il ritmo dei passi mette assieme pensieri che si traducono in parole, sperando di conforto.

Un’amica e la Tata sono nei miei pensieri.

 

 

DI NUOVO

Tutte assieme, strette forte per sostenerci  ma, piuttosto, per sostenere.

Dopo anni in cui avevamo dimenticato la paura, lo sconforto e l’angoscia, noi tutte di Oltreilcancro siano di nuovo in pista per appoggiare, sorreggere e spalleggiare una donna di nuovo in lotta con il cancro, contro il cancro che si accanisce contro di lei per la seconda volta.

Mamigà sa che potrà sempre contare su di noi in  qualsiasi momento, che sia un momento di sconforto, di rabbia o di terrore, e la parola “terrore” ci sta tutta, perchè sotto ai piedi le si è aperta una nuova voragine nella quale rischia di sprofondare.

Noi ci saremo per parlare, per ascoltare o per ridere quando  qualcuna di noi, per allentare la tensione, se ne uscirà con l’ennesima castronata che, magari in quel momento non c’entra nulla, ma riesce a strappare una risata.

Adesso è il tempo delle riflessioni, dello sconforto, ma anche il tempo per cercare nuove parole, nuove energie e forze.

CHE PAESE FANTASTICO

Mi sto scontrando con la Sanità più becera e ottusa.

Sto prenotando alcuni esami per il follow-up annuale.

L’esame principe di questo follow-up è la mammografia.

Sì, perchè io 14 anni fa, sono entrata nel pianeta cancro, contro la mia volontà.

E questa sanità becera e ottusa, non mi vuole prenotare la mammografia annuale di controllo, secondo lei a me ne basta una ogni 18 mesi.

E non basta che sulla richiesta ci sia scritto che è “follow-up K mammella destra”.

No, non basta, ci vuole la relazione del medico che dice, che si assume la responsabilità, di una mia mammografia all’anno.

Non basta il protocollo che dice una mammografia all’anno finchè campo.

Non basta.

La legge, la regola dice questo e da questo non ci spostiamo, le eccezioni non sono ammesse.

Che paese fantastico.