IN ATTESA

Sono ancora in attesa di quell’esito, di quel pezzo di carta che manca.

Si fa lo screening, eccome che si fa, la Regione lo promuove e noi brave donnine lo facciamo, perchè la Regione, che lo promuove e lo sovvenziona, va incentivata su queste faccende, però….

ecco il però…non possiamo rimanere in attesa dell’esito due mesi e mezzo, se io seguivo il mio tran tran, facevo la mia bella mammografia presso un ospedale qualsiasi della provincia e uscivo direttamente da lì con il mio bell’esito in mano.

Invece no, mi sono fatta ammaliare dalle canto delle sirene, dallo screening Regionale…e accidenti a me quando mi sono fatta ammaliare.

Debbo prendere appuntamento con l’oncologa per la visita, mi piace andare a farmi rassicurare da lei, lei è la mia riva, lei è il mio salvagente, ma senza quel pezzo di carta mi sembra superfluo contattarla, mi fossi rotta un ginocchio potrei anche capire andare senza esito mammografia, ma 13 anni e mezzo fa fui operata di un cancro al seno, quindi capite bene che l’esito della mammografia sia basilare ed importante.

Aspetterò fino a lunedì prossimo, in assenza del pezzo di carta, lunedì scatenerò l’inferno, perchè tutto ha un limite.

Annunci

GUARDIAMO AVANTI

Con ottimismo, anche se a volte l ‘ottimismo vacilla.

Le parole a volte non bastano, i fatti a volte non sempre corrispondo alla realtà.

Le parole avolte non aiutano, a volte sono solamente parole e basta.

Bisonga guardare avanti con ottimismo e serenità, ma a volte non basta, a volte l’ottimismo vacilla e si passano notti in bianco.

Notti in bianco che non servono, che non portano a nulla, ma intanto c’è da andare avanti, a volte riuscendo pure a far finta di niente, ma poi la realtà ti appare davanti, la realtà è quella e le parole perdono forza.

Le parole a volte scivolano addosso e non sortiscono l’effetto desiderato.

CI SONO GIORNATE

Giornate nate storte, giornate che minano fortemente un equilibrio sempre un po’ precario.

Giornate che cominciano presto e ti senti felice, perchè sai che questo tempo presto ti permetterà di assaporare meglio i momenti di relax , ma poi….

…tutto comincia a girare storto: referti da ritirare che non sono pronti, ricette che non si sa bene che strada abbiano preso, e già lì la frustrazione comincia a spingere.

Infine incontri una persona legata alla tua adolescenza, una persona con la quale è sempre piacevole fermarsi e fare due chiacchiere.

Peccato però che questa persona oggi porti la notizia della morte di un altra persona, legata all’adolescenza, che ci ha lasciato per colpa del cancro.

E pensare che per lui avevo tanto tifato 30 anni fa quando si ammalò di cancro, ma poi l’aveva spuntata e tutto si era appianato, la vita aveva ricominciato a scorrere sui binari della normalità, della prevedibilità, finchè….alcune maledette metastasi al fegato, prese sotto gamba e mal diagnosticate, hanno avuto la meglio e se lo sono portato via.

E le lacrime, di rabbia, di frustrazione, di dolore continuano a spingere.

E le parole di un’amica “Piangi…fa bene…bisogna scaricare… E poi respirare…tanto!” rincuorano

IN ORDINE SPARSO

dirmi che sono una donna forte è semplice, facile e solleva.

E’ semplice, perchè significa non ascoltare mai le incrinature della voce o guardare i miei occhi quando si riempiono di lacrime che vengono sistematicamente ricacciate indietro…perchè io sono una donna forte e le donne forti non piangono e non si appoggiano agli altri.

E’ facile, perchè fin dall’inizio di tutta questa avventura, 13 anni fa, ho sempre cercato di farcela con le mie forze, ho sempre cercato, sbagliando, di far credere che tutto andava bene, e tutto questo ha autorizzato tutti a dirmi che sono una donna forte…perchè le donne forti tirano fuori la grinta e combattono per loro e per gli altri.

Solleva, in tutti sensi, da tutto il lavorio che occorre per trovare le parole giuste e il dover ascoltare, magari delle lagne, ma non impone nessun ascolto e nessun pat-pat sulla spalla….percè la donna forte fa pat-pat sulla spalla alla persona malcapitata che in quel momento dovrebbe ascoltare.

NOI CHE….

…ci svegliamo all’alba e abbiamo la fortuna di vedere il mondo con il buio e il silenzio.

Noi che ci facciamo abbracciare da questo silenzio, che servirà ad affrontare una giornata a volte leggera, a volte pesante.

Noi che vorremmo che questo silenzio non finisse mai e tentiamo di tenercelo stretto stretto.

Noi che rimuginiamo sulle parole scritte da Romina e veniamo presi dallo sconforto perché chi dovrebbe capire non fa nulla e continua ad arroccarsi sulle sue posizioni.

Noi che alla fine di una mattinata abbiamo la possibilità di parlare con il medico che finalmente capisce e sa di cosa stiamo parlando , invitandoci a continuare e a perseverare nella nostra “missione”, perchè finalmente questo medico, anzi medicA, illuminata dice la parole chiave per fare entrare uno spiraglio di luce in mezzo a tutta l’amarezza che ti sta sommergendo:

“I medici non sono preparati psicologicamente per reggere l’impatto con il vostro dolore, le vostre paure, il medico fa sue le vostre paure, ed ha paura pure lei e, di conseguenza, si chiude, non ascolta quello che voi dite, è la sua maniera di difendersi, ma poi non riesce a comunicare…..io sono anni che lo vado predicando, ne ho scritto ne ho parlato, ma nessuno mi ascolta, vengo snobbata. L’unica maniera che ho per portare avanti il mio pensiero è formare in questa maniera tutti i tirocinanti che passano attraverso il mio studio. Andate avanti, continuate nel vostro “lavoro”, intanto avete aperto una breccia e in futuro vedrete che qualcosa cambierà, state lavorando per le generazioni future.”

Grazie MiaMedicA, ti sono grata per la luce che hai acceso.

Noi che ci portiamo dentro il silenzio dell’alba e ci facciamo aiutare.

 

 

 

ASPETTANDO CHE SI SVEGLI……….

….la Tata.
aspettando che lei si svegli, alle 6 di mattino, mi sono messa a guarda un film. E che film.
Era da tanto che lo occhieggiavo, che mi dicevo “prima o poi lo debbo guardare”, e temporeggiavo, non mi sentivo pronta.
E sapevo di avere del tempo, un’ora e mezza.
Stamattina facendo zapping su Sky l’ho incontrato e non sono riuscita a razionalizzare, non mi sono chiesta se ero pronta o meno per vederlo.
E stamattina all’alba ho guardato “Allacciate le cinture”.
E ho rivissuto la mia paura e il mio dolore, ma soprattutto ho CAPITO la paura e il dolore di chi allora mi era accanto.
Intanto guardavo e aspettavo che si svegliasse la Tata.
E intanto assorbivo la storia e le sue atmosfere, i suoi silenzi carichi di parole.

L’ATTESA È FINITA

Purtroppo è finita. il Don non ce l’ha fatta.
e un altro tributo è stato pagato.
la rabbia e la frustrazione aumentano, le lacrime spingono, lacrime di delusiome, perchè tutte le volte che qualcuno si ammala di cancro, noi speriamo sempre che ce la faccia, noi abbiamo l’illusione che, nonstante la brutta china possa aver preso la malattia, quella persona ce la farà, quella persona, nonostante tutto, nonostante la rapida discesa verso la fine, sarà quella che la china la risalirà, che ce la farà a batterlo sul filo di lana, sarà quella persona che farà marameo alla morte.
invece….