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LA FATICA

La fatica di pensare sempre positivo.

La fatica di avere sempre il sorriso sulle labbra e negli occhi.

A volte è difficoltoso, è faticoso fisicamente pensare che andrà tutto bene.

Certo lo lo so benissimo anch’io che andrà tutto bene, che siamo in buone mani, che LaMiaMetà è in buonissime mani, è in mano a medici, chirurghi ed oncologi che svolgono egregiamente il loro lavoro, che lavorano, lottano, pensano a come risolvere tutte le situazioni al meglio, con meno danni possibili.

Ma a volte, è veramente difficile pensare positivo, dopo aver passato gli ultimi mesi in bilico, in attesa, assumendo un farmaco che ha svolto in pieno il suo lavoro, ma che ha picchiato duro, lasciando LaMiaMetà fisicamente provata.

Sapevamo, eravamo consapevoli che il decorso post operatorio sarebbe stato travagliato, l’avevamo già attraversato 12 anni fa, ma il tempo aveva diluito e stemperato i ricordi e di conseguenza abbiamo dovuto ripercorrere il tutto, ma con 12 anni in più sulle spalle e con il fisico provato da 6 anni di terapia antitumorale e gli utimi 9 mesi con un farmaco di seconda linea ch non gli ha risparmiato nulla.

M poi passa, deve passare, è il momento down dell’attesa istologico, è il momento dell’attsa che arrivi in fretta martedì, per poter di nuovo sorridere e sentirsi leggeri dopo una chiaccierata con L’Oncologa di ferro.

Oggi è una giornata così, per fortuna è venerdì, stasera Tata a cena e due risate sono più che garantite.

La fatica domani sarà un ricordo da mettere in soffitta, perchè domani sarà un altro giorno da aggiungere al futuro, sarà un altro giorno in cui riderò di me stessa delle parole e dei pensieri di oggi.

Domani si vedrà.

RIENTRO LENTO

Siamo a casa da un paio di giorni.

Io sono ancora parecchio affaticata fisicamente, ma tutto il resto è a posto.

Già l’averlo qui a casa, senza dovermi scapicollare da una parte all’altra della città, è un notevole vantaggio.

Già non avere più lo stress del parcheggio, dove parcheggio la macchina? Troverò da parcheggiare? ha risolto il mal di stomaco e di testa.

Al mattino presto il problema non sussisteva, ma dalle 9 in poi, era una impresa, visto che il parcheggio sotterraneo del policlinico che è caro arrabbiato ed io, dei reni, ne ho solamente due.

Eravamo stanchi tutti due, lui di rimanere confinato dentro a quelle quattro mura, dove il tempo si dilata e la  notte sembra senza fine, io ero stanca di vedere solo camici bianchi e divise infermieristiche.

Ci mancavano le  nostre abitudini, i nostri tè serali, i silenzi reciproci, le parole scambiate a commento di una  notizia o di un programma che stavamo guardando.

Questa parentesi, per ora, è chiusa, ricomnciamo con le 4 pastiglie e andiamo avanti sorreggendoci l’uno con l’altra.

CASA

Finalmente la meta è stata raggiunta, finalmente a casa.

Il vaso era già pieno, la sopportazione de LaMiaMetà era già al limite.

I miei nervi cominciavano a vacillare.

LaMiaMetà era troppo insofferente, comiciavo a temere che non avrebbe retto ancora per molto.

Le mie energie si stavano esaurendo più rapidamente di quanto pensassi.

Ma adesso, buttiamoci tutto alle spalle, approfittiamo di questa settimana di tregua prima di ricominciare a frequentare ospedali, medici, visite, controlli.

Fingiamo di essere in vacanza, anche se la mente fatica a staccare dall’ambiente ospedaliero, forse siamo ancora increduli.

Ma finalmente casa.

QUI ADESSO ORA

In questi giorni frenetici, che scorrono come dentro ad una centrifuga, tutto diventa lontano, distante, faticoso.

La fatica, fisica e mentale, in questi giorni la fanno da padrone.

Prima lo stress, il tira e molla, di sentire cambiare la data dell’intervento ogni 12 ore.

Poi finalmente l’intervento, tanto atteso, inaspettatamente, è arrivato.

Adesso si va avanti per inerzia, si ruzzola, si stringono i denti, si va avanti a testa bassa, sapendo che è un momento transitorio, che fra poco ce lo butteremo alle spalle, che fra poco saremo presi da altri pensieri, altri impegni, saremo di nuovo sostenuti dalle 4 pastiglie.

Ma, in questo momento, la fatica fisica e mentale sono  veramente tanta roba.

Quella fisica dovuta agli spostamenti da una parte all’altra della città, con tutti gli annessi e connessi, file, rallentamenti, ingorghi, parcheggi che costano un rene e un litro di sangue, la fatica fisica delle attese davanti alle sale operatorie, sopra a sedie che rasentano la tortura medioevale, almeno proviamo a dare un minimo di conforto a quei poveri parenti che sono in ansia e in attesa di coloro che sono al di là di quelle porte, che quando si spalancano ti proiettano in un mondo futurista, fatto di tubi, luci accecanti e tante persone che si muovono, ognuno nel suo ruolo, che a noi sembra senza senso, mentre un senso compiuto ce l’hanno e loro lo sanno.

La fatica mentale è quella che ti stronca, perchè non sai cosa aspettarti quando aprono le porte del reparto e ti permettono di vedere chi sta facendo passare il tempo, al di là di quelle porte che non lasciano trapelare nulla.

La fatica mentale del vedere tubi, fili, che entrano in braccia, collo, vene, macchinari che con il loro ronzio di fanno capire che la persona a cui vuoi bene è lì, presente, in vita e sta  lavorando per rimettere in sesto quel fisico che sembrava indistruttibile, mentre adesso si presenta con tutte le sue fragilità.

E ben vengano tutti questi tubi, fili e macchinari che ronzano e portano vita, sollievo al dolore, alla fatica della ripresa.

Ma ora qui e adesso la fatica fisica e mentale la fanno da padrone.

IL TEMPO DELL’ATTESA

L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote.
(Michelangelo)

E’ cominciato il tempo dell’attesa, l’attesa di una chiamata, l’attesa per una soluzione.

E questo tempo dell’attesa si dilata, si allunga, le giornate sembrano senza fine.

E, quando l’attesa sarà finita, il tempo ti sembrarerà troppo breve, non avremo ancora dissipato i dubbi, tutti i dubbi che la decisione presa possa essere quella giusta.

Ma  l’attesa che passi una settimana, che passino dieci giorni circa, non sarà un futuro che si presenterà a mani vuote.

Sarà l’attesa di un futuro migliore, sarà un futuro lungo una vita, con una qualità di vita migliore di quella attuale.

Aspettare, attendere, rimanere sempre in bilico fra la serenità ed i dubbi, per un domani migliore e più vivibile

Un futuro dove non si legga più la sofferenza su chi ti sta accanto e deve sopportare il peso maggiore di questa attesa.

Intanto il Maestrone  mi tiene compagnia e mi supporta, ritrovando canzoni di tanto tempo fa, in fondo alla memoria, per uno strano gioco, si riaffacciano e sembrano tagliate per questi momenti di attesa.

Venite pure avanti….

LE GIORNATE LUNGHE

Non tutti i giorni sono uguali.

Ci sono i giorni leggeri ed i giorni pesanti.

I giorni leggeri servono per fare scorta di energia e ottimismo.

I giorni no sono giornate lunghe e pesanti.

I giorni no sono quelli in cui sai solamente quello che sta succedendo e non è una bella situazione.

Sono i giorni in cui la più spietata delle consapevolezze ti salta addosso e non molla, sai che non hanno molte armi in mano e temi, temi, temi che qualcosa possa andare storto.

Sono i giorni in cui non vedi oltre le 24 ore, sono i giorni delle attese.

Sono i giorni in cui sai che devi tirare fuori la grinta, ma la stanchezza la fa da padrona e non sai più da che parte andare a cercare energie.

Sono i giorni in cui non si riceve.

DOVE VUOI ANDARE?

Via, lontano, in un posto dove non si pensi a nulla.

In una dimensione parallela dove non ci sia nulla di brutto, dove la normalità, la banalità e la noia siano la colonna sonora quotidiana della nostra vita assieme.

Portami via con te, che ho ancora tanta voglia di ridere con te, di viaggiare con te, di litigare con te, di starti a fianco a guardare tutti i programmi più beceri della televisione.

Andiamo lontano assieme.

IO VORREI…

…ma LaMaMamma mi dice che non si può fare diversamente.

io vorrei riportare indietro il tempo, vorrei che qualcuno mi dicesse che si sono sbagliati, oddio, poi mi dispiacerebbe per l’altra persona, ma almeno io riprenderei a respirare normalmente.

Io vorrei che il tempo accelerasse e che la macchina sanità fosse già in moto a pieno regime, ma bisogna rispettare i tempi.

Quidi ci apprestiamo ad aspettare che arrivi il 2 maggio per fare la pet e capire qualcosa di que di più questa nuova batosta, aspettiamo che arrivi il 3 maggio per cominciare con la nuova terapia farmacologica, della quale non sappiamo nulla, non sappiamo se il dosaggio massiccio con il quale andremo a cominciare farà effetto o meno, non sappiamo gli effetti collaterali quanto impegnativi potranno essere, intanto in casa abbiamo già gli sciroppi per tentare di combattare le afte, le irritazioni alle mucose o la sindrome Mani-piedi-bocca che potrebbe insorgere, le creme lenitive ed emolienti per evitare le piaghe ed i dolori ai palmi delle mani ed alle piante dei piedi.

io dovrò organizzarmi per andare tutti i mesi in ospedale a ritirare la terapia, dovrò sempre ricordarmi di telefonare prima in oncologia per ricordare che scade il piano terapeutico, di avvisare la farmacia dell’ospedale che debbono procurre il farmaco e dopo 2/3 giorni andarlo a ritirare, e così tutti i mesi per tanti tanti e ancora tanti anni.

Ma si sa l’uomo è un animale che si adatta a tutte le situazioni e spero che, al più presto, anche noi ci saremo adattti a questa nuova condizione ed  i pensieri si allegeriranno un po’ e la routine prenderà il sopravvento.

Io vorrei ma no si può

TACABANDA

L’avevo accantonato, avevo messo la genetista, i test genetici, le visite genetiche, le ricerche genetiche in fondo ad un cassetto, nascoste ben bene in un angolo del cervello, il pensiero ogni tanto mi sfiorava, ma lo rimuovevo in fretta, non avevo voglia di pensarci, lo allontanavo, mi disturbava, facevo lo struzzo.

Ma ci hanno pensato loro a contattarci, a cercarci, loro non hanno mollato ed in tutto questo tempo che io ho nascosto, accantonato, loro hanno continuato per la loro strada, nella loro ricerca.

Loro hanno fatto il loro dovere per aiutare in futuro la Tata, loro, i ricercatori, hanno lavorato per lei, io invece mi rifugiavo nell’illusione che nulla era successo.

Ed ora si ricomincia con visite, esami, controlli, e questa volta arriveremo alla diagnosi finale.

Tranquilli, nulla di mortale, almeno finchè rimane sopita, finche dorme, ma almeno sapremo come muoverci, sia in senso lato che in sensoo metaforico.

Tata questa volta la nonna non ti ha fatto un bel regalo.

IN ATTESA

Sono ancora in attesa di quell’esito, di quel pezzo di carta che manca.

Si fa lo screening, eccome che si fa, la Regione lo promuove e noi brave donnine lo facciamo, perchè la Regione, che lo promuove e lo sovvenziona, va incentivata su queste faccende, però….

ecco il però…non possiamo rimanere in attesa dell’esito due mesi e mezzo, se io seguivo il mio tran tran, facevo la mia bella mammografia presso un ospedale qualsiasi della provincia e uscivo direttamente da lì con il mio bell’esito in mano.

Invece no, mi sono fatta ammaliare dalle canto delle sirene, dallo screening Regionale…e accidenti a me quando mi sono fatta ammaliare.

Debbo prendere appuntamento con l’oncologa per la visita, mi piace andare a farmi rassicurare da lei, lei è la mia riva, lei è il mio salvagente, ma senza quel pezzo di carta mi sembra superfluo contattarla, mi fossi rotta un ginocchio potrei anche capire andare senza esito mammografia, ma 13 anni e mezzo fa fui operata di un cancro al seno, quindi capite bene che l’esito della mammografia sia basilare ed importante.

Aspetterò fino a lunedì prossimo, in assenza del pezzo di carta, lunedì scatenerò l’inferno, perchè tutto ha un limite.